Dopo la presa di posizione di Treviso tutti si sono chiesti quale sarebbe stata la reazione del presidente Dondi. Nessuno però si è ricordato che in corsa per la carica di presidente FIR c’è anche Gianni Amore, anzi, al momento è l’unico candidato ufficiale.
Al telefono mi ha detto cosa pensa del momento caotico che stiamo vivendo, del presidente federale e del suo entourage. E poi racconta di alcuni spiacevoli episodi…
Categoria: Cose d’Italia
Dondi si scoccia e tira una stoccata
da La Gazzetta di Reggio, Andrea Mastrangelo. Una intervista molto “reggiana” nei contenuti, con una stoccata finale che vi propongo.
Si è dato una spiegazione per gli attacchi che ha ricevuto di recente?
«Più che altro devo dire che comincio a essere stanco di questa situazione. Mentre il
Coni ci dice che noi siamo la federazione meglio gestita e il mondo del rugby guarda
all’Italia come alla patria del miracolo sportivo, al nostro interno siamo all’insulto. Eppure
siamo arrivati nel 6 Nazioni, cosa un tempo impensabile, e abbiamo distribuito risorse alle
società di tutta Italia».
Elezioni FIR: e se Dondi non si ricandidasse?
La cosa viene sussurrata a mezza voce anche nei corridoi della FIR. Nessuno ne parla apertamente e non c’è – per il momento – nemmeno la più vaga ombra dell’ufficialità, ma la voce gira e il volume aumenta: e se Dondi non si ricandida?
Che l’attuale presidente FIR si ripresentasse alle prossime elezioni era un qualcosa che tutti davano per scontato, probabilmente anche il diretto interessato, almeno fino a qualche mese fa. Poi qualcosa è cambiato. Forse solo nella percezione, ma è una sensazione importante, perché per quanto non ancorata a nessun segno tangibile è una assoluta novità.
In Italia le federazioni sportive, tutte le federazioni sportive, sono dei luoghi che si possono tranquillamente definire parastatali. Non sto dando una valore negativo alla parola, però è un dato di fatto. La managerialità e una professionalizzazione vera sono entrate in questi anni a spizzichi e bocconi, in maniera disordinata e legati a singoli soggetti. E’ vero nei livelli più bassi ma è anche più vero per quanto riguarda i quadri e i vertici. Accanto a esempi di meritata responsabilità ce ne sono altri in posizioni anche molto importanti “premiati” per la fedeltà a una parte.
Intendiamoci, non vivo su una pianta e so benissimo che tutto il mondo è paese e che anche nella tanto decantata RFU (faccio un esempio tra altri) ci sono ruoli assegnati per riconoscenza. Certo, all’estero, anche in quei casi c’è sempre un tot di meritocrazia che nei paesi latini tende ad assottigliarsi, e non solo nel rugby. Premio cioè un uomo a me fedele ma che ha pure delle qualità e le skills giuste per sedersi su quella poltrona, questo un po’ il senso, solo che la seconda parte della frase al di qua delle Alpi tende a sparire.
Il presidente Dondi è un po’ vittime di questo sistema, che non ha creato o inventato, ma che ha contribuito a mantenere. Al pari di altre situazioni simili non ha avuto la capacità – o forse la voglia – di costruire una sua naturale “prosecuzione”. Attorno a un pugno di fedelissimi ha costruito un vertice che è estremamente accentratore ma che alla lunga diventa autarchico e asfittico. Di yes man è pieno il mondo, a qualsiasi livello e latitudine, l’importante è non metterne troppi nella stanza dei bottoni, che non avranno mai il coraggio di dire al conducente che una manovra è sbagliata: non sono lì dentro per capacità, ma per opportunismo. Il loro unico interesse è l’autoconservazione.
E a un certo punto succede che la ruota smette di girare nel senso in cui l’hai sempre spinta, l’unico che conosci. Non c’è un perché, o forse ce ne sono tanti, però le cose iniziano ad andare male e le risposte che hai sempre dato/usato non funzionano più. Forse per saturazione.
E così succede che nel giro di pochi mesi ti ritrovi a dover fare i conti con un caso-Aironi probabilmente non gestito al meglio (fonti qualificate mi hanno più volte detto che a spingere in maniera decisa verso la soluzione franchigia federale non è stato Dondi, ma i due uomini a lui più vicini) che ha dato il via a una vera e propria cascata: la reazione di Treviso, certo, che forse sarebbe arrivata comunque a quel comunicato ma non ne abbiamo certezza. Probabilmente a fare più male è stata però Rovigo, piazza tanto riottosa nella base ma quanto fedele nelle stanze che contano. Quel comunicato di un mesetto fa sull’invadenza della nuova franchigia è stato molto più di un campanello d’allarme: se i rossoblu si sono esposti in quella maniera è perché quel blocco di potere ormai ha iniziato a sfaldarsi. Quanto però non è dato saperlo.
La cosa tragica è che questi sono colpi che arrivano per quanto c’è in superficie e non per i mali più profondi del nostro movimento: non per le difficoltà economiche e infrastrutturali in cui versa il rugby di base e non solo, non per gli scarsi risultati agonistici o per una mancanza di progetti ad ampio e lungo respiro. Cose di cui in realtà non si è mai dibattuto un granché. E’ questa è una colpa del movimento TUTTO.
Se gli stessi problemi che oggi stanno causando un mezzo sconquasso fossero comparsi tre o quattro anni fa probabilmente tutto sarebbe in qualche modo rientrato. Oggi no. Anche se Dondi dovesse presentarsi e vincere si troverebbe a gestire un movimento in debito d’ossigeno e profondamente spaccato, cosa che dopo 16 anni di gestione non può non essere considerata un fallimento.
Dondi è una persona che nel corso degli anni ha attirato diverse critiche, alcune anche molto pesanti. La cosa non stupisce, credo sia nell’ordine naturale delle cose se si tiene a lungo in mano la leva del comando,se in qualche modo si finisce per far coincidere la carica alla persona e non le si tiene ben separate.
In tanti ne parlano male, ma l’uomo è dotato di innegabili qualità politiche: non si rimane alla guida di quella che è una delle federazioni sportive più importanti d’Italia per un periodo così lungo se non se ne hanno. La domanda è se oggi il presidente Dondi è capace di un colpo di reni che ribalti totalmente o quasi le linee-guida della sua gestione. Se è in grado di rimettersi completamente in discussione a una età in cui generalmente è difficilissimo farlo. Nei corridoi FIR questo clima di incertezza è stato subodorato da tanti, da qui i rumors e le voci. Si candiderà? Preferirà farsi da parte ed evitare una possibile (attenzione: possibile, non probabile o certa) sconfitta contro “l’odiata” Treviso? Passerà la mano a uno dei suoi eterni delfini e in quel caso che speranze di vittoria possono avere?
Mogliano, una città e un’Accademia del rugby
Confermato: la città di Mogliano avrà la sua Accademia del rugby. Il costo del nuovo impianto sarà di oltre 1 milione di euro, interamente finanziato dalla Regione. Il via
ai lavori slitterà però all’anno prossimo, spiega l’assessore ai Lavori pubblici Davide Bortolato: «L’impianto sorgerà nell’area pubblica di 10mila metri quadrati a sud di quello attuale di via Ferretto. Il terreno di gioco sarà fatto in materiale sintetico». Mogliano sta lavorando da tempo per dare pratica attuazione al progetto dell’Accademia del Rugby, che servirà tutta l’area sportiva del NordEst. L’accademia del NordOvest ha sede a Parma, mentre a Roma c’è quella del CentroSud. A giustificare un impegno economico e organizzativo non indifferente ci sono i risultati ottenuti quest’anno dal “Mogliano Rugby”. I ragazzi di mister Umberto Casellato hanno centrato l’obiettivo dei playoff. Il terzo posto finale ottenuto dopo Calvisano e Prato, vale per la compagine moglianese della palla ovale la possibilità di partecipare a una coppa europea. Il finanziamento regionale verrà effettivamente assegnato a lavori ultimati. Come dire: si tratta di soldi sicuri anche se l’incasso richiede del tempo. Proprio per questo il sindaco Azzolini aveva lanciato un appello agli imprenditori moglianesi affinché anticipassero il costo dell’opera, avendo come garanzia il finanziamento regionale ad hoc. Ma nessun imprenditore ha accolto l’invito del capo dell’esecutivo, per cui la realizzazione del progetto slitterà di un anno circa. (…)
Melegari vs FIR: il deferimento è a un passo?
Nicola Artoni per La Gazzetta di Mantova
Non si ferma la contesa tra Silvano Melegari e la Fir: ieri il presidente è stato sentito dal
procuratore federale in merito alle affermazioni del 7 giugno quando Melegari avrebbe rilasciato, come recita il comunicato ufficiale «dichiarazioni lesive alla reputazione della Fir, del presidente Dondi e del Consiglio federale». Frasi lesive che altro non sono che un’accusa ai vertici della Federazione, rei a detta di Melegari di aver voluto fortemente la scomparsa degli Aironi, certificata tramite la revoca della licenza europea. Nelle sue parole il presidente aveva accusato Dondi di poca serietà e aveva lasciato intendere che potesse esistere una sorta di regia occulta che voleva uccidere sportivamente gli Aironi. Melegari ha anche sottolineato come i lavori per la riqualificazione delle strutture del Comune di Viadana, in previsione degli eventi internazionali ai quali avrebbe dovuto partecipare la squadra, erano già iniziati. Lavori per i quali sono già stati investiti più di 7 milioni di euro e per i quali altri 4 milioni e mezzo erano pronti per essere spesi.
In caso di blocco dei lavori, Melegari ha invitato gli enti pubblici, che dovrebbero fornire gli ultimi finanziamenti, a chiedere i danni alla Fir. In seguito a queste dichiarazioni è partita la contestazione della procura federale, che si è tradotta in un colloquio telefonico tra Melegari e il procuratore: «Ho parlato con lui – spiega il presidente – e non ho fatto altro che confermare le mie parole e motivarle». Ora la Fir si pronuncerà su un possibile deferimento. (…)

