Uenuku – Tom e Jodie, 30mila chilometri per un’ovale

di Stefania Mattana

Il mondiale ovale è appena iniziato, ma per qualcuno la fatica “mondiale” sta per terminare.
Stiamo parlando di una coppia di simpatici inglesi che ha deciso di giungere in Nuova Zelanda in bicicletta, partendo da Twickenham per arrivare dall’altra parte del mondo proprio in concomitanza dell’evento iridato.

Tom e Jodie hanno inforcato le loro bici e hanno intrapreso un viaggio lungo ben trentamila chilometri, con tre obiettivi: divertirsi e fare un’esperienza particolare, raccogliere una sterlina al chilometro – quindi trentamila sterline – da destinare a due associazioni benefiche, e visitare i Paesi dove il rugby ancora non è una realtà quotidiana, per confrontare le culture sportive e promuovere il gioco del rugby.

Durante le 72 settimane di viaggio (anche se a dire il vero mancano ancora le ultime 4 settimane in Nuova Zelanda), i due ragazzi hanno pedalato in 27 nazioni, attraversando deserti e steppe, metropoli e piccoli villaggi, e documentando tutto sul loro sito internet.

Tom e Jodie sono stati intervistati dalla stampa di mezzo mondo, trovando consensi e supporto anche in alcune aziende che si sono offerte come sponsor per la loro avventura.
I ragazzi ora si trovano a Dunedin, dove hanno incontrato la nazionale inglese e dove hanno fermato il contachilometri a 26.820 km.
Ancora qualche settimana e poco meno di quattromila chilometri, e poi per i due ciclisti arriverà finalmente il meritato riposo. Ma siamo sicuri che non si rimetteranno subito in sella? Il 2015 non è poi così lontano!

Uenuku – Richie McCow, il latte mondiale dice All Blacks

di Stefania Mattana

Il primo pronostico mondiale è andato bene, per il vitello mascotte della Nuova Zelanda. Aveva predetto che gli All Blacks avrebbero vinto la partita inaugurale contro Tonga, e così è successo: 41 a 10 per i padroni di casa, con 7 mete che vanno ben oltre le quattro necessarie per il bonus.
Buone notizie per il padrone Kyle Underwood, che come da rituale ormai aveva proposto a Richie due bottiglie di latte con etichette diverse: una con l’effige delle Tonga, l’altra con la felce d’argento. Il vitello si è dapprima avvicinato alla cannuccia delle isole Tonga, annusandola attentamente, per poi dirigersi sicuro verso la bottiglia All Blacks, succhiando il latte da questa e decidendo così il suo pronostico.
E stavolta, Richie non ha deluso ne aspettative né dei tifosi né degli scommettitori.

Piccolo quadro di stranezze e curiosità azzurre

Roberto parretta da La Gazzetta dello Sport

Ci sono il Golden Boy e Mozzarella, ci sono Ugo e l’Avatar, il Citta e Tonimi l’artista. Ma anche Giulio che sta per diventare papà e l’inglese di Cecina. Nick Mallett ha portato in Nuova Zelanda un nutrito gruppo di giovani al primo Mondiale.
A dir la verità, qualcuno giovane non è che lo sia più. «In effetti ho 25 anni…». Il sorrisone illumina Fabio Semenzato, da sempre «Mozzarella», e diventa più grande quando gli si ricorda che è stato votato come secondo miglior giocatore del Torneo, alle spalle di Masi. «Ancora mi viene da ridere…». Bravo, modesto, autoironico. (…)
Mozza si gioca il numero 9 con l’altro esordiente, Edoardo Gori. Nato a Borgo San Lorenzo, ha iniziato nel settore giovanile del Gispi, dove è rimasto fino all’under 16. Poi è passato ai Cavalieri. E in realtà si chiama… Ugo. «Sostiene mia mamma Susanna di averlo inventato lei, quando facevo ginnastica artistica, fra in 7 e gli 11 anni. Specialità? Parallele. A rugby ho cominciato a 5-6 anni e al campo c’erano altri Edoardo: l’allenatore Luciano Lupetti dice di averlo inventato lui».
Paul Derbyshire è coetaneo di Mozza, papà inglese e mamma di Cecina, in Nazionale ha esordito nel 2009. «Dall’Italia non mi sono portato dietro niente. A me basta che ci sia sempre un caffè decente, abbiamo trovato una buona macchinetta e sono contento».
Il più piccolo è invece il ventenne Tommaso Benvenuti. «L’ultima raccomandazione di mamma riguardava un tatuaggio, ma non penso me lo farò».
II romano-viterbese Ricky Bocchino, detto Avatar per la somiglianza col protagonista del film, dovrà dimostrare che un italiano può tornare a vestire con successo il numero 10 azzurro. «Credo di aver convinto Mallett durante il ritiro estivo».
Lorenzo Cittadini invece tre anni fa si era distrutto tibia e perone. Ora la preoccupazione è un’altra. «Sono di palato esigente, ma qui in albergo fanno bene la pasta».
Tommaso D’Apice, che suona chitarra e batteria (infastidendo, più che intrattenendo, dicono i suoi vecchi compagni di stanza e coinquilini) è di Benevento e ha condiviso il ritiro con il cugino Josh Furno. Lo scorso 13 agosto, nel suo esordio a Cesena, quando è entrato nei minuti finali con la maglia numero 16, in pochi hanno notato una piccola scritta col pennarello sul numero 1: «Papà». Tommi ha perso da poco papà Giovanni.
Giulio Toniolatti sta invece per diventare papà. «Qui a Nelson mi è arrivata la notizia che sarà un maschio. Priscilla non è potuta venire». Lo chiameranno Nelson.

Iniziano i Mondiali, Google li celebra con un doodle

Eccolo

Uenuku – Vademecum rosa salvatifo, ovvero il rugby spiegato alle donne

di Stefania Mattana

Questo articolo è dedicato a voi, donne che vi accompagnate a un tifoso di rugby. Esperte o meno, appassionate o dinsinteressate, avrete sicuramente notato un cambiamento di abitudini in colui che segue l’universo ovale – che sia il vostro marito, fratello, fidanzato, coinquilino, parente, amico, collega. Il mistero è presto svelato: come ogni quattro anni, come la pallatonda, è arrivato il mese dei mondiali.
Ma quest’anno ci siamo noi di Uenuku a sostenervi, con questo piccolo vademecum che speriamo vi aiuti a sorridere. O a capirci qualche cosa in più.
Perché si chiama rugby. Pare che un tizio chiamato William Webb Ellis avesse inventato questo sport a scuola, nel paese inglese di Rugby. Ora non solo lo sport di Ellis è praticato in più di 100 nazioni del mondo, ma la coppa del mondo è intitolata a suo nome. 

Struttura del campionato.Di queste cento e più nazioni, solo venti si sono qualificate per il mondiale, per cui la vostra sofferenza durerà solo sei settimane. Le squadre sono raggruppate in gironi; chi passa i gironi si scontrerà nella fase ad eliminazione diretta. La fine delle ostilità è prevista per il 23 ottobre, giusto in tempo per concedervi una vacanza durante il ponte di Ognissanti.

Il fuso orario. Non preoccupatevi se vedete il vostro tifoso andare a dormire prestissimo, o se la mattina vi sveglia a un orario che pensavate nemmeno esistesse sulla sveglia: sta facendo le prove per il fuso orario. Infatti, quest’anno i mondiali si svolgono in Nuova Zelanda, esattamente 12 ore avanti al vostro orologio. Fatevene una ragione, e comprate tappi per le orecchie molto buoni. Oppure comprategli Sky che trasmette le partite anche in differita, ossia a umani orari italiani.

Le basi del rugby. Le regole principali dovrebbero esservi note: 15 giocatori per squadra si scontrano sul campo per 80 minuti. Vince chi fa più punti. É proibito passare l’ovale in avanti, si passa solo indietro. Non è proibito invece afferrare l’avversario per i fianchi e sbatacchiarlo a terra: chi lo fa non sono non viene sanzionato, ma viene applaudito.

Contare il punteggio. Non vedrete mai una partita di rugby finire 1-0, difficilmente terminerà 3-2. Scordatevi il semplice punteggio della pallatonda, qui bisogna sfoderare il pallottoliere. Ci sono ben quattro modi diversi per segnare un punto: con la meta, il calcio piazzato di conversione della meta, il calcio piazzato per punizione e il drop.
La meta è la più facile da capire: se un giocatore porta il pallone dall’altra parte del campo dietro la grande H disegnata dai pali, la squadra conquista 5 punti. Inoltre, dato che “meta” in inglese si chiama “try”, ossia tentativo, la stessa squadra ha la possibilità di convertire il “tentativo” in punti aggiuntivi, con un calcio piazzato che vale 2 punti. L’ovale deve passare, una volta calciato, attraverso i pali della H, altrimenti non vale.
Il calcio piazzato per punizione invece vale tre punti. Si calcia ai pali quando viene fischiato un fallo e la posizione di gioco è buona per poter centrare la H. In genere, chi si prende questa responsabilità sono giocatori che fanno dell’atto di calciare un rituale vero e proprio, con sguardi minacciosi ai pali (Dan Carter), preghiere a mani giunte (Jonny Wilkinson), mosse da torero spagnolo (Quade Cooper), o passi dell’oca (Mirco Bergamasco).
Il drop vale anch’esso tre punti ed è un gesto tecnico molto particolare e difficile da realizzare: se durante un’azione in movimento vedete un giocatore che fa un passo indietro rispetto alla mischia, sappiate che si sta preparando a provare un drop. Appena riceve la palla, il giocatore le fa sfiorare terra e la calcia al volo. Se va bene, la calcia dentro i pali, e la folla delirerà proprio come il vostro tifoso davanti alla tv.

Sì, ma questa coppa chi la vince? Se il vostro tifoso dice Nuova Zelanda, voi dite Nuova Zelanda. Se dice Australia, voi pure. Se dice Sudafrica, dategli ragione. Idem per Argentina, Inghilterra e Francia. Il mondiale è un campionato strano, dove gli strafavoriti – i neozelandesi – hanno vinto solo una volta, e le situazioni si posso capovolgere. Al momento, i campioni in carica sono i sudafricani, ma se volete far colpo dite che l’Australia probabilmente farà vedere i sorci verdi a molti, quest’anno.

E l’Italia? L’Italia non ha mai superato il girone di qualificazione, e il sogno è quello di accedere ai quarti. Se volete il televisore libero, però, vi prego, non gufate: fatevene regalare un altro.

Il fuorigioco.
Se ve l’hanno spiegato e non lo avete capito, rinunciateci. In qualunque sport esista, il fuorigioco per le donne è come l’aglio per le streghe. Ma tranquille, si può vivere bene ugualmente: i miei genitori vivono felici da 30 anni, e mia madre ancora non ha capito il fuorigioco. Ma forse è questo, il segreto della loro unione.