Il compleanno di un vero rugbista: forza Lorenzo!

La sua grande passione? Il rugby, ovviamente. E poi anche le piste elettriche-slot car. Una vita normale in quel di Fidenza, una moglie, due figli… insomma, uno come tanti.
Poi un brutto infortunio durante un torneo fra principianti e vecchie glorie. Bruttissimo. Trauma alle vertebre cervicali con conseguente tetraplegia e dipendenza dalla ventilazione meccanica.
Lorenzo Fallini risponde bene alle cure e – raccontano gli amici – ha avuto una reazione da vero all black. Oggi è il suo compleanno. Non so cosa si possa esattamente dire e scrivere in queste occasioni, quindi non dirò e/o scriverò nulla.
Mi limito quindi a segnalarvi l’associazione fondata da alcuni suoi amici: si chiama Terzo Tempo con Lorenzo. Andate, guardate e – se vi va – lasciate un contributo.
Auguri Lorenzo, di cuore.

Tre Fontane, la storiaccia non è finita

Eduardo Lubrano per Repubblica.it

Sembrava che l’impianto del Tre Fontane venisse finalmente assegnato al rugby giovanile. L’ultima riunione con la Coni servizi aveva infatti stabilito che le due maggiori pretendenti alla gestione dell’impianto dell’Eur che dal 1969 serve lo sport della palla ovale romano, si riunissero al più presto in una società sportiva con un presidente neutrale e un consiglio che rappresentasse equamente la Nuova Rugby Roma e la Rugby e Altro (…)

Invece alla riunione davanti al notaio i rappresentanti di Rugby e Altro non si sono presentati facendo così saltare l’accordo. Non solo: hanno chiesto di avere il 52 per cento della società, di imporre l’imprenditore dell’editoria Gabriele Caccamo come presidente, di tenersi due campi (per cinquanta tesserati) e destinarne uno alla Nuova Rugby Roma (250 giovani).

A questo punto la Coni servizi, che a giugno lascerà la gestione dell’impianto a Roma Capitale che ne è il proprietario, ha deciso che non si può continuare così e ha stabilito di indire un bando (sarà pronto la settimana prossima) per l’assegnazione dell’impianto. Un bando che ovviamente a questo punto non riguarderà solo il rugby: chi lo vincerà gestirà l’impianto e chi volesse accampare diritti per giocare a rugby dovrà parlare con i nuovi gestori, siano essi una società di calcio, di basket o di qualsiasi altra natura. (…)

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Treviso-FIR, rassegna stampa (estera) di una guerra italica

Per una volta anche la stampa straniera parla di “cose italiane”, ma c’è poco da vantarsi visto che la vicenda è quella della diatriba tra Benetton Treviso e FIR. E come ne parlano?
Ecco come la trattano i principali siti del mondo (incredibile, in Francia – almeno on-line – la questione viene snobbata…)

Planet Rugby – Leggi qui l’articolo

Rugby Week – Leggi qui l’articolo

Rugby365 – Leggi qui l’articolo

Pugno in campo a un avversario: denunciato rugbysta del Prato Sesto

Lancio ANSA delle 16 e 29 di venerdì 4 novembre

E’ accusato di avere colpito con un violento pugno a un occhio un avversario un ventisettenne giocatore di rugby di Prato denunciato per lesioni personali aggravate dalla polizia dopo una partita disputata a Perugia.
L’episodio e’ avvenuto nel corso di un incontro giocato nell’aprile scorso tra le squadre del ”Cus Perugia” e del ”Prato Sesto Rugby”. Secondo la ricostruzione della questura, l’atleta della formazione toscana approfittando di una momentanea sospensione delle azioni di gioco aveva colpito con il pugno un avversario, di 30 anni.
La squadra di polizia giudiziaria della divisione anticrimine ha quindi acquisito i filmati relativi alla partita rilevando che l’azione violenta era del tutto volontaria e non conseguente al gioco.

Quella sporca ultima meta: storia di una partita unica. Di quelle che ti segnano

Qualche giorno fa vi ho parlato di una squadra molto particolare che gioca in Serie C in Piemonte. Particolare perché completamente composta da giocatori detenuti.
Un lettore del blog – che preferisce rimanere anonimo – ha giocato contro questa squadra e ha voluto raccontarmi come è andata. Io ve la giro, perché è semplicemente bellissima

La Drola è la squadra della Casa Circondariale di Torino, ‘Le Vallette’ per i torinesi. Una trentina di ragazzi, detenuti delle carceri di tutta Italia trasferiti in Piemonte, a cui è stata data la possibilità di recuperarsi grazie allo sport. E non uno qualsiasi, uno sport fatto di valori, dove le parole fondamentali sono ‘avanzare’ e ‘sostegno’, una sintesi della vita di tutti i giorni.
Sembra di stare in un film: alte torri di guardia, mura di cemento liscio alte oltre 10 metri e telecamere di sorveglianza ovunque. E’ un plumbeo sabato pomeriggio di fine ottobre e si gioca a rugby, of course: La Drola – San Mo’, serie C, girone territoriale piemontese.
Ci cambiamo nei container adibiti a spogliatoio, sorrido nel constatare che le ‘strutture’ sono sempre le stesse quando militi in serie C, ovunque ti capiti di giocare. Riscaldamento, riconoscimento dal signor arbitro, il discorso del coach e finalmente scendiamo in campo, il terreno è morbido con una bella erba, il rettangolo di gioco è stretto e corto, su tre lati muri grigi, sul quarto gli spalti, sempre di cemento, vuoti.
Tre secondini osservano incuriositi il fischio d’inizio, palla alta e pedalare. Cominciamo con il piede giusto, loro sono grossi ma inesperti, mettiamo pressione e grazie ad una punizione ed un drop siamo subito 0-6 .
Gioco fisico il loro, vanno a sbattere, e talvolta gli riesce di bucare: il numero 8 passa, mi viene addosso, sono l’estremo, lui è enorme, vado alle gambe e lui va giù. Ma ci salviamo per poco, loro continuano a ripartire e guadagnare sistematicamente la linea del vantaggio, finché non schiacciano tra i pali! 5-6, forse è meglio svegliarci.
Ci svegliamo, a volte capita di rendersi conto di saper giocare: una, due, tre mete! A metà del secondo tempo siamo 5-23. Sarebbe un grosso errore ‘sedersi’ proprio ora, vogliamo la quarta meta, quella del bonus, ma la vuole segnare ognuno di noi e l’individualismo non premia nel gioco del rugby.
Il rugby premia il gioco di squadra, e mentre noi ci rilassiamo loro ci credono ancora, ben più di noi, segnano e trasformano due volte, noi mettiamo solo un piazzato: 19-26. La Drola ha ‘la ghigna’, voglia di vincere, vengono da noi ma la loro inesperienza ci salva,  il loro pilone va a terra nei nostri 22 metri controllando male il pallone: avanti! Guardiamo tutti l’arbitro e lui fischia tre volte. Ricominciamo a respirare.
Abbiamo vinto, ma è stata dura, sarà il luogo angosciante, sarà che, di chi hai di fronte, sai solo che ha commesso reato per essere qui, sarà che non ho mai visto tanta determinazione in una squadra di principianti. Loro fanno il corridoio e ci applaudono, con un rispetto per l’avversario che raramente vedi.
Scortati al ‘braccio Arcobaleno’, la struttura, separata dagli altri settori, che accoglie i giocatori de La Drola, ci sediamo assieme a tavola dove vengono servite lasagne al forno. Le lasagne, onestamente, non sono delle migliori e manca la birra (vietati gli alcolici), il terzo tempo però ha qualcosa di unico: lo spirito di questo sport, avversari in campo e amici dopo, è vivo in queste persone. Parlano, ridono, scherzano con te come fossi loro amico da tempo, si scusano per i falli fatti e ti stringono la mano, sinceramente, chiedono consigli e delucidazioni. Il miglior terzo tempo della mia carriera.
Seduto a tavola con loro improvvisamente realizzo che non mi importa più di aver vinto, ha vinto lo sport, ha vinto il Rugby, e sono felice.