Test-Match, primo week-end: il XV ideale

Le scelte di Planet Rugby

15 Israel Dagg (New Zealand)
14 Alex Cuthbert (Wales)
13 Jean de Villiers (South Africa)
12 Felipe Contepomi (Argentina)
11 Julian Savea (New Zealand)
10 Dan Carter (New Zealand)
9 Will Genia (Australia)
8 Kieran Read (New Zealand)
7 David Pocock (Australia)
6 Willem Alberts (South Africa)
5 Sam Whitelock (New Zealand)
4 Richie Gray (Scotland)
3 Jannie du Plessis (South Africa)
2 Tatafu Polota-Nau (Australia)
1 Rodrigo Roncero (Argentina)

E quelle di Rugby365

15 – Israel Dagg (New Zealand)
Bubbling under: Leigh Halfpenny (Wales)

14 – Alex Cuthbert (Wales)
Bubbling under: Zac Guildford (New Zealand)

13 – Jean de Villiers (South Africa)
Bubbling under: Jonathan Davies (Wales)

12 – Sonny Bill Williams (New Zealand)
Bubbling under: Francois Steyn (South Africa)

11 – Julian Savea (New Zealand)
Bubbling under: Bryan Habana (South Africa)

10 – Dan Carter (New Zealand)
Bubbling under: Berrick Barnes (Australia)

9 – Will Genia (Australia)
Bubbling under: Aaron Smith (New Zealand)

8 – Kieran Read (New Zealand)
Bubbling under: Pierre Spies (South Africa)

7 – David Pocock (Australia)
Bubbling under: Richie McCaw (New Zealand)

6 – Willem Alberts (South Africa)
Bubbling under: Dan Lydiate (Wales)

5 – Nathan Sharpe (Australia)
Bubbling under: Richie Gray (Scotland)

4 – Eben Etzebeth (South Africa)
Bubbling under: Brodie Retallick (New Zealand)

3 – Adam Jones (Wales)
Bubbling under: Euan Murray (Scotland)

2 – Bismarck du Plessis (South Africa)
Bubbling under: Rory Best (Ireland)

1 – Tony Woodcock (New Zealand)
Bubbling under: Gethin Jenkins (Wales)

E All Rugby se la prese con Il Grillotalpa, per colpa delle Zebre (con audio)

Quando si scrive su un blog, un quotidiano o un qualunque mezzo di comunicazione ci si espone. Critiche e domande sono sempre dietro l’angolo, ma va bene così, sono le regole del gioco. Anzi, al sottoscritto il dibattito e la polemica piacciono molto e ritengo che siano un ottimo metodo per crescere e imparare. Tutto sta nel mantenere quelle critiche entro i limiti della correttezza. Nelle ultime ore il sito di All Rugby ha pubblicato un articolo molto duro nei confronti di questo blog, peraltro senza mai citarlo.
La vicenda è quella delle Zebre, o meglio della scelta del nome della nuova franchigia celtica. Gianluca Barca, direttore di All Rugby contesta la mia ricostruzione. E fin qui non ho nulla da dire, se non – per quanto mi riguarda – confermare la vicenda per come mi è stata raccontata da Marco Bollesan e da Renato Tullio Ferrari.
Quello che non va bene è che Barca usi espressioni come “E sorprende che per sparare al bersaglio grosso si usino munizioni di ogni tipo, tutto fa brodo, anche la forzatura e in qualche caso l’invenzione”.
Usare parole come “invenzione” in un lavoro come il nostro è parecchio pesante. O uno ha le prove per quello che dice e sostiene – e cioè che io mi sia inventato tutto – oppure farebbe meglio a limitarsi a sostenere quanto a lui riferito. E poi c’è il tono saccente e irrisorio che pervade l’intero articolo. Che non va per nulla bene. L’ironia è una cosa, l’insulto gratuito un’altra.
Ho ricontattato Marco Bollesan, che mi ha ribadito tutto, quantomeno la versione che io ho pubblicato ieri. Quindi non mi sono inventato proprio nulla.
Qui sotto l’audio della nostra conversazione

Il rugby, il terremoto e Radio 24: un grande grazie a “Voi siete qui”

Matteo Caccia da un paio d’anni (mi pare) conduce ogni pomeriggio tra le 16 e le 17 il programma “Voi siete qui”. Se non lo avete mai sentito, fatelo, ne vale la pena.
La puntata di ieri era dedicata al rugby e il caso ha voluto (era stata “preparata” da settimane) che i protagonisti fossero degli abitanti di Novi di Modena, epicentro dei terremoti di questo periodo. Le due cose si sono intrecciate. Io ve lo straconsiglio.
Questa la presentazione della puntata:

Avete mai visto viaggiare una palla da rugby? La sua forma ovale la fa sembrare proprio un proiettile. Nel rugby la palla va passata solamente indietro, questo lo sanno tutti, ma con il piede la si può calciare in avanti e poi cercare di riprendersela. Il modo migliore è calciare alto alto, così avrò tempo per andare a placcare l’avversario che la prenderà al volo, se riuscirà a prenderla, al volo. Stavolta hanno fatto così con me.

PER ASCOLTARE E SCARICARE IL PODCAST CLICCATE QUI

ps, piccolo spazio publicitario gratuito e non richiesto
La segnalazione della puntata mi è stata fatta da un amico – Stefano D’Andrea – che oltre ad essere un appassionato di palla ovale è pure autore del programma in questione.
Stefano scrive davvero bene e ha appena dato alle stampe un libro, “Lamerikano – Perché gli Stati Uniti hanno ancora qualcosa da sognare (e noi no)”.
E’ un manualetto agevole ed economico (10 euro), arguto, intelligente e divertente. Io ve lo superconsiglio. Dai, compratelo!!!

Una brutta giornata e la meta più devastante e terribile

Non sono aquilano, non ho parenti friulani o origine irpine. Insomma, per me il terremoto è un qualcosa che ho sempre visto in televisione, che non ho mai vissuto sulla mia pelle. Nonostante questo è una cosa che mi fa una grande paura, mi agita, mi mette in ansia. E vivo a Milano, una città appena sfiorata dal dramma.
Oggi sono stato parecchio male, ho fatto fatica a condurre una “normale” giornata. Parole che mi provocano pure un po’ di vergogna se penso a chi vive nel modenese. Ma questo è il mio stato d’animo.
In serata mi è caduto l’occhio su questo lancio d’agenzia. Ve lo propongo:

Le tre vittime del crollo del capannone all’azienda ‘Meta’ di San Felice sul Panaro sono l’ingegner Gianni Bignardi, 62enne di Mirandola, che stava effettuando verifiche statiche sulla struttura, il caporeparto marocchino Mohamad Azarg, 46 anni e due figli, residente a Finale Emilia, e l’operaio indiano Kumar Pawan, 27 anni e due figli, residente a San Felice.

Per noi appassionati di rugby quella parola – meta – è l’obiettivo finale del gioco, anzi, la scusa che giustifica tutto il resto. Questa notizia mi ha colpito e fatto male più di altre. Non solo per quella parolina, ma per le vittime, operai e ingegneri che stavano lavorando. Mi ha colpito, non saprei dire perché, ma è così. Scusate il piccolo sfogo, ma dicono che scrivere serva anche a questo.

ps: ovviamente il mio primo pensiero e tutta la mia solidarietà, per quello che può valere, va a chiunque stia vivendo sul serio questo dramma.

E Aldo Grasso promuove Castrogiovanni. Quello della tv

Aldo Grasso per Corriere Economia

Che cosa non si farebbe per andare alle Olimpiadi! Inizia la carrellata di campagne pubblicitarie legate al grande evento olimpico di Londra, e lo fa nel migliore dei modi. Ovvero, con una serie di piccoli racconti pubblicitari capaci di trasformare l’attesa in
una divertente narrazione sullo sport. Il protagonista della campagna di Edison è infatti Martin Castrogiovanni, il rugbista italiano di origine argentina che dal 2006 gioca nella squadra inglese del Leices t er Tigers. Il rugby non è annoverato fra le discipline olimpiche, dunque il nostro eroe Castrogiovanni deve inventarsi qualche espediente per unirsi alla squadra azzurra in partenza.
Ed ecco allora un improbabile rugbista nelle più strane situazioni, ad allenarsi nelle squadre degli sport destinati a partecipare alla grande gara. Quattro gli sport interessati: la ginnastica ritmica con la squadra al completo (le celebri Farfalle: Elisa Santoni, Elisa Bianchi, Anzhelika Savrayuk, Romina Laurito, Andreea Stefanescu e Marta Pagnini),
la pallavolo con Simona Gioli, la pallanuoto con Maurizio Felugo e il canottaggio con Rossano Galtarossa.
Nel primo film, in onda dalla scorsa settimana, è protagonista il volley. Impreziosite da un lieve motivo d’archi, scorrono le immagini degli allenamenti delle ragazze. Battute, muri, bagher si susseguono, con ragazze che si sfidano in un clima di concentrazione. Ma qualcosa stona: fra le alte ragazze della Nazionale, s’aggira il muscoloso Martin, che comicamente prova a inserirsi nel gioco.
Ancora più gustose le scene relative alla ginnastica ritmica, con la contrapposizione visiva fra le leggiadre forme femminili e il nostro barbuto eroe. (…)