Caos L’Aquila: il presidente tranquillizza. O cerca di farlo.

Dall’ufficio stampa de L’Aquila Rugby

Ad una settimana dalla scadenza della proposta di acquisto del gruppo Navarra L’Aquila Rugby 1936 interviene sulle motivazioni dell’apparente immobilità dell’ultimo mese. Consapevole dei tempi stretti che la dividono dall’inizio della prossima stagione, la società neroverde sottolinea la necessità di risolvere le questioni federali prima di mettere in campo le forze per creare la nuova compagine pronta per la stagione sportiva 2011-2012. Nel tranquillizzare i giocatori, i tifosi e la città intera il Presidente Romano Marinelli assicura che verranno pagati i lodi arbitrali nei tempi stabiliti dalla Federazione Italiana Rugby nonché gli ultimi stipendi e adempimenti della stagione appena conclusa.
Sottolinea inoltre che la trattativa con la famiglia Navarra sta andando avanti e che nei giorni scorsi i consulenti del Gruppo hanno ricevuto la documentazione necessaria ad una corretta valutazione dello stato patrimoniale della società. In ogni caso, la condizione essenziale per il buon esito della trattativa è che il Gruppo Navarra si renda disponibile alla sottoscrizione di un contratto preliminare di vendita delle quote sociali che preveda il contestuale deposito – presso un Notaio scelto di comune accordo per il perfezionamento del contratto – della somma offerta per l’acquisto della Società a garanzia dell’operazione stessa.

Solo al termine di questa importante e decisiva fase la società aquilana sarà pronta ad impegnarsi con giocatori, tecnici e collaboratori: al pari della corretta gestione a cui si è assistito nell’ultima stagione anche in questa situazione il club aquilano mostra rispetto per gli atleti e per gli eventuali acquirenti dello storico sodalizio ed interverrà, quindi, solo quando certa di poter dare garanzie per un futuro solido.

Il rugby, così come lo vede un ragazzino

Rosario Cambrea ha 12 anni e frequenta la seconda media presso l’Istituto “Zumbini” di Cosenza. Era tra i duecento ragazzi che il 3 giugno scorso hanno partecipato alla Festa delle Scuole di rugby riservata alla categoria under 14. Nelle scorse settimane Rosario ha scritto un tema in classe dal titolo “Dal punto di vista dell’alunno” che pubblico integralmente.
Un grazie a Sabatino Savaglio per la segnalazione.

Durante quest’anno scolastico ho avuto la possibilità di iniziare a giocare nella squadra di rugby della mia Scuola. Devo dire che prima d’ora non avevo mai provato grande interesse per questo meraviglioso sport, ma quando nella palestra della Scuola ci fecero eseguire degli esercizi corpo a corpo per ottenere la famosa palla ovale e portarla nell’area di meta la cosa mi ha attratto all’istante, e quando il mio professore di Educazione Fisica mi ha offerto di partecipare agli allenamenti, ho pensato che mi sarei potuto appassionare e le mie aspettative non sono state deluse: mi sono trovato in una squadra composta da compagni simpatici ed estroversi, e i nostri allenatori sono stati bravissimi in questi mesi.
Lo sport più diffuso in Italia è senza dubbio il calcio, ma penso che anche il rugby e tutti gli altri sport di squadra o individuali debbono poter entrare nella nostra vita quotidiana,anche perché a parlare sempre di calcio si diventa monotoni….il fatto che in questo sport ci sia sempre contatto fisico non deve far pensare alla gente che sia “troppo pericoloso”, anzi: tutto diventa molto più divertente. Il rugby si fonda sulla sportività e sul rispetto, ed anche se in campo sembra una vera battaglia, posso assicurare grazie alla mia esperienza che siamo tutti molto amici, e tra la mia squadra e le altre corre buon sangue.
I vari concentramenti organizzati dalla Scuola sono stati momenti di pura adrenalina: il Rugby è uno sport in cui il gioco di squadra è completamente, assolutamente tutto. Se esso manca in una squadra, questa non è capace di vincere una partita e ciò fa sì che ognuno abbia l’occasione di dare il meglio di sé, in poche parole nessuno è escluso. Durante gli allenamenti le centinaia di migliaia di esercizi sul placcaggio ci hanno fatto buttare il sangue (qualche volta letteralmente), ma sono stati parte integrante della nostra esperienza, e le altre decine di migliaia di esercizi sul passaggio sono riusciti a renderci una squadra legata e salda. Sicuramente ci sono state le botte, ma tutte le emozioni provate in quel campo riescono benissimo a compensarle, i lividi non sono altro che piccole macchie che non danno fastidio. Inseguire e prendere la palla per segnare è il nostro unico scopo, quando la si tiene tra le mani esistono solo tre cose: l’area di meta, la palla e il giocatore che la porta. Ma non bisogna essere egoisti e tenere la palla tutta per sé: si rischia di negare agli altri tutte le emozioni migliori,cosa che nel rugby non è ammessa: è un gioco di continuità, di coordinazione.

Io mi sono appassionato a questo sport grazie alla mia Scuola, ho provato tantissime emozioni in campo, e suggerisco a tutti quanti volessero partecipare di provarci: non vi dimenticherete un’esperienza così bella.

Rugby Roma, quando al caos non c’è mai fine

Da Rugbymercato.it

Anche nel clima di festa dello Stadio dei Marmi, in pieno Roma Sevens, a tenere banco è il futuro della Rugby Roma. Dopo aver informato i giocatori di considerare conclusi tutti i rapporti e di non essere più intenzionato a proseguire alla guida del club, l’ex presidente Paolo Abbondanza avrebbe infatti posto condizioni pesanti a Gabriele Caccamo, unico potenziale acquirente al momento. A fronte di una situazione debitoria di 500mila euro, secondo voci riportate anche ieri dal Corriere dello Sport, l’ormai ex mecenate del club avrebbe invece fatto pesare un attivo di un ulteriore mezzo milione di euro, facendo leva proprio sul valore del parco giocatori.

Mentre l’attuale dirigenza sta lavorando sulla cessione di ramo d’azienda, la situazione si preannuncia ingarbugliata al massimo, tanto più se – come pare – Caccamo decidesse di intraprendere la strada del lodo Petrucci, avvalendosi del supporto del Comune di Roma e della stessa FIR, che ritornerebbe in possesso del titolo sportivo, a seguito delle pendenze tra tesserati e società. L’idea – ma bisogna vedere fino a che punto possa essere realizzata – sarebbe dunque quella di trasferire il titolo sportivo dalla Roma, alla Rugby Roma 2000.

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Tifo e sfottò: la puntata numero 2, purtroppo

Qualche giorno fa l’acceso dibattito in merito alla pubblicazione di uno “status” sulla pagina facebook di un tifoso del Rovigo.
Oggi questa foto segnalatami da una lettrice, scattata al “Battaglini” in occasione della finale del Campionato d’Eccellenza (va anche detto che il retro della stessa maglietta portava la scritta “sportivamente parlando”).
Premesse e dubbi rimangono le stesse di qualche giorno fa: e cioè che questo articolo vuole solo essere una riflessione e non ha alcuna intenzione di mettere alla gogna chicchessia, nemmeno il soggetto immortalato nella foto.
In queste ore si parla moltissimo del gesto di Mercier nel dopo-finale e della reazione di Lubian. Però quei due comportamenti hanno almeno l’attenuante di essere stati fatti “a caldo”, in un momento e in un ambiente particolare.
Quello status e quella maglia invece no. Torno a dire che sono coinvolte Padova e Rovigo, ma in Italia i “campanili” sono infiniti e quindi al centro della mia riflessione poteva esserci una qualunque altra squadra. Non mi interessano i colori e/o il soggetto, ma solo il gesto.
Mi chiedo quanto lo sfottò volgare possa essere tollerato. Tutto qua.

L’Aquila, il rilancio dei Navarra

Acquisto della società e ripianamento dei debiti fino a un milione di euro. Questa la nuova offerta dei Navarra a Romano Marinelli per avere L’Aquila Rugby. Termine ultimo il 13 giugno, poi il ritiro definitivo. La famiglia milanese ha presentato qualche ora fa il piano, che oltre alla copertura dei debiti, prevede la regolare iscrizione al campionato, il rilancio del club e la sistemazione delle strutture. La palla ora torna a Marinelli.