1 aprile 200: Francia-Italia 42-31 (20-17)
3 marzo 2001: Italia-Francia 19-30 (9-14)
2 febbraio 2002: Francia-Italia 33-12 (19-12)
23 marzo 2003: Italia-Francia 27-53 (10-41)
21 febbraio 2004: Francia-Italia 25-0 (10-0)
19 marzo 2005: Italia-Francia 13-56 (10-24)
25 febbraio 2006: Francia-Italia 37-12 (8-12)
3 febbraio 2007: Italia-Francia 3-30 (3-22)
9 marzo 2008: Francia-Italia 25-13 (13-6)
21 marzo 2009: Italia-Francia 8-50 (3-25)
14 marzo 2010: francia-Italia 46-20 (22-3)
Questa è la storia delle sfide con i galletti nel Sei Nazioni. Undici partite, undici sconfitte. Il problema, se così vogliamo chiamarlo, non è questo. Francia e Inghilterra sono veramente di un altro livello, non sono i test più attendibili per il nostro movimento (al contrario invece di Irlanda, Galles e Scozia). Questo non vuol dire non provarci, ma solo che non sono queste le gare che possono fare da “termometro”.
Quello che colpisce nelle sfide con i nostri cugini transalpini non sono le sconfitte in sé, ma il modo in cui sono arrivate. A parte i primi anni infatti abbiamo assistito a partite che non hanno avuto una lunga storia, gare già decise alla fine del primo tempo, quando non ancora prima.
La verità è che per qualche strano motivo soffriamo parecchio i francesi. Il fatto di essere davanti a una montagna molto alta da scalare non aiuta e diventa più facile “mollare” psicologicamente alle prime difficoltà. A rendere un po’ più strano il tutto c’è anche il fatto che a far giocare meglio le nostre nazionali siano stati sempre dei tecnici francesi. Come dire, croce e delizia.
Sabato sarà una gara difficilissima: i bleus devono vincere assolutamente per mantenere viva la speranza di mantenere il trofeo in patria. Noi ci presentiamo con una formazione con tanti cambi rispetto a quelle fin qui viste quest’anno. E questo è un bel giochino: normale turn-over oppure la testa di Mallett è già rivolta alla sfida con la Scozia, decisiva per non prendere il cucchiaio di legno e magari anche per salvare la sua panchina? La squadra azzurra che scenderà in campo al Flaminio è comunque di tutto rispetto, segno che ormai il ct può contare su un gruppo piuttosto numeroso e di ottimo livello, ma il dubbio resta.

Se andiamo a confrontare gli score, anno per anno, con i Blues abbiamo sofferto ancor più che con gli inglesi, con i quali un paio di volte abbiamo chiuso davvero a contatto (19-23 e 12-17). Il punto è che i “cugini” hanno dei trequarti con la capacità di muovere la palla che noi ci sognamo. Poi, c’è da aggiungere il problema che tu accennavi: non appena andiamo sotto tendiamo a crollare psicologicamente ed in questo il rugby è sport spietato (mi viene da pensare al secondo tempo col Galles nel 2008: meta subita su intercetto al primo minuto e crollo clamoroso degli azzurri, si passò da 8-13 a 8-47!). Certo i francesi hanno un bacino d’utenza invidiabile: ogni titolare sa di avere alle proprie spalle 3 o 4 giocatori pronti a prenderne il posto immediatamente in qualsiasi momento; basti pensare a quanti uomini diversi hanno schierato in mediana in questi ultimi anni, sempre con rendimenti elevati. Proprio quella mediana dove noi ancora rimpiangiamo il duo Dominguez-Troncon.
Però sentir ricordare ancora (non da parte tua, ma dei giornalisti), ogni volta che ci giochiamo contro, di quella volta a Grenoble nel 1997, francamente diventa stucchevole ed anacronistico.
Anche i diretti interessati si sono stufati di quel ricordo. Speriamo di cancellarlo presto con una nuova vittoria.