Sei Nazioni, una breve lezione di storie

Francesco Stazi per Repubblica.it

Anche quest’anno ci siamo. Il 5 febbraio (il 4 se consideriamo l’anticipo di venerdì sera tra Galles e Inghilterra) e poi il sacro rito rugbystico del “Championship” si celebrerà di nuovo, come accade ormai da oltre 100 anni. Chiamatelo come volete, per i britannici è stato sempre “the Championship”, solo i francesi lo chiamavano 5 Nazioni, fino a che è diventato, ufficialmente il “6 Nazioni”; si può definire anche il Torneo, ma la sostanza non cambia. Si tratta di un rituale, il più antico rituale che la palla ovale ha messo in campo.

Fu una competizione che nessun comitato si è mai incaricato di organizzare, che non aveva una coppa, ma che è nata così, spontaneamente. A onor del vero furono i giornali, che iniziarono a stilare classifiche, punteggi e statistiche di quegli incontri “amichevoli” che si giocavano, però, regolarmente. Tutto ebbe origine da una sfida, forse temeraria: gli scozzesi avevano dichiarato di poter battere gli inglesi nel loro gioco nazionale: il football-rugby. Gli inglesi non ci pensarono due volte e partirono per la Scozia. L’incontro – il primo incontro internazionale di rugby – ebbe luogo il 27 marzo 1871. Contro ogni previsione, la Scozia vinse: l’Inghilterra si rifece, però, l’anno dopo, vincendo in patria. C’era stato, dunque, un doppio incontro, la cerimonia di iniziazione era stata officiata. Nel 1874 l’Irlanda volle entrare nel giro: i Verdi (uniti) affrontarono gli inglesi l’8 febbraio 1875

e furono battuti.

Nel 1875, intanto, Oxford e Cambridge avevano ridotto la squadra da 20 a 15 uomini e tale iniziativa fu sancita sul piano internazionale, quando l’Inghilterra fu visitata dall’Irlanda nel 1877. Negli anni successivi pian piano tutte le rappresentative britanniche si misurarono fra loro in partite di andata e ritorno fino a quando, con la visita del Galles alla Scozia, nel 1883, si concluse il giro e il “Championship” era ufficialmente nato. Nel 1910, avendo incontrato tutte le rappresentative britanniche, anche la Francia fu accolta come partecipante e la competizione divenne “5 Nazioni”.  Il Torneo continuò con questa struttura fino al 1931 ano in cui le Home Union troncarono i rapporti con la Francia per aver abbracciato il professionismo. Finita la Guerra, rifatta la pace con la Francia, il Torneo riprese “a 5” , con la stessa formula che arriverà al 2000, quando, con l’entrata dell’Italia, il Championship prenderà la definitiva denominazione di “6Nations”.

Questa è la storia, ma per chi ama il rugby (o per chi, più semplicemente, lo segue) il 6 Nazioni è qualcosa di più di un semplice Torneo fra Nazionali; è l’essenza stessa del gioco. Intorno a una partita di Sei Nazioni c’è la festa, il terzo tempo, il fango, il sudore e, a volte anche il sangue, ma ci sono anche le imprese storiche, come quella dell’Italia che al suo esordio batté i detentori del titolo (con grande slam) della Scozia, e le grandi delusioni. Poi ci sono le sfide nelle sfide; la Triplice Corona, per la Home Union che batte tutte le alte tre, la Calcutta Cup messa in palio tra Scozia e Inghilterra di fatto il trofeo più antico del mondo che  1879: una Coppa interamente in argento, realizzata da un artigiano indiano con le rupie rimaste nella cassa del Calcutta Football Club dopo il suo scioglimento avvenuto nel 1878; ci sono il titolo virtuale e prestigioso del Grande Slam per la squadra che trionfa in tutte le partite e, di contro, l’onta del cucchiaio di legno, per chi arriva ultimo, o, addirittura, il “whitewash” (l’imbiancata) per chi perde tutti gli incontri.

In tutto ciò, quest’anno, ci si mette, quasi come un terzo incomodo fra lo spettacolo e il suo pubblico, anche la Coppa del Mondo. Per L’Italia e l’Irlanda questo Torneo sarà l’ultima occasione per studiarsi in vista della sfida che, probabilmente, deciderà l’accesso ai quarti. La situazione italiana è esattamente quella di quattro anni fa. Tre partite in casa al Championship, un ct dato per partente; ma, se nel 2007 battemmo al Sei Nazioni la Scozia (prima e unica vittoria fuori casa) che poi ci superò nella ‘tragica’ sfida di Saint Etienne, sabato prossimo ospiteremo i Verdi in casa e la scaramanzia ci vieta di azzardare calcoli e ipotizzare virtuose o fatali combinazioni.

Video: le interviste a Gori, Burton e BergaMirco

A questo link, le parole di Edoardo “Ugo” Gori

Qui invece potete vedere ancora il giovanissimo numero 9 azzurro in compagnia di Kris Burton

Infine il biondo e famoso numero 11. Che parla di calci da fermo. Cliccate qui

 

Italia-Irlanda, sarà un buon trifoglio?

Pasquale Giordano per Giornalettismo.com

Quando l’arbitro, alle 15,30 di sabato 5 febbraio, fischierà l’inizio del match con l’Irlanda, saranno passati esattamente undici anni dalla prima emozionante partita che l’Italia ha disputato nel torneo delle Sei Nazioni. Debutto al Flaminio contro la Scozia che coincise con la prima vittoria 34-20, grazie alla meta di Ciccio De Carli e ai 29 punti del piede di Dominguez. Fortuna dei principianti, si disse, ma a distanza di undici stagioni l’Italia è ancora lì, a dispetto di chi ha sempre preteso di guardarla dall’alto in basso.

LA DODICESIMA VOLTA – Sabato 5 febbraio, dicevamo, comincerà il dodicesimo torneo delle Sei Nazioni cui l’Italia prenderà parte. Prima ospite al Flaminio di Roma sarà la nazionale irlandese. La sfida di sabato sarà anche il prologo di quanto si potrà vedere a ottobre nel mondiale neozelandese. Le due compagini sono infatti accoppiate nella pool C assieme ad Australia, Russia e Stati Uniti. Dato che gli azzurri dovranno fare la corsa proprio sugli irlandesi per passare il turno nella rassegna iridata, il match di sabato potrebbe rivelarsi quasi decisivo per le sorti del coach dell’Italia, Nick Mallett, che nonostante le smentite di queste settimane sembra sempre più in bilico. Mallet può comunque vantarsi di essere stato l’unico ct nella storia della nazionale italiana ad aver guidato per quattro volte di fila gli azzurri nel torneo delle sei sorelle europee. Per la casistica è opportuno ricordare che nell’edizione 2007 del Sei Nazioni, coincidente con il mondiale francese che si disputò a settembre dello stesso anno, l’Italia sconfisse la Scozia in trasferta 37-17, salvo poi subire l’‘onta’ di essere sbattuta fuori dai quarti della Irb World Cup proprio per mano della Scozia. Un vero rompicapo scaramantico.

IL TRIFOGLIO – Gli undici precedenti incontri nel 6N si sono risolti con altrettante vittorie per la nazionale del trifoglio e anche per questa sfida i bookmakers danno per favorita l’Irlanda, nonostante schieri una formazione rimaneggiata. Mallett intanto ha ufficializzato il XV che affronterà l’Irlanda. Confermata integralmente la linea dei trequarti che, nell’ultimo Cariparma Test Match di novembre, aveva superato le Fiji a Modena: Luke McLean ad estremo divide il triangolo allargato con le ali Andrea Masi e Mirco Bergamasco. Come centri scenderanno in campo Alberto Sgarbi e Gonzalo Canale. Inedita, ma non inusuale, la mediana azzurra, con Kristopher Burton che conquista la maglia numero dieci di apertura ed Edoardo Gori alla mischia: per entrambi si tratta dell’esordio nel 6 Nazioni. In terza linea Mallett punta su un trio di provata esperienza internazionale, con capitan Sergio Parisse numero otto affiancato dai flanker Alessandro Zanni e Josh Sole. In seconda linea Quintin Geldenhuys e Santiago Dellapè fanno coppia invece per la prima volta dal calcio d’inizio, mentre in prima linea Mallett schiera Martin Castrogiovanni a destra, il vice-capitano Leonardo Ghiraldini a tallonatore e Salvatore Perugini a sinistra. Mallett avrà a disposizione Ongaro, Lo Cicero, Del Fava e Bernabò per il reparto degli avanti; Canavosio e l’acciaccato Orquera come mediana di scorta; completerà la panchina il trequarti Garcia.

Con La7 (e Parisse), di corsa verso il Flaminio

Cosa fare il giovedì sera? Ascoltare “Quelli che… il rugby”!

Da Solorugby

Per la Roma una multa da 1200 Euro, per i Crociati interdizione di 45 giorni per l’assistant coach Leone Larini ma soprattutto sei settimane di squalifica a testa per Woodman e Fa’atau autori dell’invasione di tribuna. I due potranno comunque tornare in campo il 14 marzo, saltando dunque soltanto il match contro il Mogliano, valevole per l’undicesima giornata di Eccellenza. Alla fine il giudice sportivo della Fir ha spiazzato tutti ed è tornato sui suoi passi, annunciando oggi la sentenza relativa ai fatti del “Tre Fontane” e non, come paventato ieri, lunedì.
Si chiude così il fattaccio romano, con la maxirissa a fare da sgradevole contorno al match di campionato tra Futura Park e Crociati. Anzi, chiusura col botto: il responsabile della comunicazione dei bianconeri Massimiliano Mosetti ed il tecnico dei gialloblu emiliani Filippo Frati saranno protagonisti stasera di una “stretta di mano” virtuale, in diretta, nel corso della trasmissione “Quelli che… il rugby” in onda alle 23 sull’emittente romana Centro Suono Sport (clicca qui per seguirla in streaming).
Nella seconda parte del programma, interamente dedicata al Sei Nazioni, saranno ospiti il media manager della Nazionale Andrea Cimbrico e il giornalista di La7 Paolo Cecinelli.