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Gli USA ci riprovano a rientrare nel rugby con due piedi: via alla Major Rugby League

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Dopo l’implosione del Pro Rugby a fine 2016 parte un nuovo torneo: 7 squadre da aprile si daranno battaglia. C’è già un contratto televisivo con la CBS e i piani di crescita sono importanti. Ma il condizionale, visti i precedenti, è d’obbligo

Il primo tentativo si è chiamato USA Rugby Super League, è stato piuttosto longevo ma non molto fortunato: tra il 1997 e il 2012 è comunque riuscito in qualche modo a tenere in piedi un campionato nazionale statunitense di rugby a 15. Poi il collasso dovuto principalmente a motivazioni economiche.
Nel novembre 2015 l’annuncio della nascita del Pro Rugby, il primo campionato professionistico a stelle e strisce: dura una sola stagione ma lancia comunque un segnale importante. Cinque le formazioni partecipanti (Denver, Ohio, Sacramento, San Francisco e San Diego) in grado di richiamare anche diversi giocatori dall’Europa e non solo, come i nostri Mirco Bergamasco e Filippo Ferrarini. Le intenzioni per il futuro sono bellicose, ma i rapporti tra l’ideatore del torneo, nonché padrone della lega – Doug Schoninger – e la federazione statunitense sono costellati da scontri e screzi (il tipo riesce a litigare anche con la federazione canadese). Il campionato vede la vittoria di Denver il 31 di luglio, a dicembre è già saltato tutto e il Pro Rugby muore subito.

Ora negli USA ci riprovano e ad aprile partirà il primo torneo “griffato” Major League Rugby, con sette squadre al nastro di partenza, soprattutto degli stati del sud e dell’ovest: Austin Elite Rugby, Nola Gold, Utah Warriors, Glandale Raptors, San Diego Legion, Houston Sabercats e Seattle Seawolves. Assente del tutto, almeno l’anno prossimo, la costa est. Il formato è identico a quello dell’Eccellenza con una regular season che si svolgerà in dieci fine settimana e poi le prime quattro si giocheranno semifinali e finalissima.
Ogni formazione ha investito almeno mezzo milione di dollari e c’è un contratto già firmato con la CBS che manderà in onda 13 partite in tutto, appuntamento la domenica sera.
Alcune squadre inizialmente avvicinate al torneo non sono entrate per problemi organizzativi e per la tempistica ridotta, ma dovrebbero aggiungersi l’anno prossimo. Sempre che ci si arrivi, visti i precedenti. Si tratta di Kansas City Blues e i Dallas Griffins, ma trattative sarebbero in corso anche con realtà di Boston, New York, Chicago. Poi ci sono i canadesi, con Vancouver e Ontario che vorrebbero entrare a far parte della nuova competizione, ma bisogna vedere cosa dirà la loro federazione.

Difficile, impossibile, dire come andrà questa volta. Il vero salto il rugby statunitense lo farà quando riuscirà ad entrare in pianta stabile nel sistema delle università: strutture, soldi e soprattutto il capitale umano farebbe fare alla palla ovale a stelle e strisce un salto gigantesco di cui potremmo vedere i risultati già nel medio periodo.
La MLR, a cui auguro ovviamente ogni fortuna, è ancora un ibrido che ha in sé tutti gli elementi che hanno fatto saltare il Pro Rugby: è sostanzialmente un torneo che nasce per volontà di alcuni appassionati/investitori che ha ottenuto appoggi dalla federazione locale rimasta però esterna. Potrebbe andare benissimo o anche molto male, si tratta di equilibri piuttosto delicati in cui c’entrano ovviamente i soldi, ma non solo. E la politica, nel senso più ampio del termine, sarà determinante: far sì che la federazione sia realmente inclusa nel progetto è fondamentale per la sua sopravvivenza sul lungo periodo.
Winston Churchill una volta disse che gli Stati Uniti fanno sempre la cosa giusta, dopo che hanno esaurito tutte le alternative. Che per il rugby sia la volta buona?

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