Semenzato, un deb con testa e piedi ben piantati per terra

Ricevo e pubblico

“Un anno fa non mi aspettavo di giocare il 6 Nazioni, figuriamoci se potevo pensare al Mondiale”. Con un sorriso misto di autoironia e soddisfazione, Fabio Semenzato racconta così la soddisfazione per essere riuscito a conquistare la convocazione nella Nazionale italiana di rugby per la rassegna iridata neozelandese.
“Prima mi sono giocato le possibilità che ho avuto al 6 Nazioni, quindi, un passo alla volta, è arrivata la convocazione per il ritiro estivo e poi sono riuscito a rientrare nel gruppo dei 30”, dice Semenzato dal ritiro azzurro di Nelson. “Al 6 Nazioni dopo la prima partita lo staff mi ha confermato, soprattutto il c.t. Nick Mallett e il coach dei trequarti Alessandro Troncon mi hanno fatto sentire la loro fiducia”. E alla fine del Torneo, Semenzato si è piazzato al secondo posto nella classifica del miglior giocatore, determinata dai voti dei tifosi (che hanno premiato Andrea Masi). “Ancora mi viene da ridere…”. Un sorrisone illumina il volto di “Mozzarella”, come lo chiamano tutti, bravo e modesto. “Anche se ho 25 anni, al Mondiale sono un esordiente. Con Ugo Gori e Pablo Canavosio si collabora in allenamento, si lavora insieme per preparare la partita, senza dimenticare che siamo in competizione per la maglia numero 9. Io e Ugo siamo più giovani e cerchiamo di crescere insieme, Pablo ha più esperienza e ci fa anche da guida”. C’é una partita più delle altre che “Mozza” vorrebbe giocare in questo Mondiale? “L’esordio al Mondiale con l’Australia sarebbe un bel traguardo, contro una delle squadre che gioca il miglior rugby e la più in forma. Ci terrei parecchio”. Anche se da casa non è arrivato nessuno per seguirlo dal vivo: “Nessuno ha il coraggio di affrontare un viaggio così lungo”.
E proprio per gli amici e i parenti di Semenzato, ma per tutti gli altri tantissimi tifosi italiani che non potranno raggiungere la Nuova Zelanda, Peroni, storico partner della Federazione italiana rugby,  ha deciso di raccontare, attraverso gli occhi di Deejay Tv e di Tuttorugby.it, passo dopo passo l’avventura iridata della Nazionale di rugby.

Video: Derbyshire, voce azzurra dalla Nuova Zelanda

 

Audio: Carlo Orlandi, e ora al lavoro!

Il coach della mischia azzurra parla dell’accoglienza in Nuova Zelanda, del lavoro svolto e dei prossimi impegni che attendono l’Italia ai Mondiali

Fotogallery: azzurri, berrettini, maori e powhiri

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Video: gli azzurri rendono omaggio agli antichi Maori

Una presa di contatto indimenticabile con la cultura maori, oggi a Nelson, per la Nazionale Italiana Rugby. Parisse e compagni sono stati protagonisti del “powhiri”, tradizionale cerimonia di benvenuto tenutasi presso il Whakatu Marae (la sala degli antenati, luogo di incontro e preghiera) nella cittadina dell’isola sud che, da ieri, ha di fatto adottato la Nazionale.

Presente la squadra al completo – nell’occasione sono stati consegnati anche i cap ufficiali della Rugby World Cup – con in testa il Manager Luigi Troiani ed il CT Nick Mallett, oltre a capitan Parisse che ha omaggiato la comunità maori con una maglia della Nazionale.

Canti, danze e scambi di doni hanno caratterizzato la lunga ma toccante cerimonia che ha sancito la fratellanza tra la città di Nelson e la squadra azzurra: “Da oggi, dopo il vostro ingresso nel Marae, fate a tutti gli effetti parte della nostra famiglia: in ogni parte del mondo in cui andrete, contro qualunque avversario, noi vi sosterremo e su di noi potrete sempre contare” il caloroso messaggio rivolto agli Azzurri dai rappresentanti della comunità maori, affiancati per l’occasione dal sindaco Aldo Miccio e dai vertici della comunità italiana.