I 36 accademici di Tirrenia per il 2011/2012

La Federazione Italiana Rugby ha ufficializzato la lista dei trentasei atleti invitati a frequentare l’Accademia U20 “Ivan Francescato” di Tirrenia, centro federale per la formazione all’alto livello.
L’inizio degli allenamenti per la stagione 2011/2012 è fissato per il 18 luglio.
Quattro gli atleti già a Tirrenia nella passata stagione, tre dei quali reduci dal Junior World Championship “Italy 2011” di giugno, mentre ventisette giocatori provengono dalle Accademie federali U18.

Questi i trentasei atleti che frequenteranno l’Accademia FIR U20 di Tirrenia nella stagione 2011/2012:

Marco BELLUCCI (UR Tirreno)*

Giovanni BENVENUTI (Marchiol Mogliano)**

Cesare BERTON (Petrarca Padova)*

Andrea BETTIN (Rubano Rugby)**

Rudy BIANCOTTI (Valtellina Rugby Sondalo)***

Tommaso BONI (Marchiol Mogliano)**

Michele CAMPAGNARO (Rugby Mirano 1957)**

Federico CONFORTI (Petrarca Padova)*

Luca CONTI (AlmavivA UR Capitolina)****

Riccardo DELLA ROSSA (SG Udine Rugby)**

Edoardo DIONISI (Cus Roma)

Sami DRISSI (AlmavivA UR Capitolina)****

Angelo ESPOSITO (Ruggers Tarvisium)**

Marco FONTANESI (Cosmo Haus Reggio Emilia)***

Marco GAZZOLA (Rugby Casale)**

Fabio GIANNELLI (Fiamme Oro Roma)

Domenico GRASSOTTI (BancaMonteParma Crociati)

Filippo GUARDUCCI (Marchiol Mogliano)**

Stefano IOVENITTI (L’Aquila Rugby)****

Enrico MANGHI (BancaMonteParma Crociati)

Vittorio MARAZZI (Sondrio Rugby)***

Simone MARINARO (UR Sannio)****

Saif Edin MHADHBI (Ercole Monselice)**

Alain MORICONI (AlmavivA UR Capitolina)****

Luca NOSTRAN (Petrarca Padova)**

David ODIETE (Cosmo Haus Reggio Emilia)***

Edoardo PADOVANI (Marchiol Mogliano)**

Ruggero RENZETTI (Consiel Firenze 1931)***

Giacomo RIEDO (Zhermack Badia)**

Jacopo SALVETTI (Sondrio Rugby)***

Leonardo SARTO (Petrarca Padova)*

Luca SCARSINI (SG Udine Rugby)**

Gianmarco VIAN (Orved San Donà)**

Marcello VIOLI (Rugby Academy)

Matteo ZANUSSO (Orved San Donà)**

Alessio ZDRILICH (Ospitaletto Rugby)***


 

*all’Accademia FIR U20 di Tirrenia nel 2010/2011

**all’Accademia FIR U18 di Mogliano Veneto nel 2010/2011

***all’Accademia FIR U18 di Parma nel 2010/2011

***all’Accademia FIR U18 di Roma nel 2010/2011

Accademie e movimento di base, il dito nella piaga

L’imperdibile rubrica “Mischia aperta” di Antonio Liviero su Il Gazzettino

E’ vero: il rugby è cambiato molto dagli anni Novanta a oggi. Purtroppo in peggio per l’Italia. La nostra Under 19 ha sconfitto due volte l’Inghilterra nel ’90 e nel ’91 e ha pareggiato nel ’92. L’anno dopo è arrivata terza ai mondiali di categoria, e nel ’94 seconda. Nel 2011 siamo costretti a spareggiare con Tonga per rimanere nella fascia A. Abbiamo perso posizioni ma sarebbe semplicistico attribuire ogni responsabilità alle accademie federali istituite a partire dal 2006 col progetto pilota di Tirrenia. In fondo tutte le federazioni ne sono provviste. Tuttavia sarebbe opportuno pensare a un aggiornamento dei contenuti e riconsiderarne modello e funzioni. L’impressione è che la Fir, concentrando l’attenzione sulle proprie creature abbia finito per trascurare la base vitale del movimento. E che i centri di formazione dei club, specie nelle aree più vocate, abbiano finito per sentirsi nel migliore dei casi umiliati ed emarginati, nel peggiore sollevati da un pesante impegno, tanto ci pensa l’accademia. E del resto a volte l’atteggiamento della federazione è sembrato proprio quello del “ghe pensi mi”.

(…) è venuta meno una certa spinta nel reclutamento e ciò ha impedito di allargare la base limitando le probabilità di scoprire talenti naturali. Poi perchè si è prodotto un pericoloso automatismo tra lo stare in accademia e il giocare in nazionale, con l’effetto posto-garantito. Terzo, e di conseguenza: tra le cose che sembrano mancare in Italia a livello giovanile c’è di sicuro la lotta per la maglia della nazionale, che invece è molto dura e aperta in altri paesi come la Nuova Zelanda e l’Inghilterra ma anche l’Irlanda e il Galles.

(..) Come rimediare? Ristrutturando la piramide del movimento. Allargando la base dei praticanti, rilanciando i centri di formazione dei club di Eccellenza e finanziandoli in maniera importante, come accade in Francia, sulla base di parametri precisi (strutture, risultati, qualità della didattica, formazione scolastica). Collegandoli alle franchigie di Celtic che devono poter contare su proprie accademie come accade ad esempio a Limerick e Dublino. Le accademie federali restano importanti. Ma non bastano e non devono assorbire tutte le risorse né sovrapporsi alle realtà di punta del movimento giovanile, per non penalizzarle.

(…) Il tutto andrebbe tenuto assieme da un piano di lavoro comune, ispirato a una linea tecnica condivisa. E magari periodicamente guidato dal miglior know-how oggi disponibile in Europa: non perchè i nostri tecnici non siano all’altezza, ma perchè l’alto livello è incompatibile con l’autoreferenzialità e si nutre di confronto continuo. Utopia?

Cavinato attacca le Accademie

Da Il Gazzettino di Rovigo

Il dopo mondiale di Andrea Cavinato non sembra essere molto tranquillo. A far arrabbiare il tecnico dell’Italia Under 20 ci sono adesso anche le dichiarazioni pubbliche del presidente federale Giancarlo Dondi che ha marchiato come «vecchio» il gioco espresso nel corso dei mondiali dalla formazione allenata dal tecnico trevigiano. «Troppo gioco al piede» ha detto il numero uno della Fir, ma Cavinato ribatte che è facile scaricare su di lui colpe e responsabilità che non ritiene di avere e rispedisce le accuse al mittente.
«Non è certo colpa di Cavinato – replica l’allenatore, ormai ex, degli azzurrini – se in nazionale arrivano giocatori con qualità tecniche individuali insufficienti per il livello internazionale. Se non sanno calciare come si deve o se non hanno confidenza con i fondamentali non è certo con me, che li alleno per brevi periodi, che devono prendersela. Molti di questi ragazzi arrivano dalle accademie federali e dovrebbe essere compito di queste strutture fornire una preparazione tecnica adeguata a livello individuale. Se questo non accade forse sarebbe bene chiedersi il perché. Magari si scoprirebbe che qualche responsabilità, più che gli allenatori delle varie nazionali di categoria, potrebbero averla i tecnici che lavorano nelle accademie».

Italia 2015, tra (poche) giovani speranze e nuovi equiparati

La rubrica “Mischia aperta” di Antonio Liviero su Il Gazzettino

Le stagioni del rugby ormai da 25 anni vengono scandite dalla Coppa del mondo. Le squadre si stanno preparando per la Nuova Zelanda ma già le federazioni hanno programmato il rinnovamento in vista dei Mondiali del 2015 in Inghilterra. Ovviamente si tiene d’occhio l’anagrafe. E ha ragione il presidente della Fir Dondi quando dice che il gruppo di Mallett si trova all’apice della propria parabola. O vince adesso o dovrà farlo un’altra squadra. Tanto è vero che il consiglio federale ha pensato, coerentemente, a un nuovo allenatore per il dopo mondiale. Ma con quale squadra? Questo è il punto. Abbiamo già avuto modo di osservare che metà degli azzurri che si stanno preparando alla Coppa in Nuova Zelanda, nel 2015 avranno almeno 32 anni. A guardare meglio si tratta di un invecchiamento che colpirà soprattutto gli avanti, cioè il punto di forza della squadra. Tra i piloni Lo Cicero avrà 39 anni, Perugini 31, Castro 34, Cittadini 33. Tra le seconde linee Bortolami arriverà a 35 anni, Del Fava e Geldenhuys a 34, Van Zyl toccherà i 36. Avrà 36 anni anche Mauro Bergamasco e ne avranno 32 Parisse e Vosawai. Trequarti: Mirco Bergamasco 32, Canale 33, Masi 35, Orquera 34, Burton 35, Gower 35.
Ricambi? C’è qualche bravo giovane nella rosa che deve ancora completare la maturazione. Ma l’Italia A, il serbatoio naturale della prima squadra, non sta molto meglio: dei 68 giocatori impiegati negli ultimi due anni ben 28 sono sopra i 28 anni e tra questi 21 avanti. Poi bisogna guardare all’Under 20. E le cronache ci segnalano grossi problemi di tecnica individuale e collettiva. E se già a 17 e a 19 anni il gap con gli altri è quello visto in questi mondiali, non si vede come la nazionale maggiore potrà fare l’atteso salto di qualità. Dietro l’angolo potrebbe esserci, purtroppo, la necessità di un nuovo ricorso agli equiparati. Meglio allora avere subito le idee chiare. Perché anche per questo servono qualità e pianificazione. In attesa di tempi migliori.

Dalli alle Accademie! Ma se il problema non fosse lì?

Le prestazioni negative dell’Italia U20 al Mondiale in corso in Veneto hanno ridato fiato a una polemica che negli ultimi anni non si è mai placata del tutto, avrà forse avuto qualche momento di stanca, ma in qualche modo le Accademie federali sono spesso finite nel mirino delle critiche di addetti ai lavori e appassionati.
Che il loro lavoro vada migliorato è innegabile, basta vedere i risultati del campo. Che ci siano cose da cambiare o da introdurre è altrettanto vero. Che la selezione sia da rimodulare lo è ancor di più. Ma forse le Accademie sono il bersaglio grosso, quello facile. Tanto più perché volute e gestite dalla federazione, cosa che nel paese dei mille campanili e del milione di orticelli da salvaguardare sempre e comunque, non può non dar vita ad altrettanti correnti di pensiero…

Cominciamo con il dire che le Accademie sono imprescindibili, non si può stare senza, è una via dalla quale non possiamo e non dobbiamo tornare indietro. Vanno quindi migliorate, integrate, ma non cancellate. E in questi giorni qualcuno che lo ha chiesto c’è stato.
Il problema, a mio modo di vedere, sta da un’altra parte: tutti noi pensiamo che il compito delle Accademie sia quello di formare i giocatori. In realtà non è del tutto vero: il loro principale compito dovrebbe essere quello di sgrezzarli, invece si trovano a doverli formare. Ma “formare” un giocatore a 16 o 17 anni è tardi. Quello è un compito che andrebbe svolto prima, che la formazione tecnica non può arrivare così in là nel tempo, soprattutto nel caso dei trequarti. Perché l’Italia è particolarmente forte negli avanti e in mischia? Perché qui il tasso tecnico – che pure c’è – è più basso  che non dal 9 in su. Formare un pilone è un po’ più facile che formare un centro o un giocatore di mediana.
La vera tara del nostro movimento sta nella qualità della gran parte del nostro settore tecnico a tutti i livelli e tutte le età, soprattutto nelle categorie più giovani.  Non sto sparando nel mucchio: anche lì ci sono tecnici bravi e preparati. Io parlo però di una situazione complessiva, dove i segni meno sono troppi. Tanti i motivi, impossibile elencarli, ma è da lì che bisogna cominciare a sistemare le cose e ripartire. Se un 17enne gallese, irlandese o argentino è “più pronto” di un suo coetaneo italiano, beh, la colpa non può essere dei ragazzi. Che comunque dovrebbero capire che entrare in una Accademia è solo il primo passo, mentre a volte l’impressione di avere a che fare con giovani che si sentono già arrivati, c’è.