FIR-Benetton, come è andato l’incontro di Bologna

Si è concluso a Bologna il vertice tra Fir e Benetton Treviso per cercare di trovare un compromesso nella disputa sugli aspetti tecnici ed economici che sta dividendo la federazione e quella che è la migliore realtà rugbistica in Italia.
Dichiarazioni ufficiali ancora non ce ne sono, ma l’incontro sarebbe stato interlocutorio: il presidente del Benetton Amerino Zatta ha spiegato e ribadito al vicepresidente vicario federale Saccà e al responsabile dell’alto livello Carlo Checchinato le posizioni della società biancoverde. Treviso e FIR ostentano ottimismo, ma ora vedremo che cosa deciderà il presidente federale Dondi.
Speriamo bene. Rimane però una domanda sullo sfondo: perché ad un incontro del genere, presente cioè il massimo dirigente trevisano, non fosse presente il suo corrispettivo federale. Se ne sarebbe probabilmente in tempistica e chiarezza, l’unica cosa poco abbondante in questa vicenda.

Treviso e Fir: “privati” e “statalisti”, chi giù dalla torre?

Stai a vedere che alla fine è solo una “questione politica”, nel senso però meno rugbistico del termine. Perché nella diatriba Fir/Benetton alla fine ha ragione Treviso non solo in virtù dei suoi risultati sportivi, ma perché è un “privato”, mentre quei cattivoni della FIR hanno torto perché “statalisti” (e che una federazione sia “statalista” mi sembra davvero il minimo).
Non lo dico io, ma lo sostiene Right Rugby.
Ora, la FIR ha mille responsabilità per la situazione che si è venuta a creare (e magari pure il Benetton….) ma buttarla sul privato/pubblico fa un po’ ridere.
In Italia l’unico privato che funziona veramente è Treviso. Questo è inattaccabile. E funziona dannatamente bene. Però non lo si può elevare a sistema automaticamente. In molte altre parti il privato va abbastanza bene, in altre vivacchia, in altre ancora… lasciamo perdere. Lo stesso dicasi per le federazioni: ci sono quelle che funzionano a meraviglia e altre che balbettano. Anche qui, elevarle a sistema è un errore.
Quindi chi pensa così – secondo quel blog – è un terzista, un bel modo per dire che uno non è sufficientemente coraggioso da scegliersi una parte (già, essere “partigiani”, ecco una definizione che da quelle parti non prenderebbero un granché bene).

Io sono dell’idea che entrambe le parti – FIR e Benetton – abbiano le loro ragioni e i loro torti e che l’unica soluzione è sedersi a un tavolo, rinunciare entrambe a qualcosa e trovare un accordo. E questo fa di me probabilmente un terzista mio malgrado. Vabbé, non perderò il sonno per questo, però questa roba del pubblico privato mi fa pensare.
Parlare, in bene, di Treviso è inevitabile. Ma anche molto facile, perché se ci si guarda attorno il panorama italico non è così confortante. Vogliamo vedere cosa hanno fatto i privati dalle altre parti? Parliamo di Roma? Di L’Aquila? Vogliamo parlare di Milano che sta ancora pagando i danni dell’ubriacatura di metà anni ’90?
Treviso ha trovato un equilibrio quasi perfetto: il grande mecenate tanto ricco quanto intelligente da non intromettersi e da scegliersi i giusti collaboratori. Un equilibrio difficilmente replicabile (ribadisco: vogliamo parlare di Milano?).
Passiamo alle Federazioni. Ce n’è per tutti i gusti. Scozia e Nuova Zelanda sono “stataliste” al 100%, Australia e Iralanda sono una intelligente via di mezzo, il Galles è un “terzista” (anche lui!) di altro tipo con un paio di franchigie gestite direttamente dalla Federazione e altre invece completamente “private”.
Poi ci sono le “private” per antonomasia, Francia e soprattutto Inghilterra. Ma il discorso lì è diverso, perché il numero di società e l’enorme bacino umano renderebbe impossibile una direzione centralizzata. Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Galles, Scozia, Irlanda sono bacini di grandissima tradizione ma infinitamente più piccoli.
Tra questi esempi ce ne sono alcuni che vanno benissimo, altri molto male, altri ancora che andavano bene qualche anno fa e male adesso o viceversa.
L’intelligenza dice quindi che si dovrebbe essere abbastanza elastici, pronti a cambiare direzione e ad apportare modifiche con poche rigidità ideologiche. Qualcuno, a mo’ di sfottò, chiama questo atteggiamento terzismo. Per me è solo buon senso.

ps: nell’articolo in questione si metteva in dubbio l’autorefrenzialità trevigiana. La ricaduta di una realtà grande e importante come Treviso è innegabilmente limitata. Non è un difetto, è una scelta (e una cosa anche molto diffusa in Italia). Ma non può essere davvero quella la strada per far crescere il movimento anche fuori dai territori di tradizione rugbistica.  In Veneto lo puoi anche fare senza grossi problemi, magari in Calabria (è un esempio) no.

IRB, il nuovo presidente il 12 dicembre

L’International board sceglierà il suo nuovo padrone il 12 dicembre a Los Angeles. Nella metropoli californiana si saprà dunque chi la spunterà tra l’attuale presidente Bernard Lapasset e il suo vice Bill Beaumont, inglese. Lo scorso 19 ottobre – data in cui in realtà ci si attendeva la nomina – tutto si risolse in un nulla di fatto e in un rinvio. La carica ha una durata di quattro anni.

L’IRB mette in discussione la “regola delle 36 ore”

36 ore, una giornata e mezzo. Oggi questo è il periodo entro il quale il giudice sportivo può acquisire i video necessari per eventualmente sanzionare giocatori che si sono resi protagonisti di colpi proibiti non visti dagli arbitri. Quelli acquisiti dopo – e di conseguenza i ricorsi relativi – non valgono. E’ successo nelle scorse ore: il francese Aurélien Rougerie non è stato squalificato anche se un video lo aveva pescato in quello che sembrava un tentativo riuscito di eye-gouging (dita negli occhi) ai danni di McCaw durante la finalissima iridata del 23 ottobre scorso. L’arbitro però non l’ha visto, i guardalinee nemmeno e il video è arrivato dopo le 36 ore. Risultato: nessuna squalifica.
L’IRB ha però deciso di correre subito ai ripari e ha annunciato l’intenzione di apportare modifiche alla norma allungando i tempi di acquisizione dei video, anche se in non meglio specificati “casi eccezionali”.

Treviso-FIR, rassegna stampa (estera) di una guerra italica

Per una volta anche la stampa straniera parla di “cose italiane”, ma c’è poco da vantarsi visto che la vicenda è quella della diatriba tra Benetton Treviso e FIR. E come ne parlano?
Ecco come la trattano i principali siti del mondo (incredibile, in Francia – almeno on-line – la questione viene snobbata…)

Planet Rugby – Leggi qui l’articolo

Rugby Week – Leggi qui l’articolo

Rugby365 – Leggi qui l’articolo