Lo so, l’espressione non è esattamente signorile, ma a volte te le tirano davvero fuori. Quindi scusatemi, ma questo non è un articolo ma uno sfogo.
Perché io posso capire che il calcio in Italia è un qualcosa di intoccabile, nonostante tutto, per ragioni economiche ed elettorali. Però non pigliateci in giro, trattateci da persone adulte. Diteci che così avete deciso e che così deve essere. Punto. Preferisco un atto di arroganza e di ignoranza sportiva piuttosto che essere trattato come un deficiente.
Perché non potete dirci che “non sappiamo se ci sarà il tempo per una eventuale rizollatura”, perché appunto è eventuale e perché se dopo nemmeno una settimana annunciate che uno dei prati negati all’Italrugby – in questo caso San Siro – verrà ricoperto con un manto sintetico, beh un po’ presi in giro abbiamo tutto il diritto di sentirci.
Perché non potete accampare a scuse di calendari, che ancora non sono stati stilati.
Perché non capisco che differenza possa esserci tra Milano e Roma, due squadre di calcio in entrambi i casi che giocano nello stesso stadio e che hanno anche “l’ingombro” delle coppe europee, ma da una parte la soluzione la si trova e dall’altra nemmeno ci si prova.
Perché a Torino non c’è nemmeno la scusa della coppa europea.
Perché non è possibile che l’amministratore delegato della società che gestisce lo stadio di San Siro (50% Inter e 50% Milan, lui in quota nerazzurra) tutto candido arrivi a dire “volevamo chiedere agli All Blacks di spostare la partita di una settimana ma ci è stato detto che non era possibile”, chi diavolo vi credete di essere? Bastava una breve ricerca su Google per scoprire in pochi minuti che i calendari li fa l’IRB e sono stati stilati due anni fa e capire così subito la stupidità della contro-proposta.
Perché non è possibile che questa idiozia venga detta dall’amministratore delegato di cui sopra e che un paio di mesi più tardi venga ripetuta da un assessore di Torino.
Basta. Diteci che non ve ne frega nulla. Diteci che a Milano lo stadio lo pagano Inter e Milan e che quindi ci fanno quello che vogliono, diteci che a Torino i tifosi granata sono più importanti di quelli del rugby perché possono decidere o meno una rielezione. Saranno motivazioni discutibili ma sono dei perché. Ma non pigliateci in giro, non lo meritiamo.
Categoria: Cose d’Italia
Vince il calcio, Italia-Tonga non si giocherà a Torino
Niente da fare. Non si giocherà a Torino il “test match” previsto il 10 novembre tra la Nazionale italiana di rugby e la rappresentativa di Tonga, che in classifica sta davanti alla nostra squadra.
Il rifiuto, garbato nella forma ma fermo nella sostanza, è stato messo nero su bianco a Palazzo civico -nella persona dell’assessore allo Sport Stefano Gallo – nella lettera inviata ieri a Giancarlo Dondi, presidente della Federazione Italiana Rugby: la pietra tombale su una vicenda che nei giorni scorsi aveva fatto insorgere il Pdl (Tronzano), creando tensioni nella stessa maggioranza. Fa fede la mozione presentata in Sala Rossa dai consiglieri Pd
Marco Muzzarelli e Gianni Ventura.
A far propendere il Comune per il “no” è un’altra partita: quella del Torino. «L’utilizzo dello Stadio Olimpico per la data del novembre presenta un’oggettiva difficoltà derivante dall’eventuale ripristino del manto erboso dell’impianto – spiega l’assessore -. Infatti, qualora si rendessero necessari degli interventi manutentivi, questi potrebbero essere troppo ravvicinati rispetto ad una possibile data di campionato del Torino F.C., che disputa le proprie partite casalinghe allo Stadio Olimpico».
Insomma: a essere dirimente non sono i danni e il rispistino del manto erboso, per i quali in un primo tempo era stata chiesta una fideiussione che il Cus Torino era disposto a coprire (185 mila euro), ma la tempistica. Quanto basta, secondo il Comune, per cassare una sfida che presumibilmente avrebbe fatto il tutto esaurito: come quella svoltasi due anni fa all’Olimpico, in quel caso contro l’Argentina (120 mila euro di fideiussione, 75 mila di spese vive). E prima ancora, a maggior ragione, come il “test match” contro gli ” All Blacks” a Milano. Quest’anno gli “All Blacks” giocheranno all’Olimpico: quello di Roma. Milano resterà in panchina. Dopo aver messo a disposizione lo stadio “Nebiolo” al Parco Ruffini, bocciato dalla Federazione perché troppo piccolo, Torino congeda Tonga. Resta l’impegno «di creare le migliori condizioni per portare in Città grandi eventi sportivi quali gli incontri di rugby». Incontri che, riconosce l’assessore nella lettera, «stanno coinvolgendo sempre più un grande pubblico di appassionati, oltre a costituire manifestazioni di grande richiamo pubblico».
Ma a novembre non se ne parla proprio. «Il primo a essere dispiaciuto sono io – precisa Gallo -. Non a caso, in prima battuta avevo chiesto alla Federazione se era possibile spostare la partita. E non a caso, ho ribadito la nostra disponibilità ad ospitare iniziative future».
Come si premetteva, il nodo è tecnico: «Non sappiamo di preciso quando giocherà il Torino, per ripristinare il manto dello stadio servono cinque giorni: fatti salvi eventi atmosferici prevedibili in quella stagione. E’ lo stesso problema che ha spinto Milano a rinunciare alla partita con gli All Blacks a San Siro». (…)
Eccellenza 2012/2013, arriva la rivoluzione aperture. Forse.
Andrea Nalio, per Il Resto del Carlino Rovigo
Nonostante il campionato d’Eccellenza offra agli appassionati l’epilogo più atteso dei torneo (l’assegnazione dei titolo), le varie società hanno (chi più chi meno) già cominciato il lavoro di programmazione in vista della prossima stagione.
Campionato che oltre alla (quasi certa) riduzione dei numero di stranieri da cinque a quattro, conoscerà anche la novità dei numeri dieci ‘tutti italiani’. A seguito infatti del consiglio federale dello scorso 22 luglio, è stato deliberato che “dalla stagione sportiva
2012/2013, nei campionati di Eccellenza e serie A potranno essere schierati nei
ruolo di mediano di apertura (maglia numero 10) soiamente giocatori di formazione italiana o eleggibili per la squadra nazionale (già eleggibili al momento del tesseramento) purché di età inferiore ai 23 anni”.
Cambiamento che, sulla carta, obbligherà pertanto i club a dotarsi di un’apertura italiana.
Tuttavia, la regola decisa in Federazione potrà essere aggirata con facilità per quelle
società che, considerata la difficoltà ad ingaggiare un 10 italiano di livello, sceglieranno nuovamente la pista estera. Sarà infatti sufficiente cominciare le partite con il giocatore schierato ai centri (come se, ad esempio, Bustos venisse indicato nella distinta arbitrale con la maglia numero 12), per poi spostarlo al ruolo di regista della squadra alla prima azione del match. Un espediente simile a quello adottato quest’anno dalla Benetton Treviso nel match di Pro 12 contro il Connacht quando, per ovviare ai paletti federali in tema di
stranieri (un giocatore di prima linea, uno di seconda, uno di terza, uno che copra
uno dei ruoli di mediana o estremo e un trequarti centro/ala), schierò Williams
con la maglia numero 11 ed il sudafricano De Waal in mediana. A partita in corso,
però, il folletto si spostò estremo, di fatto aggirando la norma imposta dalla Fir
che, come conseguenza, inflisse una multa ai club per tale atteggiamento. E possibile comunque che in vista dell’inizio delia nuova stagione la stessa Federazione chiarisca con i dovuti dettagli la posizione dei mediani di apertura, in modo da evitare complicazioni altrimenti molto probabili (in caso di infortunio dei giocatore, ad esempio). (…)
Ripicche e dispetti, una “guerra civile” tutta aquilana
Matteo De Santis per Abruzzo24ore
(…) la prima squadra dell’Aquila Rugby, gestita dalla 1936, si allena nei campi di Centi Colella, gestiti dalla Polisportiva, che garantisce l’esistenza stessa della squadra essendosi accollata l’amministrazione delle under aquilane. Bene, lunedì, da voci vicine alla 1936, la Polisportiva avrebbe vietato ai giocatori neroverdi di allenarsi.
“Stiamo vedendo come possiamo risolvere la questione” commenta Romano Marinelli, presidente neroverde. “Non so bene per quale motivo sia accaduto, credo per questioni e ripicche personali“. Lo diciamo da tempo. Potrebbe bastare un litigio personale, un’antipatia di lunga data o anche solo una cattiva digestione per causare la scintilla, quindi la rottura dei rapporti in ultimo la fine dell’Aquila Rugby. Ecco perchè le squadre si gestiscono con una sola società.
“Non è stato uno screzio ma solo un malinteso in una giornata piuttosto particolare” minimizza Vincenzo De Masi dalla Polisportiva. “La stagione regolare è finita e noi abbiamo necessità di manutenzione. Se a questo aggiungiamo il fatto che lunedì era giorno di scrutinio, si può immaginare la particolarità della situazione. Praticamente non c’era quasi nessuno. La custodia dei campi era sguarnita“.
E L’Aquila Rugby è venuta ad allenarsi?
“Sono venuti quattro giocatori dell’Aquila Rugby e hanno trovato solo il segretario di amministrazione che non sapeva bene cosa fare. Circa venti minuti dopo è arrivata la telefonata di Angelo Cora (presidente della Polisportiva nonchè candidato alle elezioni ndr.) che ha sbloccato la situazione permettendo ai giocatori di allenarsi“. (…)
Gli Aironi “azzurri” placcano Melegari
Leonardo Bottani per La Gazzetta di Mantova
Chiuso il capitolo sportivo con la sconfitta di misura con gli Ospreys, si entra nella fase decisiva della questione societaria degli Aironi: la ‘morte’ dell’organismo costituito a Parma
due anni fa e la nascita degli Aironi 2 composti da Viadana e Colorno. Nuova entità che
dovrà approntare un bilancio adeguato per le prossime due stagioni celtiche.
Questione cruciale, il taglio degli stipendi soprattutto di alcuni big azzurri che incidono
pesantemente sul bilancio. Il presidente Silvano Melegari ha parlato di quasi il 50% e i giocatori non ci stanno. Con un comunicato firmato da un costituendo nuovo sindacato di rugbisti italiani di Celtic e di Eccellenza, si definisce «inadeguata » la proposta economica che appunto in certi casi arriva a dimezzare i compensi per l’anno prossimo. Si parla quindi di «grave danno» per i giocatori e le loro famiglie, penalizzati dal fatto che la crisi della società Aironi libera «quest’ultima a vantaggio di un nuovo soggetto giuridico». Si confida infine che la Fir non consentirà lo svincolo delle fidejussioni finché non verranno rispettati i
contratti ma si spera anche che non venga cancellato il progetto Aironi stesso.
«Vista la situazione, non potevamo fare diversamente – afferma il director of rugby Franco
Tonni -. Insieme a Melegari abbiamo parlato con i procuratori. Per tanti giocatori si tratta
solo di ritocchi, per alcuni in effetti la riduzione è pesante. Ma credo che sia possibile trovare un punto di incontro per presentare entro il 14 maggio un bilancio adeguato per le prossime due stagioni». Il nodo insomma sono i big azzurri che hanno ingaggi molto elevati a fronte, obiettivamente, di prestazioni non sempre all’altezza. (…)

