Aironi: Melegari lascia (e con lui Barzoni), manca solo l’ufficialità.

due articoli da La Gazzetta di Mantova

Non sembra esserci via d’uscita per il futuro degli Aironi. Il presidente federale Giancarlo
Dondi conferma che la Fir non darà aiuti ulteriori a quanto ufficializzato, in pratica uno staff gratuito, per un valore di 6-700 mila euro. E allora Silvano Melegari conferma quanto preannunciato: «Mi dimetto dalla presidenza degli Aironi. In queste condizioni non posso andare avanti». «Ho il massimo rispetto per le decisioni di Melegari – attacca Dondi -. Ma noi abbiamo dei limiti, non ci possiamo sostituire agli sponsor». Due milioni di euro cash al posto del contributo del 60% degli stipendi, più un milione dei 3 chiesti come dazio dalla Celtic all’Italia. Gli altri due andrebbero saldati dai due club. Più, a chi lo richiede, uno staff gratuito. «Un totale di 3,6-3,7 milioni – puntualizza il presidente -. E’ il massimo che possiamo fare. La volontà di aiutare c’è ma entro certi limiti. La Fir poi non è Dondi. E abbiamo comunque dato più di quanto stabilito inizialmente. Non credo che il Consiglio cambi idea».
E lo stesso Melegari non cambia la sua posizione ventilata nei giorni scorsi e confermata ieri dopo aver appreso delle dichiarazioni di Dondi: «Sono estremamente amareggiato perché non è stato rispettato un percorso già segnato da dicembre. Le nostre difficoltà sono state palesate per tempo. Due milioni al posto del contributo del 60% sugli ingaggi non sono sufficienti. E anche la proposta dello staff gratuito mi ha sbalordito perché non so
chi siano i personaggi autorevoli che possono sostituire il nostro staff che ha dimostrato
di essere all’altezza». (…)

Dondi conferma le voci di questi giorni: il vice presidente federale, il viadanese
Cesare Barzoni, si è dimesso. «Personalmente le ho respinte – afferma Dondi -, invitandolo
a parlarle quando sarà più sereno. Ma poi sarà il Consiglio a decidere. Probabilmente
Barconi è a disagio perché da Viadana lo vedono più vicino alla Fir e dalla Fir più vicino a
Viadana». Barzoni, che è pure uno dei due rappresentanti dell’Italia nel Board della
Celtic, preferisce non commentare, ribadendo comunque che le dimissioni sono irrevocabili. Se ne saprà qualcosa di più al prossimo Consiglio federale che si terrà presumibilmente a metà aprile.

All Blacks a San Siro? Forse che sì, forse che no. Ma è una questione di giorni

Giuseppe Caruso per l’Unità

Gli All blacks? No, grazie. Firmato Inter e Milan. È diventato un caso la partita che il
prossimo 17 novembre dovrebbe vedere i campioni del mondo in carica della palla ovale impegnati a San Siro contro l’Italia. Un replay della sfida disputatasi nello stadio milanese il 16 novembre del 2009 e che era stato un enorme successo, con lo stadio completamente esaurito già diverse settimane prima del match ed una grande attenzione mediatica a livello mondiale. Per l’incontro del prossimo autunno ci si attende lo stesso risultato, o forse ancora di più, visto che ì biglietti andrebbero a ruba in poche settimane. Peccato però che i due club milanesi del calcio si siano messi di traverso. E non sembrano molto disposti a
spostarsi per far arrivare su Milano la leggendaria “noir vague”, l’onda nera, come i francesi definiscono i neozelandesi quando attaccano a pieno organico.
Gli appassionati italiani, che vorrebbero vedere la partita nella cornice unica del Meazza, sono in allarme da tempo, da quando il blog ovale più seguito, rugbyl823.blogosfere.it, ha
lanciato l’allarme. La situazione è piuttosto intricata e vede schierati da un lato la Federazione italiana rugby ed il comune di Milano e dall’altra i due club, che vantano una concessione fino al 2016, per la quale sborsano alla collettività 4 milioni di euro, oltre
ad altre spese di manutenzione. Ma lo stadio rimane comunale e dovrebbe essere aperto per tutte le manifestazioni che portano a Milano attenzione mediatica e soldi. Il problema
sembra rappresentato da un’ipotetica data di un’ipotetica partita di Champions league che uno dei due club potrebbe giocare in quel periodo. Anche se al momento per l’Inter la possibilità è perlomeno remota.
I club insomma vogliono il campo libero per un eventuale anticipo al sabato del campionato italiano, per arrivare ben riposati alle sfide di Champions. E tanti saluti agli Ottantamila che accorrerebbero al Meazza per vedere l’incontro. Lo scoglio Champions, qualora esistesse veramente (lo si saprà solo il 31 luglio) potrebbe comunque essere facilmente superabile con un po’ di buona volontà (anticipando al giovedì la partita di campionato), che però
al momento sembra proprio mancare ai due prestigiosi club milanesi.
La Federazione italiana rugby rimane in attesa e perciò ha posticipato a questa settimana la decisione finale sulla sede. L’alternativa è l’Olimpico, dove giocano sì Lazio e Roma, ma che è dì proprietà del Coni, ben felice di ospitare il grande evento.
Chiara Bisconti, assessore allo Sport e tempo libero del Comune, getta acqua sul fuoco: «L’Inter e il Milan stanno cercando una soluzione, abbiamo aperto un tavolo e stanno dimostrando grandissima disponibilità. Il comune vuole che la partita si disputi a Milano: stiamo puntando molto sul rugby come sport formativo ed educativo. In città abbiamo un problema relativo alla carenza di campi, visto il gran numero di giovanissimi che ha iniziato a praticare questo sport». Pare che si sia mosso anche il sindaco Giuliano Pisapia, ma ancora nessuno può dire come finirà. Di sicuro c’è che per Milano sarebbe una bella occasione persa. E senza giusta causa.•

Concertazione, parola sconosciuta nell’Ovalia italica

La rubrica “Mischia aperta”, di Antonio Liviero per Il Gazzettino

Il meraviglioso effetto dei 74mila dell’Olimpico sembra già svanito. Il rugby italiano torna alla dura realtà. Il suo sistema di vertice, ridisegnato in fretta e furia un paio di anni fa con l’ingresso di due squadre professionistiche in Celtic League, scricchiola
pericolosamente.
All’inizio della settimana il primo colpo: la rottura della fragile pace tra Benetton e
Fir, con un secco comunicato della franchigia veneta in cui si respingono le «decisioni
unilaterali» del consiglio federale. Ieri il deflagrare della situazione finanziaria degli
Aironi con le indiscrezioni su dimissioni pesanti ai vertici della Fir: quelle del vicepresidente
Cesare Barzoni, avvocato e uomo politico di Viadana, molto vicino agli Aironi.
Il suo passo indietro, nell’aria da qualche settimana, non trova ancora conferme
ufficiali: ma voci convergenti in questo senso arrivano sia da Viadana che da ambienti federali. E ieri mattina l’interessato, raggiunto telefonicamente dal nostro giornale, non ha smentito le dimissioni, trincerandosi dietro un garbato, ma abbastanza eloquente, “no comment”.
La sua lettera sarebbe stata recapitata al presidente Fir, ma il consiglio non ne sarebbe
ancora stato messo al corrente. In attesa di saperne qualcosa di più, i rumors
attribuiscono il disagio di Barzoni, uno dei due rappresentanti italiani nel Board della Celtic, al rispetto degli impegni nei confronti della franchigia lombarda, in difficoltà economica. Vero che la Fir ha messo a disposizione gratuitamente uno staff tecnico al completo del valore approssimativo di 400mila euro. Che non è poco. Ma a quanto pare non basta, anche
perchè la federazione sarebbe pronta a mettere mano alla fidejussione degli Aironi per fare fronte ad eventuali passivi di bilancio.
Un problema quello economico che ha investito anche i rapporti con Treviso. L’erogazione
del milione della tassa annua di partecipazione alla Pro12 in aggiunta ai 2 milioni per gli ingaggi aveva portato il Benetton al ritiro del ricorso contro la riduzione degli stranieri. Purtroppo la crisi si è di nuovo aggravata. Questioni normative e di metodo. Il club veneto rivendica un coinvolgimento diretto nelle decisioni che lo riguardano, alla luce degli ingenti
costi finanziari sostenuti (oltre il 70% del budget) e della conseguente necessità di rendere
più competitiva la squadra. Nessuno nega l’impegno economico della Fir, ma a Treviso vogliono che venga riconosciuto il proprio, oltre ad una più ampia autonomia nella gestione tecnica.
In Ghirada si chiede un tavolo di confronto franchigie-Fir per concertare le scelte più
importanti. In tutte le parti del mondo le squadre di vertice sono riunite in leghe e
associazioni che ne fanno valere il peso. Il fatto che in Italia i club professionistici
siano stati ridotti a due, non fa venire meno questa normalissima esigenza che può essere
assolta, appunto, dall’istituzione di un tavolo permanente attorno al quale comporre divergenze e concertare strategie comuni. Ho l’impressione che il futuro del rugby italiano passi da qui. Il cerino ora ce l’ha la Fir.

Treviso e FIR, il presidente Zatta avverte Dondi

di Ivan Malfatto per Il Gazzettino

«Gli affari si fanno sempre in due. In caso contrario chi subisce la decisione prima o poi
si rivolta». È un Amerino Zatta aperto al dialogo sulle cose, ma fermo sui principi quello che commenta la nuova incrinatura dei rapporti fra la Fir e le franchigie di Pro12. Avvenuti dopo le proposte di modifica delle regole di partecipazione al torneo fatte dall’ultimo consiglio federale: contributo del 60% per i giocatori di interesse nazionale sostituito dal fisso di 2 milioni per la disponibilità di tutti gli atleti, staff federale gratis per chi lo
richiede, equiparabili considerati italiani previo ok della Fir, eccetera. Proposte unilaterali.
Non discusse a un tavolo comune a tre (Fir, Treviso, Aironi), come chiede Treviso.
«Spero che la situazione creatasi sia solo frutto di equivoci – continua il presidente del Benetton – Continuo a essere dell’idea che le soluzioni si trovano col dialogo, non con le imposizioni. Bisogna parlare, con le carte bollate non si va da nessuna parte. Noi tale volontà l’abbiamo dimostrata anche ritirando il ricorso sulla modifica della regola sui cinque stranieri. Ora fra Treviso e Fir non c’è più nessuna pendenza formale».
Prove di dialogo, ulteriori dopo le riunioni congiunte dei mesi scorsi con il delegato della
Fir Nino Sacca, sono avvenute sabato in tribuna a Monigo durante Benetton-Ulster. Zatta
e Saccà erano fianco a fianco. Un primo contatto in vista di altri incontri?
«La visita di Saccà era prevista prima del consiglio federale – prosegue Zatta – Non aveva
mai visto un match del Benetton, ha espresso la volontà di farlo e l’abbiamo accolto con
l’ospitalità dovuta. Ora parleremo con la Fir e cercheremo di capire quali sono i contenuti
delle nuove normative proposte». (…)

Carter e McCaw a Treviso, conferme sulla trattativa anche dalla Nuova Zelanda

Ne avevo parlato poco più di una settimana fa, ora arrivano le smentite di rito che non fanno che confermare la trattativa.
Il Sunday Star-Times ha contattato il management dei due giocatori dei Crusaders e spina dorsale degli All Blacks. Il quotidiano ha raccolto le smentite dell’Essentialy Group – la società che gestisce i due atleti – ma ha sottolineato che la trattativa per portare nella Marca il terza linea e l’apertura per 5 mesi sarebbe in corso e in buono stato di avanzamento. Entrambi hanno infatti previste nel loro contratto delle clausole che consentono dei periodi “sabbatici” in libertà dagli accordi che hanno con la NZRU, la federazione neozelandese.
Confermate anche le cifre dei costi dell’operazione: un milione di euro a giocatore.
A frenare le trattative sarebbe soprattutto la complessa situazione “politica” italiana, con lo scontro in atto tra FIR e franchigie e la conseguente incertezza sulle regole per la prossima stagione.