La sfida Casellato-Checchinato a “Quelli che… il rugby”

La puntata è quella di qualche giorno fa, del 30 dicembre, ma visto che “Quelli che… il rugby” torna il 13 gennaio vi riportiamo alcune dichiarazioni dei due ospiti della puntata in questione: il responsabile federale per l’Alto Livello Carlo Checchinato ed il tecnico del Mogliano Umberto Casellato.

Checchinato: “Benetton e Aironi non parlano la stessa lingua della Fir? Lo scorso anno giocavano nel campionato italiano, da quattro mesi sono in Celtic League e aspettarsi che in così poco tempo non ci sia alcun problema è utopistico.  Ci vuole tempo

Casellato, 1: “Ho sentito in questa trasmissione Checchinato parlare dello specialista della difesa (Mouneimne, ndr) per la NazionaleMa vogliamo finalmente pensare ad un allenatore per l’attacco?”

Casellato, 2: “Pentito per la squalifica? Lo sarei se avessi commesso qualcosa di grave.  Ho fatto delle affermazioni, peraltro in un momento particolare, e ritengo di non aver offeso nessuno

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Quando l’educazione va in palla (rotonda)

Una notizia riportata dal sito minirugby.it

Zidane ha colpito ancora. Giù giù, in una delle tantissime periferie del calcio, un’altra testata ha fatto centro.
Questa volta a seguire l’eclatante e nefasto esempio che il francese diede durante la finalissima dei Campionati del Mondo di calcio giocatasi a Berlino nel 2006, è stato un… educatore. Cioè, non proprio un educatore evidentemente, un allenatore, comunque sia un adulto addetto all’insegnamento dello sport a dei bambini.
Decine di squadre di piccoli calciatori tra i 5 e gli 11 anni si sono riunite il 28 dicembre scorso presso il centro polisportivo comunale “L. Marabini” di San Martino in Strada, Forlì, per disputare il Torneo di Natale, una lodevole iniziativa benefica organizzata dalla Sammartinese calcio per racimolare fondi per il Mato Grosso.
Allo scadere del match Predappio-S.Pietro in Vincoli, col Predappio in vantaggio, l’arbitro fischia contro il Predappio e partono le proteste animate dei ragazzini in campo. Il direttore di gara riprende gli allenatori sollecitandoli ad insegnare l’educazione ai loro giocatori.
Ci sta. Ma non per il vice allenatore – che è anche genitore di uno dei bambini in campo – che al termine colpisce l’arbitro in pieno petto con una bella testata, mandandolo in ospedale con un costola lesionata. L’atmosfera gioiosa del Natale a volte dà alla testa.

Le cronache riportano le dichiarazioni dell’organizzatore del torneo Garavini:
«Una cosa vergognosa di fronte a un pubblico di bambini e famiglie. Spesso diamo la colpa ai giovani per la loro scarsa educazione, ma con episodi come questo, noi adulti quale esempio diamo ai nostri figli. Una cosa del genere non mi era mai capitata prima. Cerco di insegnare il rispetto e dico sempre ai bimbi: finisca come finisca, vi dovete salutare».

Il problema, tuttavia, è che l’educazione ai ragazzi la trasmettono gli adulti, in casa e fuori casa, tutti gli adulti sono d’esempio, nel bene e nel male. Al punto che non si possono disinteressare di questo aspetto: non lo possono fare i genitori e nemmeno gli educatori, che non sono semplici allenatori.
Qui chiosiamo ribadendo che non c’è luogo o sport che possa ritenersi immune da questi accadimenti e che l’antidoto è la prevenzione. Anche i club di rugby devono riflettere sul loro ruolo educativo ed attrezzarsi concretamente per non rischiare di restare intrappolati nelle belle parole che ruotano attorno ai tradizionali valori di rispetto e sostegno di cui il mondo ovale spesso a ragione si fregia.

Cosa ci aspetta nel 2011

Questo l’ho scritto per il sito di radio R101

Il primo kick-off importante per i colori azzurri è allo Stadio Flaminio il 5 di febbraio, quando nel catino romano arriverà l’Irlanda per la prima partita del Sei Nazioni 2011. E’ questo il primo impegno della nostra nazionale ovale nel nuovo anno. E per quello stesso torneo gli impegni interni si chiamano Galles (26 febbraio) e Francia (12 marzo). Parisse, Castrogiovanni e soci andranno poi anche a Twickenham per giocare con l’Inghilterra e a Murrayfield per affrontare la Scozia.
Inutile però raccontarsela: il grande appuntamento rugbistico del 2011 sono i Mondiali in Nuova Zelanda. L’inaugurazione è in programma il 9 settembre, due giorni dopo il debutto azzurro contro l’Australia. Poi le gare con Russia e Stati Uniti, quindi la partita decisiva il 2 ottobre con l’Irlanda. La finalissima è invece fissata per il 23 di ottobre.
Per l’incombere della Webb Ellis Cup quest’anno saltano i tradizionali test-match nell’emisfero australe (ma non il Tri-Nations, probabilmente l’ultimo prima della “mutazione” in Four-Nations con l’ingresso dell’Argentina accanto a Nuova Zelanda, Australia e Sudafrica), ma gli uomini di Mallett hanno in programma due partite a ridosso dei Mondiali, il 13 agosto con il Giappone allenato da John Kirwan e una settimana dopo con la Scozia.
Altri appuntamenti importanti sono quelli che vedono impegnati i club, con le finali dei vari tornei – nazionali e continentali – concentrati nel mese di maggio (coda a inizio giugno per il Top 14 francese). Poi ci sono le IRB World Series di rugby a 7 che si concluderanno in Scozia a fine maggio. Infine il “mondialino” degli Under 20 tra il 10 e il 26 di giugno. La sede? Il Veneto.

 

La scelta di Rugby 1823 si chiama Parra

Il miglior giocatore del 2010, per Duccio Fumero, è francese (e io concordo, anche se Kieran Read…)

Fine anno e anche Rugby 1823 non poteva esimersi dal dare qualcheclassifica o premio per il 2010. In un giochino che, come sempre, non trova nessuno d’accordo e dove ogni scelta è lecita e folle al tempo stesso, ecco che anche io ho deciso di scegliere colui che, a mio parere, è stato il giocatore migliore dell’anno che sta finendo. E il voto non poteva non andare che a Morgan Parra.

Mediano di mischia della Francia campione del Sei Nazioni e capace di portare a casa il Grande Slam, Parra è stato la vera luce del XV di Marc Lievremont. In un ruolo chiave ha saputo dare sia le giuste geometrie, sia la fantasia necessarie a rendere il gioco transalpino illeggibile per gli avversari. Certo, molti citeranno McCaw, o Carter, o un altro talendo australiano o sudafricano che, sicuramente, vale Morgan Parra. Ma Rugby 1823 è un blog italiano ed è giusto che abbia un occhi di riguardo per il rugby europeo e, soprattutto, per quello che è il più importante appuntamento ovale dell’anno, il Sei Nazioni.
Ecco perché la scelta di Parra, giocatore di grande talento, esploso quest’anno e che ha un altro punto a suo favore, che si è evidenziato nel prosieguo della stagione francese. Senza lui in campo la squadra di Lievremont diventa prevedibile e battibile. Quindi il miglior giocatore del 2010 per Rugby 1823 non può non essere Morgan Parra.

 

Sui sentieri del rugby tricolore: uno sguardo sul 2011

Alessandro Fusco ha scritto questo bell’articolo su Il Tempo

Se ne va il 2010 che ha visto l’ingresso – storico – di due squadre di club italiane in Magners Celtic League e arriva il 2011 recante nientemeno che la Rugby World Cup da giocare in Nuova Zelanda a settembre e ottobre quando l’Italrugby lotterà per il traguardo dei quarti di finale, falliti nel 2007 per un soffio.
Tra questi due eventi, così cruciali da segnare per sempre la storia del rugby italiano, c’è il destino di uno sport giunto al bivio. O decolla definitivamente o rischia di esaurire l’onda lunga di simpatia che ne ha fatto un fenomeno da studiare. Non si è mai vista in Italia una squadra così popolare nonostante le sconfitte siano decisamente più numerose delle vittorie. In realtà l’anno che sta finendo manda in archivio due vittorie su dieci impegni, quella sulla Scozia nel Sei Nazioni (16-12 sull’erba del Flaminio) e quella sulle Isole Fiji (24-16 a Modena) nell’ultimo Test Match. Il traguardo minimo. In mezzo tre brutte disfatte – due nel Sei Nazioni contro Francia e Galles e una a giugno contro il Sudafrica – e una serie di prestazioni da collocare nella zona grigia delle «onorevoli sconfitte» che saturano l’almanacco azzurro. Ricordato che il calendario stabilito dall’International Rugby Board riserva per Parisse e soci solo match contro le prime dieci del mondo (l’Italia è 12°), il ct Mallett e la FIR sono finiti nel mirino della critica perché la gestione del movimento, tanto tecnica che politica, non ha saputo garantire il salto di qualità in grado di recare in dote le vittorie contro Argentina e, magari, Irlanda se proprio non si vuol pensare all’Inghilterra. Il rugby italiano ha ritenuto di concentrare il livello professionistico in Benetton Treviso e Aironi, i due club che partecipano alla Celtic League, ma il campionato nazionale (Eccellenza) ha perduto contenuti tecnici. Solleva perplessità la gestione dei talenti in questo momento a disposizione di Mallett, come dimostra l’altalena per la maglia numero 9 tra Tebaldi, ora caduto in disgrazia, e Gori, in forza alla Benetton Treviso che finora lo ha utilizzato pochissimo, e il problema è proprio qui. Aironi, che non fanno giocare Bocchino, e Treviso, che ha lanciato Benvenuti ma ha preferito De Jager, Vilk e Maddok a Sepe e Andrea Pratichetti, dovrebbero rispondere nella gestione dei giocatori di interesse nazionale ad una etero-direzione federale. Per questo si è andati in Celtic League, con questo potremmo presentarci al Sei Nazioni e alla prossima World Cup con una speranza di crescita. Il presidente Dondi ha l’occasione per lasciare davvero il segno, non la getti via.