Mercoledì scorso l’amichevole di lusso – di calcio – tra Germania e Francia ha radunato davanti alle tv transalpine una platea di 6,5 milioni di telespettatori. Domenica il match tra Francia e Irlanda valevole per il Sei Nazioni ha richiamato 6,7 milioni di persone. Numeri simili, ma con la differenza che la partita di calcio era in programma nel prime time serale, quella di rugby nel sonnacchioso pomeriggio domenicale. E qualche differenza tra i due posizionamenti c’è.
Un caso isolato? No, almeno in Francia. Lo conferma uno studio dell’agenzia SportLab, che ha effettuato un sondaggio chiedendo a un campione qualificato di cittadini francesi quale nazionale preferirebbero guardare in una ipotetica serata in cui si presentassero partite di diverse discipline. Ebbene, il 19% ha espresso una preferenza per il rugby, a fronte del 13% della nazionale di calcio. Nello studio si sottolinea come nel 2009 le cifre fossero del 27% per la palla tonda contro il 16% di quella ovale.
Merito del rugby o demerito del calcio? Poco conta, io sarei contento di avere anche in Italia i numeri del 2009…
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Doping nel 2011: pochi casi, ma la lotta non si ferma
Il doping c’è ma nel rugby rimane un fenomeno tutto sommato limitato. Il che non sta a significare che si può abbassare la guardia, tutt’altro.
L’International Board ha reso noti i risultati del programma antidoping del 2011: 1.714 test (587 durante partite e tornei) più i 989 della Rugby World Cup.
Otto i casi finiti nella rete dei controlli, lo 0,46% del totale: le violazioni hanno riguardato in 4 casi la Methylhexaneamina, in due il Testosterone, uno per Probenicid e uno per Oxycodone.
Cittadini, la Puma e quell’imbucato di Barbieri…
Una storia buffa ma che fa pensare pescata dal blog lamischia…
I rugbisti questi testimonial sconosciuti, oseremmo dire. E’ vero, hanno il physique du rôle dell’uomo che non deve chiedere mai e poi quell’aurea di bravi ragazzi onesti e leali aiuta a vendere il prodotto. Il problema è che se non li conosci rischi di confonderli. Uno vale l’altro, tanto sono tutti grossi e muscolosi e un po’ frigoriferi.
Prendete Lorenzo Cittadini, pilone destro del Benetton Treviso e della nazionale azzurra. Francamente oltre i confini di Ovalia non è un volto noto come può esserlo, per dirne uno, il Castro nazionale spezza cucchiai di legno. Lorenzo Cittadini ha un contratto di sponsorizzazione con il brand d’origine tedesca PUMA. Questa è la pagina che la PUMA gli ha dedicato (alla fine dell’articolo c’è uno screenshot). Una bellissima foto, una raffazzonata e striminzita biografia ad affiancare una sorta di fototessera e poi una foto con una didascalia “Vincitore di Coppa Italiana, Supercoppa e Campionato 2010″. Tutto bene e tutto giusto? Neanche per idea. Il soggetto ritratto in foto, infatti, non è il massiccio pilone Cittadini, ma il suo compagno di squadra e di nazionale Robert Barbieri. Insomma uno vale l’altro per il marketing della Puma?
Qualcosa di cui sorridere e basta? Potrebbe essere. Ma provate a controllare chi è Lorenzo Cittadini per DATASPORT.IT SPORTMEDIASET.IT e addirittura per PLANETRUGBY.COM ? (…)
Super Rugby e Mondiale per club, Ovalia si allarga
Iniziamo con il Super Rugby: il boss della SANZAR Greg Peters ha ammesso per la prima volta che la possibilità che il massimo torneo dell’emisfero sud riservato ai club possa espandersi verso Stati Uniti e Giappone non solo esiste, ma è pure probabile. Il progetto quindi è sul tavolo, anche se per vederlo concretizzarsi bisognerà attendere il 2016, anno in cui diventeranno operativi i nuovi contratti commerciali legati alla copertura televisiva del torneo, al momento blindati fino al 2015. Nessuna parola invece sul coinvolgimento di una franchigia argentina, di cui invece si era rumoreggiato in passato. Ad ogni modo dal 2016 dovremme vedere in campo tante novità, magari anche quella sesta franchigia sudafricana che sta creando già oggi non pochi problemi a Johannesburg.
Ma andiamo all’altra grande novita di cui si vocifera da tempo: il campionato mondiale per club che dovrebbe vedre come protagoniste le principali squadre di Heineken Cup e proprio il Super Rugby.
Un progetto ancora in fase embrionale, ma su cui federazione inglese e francese strebbero lavoranso sottotraccia già da un po’. Ora salta fuori che il qatar avrebbe già offerto la propria disponibilità ad ospitare la prima edizione del torneo. Voci e rumors sempre più insistenti e destinati a crescere nei prossimi mesi: la tempistica anche qui però è piuttosto lunga e per veder – eventualmente – realizzato il tutto bisognerà attendere fin dopo l’edizione del Mondiale 2015.
Rugby e oratori, a che punto è il progetto. Intervista al presidente del CSI
Lo scorso giugno, quando si era iniziato a parlare del progetto di collaborazione tra FIR e CSI per portare il rugby negli oratori italiani ho usato la parola “rivoluzione”. Perché la prospettiva che la palla ovale potesse entrare in oltre seimila strutture oratoriali dislocate capillarmente in tutta Italia, dando così una nuova opportunità di scelta sportiva/agonistica/educativa a migliaia di ragazzi sono oggettivamente una rivoluzione per il nostro movimento. Una rivoluzione che però darà i suoi risultati a medio/lungo periodo.
L’annuncio e la fase embrionale del progetto è ormai di quasi un anno fa. A che punto siamo oggi? L’ho chiesto a Massimo Achini, presidente del CSI nazionale.
“La cosa difficile negli accordi con le federazioni – inizia Achini – è quella di passare dalle convenzioni alla collaborazione, cosa non affatto semplice e immediata. Il percorso intrapreso con la FIR procede piuttosto bene un po’ ovunque, anche se al momento ci sono punte già avanzate solo in Veneto e Toscana”.
Quale la diffusione del progetto fino ad ora?
“Direi che oggi siamo al 20% della capacità totale. La mia speranza è che da settembre, con la nuova stagione, si possa partire veramente con una attività settimanale continuativa in maniera tale da raggiungere il 50/60% delle nostre potenzialità nel giro di un anno”.
Quali le difficoltà principali?
“Sono soprattutto di tre ordini. L’impiantistica, con campi non sempre facilmente ottenibili o convertibili. In secondo luogo non ci ha aiutato l’aver iniziato a lavorare a stagione praticamente già cominciata, per questo confidiamo nella prossima. Infine c’è il problema degli istruttori-allenatori: ricordo infatti che per noi è fondamentale che ci sia una progettualità educativa che vada comunque al di là dello sport”.
Trovare tutti questi allenatori/istruttori però non è semplice…
“Vero. Ma in questo ci sta aiutando molto la FIR e contiamo molto su quello che chiamiamo effetto-moltiplicazione: ogni istruttore formato può prepararne molti altri”.
