A tre mesi dall’operazione alla spalla procede le riabilitazione dell’ala azzurra. Questa mattina, come ha fatto sapere lo stesso Mirco dalla sua pagina facebook, i controlli di routine sono stati “molto buoni”. Ancora nessuna notizia però circa la data di un suo rientro in campo.
Categoria: Nazionale
I primi due mesi azzurri di Brunel, il bilancio del ct tra carota e bastone
Jacques Brunel parla a Planet Rugby e tira le somme del suo primo impatto con il mondo azzurro.
“L’Italia è conosciuta per avere un forte pacchetto di mischia e con problemi invece tra i trequarti. E’ uno sbilanciamento a cui bisogna rimediare, c’è la necessità di essere pericolosi in ogni settore. Dobbiamo ribilanciare la squadra, ricompattarla e darle maggiore libertà, soprattutto ai trequarti, aumentando così fiducia e confidenza. Allo stesso modo adesso non bisogna complicarsi troppo la vita con lo stile di gioco: non abbiamo abbastanza tempo per quello. Dobbiamo sintetizzare le cose senza però perdere l’ambizione”.
Queste invece le sue impressioni sulla struttura-Italia: “Quando sono arrivato ho detto che l’Italia aveva solide basi, non ho cambiato idea. Anzi. Ho passato questo breve periodo a cercare di conoscere al meglio i giocatori, ma non solo: dovevo approfondire la conoscenza dell’intero rugby italiano, la struttura, il potenziale nascosto a partire dalle Accademie fino alle franchigie celtiche. E’ una struttura ben pensata, coerente e con la quale si dovrebbe lavorare bene. C’è bisogno solo di un po’ di tempo, Accademie e Franchie in due anni daranno i loro frutti. Certo bisogna lavorare congiuntamente in maniera regolare e continuativa. Sono certo che possiamo aumentare e superare il nostro potenziale, ma abbiamo bisogno di buoni giocatori. In nazionale, ad esempio, non abbiamo un luogo dove studiare il grande lavoro che fanno da altre parti. Ora, in tre settimane non si può fare molto, ma un cambio d’atmosfera può aiutare moltissimo e dare ai giocatori quella fiducia di raggiungere un livello più alto.
Infine un messaggio alle altre “cinque nazioni”: “Abbiamo alcuni giocatori veramente forti, non dimenticatelo, dobbiamo solo fare in modo che anche il resto funzioni a dovere”.
Bon voyage Jacques!
Lunedì 16 gennaio nasce l’Italia per il Sei Nazioni
dall’Uffico Stampa FIR
La Federazione Italiana Rugby informa che la composizione della Squadra Nazionale per i primi due turni dell’RBS 6 Nazioni 2012 (Francia v Italia, Parigi 4 febbraio; Italia v Inghilterra Roma 11 febbraio) verrà resa nota, tramite comunicato stampa, nel pomeriggio di lunedì 16 gennaio.
Il Commissario Tecnico Jacques Brunel convocherà trenta giocatori, a partire da domenica 22 gennaio, presso il Centro di Preparazione Olimpica “Giulio Onesti” di Roma. La lista verrà ridotta a ventiquattro elementi in vista della partenza per Parigi.
Cucinando il Sei Nazioni per spot
Giocano in squadra, si coordinano per fare meta e lavorano duro per evitare il cucchiaio di legno. Ma dimenticate gli oltre 100 metri del campo. Dimenticate
l’erba sulla quale corrono per 80 minuti. Dimenticate i placcaggi. Per un giorno, quattro rugbisti hanno messo da parte le scarpe con i tacchetti e sono entrati in una cucina: quattro colonne della Nazionale italiana guidata dal nuovo coach Jacques Brunel hanno “cucinato” le squadre (Francia, Inghilterra, Irlanda, Galles, Scozia)
che, dal 4 febbraio, sfideranno nel Sei Nazioni.
Sul set dello spot di Sky – che trasmetterà il torneo in esclusiva – ci sono Martin
Castrogiovanni, Sergio Parisse, Gonzalo Canale e Fabio Ongaro. E poi gli chef Carlo
Cracco e Bruno Barbieri – due dei tre giudici di MasterChef”(il terzo è Joe Bastianich). (…)
Tutto lo spot è giocato sulle metafore del rugby: cucinare bene significa “fare meta”
(l’azione da 5 punti con cui si fa toccare il pallone a terra nella meta avversaria); lo spettro del cucchiaio di legno – il trofeo (immaginario) meno ambito che viene assegnato alla squadra sconfitta in tutte le partite di un’edizione del Six Nations – viene minacciato da Cracco a Castrogiovanni. Che però lo spezzerà scaramanticamente.
Su quello che li aspetta al Sei Nazioni, i quattro hanno le idee ben chiare. (…) Fabio
Ongaro, 104 chili spalmati su un metro e 83, aggiunge: «Se ci fosse una ricetta per battere tutte le squadre, l’avrei già messa in atto negli anni precedenti. Puntiamo a fare il meglio possibile, con un entusiasmo nuovo». (…)
Parisse capitano, il Sei Nazioni, Botes e le franchigie: ecco l’Italia di Brunel
Domenico Calcagno per Il Corriere della Sera
Scusi, signor Brunel, adesso che ha cominciato a conoscere il rugby italiano non si è pentito del suo pronostico di un paio di mesi fa: provare a vincere il Sei Nazioni entro tre anni e piazzarsi tra le prime sei alla prossima Coppa del Mondo? «Per niente. Se l’ho detto è perché ne sono convinto. L’Italia è una squadra che ha tanta esperienza, ma ancora qualità da valorizzare. Con uno spirito diverso, un gioco più equilibrato e qualche giovane di valore in più si può salire molto. E poi…». Prego. «Al primo raduno ho detto ai giocatori che non sono venuto qui per finire sempre in fondo al Torneo. Non è questa la mia ambizione».
Jacques Brunel arriva da lontano. Da Courresan, un paesino del Midi Pirenei che non arriva a 400 abitanti nel mezzo di una regione ad altissima densità rugbistica. Il 14 gennaio festeggerà 58 anni, più di 40 dedicati al rugby. Da giocatore fino all’88, poi da allenatore-studioso. Ha vinto due Challenge Cup, col Colomiers nel ’98 e col Pau nel 2000, ha servito per 8 stagioni la nazionale francese nello staff di Bernard Laporte proponendo innovazioni (gli avanti inseriti nella linea dei tre quarti per esempio) che mezzo mondo ha poi copiato, ha vinto il campionato di Francia con il Perpignan nel 2009. (…)
«La struttura c’è: le accademie, le franchigie (Treviso e Aironi), il campionato d’Eccellenza. Dobbiamo farla funzionare al meglio. Ho visto giovani con un grande potenziale, sono la nostra ricchezza per il domani. E ho visto che bisogna migliorare il rapporto tra federazione e franchigie, trovare una complicità».
Ma far andare d’accordo i protagonisti del rugby italiano può essere più difficile
che vincere il Sei Nazioni. «Alleno da 23 anni, il livello di litigiosità del rugby è alto
dovunque, da nessuna parte è facile perché ci sono interessi diversi. Bisogna mettersi
lì con tanta pazienza, parlare, collaborare. Perché alla fine la nazionale e le franchigie
mandano in campo gli stessi atleti e se giocano bene ci guadagnano tutti».
Lo stacco da Nick Mallett a Brunel si annuncia netto. Dal gioco codificato del sudafricano che voleva gente «big, fast and strong» si passa alla ricerca della velocità:
«di decisione, giocatore e pallone». Con Brunel ci sarà più libertà d’iniziativa. «Ho
tre leggi: velocità, scelte e larghezza del campo. Credo che esistano più modi di
giocare un buon rugby. Una squadra deve avere equilibrio, un gioco completo, diverse
opzioni. E deve cercare di vincere». (…)
Brunel comincerà a farci i conti tra un mese esatto, il 4 febbraio, prima partita del
Sei Nazioni allo Stade de France contro la Francia vicecampione del mondo e avvelenata per la sconfitta subita lo scorso 12 marzo al Flaminio. «Sarà difficile, poche
storie. Ma tutto il Torneo sarà difficile. Abbiamo tre partite fuori casa e contro Inghilterra e Scozia giocheremo all’Olimpico. (…) Le mie favorite sono Francia e Galles, però tutti gli anni succede qualcosa che nessuno aveva previsto. È la magia del Torneo. Battere gli inglesi che escono da un Mondiale disastroso? Attenzione, l’Inghilterra è la squadra più fisica, quella che ti lascia più segni addosso il giorno dopo». (…)
Chiarisce però che non ha nessuna intenzione di cambiare il capitano («Sergio Parisse credo sia la persona giusta, se lui è d’accordo non si cambia»), che continuerà a guardarsi in giro per aggiungere qualità al gruppo («Se interessa Tobias Botes il mediano di mischia del Treviso? Certo, tutti i giocatori bravi ed eleggibili interessano») che il cambiamento vero lo si vedrà nella tournée di giugno («Il Torneo lo affrontiamo
col gruppo che ha fatto il Mondiale, c’è poco tempo e poco da scherzare»).
Agli azzurri non chiederà di fare quello che sapeva fare benissimo il neozelandese
Dan Carter, il miglior mediano d’apertura del mondo che Brunel ha allenato a Perpignan («Ha due grandi qualità. Rende facili le cose difficili e sulle 45, 50 decisioni che deve prendere in una partita ne azzecca il 90,95 per cento»), ma di rimettersi in discussione, non accontentarsi e provare a spingersi fino ai propri lìmiti che, lui ne è
convinto, sono tuttora sconosciuti. (…)

