Video: il coast-to-coast di Chris Ashton è la meta dell’anno 2010 IRB

Prevedibile? Si, ma fa niente. Questa è la meta dell’anno 2010 secondo i voti giunti all’International Board. Applausi.

Italia-Irlanda, prova di Mondiale

Fabrizio Zupo per Il Mattino di Padova

Sette mesi alla Coppa del Mondo in Nuova Zelanda e si apre il cantiere azzurro fra cinque giorni col debutto nel 12° Sei Nazioni: Irlanda a Roma (diretta alle 15.30 su Sky, differita alle 18 su La 7) e la settimana dopo a Londra contrai favoriti. Flaminio già quasi esaurito, pur con la rinuncia di 2000 biglietti dall’Irlanda (effetto crisi) e un pronostico che potrebbe anche vedere l’azzurro vincente. Diciamo subito che il Torneo nell’anno mondiale è un po’ “tarocco”: in costruzione tutte le nazionali che non hanno tour estivi da fare per rodare i motori, giocatori importanti che non vogliono farsi male e perdere l’unica vetrina più luccicante del Sei Nazioni. Non succede solo nel rugby, ovviamente. Uno sguardo alla storia: nel 2003 l’Italia di Kirwan batte per la prima volta in assoluto il Galles, pochi mesi dopo al mondiale australiano perde a Canberra l’appuntamento ai quarti di finale proprio nella sfida coi rossi del principato; nel 2007 gli azzurri di Berbizier battono per la prima volta in esterna la Scozia poi al mondiale francese lasciano i quarti al Xv del Cardo fallendo un piazzato di un niente nel finale a St.Etienne. Una questione di “fuoco” quindi: meglio ora o fra sette mesi? Meglio sempre. Ma al girone mondiale si passa in due e, tolta l’Australia in testa. Usa e Russia in coda, l’Italia si giocherà il passaggio in paradiso contro l’Irlanda di O’Driscoll il 2 ottobre a Dunedin. Ecco che l’antipasto di sabato diventa importante da pesare. La statistica dice che l’Irlanda ha perso 3 volte su 18 contro l’Italia, ma era l'”era” di Coste nel 1997: vittorie che aprirono l’accesso al 6 Nazioni. Poi nell’isola verde capirono che si doveva fermare il declino, irreggimentarono le 4 province, aderirono al progetto Celtic e in una decade hanno azzeccato un grande slam che mancava da 50 anni, e le franchigie hanno brillato in Heineken. Da allora nessun successo azzurro: se vogliamo essere ti-fosi l’arbitro Owens ci rubò la partita a Belfast (23-20) concedendo a O’Gara una meta viziata da un “in avanti”. Con equilibrio potremmo dire che Mallett meritava più fortuna nel suo esordio da et azzurro al Croke Park di Dublino (16-11) nel 2008. Stop. Ora l’Irlanda di Declan Kidney appare sperimentale perché arriva a Roma senza le tre “H”: il numero 8 Jamie Heaslip, i piloni John Hayes (inguine) e Marcus Horan (ginocchio) oltre alle ali-estremi Andrew Trimble, Rob Kearney e Geordan Murphy. Dubbi anche per Ferris e Bowe. Ma l’Irlanda ha però piazzato due team (Leinster e Ulster) nei quarti di Heineken assieme a due club inglesi e quattro francesi: al netto degli stranieri danno già una gerarchia di forze. Il Munster (primo in Magners League) sul cui pack si fonda l’Irlanda è stato eliminato ma era in girone con Ospreys, Tolone e London Irish. Il capocantiere Mallett ha altri problemi: deve vincere subito, o al Mondiale l’Italia ci andrà con Jacques Brunel. Brutta situazione per il carattere azzurro, che portò a sfaceli nel 2007 “mondiale” quando già a primavera i giocatori seppero del cambio Berbizier-Mallett. La Celtic League al netto della presunta stanchezza dei primi attori (Zanni 970 minuti, Geldehuis 930) ridisegna le gerarchie del gruppo dopo molto immobilismo e il Rating “italiano” di Berbizier (la terza gamba d’appoggio, 3° nel Top 14) ha rimesso in gioco Lo Cicero in la linea e Dellapé in 2a togliendo spazio ai favoriti Pavanello e Bortolami (che da ieri sono stati superati pure da Bernabò nella scelta). La Celtic League (buona sinora pur con frenata quella di Treviso, pessima a degli Aironi di cui si vocifera una corsa alla gestione diretta da parte della Fir) premia Rouyet che trova posto nel reparto più affollato dei piloni e Burton che sembra messo lì per piazzare drop nel match scansa cucchiaio di legno (Scozia), Sgarbi che è una sicurezza e il talento Benvenuti.

Quella sosta che fa discutere. E anche arrabbiare

Il Gazzettino di oggi. La firma è quella della brava Alice Sponton

Comincia il Sei Nazioni, si ferma il campionato. Con il Prato in testa alla classifica, dopo il primo turno di ritorno disputato, l’Eccellenza tornerà il prossimo 12 marzo. Una decisione che destato non pochi malumori tra gli allenatore veneti. «Bisogna rivedere l’organizzazione del campionato», questo il loro pensiero unanime. Se fino allo scorso anno, mentre gli azzurri partecipavano al torneo i club disputavano la Coppa Italia, oggi non si giocheranno più partite per oltre un mese. Umberto Casellato allenatore del Marchiol Mogliano (nella foto di Alfio Guarise insieme al collega rodigino Polla Roux ieri dopo la sfida fra le due squadre) la pensa cosi: «La Fir deve pensare che Celtic League e Nazionale seguono un percorso, il campionato un altro. La programmazione dovrebbe essere pluriennale e siccome il rugby in Italia sta diventando semiprofessionistico bisogna anche fare i conti in termini economici: un mese di stipendio, casa, luce, gas e acqua pagati ad un giocatore come possono essere ammortizzati da un club? Siamo prossimi alla Coppa del Mondo e non si sa come sarà impostata la prossima stagione. Anche le società hanno grosse responsabilità sulla mala organizzazione del campionato, dovrebbero fare valere le loro ragioni. Se voglio che i miei giocatori in campo siano rigorosi, disciplinati e organizzati, io per primo devo dare loro l’esempio». Pasquale Presutti, allenatore del Petrarca Padova afferma: «Accettiamo le decisioni di chi ha pensato che fosse giusto così, probabilmente non p’era nessuna altra soluzione. È certo però che, come allenatore, organizzo meglio il mio lavoro se come obiettivo ho la partita nel fine settimana. Un mese di stop mi complica un pò le cose. In tutti gli altri paesi che disputano il Sei Nazioni i campionati non si fermano. Qui sì, anche se nessun giocatore delle squadre di Eccellenza è stato convocato da Mallett». Anche Polla Roux della Femi Cz Rugby Rovigo Delta spiega: «Ho un pensiero negativo sul fatto che il campionato si fermi così a lungo. Rompe il ritmo di gioco acquisito dalle squadre in questi mesi. Quando si riprenderà si dovrà cominciare tutto da capo: forma, attitudine, mentalità. Può essere favorevole solo ad una squadra che si ritrova con molti infortunati. La mia soluzione? Giocare da marzo a settembre dopo il Sei Nazioni e prima dei test match: clima migliore e quindi campi più praticabili e meno infortuni, più rugby spettacolo e gente allo stadio, nei mesi più caldi si potrebbe scendere in campo anche in notturna». Mauro Marcuglia, allenatore del Casinò di Venezia Mestre dice: «Quando manca la continuità si perde il ritmo. Credo che questa impostazione sia dunque negativa per il nostro campionato. Quasi nessuna squadra dell’Eccellenza ha giocatori in Nazionale, quindi perché non continuare a giocare? Inoltre 18 partite sono poche e potrebbero essere distribuiti in un altro arco temporale, per esempio da marzo a settembre. Ogni anno invece smettiamo di giocare quando le condizioni dei campi sono migliori e il brutto tempo impervia. Reputo pertanto che sia necessario rivedere l’orga-nizzazione generale dell’Eccellenza»

Il dopo Mogliano-Rovigo: la versione di Casellato

Da La Voce di Rovigo di oggi

Un fiume in piena, uno sfogo a 360 gradi. Ad Umberto Casellato (nella foto) non va giù il ko interno del suo Mogliano contro i Bersaglieri. Le dichiarazioni rilasciate nel dopo partita dal tecnico trevigiano sono tutt’altro che diplomatiche. Attacchi contro tutti e tutto, che partono dal commento ad un match che la sua squadra ha ampiamente dominato dal punto di vista del gioco: “Ho letto in settimana le dichiarazioni di Polla Roux: il Rovigo doveva venire qui a ‘soffocarci’. La realtà l’hanno vista tutti: Pace e Bacchetti non hanno toccato un pallone. Penso che l’arbitro abbia completamente falsato il risultato di questa partita. Non si è mai visto, in nessun campo da rugby, negare una meta tecnica dopo sette mischie crollate ai cinque metri, condite da un cartellino giallo per gli avversari”, esplode il coach trevigiano. La mente di Casellato non può non correre alle polemiche scoppiate lo scorso anno quando guidava proprio il Rovigo, nonché al ko del suo Mogliano contro la Lazio in questa stagione: “Per tutte le squadre c’è un regolamento, per Umberto Casellato ce n’è un altro. L’andamento di questa partita dimostra che esiste un complotto contro la mia persona, contro chi al momento sta offrendo il miglior rugby del campionato. A questo punto mi chiedo – prosegue il coach del Marchiol – Vincono i budget 0 il gioco sul campo? Comanda chi ha i soldi 0 chi produce buon rugby? Se Dondi vuole che il Rovigo vinca il campionato non c’è nessun problema, ma almeno le regole dovrebbero essere uguali per tutti. Oggi (ieri per chi legge, ndr) io ho vinto e tutto questo schifoso sistema ha perso”, conclude Umberto Casellato. Pa.

Crociati in difesa di Woodman: “Il suo è stato un grande gesto”

Da La Gazzetta di Parma di oggi

II giorno dopo in casa Banca Monte Crociati Parma la rabbia non è ancora scomparsa. «Noi siamo nel giusto – ripete Salvatore Sau, direttore sportivo della squadra di rugby che milita in Eccellenza – e lo ribadiamo con forza». Il fatto, accaduto sabato alle Tre Fontane nei minuti finali di Roma-Crociati, è noto, ma il dirigente lo ricorda: «In tribuna il nostro vice allenatore Leone Larini è stato aggredito da un gruppo di tifosi e la nostra ala Woodman, accortosi di ciò che stava accadendo, ha saltato la rete per difenderlo e proteggerlo da una ventina di scalmanati, alcuni dei quali si erano messi a tirargli calci e pugni». Ai Crociati, inoltre, non sono andate giù «le cronache di alcuni media che hanno colpevolizzato Woodman. Non hanno proprio capito nulla». Ma in casa gialloblù c’è anche il timore che il giocatore venga squalificato dal giudice sportivo. Eorganismo si riunisce martedì, ma non è detto che il fatto sia all’ordine del siamo. I Crociati, però, «in via preventiva», si oppongono a una versione dei fatti che «dipinga il loro atleta come un violento, uno che salta la rete e va ad azzuffarsi con gli spettatori». Semmai, «è tutto il contrario, il nostro giocatore è stato coraggioso». Da parte della Rugby Roma, invece, «non c’è arrivata neppure una telefonata. Nulla. Comunque noi andiamo avanti a testa alta perché siamo convinti di avere agito con correttezza. Gli scorretti sono quegli spettatori che hanno aggredito Larini. E’ stato un episodio davvero vergognoso e inqualificabile»