Movimento Italia: Rugby di base, cosa va e cosa non va

Francesco Lucca è il presidente del Cilento Rugby e ci aiuta ad analizzare il progetto “Rugby di base” della FIR per la stagione 2012/2013 (980mila euro i fondi destinati). Quella di Francesco è ovviamente una fotografia, discutibile come tutte le fotografie, ma fatta da uno che vive di queste cose. Se qualcuno avesse da fare critiche, appunti, integrazioni – purché civili – qui la porta è sempre aperta… la palla a Francesco.

Da un confronto tra questa edizione e le precedenti due del progetto rugby base ho notato una sostanziale conferma dei montepremi, che di questi tempi è già un fatto… Quest’anno si rileva per altro una maggiore attenzione al rugby femminile.
Resta il fatto che, pur avendo confermato il raddoppio dei montepremi rispetto alla stagione 2010-2011 ancora non mi spiego perché abbiano eliminato il seppur scarno contributo alla ricerca arbitri e alla crescita dei tecnici che era presente in quella stagione. Forse hanno allocato quelle risorse su altri progetti, ma non mi risultano iniziative in tal senso. Spero di sbagliarmi. Sottolineo il mio plauso ad una federazione che sostiene il rugby di base ma perché non chiedersi dove si può migliorare? Pertanto mi auguro che si torni a riflettere su iniziative più ad ampio respiro che coinvolgano squadre e arbitri, oltre a porre una più seria attenzione all’aspetto tecnico e pedagogico. In particolare ci sono grossi margini di miglioramento soprattutto per il settore propaganda. A mio giudizio si tratta la materia con troppa leggerezza. Il corso Primo Momento si svolge in 10 ore… Non è sufficiente soffermarsi un giorno e mezzo su tematiche così delicate come il lavorare con i bambini ma forse questo argomento merita il giusto spazio.

Dalla FIR al rugby di base: 980mila euro a disposizione

La FIR ha reso noto il progetto “Sviluppo Rugby Base” per la stagione sportiva 2012-2013. Il testo è disponibile nella sezione “FIR/Documenti Federali/Sviluppo Rugby Base” del sito della Federazione.

CLICCA QUI PER SCARICARLO

Caso Aironi e non solo: venerdì Consiglio Federale a Bologna

dall’ufficio stampa FIR

E’ convocata per venerdì 27 aprile a Bologna la riunione del Consiglio Federale della FIR presieduto da Giancarlo Dondi.

L’ordine del giorno prevede una decisione in merito alla nomina della Società o Franchigia cui, a seguito della riunione del Consiglio del 6 aprile scorso, verrà assegnata la licenza di partecipazione al RaboDirect PRO12 per le stagioni 2012/13 e 2013/14.

Il Presidente illustrerà al Consiglio il progetto per la consegna del cap ufficiale a tutti gli atleti che abbiano rappresentato l’Italia con la Nazionale Maggiore.

Sul fronte amministrativo è prevista l’approvazione del bilancio consuntivo 2011, mentre su quello statutario verrà approvata la Circolare Informativa per la Stagione Sportiva 2012/2013.

Per quanto concerne il settore tecnico, infine, verranno definite la struttura e le date del Campionato Italiano d’Eccellenza 2012/2013 e le date d’inizio dei Campionati di Serie A, Serie B e Serie C e presentato il progetto Rugby di Base per la stagione a venire.

Accademie, movimento, professionismo vero: i mali dell’Italrugby

La rubrica “Mischia aperta” di Antonio Liviero su Il Gazzettino. Oggi da stampare e conservare

Il settore giovanile è una finestra sul futuro. E da quello che si è visto ai recenti Europei Under 18 di Madrid, il domani appare inquietante. Altro che “sistema franchigie” che scricchiola: è l’interapiramide del rugby italiano che rischia grosso.
Nell’esordio contro il Galles gli azzurrini allenati da Chini e Troiani sono stati travolti
41-8 dal Galles, quarta forza della manifestazione, per essere poi addirittura battuti
dalla Georgia e relegati a lottare per il settimo posto con il modesto Portogallo
(sconfitto 41-14). Un brusco ridimensionamento dopo il successo di febbraio sull’Irlanda.
Ma bisogna tener conto che la nazionale più forte del Trifoglio è quella scolastica e non la selezione dei club affrontata a Badia. E che per trovare negli annali un altro successo dei nostri ragazzi contro uno dei primi 12 paesi al mondo bisogna risalire all’aprile del 2006 (contro la Scozia A Treviso).
Certo la vittoria, a livello giovanile, non deve essere un dogma. Conta di più la crescita
dei giocatori. Ma la sconfitta sistematica è di sicuro il segnale di un’anomalia. Che
fare? Prima di tutto tornare a lavorare sulla base del movimento: più è larga, più il
vertice della piramide può arrivare in alto. E non solo per aumentare le probabilità
di scoprire talenti. C’è bisogno come il pane di tante altre figure: arbitri (fondamentali
per il gioco), educatori, dirigenti. Non vorrei che qualcuno scambiasse gli ottantamila
dell’Olimpico o del Meazza per praticanti.
Secondo: bisogna eliminare al più presto a livello di campionati l’enorme e pericoloso
sbalzo tra Under 16 e Under 20. Tre classi d’età raggruppate in una sola categoria
per avere i numeri sufficienti a garantire squadre e campionati a fronte di un calo di praticanti juniores, rischia di bruciare la generazione dei più giovani: troppo il divario fisico e di esperienza. Vero che nelle regioni leader si trovano i correttivi, ma se la palla
ovale vuole davvero uscire dalla dimensione regionale deve cominciare a ragionare
su altri numeri.
La soluzione del primo problema è naturalmente propedeutica al secondo. Ma c’è
dell’altro. Le Accademie zonali dovrebbero integrarsi maggiormente col territorio e
i club, offrire formazione di alto livello, non posti “garantiti” o contratti da professionisti.
Quelli bisogna meritarseli sul campo. E se la maglia azzurra è un valore, tutti i giocatori devono avere le stesse opportunità di indossarla. Anche chi è fuori dall’Accademia. Una sana competizione per la nazionale può aiutare la crescita. L’impressione è che non sia
così. In caso contrario, basterà far parlare chiaramente i fatti. Gioverà a tutti.
Infine la formazione. Credo che la Fir abbia il dovere di importare i migliori saperi tecnici oggi disponibili in Europa, gente specializzata nei settori giovanili. E non tanto per ovviare a lacune degli allenatori italiani (ce ne sono di bravi), anche se i limiti nei fondamentali ai Mondiali Under 20 li hanno visti tutti. Ma perché, almeno periodicamente, gli stimoli e il confronto fanno bene. E aiutano a tenersi alla larga dalla tentazione dell’autoreferenzialità.

I giocatori rispondono all’AIR, e la mandano in touche

Qualche giorno fa l’annuncio in anteprima de Il Grillotalpa della costituzione della nuova Associazione Giocatori. Poi la replica dell’AIR (e le mie riflessioni)
Ora a metter i puntini sulle “i” sono i giocatori con un comunicato duro ma deciso (cliccate per espandere l’immagine)