Aironi: 6 mesi di stop per Simone Favaro

Stagione finita per il terza linea degli Aironi. Sei mesi di stop è l’esito dato dalle analisi e dagli esami dopo l’infortunio al ginocchio rimediato a Bath sabato pomeriggio. lo ha annunciato lo stesso giocatore dalla sua pagina Facebook.

Una Europa mai così brutta per Rovigo

L’analisi di Roberto Roversi su Il Gazzettino di Rovigo

Alla fine, la preoccupazione maggiore in casa rossoblu sono le condizioni di Milani e Ravalle, i due piloni che hanno accusato un malanno muscolare alla schiena in occasione della sfida di Amlin Challenge Cup con il Gloucester. La prima impressione è che si tratti di cosa di poco conto, ma sufficiente per Polla Roux per tenerli a riposo giovedì nell’ultimo impegno europeo della FemiCz Rovigo a la Rochelle contro la squadra che in pratica ha vinto il girone guadagnandosi l’accesso ai quarti di finale. La speranza è di risucire a recuperare almeno Milani, soprattutto per consentire al nuovo acquisto di mettere insieme più minuti di gioco possibile per migliorare la condizione e l’intesa con i compagni. Qualora, però, il recupero dei due giocatori fosse incerto, Roux non li porterebbe in Francia, dove non andrà sicuramente Basson. Il programma della Femi Cz prevede allenamenti oggi e domani, mercoledì partenza per La Rochelle con un viaggio piuttosto movimentato. In pulman fino a Malpensa, volo per Parigi, cambio aereo per Nantes e pullman fino a destinazione. L’impegno con i francesi di giovedì conclude il calendario dell’Amlin Challenge Cup. Un’esperienza, quella di quest’anno, tra le più negative delle nove partecipazioni alle coppe europee. Finora la media dei punti subiti a partita è di 55,4 contro 7,6 punti segnati. Solo nel 2002/03 e 2004/05 era andata peggio, ma per qualche decimale. In quelle edizioni i rossoblu giocarono solo quattro partite. C’è da dire, però, che quest’anno la Femi Cz Rovigo è incappata in un girone assai più difficile delle altre squadre italiane. Da sottolineare, inoltre, come nel corso degli anni sia aumentato il gap tecnico tra le nostre formazioni rispetto a quelle francesi e anglosassoni. Nelle prime due edizioni di Challenge i rossoblu avevano una media di punti subiti inferiore ai 30 e di punti segnati attorno a 18. Nell’arco di una decina d’anni le segnature incassate sono quasi raddoppiate, mentre quelle realizzate si sono dimezzate.

Jacques Brunel: sicuri che sia l’uomo giusto?

La rubrica “Mischia aperta” di Antonio Liviero su Il gazzettino

Quiz all’apparenza facile. C’è una squadra con mischia forte, molto forte. Una buona difesa. Però fatica a costruire il gioco. Non sa sfruttare le situazioni favorevoli e concretizzare. Il suo allenatore recentemente ha ammesso: «Giochiamo troppo davanti alla linea difensiva». Di che squadra si tratta? L’Italia, verrebbe da rispondere. Invece no. E’ il Perpignan. E l’allenatore in questione è proprio quel Jacques Brunel indicato come il probabile successore di Mallett sulla panchina azzurra. La seconda domanda non è quella classica: comprereste da quest’uomo un’auto usata? Ma al contrario: affidereste la vostra zoppicante utilitaria a questo meccanico? Dubbi legittimi. Il Perpignan dopo due finali consecutive e un titolo conquistato, è solo decimo nel campionato francese. In Heineken Cup si è rilanciato nel secondo tempo a Treviso. E ora deve ripetersi con gli Scarlets per essere sicuro di accedere ai quarti. Si potrebbe osservare che se Brunel non ha la cura per il Perpignan, allora difficilmente saprà trovare la medicina giusta per l’Italia. Può darsi che con lui dovremo fare l’abitudine a un gioco un po’ povero, senza troppe soluzioni sull’asse laterale e con un salto di qualità perennemente in ritardo. Perchè le crisi in certi movimenti a volte si cronicizzano, il materiale a disposizione è quello che è. Però il ragionamento sul meccanico Brunel si può anche ribaltare. Proprio perchè è abituato a un motore con limiti in parte simili a quelli dell’Italia può essere il più indicato. L’uomo che ne conosce già i guasti, sa come renderlo più brillante, magari “truccandolo” in qualche circostanza, quali percorsi è meglio fargli fare. Se i suoi ammortizzatori sopportano le buche. Come rimetterlo in strada. In fondo al nuovo tecnico Dondi non potrà chiedere la luna. Ma piuttosto di ricavare il massimo delle risorse dalla mischia chiusa, di costruire attorno ad essa situazioni offensive non belle ma efficaci, di utilizzarla come piattaforma per qualche sequenza un po’ più ariosa. Si chiederà di rispolverare il maul per avanzare e trovare la meta. Di sfruttare la difesa non solo come barriera per non prenderle, ma come strumento di recupero della palla e di offesa, per marcature su intercetto. A zero passaggi andranno benissimo. Garantito. Il gioco al piede non mancherà, a condizione che ci sia qualche buon piede. Se poi l’Italia gli darà non dico un regista ma almeno un decision maker decente allora si potrà fare qualcosa in più. Mi è piaciuto il modo in cui Brunel si è tolto dalla melma a Treviso. Visto che il volume di gioco non c’era ha infine mosso il maul. Poi ha raccolto dalla mischia chiusa. Ha trovato la prodezza individuale di Laharrague. Il resto è venuto da solo. Cinque mete e bonus. E non dimentichiamo che l’hanno scorso il Perpignan era il meglio del rugby francese. L’anno prima anche. E a dire il vero le squadre non sono proprio macchine. A volte accusano cali mentali, perdono la fiducia, certi umori evaporano. Allora non conta più il fattore tecnico. Ma quello umano.

Mallett fino ai Mondiali? Sicuro, anzi no, forse…

Da Il Gazzettino

Se il Sei Nazioni va bene e il citi continua a godere la fiducia della squadra come ora, Nick Mallett arriverà alla Coppa del Mondo con l’Italia. Come prevede il suo contratto. Se il torneo va male, di comune accordo con la Fir, il citi potrebbe interrompere il suo rapporto, trovarsi qualcos’altro e venire sostituito dal francese Jacques Brunel. Le offerte di certo non gli mancherannno. È questa la situazione alla vigilia del Sei Nazioni, che parte oggi con le convocazioni per i primi due match contro Irlanda (5 febbraio a Roma) e Inghilterra (il 12 a Londra). Non ci sono conferme ufficiali ovviamente sull’arrivo del tecnico francese, ma lo scenario è il più credibile, se non il più scontato. L’Italia non può presentarsi al Mondiale col morale sotto i tacchi, e le prospettive ridotte al lumicino, di un Sei Nazioni fallimentare. Il tentativo di correzione in corsa è l’unica manovra che la Fir potrebbe fare. Sia per salvare il salvabile alla Coppa del Mondo. Sia per iniziare a impostare già da maggio-giugno il nuovo quadriennio e soprattutto il vero appuntamento che conta per noi. Il Sei Nazioni 2012. Quello che con i suoi introiti finanzia e con i suoi entusiasmi fa compiere il salto di qualità al rugby italiano. L’esempio del 2007, Mondiale fallito ma torneo migliore di sempre, è lì a dimostrarlo. Speriamo che Mallett imiti Berbizier. Altrimenti largo pure a Brunel.

Fotogallery: Treviso-Perpignan vista dal tifoso

A questo link tutte le foto scattate da Michele Mikke Borin