Uenuku – Vita da Christchurch, l’orfana mondiale

di Stefania Mattana

Oggi, 4 settembre, è un anniversario particolare per la Nuova Zelanda, per Christchurch in particolare. Esattamente un anno fa, infatti, un forte terremoto ha scosso la seconda città nazionale per grandezza, portando scompiglio e disperazione. Il sisma del 4 settembre è stato il primo di una serie numerosissima di fenomeni sismici, culminati con la terribile scossa del 22 febbraio e che ancora flagellano la ragione.
Il terremoto si è portato via tante cose: persone e animali, case, negozi, sogni. E ha strappato alla città anche la Coppa del Mondo, l’evento più atteso degli ultimi tempi.
In tutto il Paese oggi si stanno svolgendo commoventi cerimonie in suffragio e ricordo di chi non ce l’ha fatta. La Nuova Zelanda, ancora una volta, si dimostra una nazione unita, solidale e forte, come tante volte ci ha dimostrato il popolo kiwi nei momenti di difficoltà.

Ma Uenuku significa ‘arcolbaleno’, e noi vogliamo parlare di quella parte – la maggior parte – di cittadini di Christchurch che affrontano la vita di tutti giorni e l’esperienza mondiale con determinazione e con quel sorriso fiero che sul viso di un “terremotato” vale mille volte di più. Ho intervistato Karyn, che da qualche tempo vive, con il marito e le sue due biondissime figlie, in un motel: la sua abitazione è stata danneggiata dal terremoto di febbraio, e quindi necessitava di una ristrutturazione. Karyn conta di tornare a casa sua la settimana prossima, ed è abbastanza soddisfatta della sistemazione di questi mesi: grazie anche agli aiuti dello Stato, sia la ristrutturazione che l’alloggio provvisorio non hanno gravato eccessivamente sull’economia della famiglia.
A Christchurch, il rammarico per aver perso la Coppa del Mondo è evidente: a livello emotivo è difficile spiegare il dispiacere di non essere protagonisti in prima persona di un evento così importante. Ma i kiwi sono dei tipi molto pragmatici, e Karyn ci espone anche il suo punto di vista economico: “Mio marito lavora nel turismo, e per noi la presenza della RWC a Christchuch avrebbe generato un reddito aggiuntivo, cosa che purtroppo non accadrà. La Nuova Zelanda potrà ancora portare a casa un bel po’ di soldi con la RWC, ma questi soldi non entreranno direttamente nelle casse di Christchurch. Le partite che non si giocheranno più in città sono ben sette. Abbiamo perso non solo ‘l’entrata’ dell’acquisto dei biglietti delle partite, ma anche tutto il movimento che si sarebbe creato attorno agli alberghi, motel, alloggi, ristoranti etc. Un grosso colpo per noi.”

Oltre il danno, anche la beffa, per Karyn e i suoi concittadini. “Abbiamo perso anche il nostro ‘Jade Stadium’ [l’AMI Stadium, nrd], dove si sarebbero giocate le partite. Quando le cose sono così distrutte come il nostro stadio, qui a Christchurch diciamo che sono ‘Munted’, ossia completamente rovinate… Non può essere riparato, e questo è un colpo davvero troppo duro per la gente di qui, specie poi per i Crusaders che ci giocavano dentro.”
Il terremoto sembra non abbandonare mai i cittadini di Christchurch, come un’ombra che li accompagna anche nelle piccole cose di tutti i giorni: “Abbiamo appena sentito un altro terremoto, proprio mentre ti scrivo. Magnitudo 4.4 con 53 tonnellate di energia liberata! Una bella shackerata, e non è affatto piacevole.”
Eppure, nonostante tutto questo, il buonumore di Karyn non riesce a scomparire del tutto, e ci racconta del profondo legame che esiste tra i kiwi, il rugby e gli All Blacks, citando le parole del marito.
“Peter [suo marito, ndr] è un fan scatenatissimo di rugby (ovviamente supporter degli All Blacks!); anche io sostengo gli All Blacks, ma non sono una fan così dedicata come lui! Noi crediamo che nessuna squadra di rugby al mondo sia in grado di portare ricchezza nella propria nazione come sanno fare gli All Blacks. Siamo davvero molto, molto fieri di questa cosa. Anche in radio si è parlato di questo, e su come la Nuova Zelanda potrebbe reagire davanti alla possibilità che i nostri non vincano la Coppa del Mondo. Mio marito dice che è più semplice gestire i terremoti piuttosto che il pensiero che gli All Blacks non vincano i mondiali!”
Lascio Karyn alle sue faccende, augurandole un buon ritorno alla sua casa. Leggendo le parole di Karyn, il mio primo pensiero va alla bella favola che si avvererebbe se davvero gli All Blacks vincessero a casa loro la Coppa del Mondo. Una piccola grande impresa che lenirebbe la ferita di questo fiero e combattivo popolo. E se qualcuno non lo avesse ancora capito, il mio tifo andrà ai nostri Azzurri, ma anche alla corazzata tuttanera.

Semenzato, un deb con testa e piedi ben piantati per terra

Ricevo e pubblico

“Un anno fa non mi aspettavo di giocare il 6 Nazioni, figuriamoci se potevo pensare al Mondiale”. Con un sorriso misto di autoironia e soddisfazione, Fabio Semenzato racconta così la soddisfazione per essere riuscito a conquistare la convocazione nella Nazionale italiana di rugby per la rassegna iridata neozelandese.
“Prima mi sono giocato le possibilità che ho avuto al 6 Nazioni, quindi, un passo alla volta, è arrivata la convocazione per il ritiro estivo e poi sono riuscito a rientrare nel gruppo dei 30”, dice Semenzato dal ritiro azzurro di Nelson. “Al 6 Nazioni dopo la prima partita lo staff mi ha confermato, soprattutto il c.t. Nick Mallett e il coach dei trequarti Alessandro Troncon mi hanno fatto sentire la loro fiducia”. E alla fine del Torneo, Semenzato si è piazzato al secondo posto nella classifica del miglior giocatore, determinata dai voti dei tifosi (che hanno premiato Andrea Masi). “Ancora mi viene da ridere…”. Un sorrisone illumina il volto di “Mozzarella”, come lo chiamano tutti, bravo e modesto. “Anche se ho 25 anni, al Mondiale sono un esordiente. Con Ugo Gori e Pablo Canavosio si collabora in allenamento, si lavora insieme per preparare la partita, senza dimenticare che siamo in competizione per la maglia numero 9. Io e Ugo siamo più giovani e cerchiamo di crescere insieme, Pablo ha più esperienza e ci fa anche da guida”. C’é una partita più delle altre che “Mozza” vorrebbe giocare in questo Mondiale? “L’esordio al Mondiale con l’Australia sarebbe un bel traguardo, contro una delle squadre che gioca il miglior rugby e la più in forma. Ci terrei parecchio”. Anche se da casa non è arrivato nessuno per seguirlo dal vivo: “Nessuno ha il coraggio di affrontare un viaggio così lungo”.
E proprio per gli amici e i parenti di Semenzato, ma per tutti gli altri tantissimi tifosi italiani che non potranno raggiungere la Nuova Zelanda, Peroni, storico partner della Federazione italiana rugby,  ha deciso di raccontare, attraverso gli occhi di Deejay Tv e di Tuttorugby.it, passo dopo passo l’avventura iridata della Nazionale di rugby.

Video: Derbyshire, voce azzurra dalla Nuova Zelanda

 

Video: i volontari della Coppa

Audio: Carlo Orlandi, e ora al lavoro!

Il coach della mischia azzurra parla dell’accoglienza in Nuova Zelanda, del lavoro svolto e dei prossimi impegni che attendono l’Italia ai Mondiali