Oggi a spanne funziona così: una società o una cordata che vogliono organizzare un test-match della nazionale presentano una candidatura con un dossier che preveda costa e ricavi e la federazione sceglie quello che ritiene migliore, incassando un obolo più o meno sostanzioso a seconda dell’appeal dell’avversario e mantenendo sul tutto ovviamente una sorta di golden share. Una scelta, quella di dare l’organizzazione in esterna, che sulla carta abbatte i costi e aumenta i ricavi. Nulla da ridire, è una scelta con dei pro e dei contro, ma è legittima.
Non è sempre stato così, anzi. Rimanendo solo negli ultimi anni il modus è stato cambiato più volte: nel 2009 – l’anno degli All Blacks a San Siro – a organizzare le partite autunnali dell’Italrugby è RCS. Un successone, che però costa 650mila euro alla federazione. Che l’anno dopo decide di fare da sé. Certo non ci sono i tuttineri e bissare quel successo è impossibile, ma nessuno a Roma si aspettava un risultato negativo come quello registrato (si parla di circa 900mila euro. Dati ufficiali non ci sono, ma d’altronde non essendo pubblici i bilanci… mi è stato raccontato, ad esempio, che per i test-match 2011 la federazione fece stampare circa 50mila sciarpe ma che ne vennero vendute poco più di 10mila. Vero? Non vero? Senza bilanci dire una cosa o l’altra diventa piuttosto dura).
Dal 2011 si cambia ancora: la FIR vende il pacchetto-partita, incassa e mantiene comunque un qualche controllo. D’altronde c’è il suo nome e il suo logo ovunque, giusto così. Il fatto è che regole scritte e note a tutti non ci sono. A grandi linee le cose vanno in una maniera, ma insomma, deroghe e “accorgimenti” sono sempre possibili.
Perché vi racconto questo? Perché avviene che il Consiglio Federale di sabato ha assegnato a Brescia la partita Italia-Tonga del prossimo 10 di novembre. Sfogliando però la rassegna stampa locale si viene a sapere che sì, è tutto bello e tutti sono molto contenti, ma lo Stadio Rigamonti non sarebbe così a regola e che il Comune non ne sa nulla, che nessuno si è mai peritato di informare la giunta. Quel poco che sanno sindaco e assessori lo hanno appreso dai giornali (in mattinata dalla federazione mi è stato comunicato che esisterebbe una lettera del sindaco). E che comunque per sistemare lo stadio servono soldi che il Comune non ha. Prendo ovviamente per buone le dichiarazioni rilasciate dai diretti interessati, non vedo perché avrebbero dovuto mentire visto che a questo giro nemmeno il calcio Brescia sembra avere grossi dubbi nel dare il suo via libera.
Non era compito della FIR contattare le amministrazioni locali coinvolte, ma del candidato. Compito della federazione sarebbe/dovrebbe invece essere quello di valutare la bontà di ogni singolo dossier. Io non sono un esperto, ma credo che l’assenza di un appoggio esplicito e scritto da parte del Comune interessato dovrebbe affossare la candidatura, quantomeno azzopparla.
Tra le candidate ad ospitare quella gara c’era anche Reggio Calabria (in lizza pure Bergamo, Monza, Ascoli) il cui stadio “Oreste Granillo” ha una capienza di circa 27mila posti, undicimila in più di quello che a oggi può offrire lo Stadio Rigamonti di Brescia.
Il vero punto però è ancora un altro: ho contattato l’assessorato allo Sport del Comune di Reggio Calabria e mi è stato assicurato che “il comune di Reggio, la Provincia e la Regione hanno dato da subito il massimo appoggio all’evento per come richiesto dalla federazione”.
Tutto qui? No, perché il presidente del Rugby Reggio Calabria, tramite la sua azienda, aveva firmato una fideiussione di 70mila euro a garanzia di copertura dei costi.
Abbiamo perciò una candidatura bresciana a cui a oggi manca un appoggio importante e con una struttura che potrebbe non essere all’altezza della situazione contro un’altra – Reggio Calabria – che invece sembra (ripeto, sembra) avere tutte le carte in regola. Perché allora questa scelta? Beh, lo so che a pensar male si fa peccato, però… Dunque chi ha presentato la candidatura bresciana? La GSport, società che si occupa di marketing e advertising con sede a Montichiari (in provincia di Brescia), che cura la pubblicità al “Rigamonti” di Brescia e che – guarda un po’ – è concessionaria ufficiale ed esclusiva di Marketing e Pubblicità per la FIR fino al 2014. Tra l’altro la partita per Tonga non prevede nessun indennizzo per la federazione, basta coprire tutti i costi (per la Nuova Zelanda, tanto per dire, la FIR chiedeva un milione e mezzo di euro. Ma i tuttineri sono i tuttineri e Tonga non ha certo il loro fascino…)
E poi Brescia nelle ultime settimane sta diventando una presenza costante: la nazionale che inizia il ritiro pre-tour a Orzinuovi e si parla insistentemente di Calvisano come luogo di allenamento della nuova franchigia federale che prenderà il posto degli Aironi. Magari è solo un caso. Magari.
ps: va da sé che non ho assolutamente nulla contro Brescia e che ho parlato di Reggio Calabria perché da lì ho ricevuto risposte. Insomma, non voglio dire che Ascoli e Monza abbiano presentato candidature incomplete…


