Tindall confessa, Zara perdona

Alla fine Mike Tindall ha confessato la verità a Zara Philipps: la bionda con cui era stato filmato in un bar neozelandese mentre si scambiava effusioni, è una sua ex. Il campione inglese, 32 anni, come riporta il tabloid The Sun, ha dovuto ammettere la cosa, dopo che è emerso un secondo video e dopo che una fonte a lui vicina ha rivelato: “E’ stata la sua ragazza quando giocava a Bath”.
Doccia fredda, dunque, per la nipote della Regina, che è volata down-under per assistere alle partite del marito. Ma il suo – recentissimo – matrimonio dovrebbe essere salvo.

Uenuku – I ragazzi del mondiale placcano il doping con una t-shirt

Azzurri al lavoro con la maglia anti-doping (foto di Camilla Tavolato)

di Stefania Mattana

A qualcuno potrà anche sembrare strano, eppure il doping non alberga solo negli sport individuali. Il rugby non è esente da questa terribile piaga, e dal 2005 la IRB si sta impegnando fortemente per sensibilizzare l’opinione pubblica e combattere il doping nella palla ovale, perseguendo la causa attraverso una campagna dal titolo inequivocabile: Keep Rugby Clean.
La campagna, che ha anche un suo sito web autonomo  (link: www.keeprugbyclean.com), vanta collaborazioni prestigiose e testimonial di grande livello, come Felipe Contepomi, James Hook e Bryan Habana.
L’evento mondiale è ovviamente un ottimo palcoscenico per questa campagna, che ha lanciato un’interessante iniziativa: il Keep Rugby Clean Day, un giorno in cui tutti i partecipanti al torneo manifestano simbolicamente il loro dissenso nei confronti del doping. Il 25 settembre, durante tutto la giornata, i giocatori e i loro staff hanno indossato una t-shirt con scritto “Tackle Doping, Keep Rugby Clean” (placca il doping, tieni il rugby pulito). Da gli atleti impegnati nelle partite in cartellone alle squadre in allenamento, tutti quanti hanno abbracciato l’iniziativa con entusiasmo.

La presenza di Keep Rugby Clean è costante e si dimostra propositiva anche durante le altre manifestazioni ovali, dai mondiali Juniores agli appuntamenti iridati delle donne e del Seven. É importante, per chi ama il rugby ma soprattutto per le generazioni a venire, infondere e trasmettere la politica di tolleranza zero nei confronti dell’uso di sostanze proibite. Keep Rugby Clean è l’espressione di chi ha a cuore gli obiettivi di preservare principi genuini e di lealtà dello sport e tutelare la salute degli atleti, spesso non informati e inconsci della assoluta pericolosità del doping.
Mostrare una t-shirt tutto il giorno può sembrare un atto semplice, ma fortemente significativo agli occhi delle giovani leve che imitano e adorano i loro eroi.

E i TuttiNudi sconfiggono anche i Vampiri… (con video)

Lancio ANSA delle 16.11

Aspettando il big-match di domenica fra Italia ed Irlanda, che assegnerà un posto nei quarti di finale dei Mondiali di rugby, a Dunedin sono alle prese con il problema della violenza delle gang giovanili (ci sono stati scontri fra bande, con un morto ed un minorenne arrestato) e si distraggono con la partita dei ‘Nude Blacks’.
Una selezione di rugbisti neozelandesi e’ infatti scesa in campo sul prato del castello di Larnach per affrontare i ‘Vampiri’ della Romania: la particolarita’ del match e’ che tutti hanno giocato completamente nudi, da qui il nomignolo che accompagna questa squadra un po’ speciale che era alla terza esibizione stagionale. ”Contiamo di venire in Europa per il prossimo Sei Nazioni – ha detto l’organizzatore dell’evento, e manager dei ‘tutti nudi’, Ralph Davies -, magari a Roma se troviamo lo sponsor”.
I ‘nude blacks’ hanno anche eseguito, sempre in costume adamitico ma esibendo numerosi tatuaggi, la ‘haka’ di rito davanti ai Vampiri (nudi anche loro, per adeguarsi all’ ‘abbigliamento’ dei rivali) che hanno cercato di replicare colpo su colpo, ma alla fine hanno dovuto cedere per sei mete a quattro.
Due settimane fa i ‘nude blacks’ erano stati sconfitti da una selezione femminile spagnola ”e questa partita e’ servita per riprenderci da quello shock, quel giorno forse eravamo distratti”, ha commentato il capitano dei ‘tutti nudi’ David Bourke. Lo stesso Bourke domenica provera’ ad entrare sul campo durante Italia-Irlanda, ovviamente senza veli, come da tradizione rugbistica

 A QUESTO LINK TROVATE ANCHE UN VIDEO SULLA PARTITA IN QUESTIONE

Uenuku – Il mini-mondiale del mini-rugby: la Scozia è davanti a tutti

di Stefania Mattana

Ad ogni età il suo mondiale: se i “grandi” sono impegnati in Nuova Zelanda, i piccoli, quelli piccoli davvero, si sono riuniti a Hong Kong per disputare il loro personale campionato del mondo.
300 ragazzini che rappresentano le 20 nazionali partecipanti alla RWC hanno preso parte alla Te Aka Aorere Minu Rugby Tournament, un vero e proprio mondiale di mini rugby organizzato dalla Hong Kong Mini Rugby Football Union con la collaborazione della Hong Kong Rugby Football Union.

Una vetrina per giovanissimi talenti e un potente quanto simpatico mezzo di promozione del rugby dei più piccoli che sempre di più, anche nel nostro Paese, si sta affermando come una solida realtà all’interno dell’universo ovale.
L’evento è iniziato il 9 settembre, in concomitanza con l’inaugurazione dei più noti mondiali neozelandesi, e ha visto trionfare la nazionale della Scozia, che ha battuto in finale la Francia.
Un altro riconoscimento è stato attribuito alla spedizione irlandese, che si è aggiudicata il titolo di “squadra con i migliori valori olimpici”, una sorta di premio alla sportività e al fair play, che strizza un po’ l’occhio anche alla partecipazione del rugby Seven alle Olimpiadi del 2016 come sport dimostrativo.

Uenuku – Due chiacchiere con… Inès Castrogiovanni

di Stefania Mattana

La famiglia Castrogiovanni saluta la primavera in Argentina, mentre il loro Martin è impegnato nell’avventura neozelandese.  Attraversare l’oceano è questione di pochi secondi, grazie alle nuove tecnologie, e così abbiamo avuto modo di comunicare con mamma Stella Maris, papà Humberto e la sorella Inès. Quest’ultima si è rivelata davvero una ragazza affabile, cordiale e disponibile, facendo da interprete per i genitori e portavoce della famiglia, e sfoderando un eccellente italiano. Abbiamo provato a far loro qualche domanda un po’ “diversa”, pensando a quello che mia madre avrebbe chiesto a mamma Stella.

La prima cosa che si pensa quando si visualizza la Nuova Zelanda è la lontananza: agli antipodi dall’Italia, ma pur tanto distante dall’Argentina, anche sotto il profilo dei fusi orari. Le difficoltà nella comunicazione sono ovvie, ma per fortuna anche stavolta Internet rimpicciolisce il mondo:
“Con Martin ci sentiamo ogni tanto via sms, internet (e.mail, Facebook,ecc.) e ogni tanto qualche telefonata.” racconta Inès.

Cuore di mamma o spirito italico, il mandare pacchi alimentari e pieni di oggetti utili al figlio è un’abitudine che non muore mai. E la famiglia Castrogiovanni non è l’eccezione alla regola.
“Spesso i miei gli portano dei dolci argentini a base di dolce latte, yerba mate, ecc. Da quando si è scoperto che Martin è celiaco, e che quindi le cose che può mangiare sono limitate, la mamma fa fare ogni tanto qualche catenina porta fortuna, ma Martin le perde spesso!”

Uno di noi, Martin, un ragazzo normale che perde le cose (provate a chiederlo alle mie chiavi di casa!). E come uno di noi, avrà ricevuto sicuramente consigli e avvertenze riguardo la valigia perfetta da imbastire per la Nuova Zelanda.
“Non gli abbiamo consigliato niente in particolare – dice Inès – Lui ormai è un esperto nel preparare le valigie, dato che è sempre in giro. Di sicuro comunque non manca qualche porta fortuna, e delle fotografie.”

Continuo a pensare a Castro in Nuova Zelanda: il pilone destro più forte del mondo nella terra dei rugbisti più forti del mondo. Poterlo vedere giocare in Super 15 è ormai cosa da superfantarugby, ma il dubbio che lui abbia accarezzato questa opzione viene subito spento da Inès: “Martin non ha mai pensato di andare a giocare nei club di Super 15, o almeno non ci ha mai detto niente! Aveva pensato d’andare a giocare in Francia, ma alla fine ha deciso di rimare in Inghilterra.”

L’ultima domanda è di rito, quella che mai sarebbe potuta mancare in questa chiacchierata con Inès: Martin da bambino, come tutti i bambini, avrà avuto i suoi sogni, i suoi “progetti” e le sue fasi. Cosa avrebbe fatto da grande, se non fosse diventato il numero 3 più forte del mondo? La prima risposta di Inès mi ha fatto sorridere. “Martin da piccolo voleva fare l’attore, poi quando ha iniziato a giocare a basket voleva diventare un giocatore della NBA. I miei non hanno voluto che diventasse niente in particolare, volevano solo che fosse felice e che facesse solo quello che gli piaceva davvero.”
Chissà che il nostro Castro non abbia un futuro nascosto da attore: d’altronde il phisique du role non gli manca affatto.