Dibattiti ovali – E se la soluzione per il rugby arrivasse da un colpo di fioretto?

Siamo in campagna elettorale e i tre candidati propongono le loro ricette. Io vi voglio proporre una possibile soluzione che arriva da un’altra disciplina. Lo spunto me lo ha regalato un lettore che mi ha segnalato un articolo di Dario Pelizzari comparso sul sito de Il Sole 24 Ore. Ve ne propongo un ampio stralcio: voi che ne pensate?

Scherma e nuoto in chiave azzurra, due facce diversissime della stessa medaglia. Le Olimpiadi di Londra hanno confermato che lo sport del fioretto e della sciabola gode di ottima salute nel nostro Paese. L’Italia va fortissimo. Praticamente, da sempre. Da Mangiarotti alla Vezzali, passando da altri fenomeni che hanno raccolto gloria e medaglie in giro per il mondo, fino ai Giochi britannici in corso: azzurri sopra tutti con 7 medaglie, 3 ori, 2 argenti e 2 bronzi. Quando sale in pedana un atleta italiano, gli avversari sanno di rischiare tantissimo. Questione di tradizione, di percorsi che promettono traguardi straordinari e che per questo vengono rinnovati di volta in volta, senza soluzione di continuità.
Discorso diverso invece per il nuoto tricolore, che a Londra ha toccato il fondo della piscina per risultati e prospettive, e che non sembra trovare la strada per proporsi in modo importante nelle occasioni che contano davvero. Federica Pellegrini a parte – strepitosa interprete di quasi un decennio di successi che si sono interrotti, come è noto, nella disperatissima spedizione inglese – il nuoto di casa nostra non è mai riuscito a proporsi ad altissimo livello alle Olimpiadi. Il caso di Syndey 2000, sei medaglie e un’avventura da consegnare alla memoria delle cose più belle di sempre per numeri e protagonisti (Fioravanti e Rosolino su tutti), rappresenta, di fatto, l’eccezione che conferma la regola. Qualcosa non funziona. Non ancora, non più.  (…)
La scherma italiana funziona da tempo. E’ un perfetto meccanismo che gira a meraviglia, con logiche e strategie che hanno dimostrato di valere tantissimo. Come dire, squadra che vince non si cambia. Ma perché loro sì e gli altri no? Qual è il segreto del successo della scuola schermistica azzurra? «Abbiamo un modello organizzativo che funziona – racconta a ilsole24ore.com Paolo Azzi, capo spedizione italiano a Londra 2012 e vicepresidente federale -. La nostra scelta, che non molti altri fanno, è di avere tante scuole sparse per il territorio. Il vertice del movimento non ha quindi base in un centro federale, come fanno tantissime altre federazioni. I nostri atleti hanno provenienza e maestri diversi e crescono in contesti diversi».
«Con tutte le difficoltà immaginabili per un approccio come questo, è una scelta che aiuta a valorizzare i giovani e a trovare nuovi talenti. E’ un sistema che a volte ci hanno criticato, soprattutto nei momenti più difficili. Ma i risultati confermano che la strada è quella giusta. Poi, naturalmente, c’è una qualità tecnica che viene addestrata da maestri che continuano ad aggiornarsi. Ecco perché da anni riusciamo a rimanere ai vertici della scherma internazionale». Sembra facile, tante scuole sparse sul territorio con un coordinamento centrale che non interviene sui modi e sui tempi della preparazione.
Se funziona, e funziona, lo dicono i numeri, perché non replicare questo modello vincente nelle federazioni che hanno bisogno di riprogrammare il loro futuro? Dice Azzi: «Non so se questo modello possa essere trasferibile ad altre federazioni, sarei presuntuoso se dicessi una cosa simile. Quello che posso dire è che le tante scuole sparse per l’Italia ci aiutano tantissimo a dare forma a un progetto vincente. E vario, eterogeneo. Sì, perché questo sistema ci permette di non appiattire le cose, di poter contare su sistemi e metodi di lavoro molto diversi tra loro eppure funzionali ed efficaci. In questo modo è anche più difficile che si esaurisca la spinta propulsiva nella produzione di nuovi atleti».

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35 thoughts on “Dibattiti ovali – E se la soluzione per il rugby arrivasse da un colpo di fioretto?

  1. mistral

    …scherma, sport individuale per eccellenza, in cui la “squadra” è formata da quattro individualità senza schemi di gioco o strategie diverse dall’individuale… non so quanto sia applicabile tale metodologia ad uno sport che della squadra (e del concetto di gioco di squadra) fa il suo perno centrale qual’è la palla ovale… forse una maggiore formazione dei formatori, in modo da avere un approccio maggiormente uniforme a certe situazioni di gioco, (al di la della conoscenza tecnico-gestuale del gioco) potrebbe essere un in-put positivo, quindi centri di formazione periferici implementati (non accademie) ma quanto costerebbe? … tenendo conto anche (e forse soprattutto) che la federazione scherma “assorbe” il 2,5% delle risorse pubbliche allocate allo sport, il rugby (ad esempio) l’1,6%… un budget quasi doppio allocato verso un numero di tesserati/praticanti sicuramente di gran lunga inferiore…anche su questo fattore bisognerebbe riflettere, prima di giudicare il colore dell’erba del vicino…

    1. FabioSettanni

      Beh, se sostituisci scuole con club e maestri con allenatori/preparatori il risultato non dovrebbe essere così diverso.
      E la federazione che fa tre robe fondamentalmente:
      •rende possibile tutto ció
      •verifica/controlla che ció avvenga
      •raccoglie i frutti e li “utilizza” per le selezioni nazionali

      Percorso lungo ma che potrebbe funzionare

      1. hull

        Manca il “dettaglio” che la Federazione dovrebbe regolare il sistema in modo che “premi” i migliori formatori di base.

  2. dan

    @Mistral è ovvio che sono contesti diversi ma a parer mio è quasi lampante che la crescita dello sport nel sistema italia non può che passare da una crescità dei singoli club dove il ragazzo nasce, cresce e apprende . Questa mania di voler fare i centri federali non me ne vogliate ma mi sembra più un desiderio di trovare lavoro a un pò di gente o al meglio di ottenere risultati subito (che tra l’altro non arrivano) che una reale volontà di fare crescere il movimento su un progetto strutturato sia sul medio che sul lungo termine.

    L’allontanare i ragazzi dai club per farli crescere nei centri federali dove poi tra l’altro la qualità i vari casi è addirittura minore che nel club è un inutile forzatura… la strada è sicuramente quella di fare crescere i club.

    Il discorso dell’assorbimento di fondi pubblici scherma/rugby è poi assurdo il budget della fir (soprattutto grazie ai contributi irb) è infinitamente più grande di quello della scherma non scherziamo…

    1. Gsp

      @dan, hai ragione pero’ secondo me devi differenziare il principio delle accademie dalla loro applicazione. Nel senso che l'”ufficio di collocamento” federale e’ un problema nel modo in cui si fanno piu’ che nel principio.

      Per quanto riguarda il medio e lungo periodo al momento non si puo’ ancora giudicare, perche’ le accademie ci sono solo da 5 anni. Il breve termine si puo’ giudicare ed e’ scadente, soprattutto in termini di risultati nazionali under. In termini di produzione giocatori funziona invece a rilento, ma vediamo nei prossimi anni.

      1. hull

        Ma scusa, che ciclo di formazione hanno le Accademie ? piu’ o meno di cinque anni?
        Se il ciclo di formazione delle Accademie e’ di meno di cinque anni, i primi risultati si possono ben giudicare… o no?
        Che tempi proponi, per poter dare un giudizio?

    2. Gsp

      Aggiungo e chiudo, e’ giusto ed ovvio che l’obbiettivo deve ssere far crescere i club, ma nel frattempo… Con l’eccezione francese dove cmq le accademie (fatte es organizzate in modo diverso) coesistono in un sistema di tradizione e formazione disteso e valido.

  3. Gsp

    Secondo me la soluzione scherma non e’ applicabile per due motivi.

    1. Storicamente la formazione nel rugby e’ sempre avvenuta nei club italiani. I risultati li abbiamo visti e li conosciamo. E prima delle accademie non funzionva a dovere. L’abbiamo fatto per vent’anni e piu’ ed i risultati non ci sono. Penso che come prova del budino sia abbastanza incontrovertibile.

    2. Il modello scherma funziona perche’ abbiamo tradizione e tecnici bravi e preparati. Come nel calcio nazionale, o nel rugby argentino. Che sono invece esattamente le cose che mancano al rugby azzurro e la ragione primaria per cui hai bisogno della struttura centralizzata.

  4. mistral

    @dan, condivido in pieno il tuo pensiero, ma la mia analisi non verteva sulle accademie, piuttosto sul fatto che per portare 24 atleti (12 U + 12 D nelle tre specialità) a livello mondiale ed olimpico, la federazione scherma ha a disposizione il 2,6% del budget del CONI, e se vai a vedere bene le scuole (leggi accademie se vuoi) schermistiche da cui escono i nostri olimpionici sono essenzialmente tre o quattro in tutta italia… oltre al fatto che la “vita” media agonistica dello schermitore (vezzali è un’eccezione, ma non troppo) è molto più lunga di quella del rugbyman d’elite… è per questo che ritengo il confronto non proponibile, se non nell’implementazione della qualità dei “formatori” (leggi allenatori e dirigenti, se vuoi), settore nel quale , nel rugby italiano, c’è ancora un lavoro enorme da fare…

    1. gino(monza)

      scusa Mistral ma stai errando per quanto riguarda le scuole sono molte più che 3 o 4 le scuole.
      la squadra di fioretto maschile per esempio annoverava quattro scuole diverse da nord Cassarà al centro Baldini al Sud Aspromonte e alle Isole Sicilia il quarto fiorettista Avola con le seguenti età da Nord aSsud : 28, 26, 24, 22 anni.
      Lenostre grandi donne : 38,32,30 24. non c’è praticamente un salto generazionale.
      InToscana per esempio ci sono due scuole importanti Pisa e Livorno prominenti tra le altre.
      In Lombardia almeno tre tra le quali è venuta fuori la Errigo e mi fermo qui.
      Poi a chi ritiene che la scherma sia principalmente uno sport singolo vorrei far notare che i nostri fiorettisti hanno battuto in finale il giappone che a livello individuale non ha nessuno nei primi dieci ma come squadra è molto forte e abbiamo fatto fatica a vincere perchè il Giappone aveva strategia di gioco attendista : ovvero apettare quello che facevano gli altri e tutti e 4 i fiorettisti facevano così altro che mancanza di strategia.
      Certo se poi uno è nettamente superiore( vedi donne) allora non c’è niente da fare, ma questo vale anche nel rugby o mi sbaglio?
      Non credo che l’articolo voglia equiparare sports diversi in termini di preparazione o metodologia di allenamento ma solo il metodo di selezione e sviluppo.
      Se guardiamo bene l’Irlanda con le sue quattro province ( si chiamano così?) non mi sembra molto diverso dal sistema della nostra scherma.
      Se vuoi anche negli USA il sistema dele high schools e colleges è simile:
      ovvero capillarità estesa e diverse scuole e metodi di sviluppo.

  5. Fabio

    Dalla lettura dell’articolo, soprattutto la parte finale, non mi sembra di capire che si tratti semplicemente di un discorso economico (…ma la FIR non ha a disposizione il secondo budget più alto in Italia?…), quanto un discorso di indipendenza tecnica delle scuole, nelle quali gli istruttori/maestri hanno molta più libertà. Azzi, infatti, parla di progetto vario ed eterogeneo, per non appiattire il metodo.
    Ovvero: abbiamo un obiettivo comune, vanno bene strade e metodi diversi, così c’è più confronto (soprattutto tecnico) e viene stimolata la ricercae l’aggiornamento degli istruttori.
    Visto che i risultati (e che risultati!) ci sono, la strada, della scherma, è quella giusta, e la Federazione si limita ad organo superiore di sorveglianza, come dovrebbero esserelo tutte, senza manie di protagonismo individuale.
    Penso, quindi, sia un metodo applicabile MA, e sottolineo MA, solo con le persone adatte, con mente aperta ed occhio vigile su tutte le novità del movimento.
    Insomma, poca politica e chiacchiere e molti fatti.

    1. gsp

      @fabio sono in disaccordo, perche’ tu non hai ne’ risultati, ne’ maestri a quel livello. il problema e’ proprio quello. in piu’ nella scherma sei un trend setter, nel rugby invece insegui ed a livello internazionale le cose cambiano ogni tre anni.

      sul discorso del monopolio, come lo fa anche Munari, posso ritenerlo un caveat ragionevole.

      1. Fabio

        Infatti ho detto che il metodo è applicabile a qualsiasi realtà, MA, ed ho sottolineato MA, bisogna avere le persone adatte per poterlo applicare, a qualsiasi livello, dal più alto dei dirigenti all’ultimo dei magazzinieri.

      2. gino( monza)

        gsp
        il problema non sono i maestri : se non li abbiamo si pfendono dove sono

        Sai quanti maestri di scherma italiani allenano all’estero?
        Montano ad Atene ha vinto allenato daun maestro francese.
        Il problema é la base di selezione e le sue diversità tecnica e territoriale questo é cio che avviene nella scherma.

        A

      3. Stefo

        Magro ex ct della scherma azzurra allena in Giappone…il discorso sono i tecnici alla base, quelli che insegnano rugby ai ragazzini come si deve, allenatori che evidentemente nella scherma ci sono e di valore…hai voglia ad importare tecnici stranieri per la base…

      4. gino(monza)

        gsp anche la Gran Bretagna era un follower nel ciclismo ma vedi ora.
        se diamo per scontato che se ora sono un follower e allora devo sempre esserlo si va poco lontano.
        Ti consiglio dileggere quello che ha detto Campriani del suo avversario americano arrivato terzo nella gara dove ha vinto l’oro : è istruttiva ( Gazzetta e corriere dellla sera di oggi)

      5. Stefo

        Gino tutto vero quello che dici, GB ha investito forte nel ciclismo specialmente su pista e gia’ alle scorse olimpiadi ha iniziato a raccogliere i frutti pero’ certe cose si possono fare in certi sport ed in altri no…sport di squadra come basket, pallavolo, calcio, pallamano e rugby il percorso e’ molto piu’ lungo. In sport individuali o anche di squadre di massimo 3-4 elementi come scherma, ciclismo puoi lavorare su numeri piccoli, puoi limitarti a trovare una decina di giovani atleti con il potenziale e lavorarci sopra…negli sport di squadra come quelli che ho nominato ti servono numeri molto piu’ ampi e sviluppare un vero e proprio movimento, sviluppare un gioco corale di squadra ben diverso da quello che tu citi per gli schermidori coreani, in pedana ci andavano uno alla volta potevano avere un modo di tirare simile ma era tutti scontri uno contro uno cosa ben diversa da avere una squadra insieme in campo che con un un gioco corale vinca. Is odli alla pallavolo, pallamano e basket britannico non sono mancati in questi anni…nel caso della pallamano o anche della pallavolo o pallanuoto sono stati investiti soldi, fatti programmi di 5-6 anni, portati signori allenatori ma le distanze sono state accorciate di poco perche’ alla fin fine non c’e’ una base ampia, non c’e’ un movimento interno importante e non ci sono allenatori che alla base sviluppano i giocatori come si deve fin dall’eta’ giovanissima…suona familiare con la situazione del rugby italiano?
        Citi le accademie provinciali irlandesi…si ma su cosa si basano queste?Su una base ampia, su un movimento che tramite le scuole od i clubs forma giocatori validi con continuita’ per cui le Accademie non sono altro che il passo che trasforma i migliori giovani(e parliamo di selezione estrema, nell’accademia del Leinster non entrano neanche 10 giocatori nuovi ogni anno e in totale ha intorno ai 25 atleti e le altre Accademie funzionano alla stessa maniera) in atleti professionisti…l’Accademia Provinciale funziona perche’ il percorso di formazioni dei giovani e’ buono grazie a buoni “istruttori di rugby” e perche’ ad ogni step si fa scrematura e si individuano i migliori ma per avere questo tipo di selezion e ti serve una base ampia ed una buona formazione in eta’ giovanile.

      6. Gsp

        @gino, leggi questo http://www.bbc.co.uk/sport/mobile/olympics/2012/stories/19089259

        Pero’ quello e’ esattamente il tipo di investimento centralizzato e concentrato su pochi atleti, ma gli sport di squadra sono diversi. E’ un po’ l’opposto della scherma italiana.

        Sulle olimpiadi, Team gb ha investito cosi’ tanto da riuscire a sottrarre atleti anche al calcio ed al rugby ma hanno speso davvero una montagna di soldi, in scuole ed infrastrutture. Durera’? Non penso se non continuano a spendere. Durera’ l’idea del sacrificio e del lavorare duro. Ma gli sport individuali sono diversi.

  6. Toni

    Conosco molto bene l’ambiente della scherma, i suoi atleti e dirigenti (sono tesserato al gruppo arbitrale), molto più di quello del rugby, che frequento per motivi fotografici.
    La prima considerazione: la FIS è uscita da un sistema gestionale semidittatoriale e centralistico nel 2004, quando vincere era ancora “facile”, nel senso che solo i paesi europei si mettevano in evidenza nell’alto livello e nessuno avrebbe pensato di vedere atleti sudamericani e nordafricani sul podio olimpico.. appena si stava affacciando la Cina. La granbde sfida, quindi, è stata quella di riuscire a restare lì in cima (non così è andata a Francia e Germania, ad esempio).
    Liberarsi quindi da una gestione lobbystica della disciplina è stato il primo fondamentale passo, ed è auspicabile che questo avvenga quanto prima anche nel Rugby.
    Per quanto concerne le considerazioni mosse dall’articolo, credo che anche per il rugby si possano individuare della scuole, che poi corrispondono a delle aree geografiche (anche nella scherma le scuole sono su base geografica e fanno capo a dei maestri “storici”: De Rosa in Veneto, DI Ciolo in Toscana, Triccoli in Umbria-Marche, ecc): è innegabile che ci siano nel rugby delle matrici culturali e tradizionali che fanno capo all’aerea veneta, a quella emiliano-lombarda, a quella marchigiana-molisana, a quella laziale ecc…
    Sviluppare una sana competizione tecnica e agonistica, che poi confluisce nelle prospettive nazionali, basata su questi fondamenti regionali-culturali non potrà che fare bene anche al rugby.

    1. malpensante

      La parola chiave dell’intervento, chiaro e del tutto condivisibile, è “competizione”. Tecnica e agonistica. Esattamente il contrario di quello che accade nel rugby nostrano. “Liberarsi quindi da una gestione lobbystica della disciplina è stato il primo fondamentale passo, ed è auspicabile che questo avvenga quanto prima anche nel Rugby”: parole sante

      1. mezeena10

        quoto in pieno!!!basta posti garantiti da accademie e surrogati, basta ai posti fissi in nazionale, basta assurde regole che limitano la crescita individuale e collettiva ( norma su 9 10 15)..dalla gente preparata si ha sempre da imparare, che sia italiano o straniero, giocatore o tecnico..

  7. mezeena10

    i tecnici son quasi tutti ex atleti di livello mondiale e francamente paragonare uno sport con una scuola e una tradizione di livello assoluto con uno che quasi non ne ha non ha molto senso..daccordo invece sulla formazione di tecnici e atleti all’interno dei propri clubs (non sempre un ragazzo lontano dal proprio ambiente rende al meglio o si concentra al 100%) con una struttura centrale che si occupa “solo” di coordinare

  8. Flanker999

    X GSP : e’ il lavoro di formazione fatto dai club che ci ha portato nel 6 nazioni, quando in Italia nel campionato nazionale gli stranieri erano 2 per squadra (ma boni!) e la FIR che invece ha imbottito la nazionale di formati altrove… Mi ricordo ancora con terrore Nick Zisti , portato alla RWC senza nemmeno aver giocato a XV!
    Non credere alle fole che raccontano i federali…

    Verissimo il punto che scuole tecniche differenti sono una risorsa , da noi invece se proponi qualche idea nuova e non ripeti “a pappagallo” la lezione il brevetto te lo scordi!

    1. Gsp

      @flanker, daccordo col fatto che l’avversione per l’innovazione e’ il problema centrale dwl rugby di oggi e di questo gruppo di potere che spero scompaia.

      Pero’, le accademia ci sono da 5 anni. Non penso che si possa attribuire la pochezza in quantita e qualita in alcuni ruolo specifici negli ultimi 20 anni al fatto che la FIR abbia preso qualche decina di oriundi. I nostri giocatori validi sono sempre emersi.

      Poi si puo’ portare l’esempio bettarello. Ma se l’unico esempio e’ un giocatore di livello assoluto, nato negli anni ’50, e’ l’ammissione incontrovertibile che il problema c’e.

  9. malpensante

    Non scherziamo. Solo Bettarello di livello assoluto? Come apertura, probabilmente. Ma Giovanelli è nel wall of fame, di livello internazionale assoluto ce ne sono stati a decine, di livello accettabile molti, proporzionalmente al numero dei tesserati praticanti. E con un ricambio costante, compatibilmente con i nostri numeri reali di praticanti. Cosa che oggi manca con tutta evidenza, grazie all’insana politica sovietica sulle prime classi d’età agonistiche.

    1. gsp

      @malpensante, non sono daccordo che manca il ricambio oggi. il ricambio mancava a fine gestione BBZ. e li non c’erano accademie, qual’era la ragione del problema se non c’erano ali, estremi, aperture e MM? “E’ colpa all’insana politica sovietica sulle prime classi d’età agonistiche” anche li?

      oggi in nazionale, ma anche nel club, c’e’ piu’ profondita’ in ruoli nei quali abbiamo sofferto di recente, tipo MM, ali, estremi. a me sembra evidente.

      e per darti l’esempio del club migliore, piu’ titolato e faro ed orgoglio del rugby italiano, col personale migliore in circolazione tra allenatori, DS, presidente e risorse economiche in abbondanza, al centro di un network di societ’a di ogni livello, in una zona dove il rugby ha tradizione e presa. La Benetton copre dall’under 6 fino alla Celtic. dimmi un’apertura prodotta negli ultimi 10 anni. C’e’ un problema innegabile nella produzione di giocatori in ruoli specifici. i club da soli non ce la facevano e non ce la fanno. dire ‘lasciamo fare ai club che se la risolvono da se” e’ una professione di fede pura e semplice. Bocchino e’ stato la migliore apertura italiana in Eccellenza l’anno scorso, tolti Wakarua e Griffen. ci rendiamo conto?

      dall’altro lato la produzione di giocatori in altri ruoli invece funziona benino, pero’ quei ruoli si evolvono e noi come club ed accademie non riusciamo a stare dietro agli altri.

      se poi la vogliamo buttare in politica, me ne tiro fuori adesso.

  10. gino(monza)

    per gli scettici.
    nessuno dice che sia la stessa cosa lo sport individuale o di squadra.
    l’esempio degli USA si basa sia sugli sports individuali sia su quelli di squaqdra ed è vincente come vincente e forse di più sarà quello cinese se non altro per il numero di abitanti del paese.
    Ripeto si tratta di aprrendere il meglio da un certo metodo e applicarlo al nostro ambito.
    In questo caso capillarità e investimento per lo sviluppo.
    esempio : la nostra Federazione offre degli incentivi allle squadre che partecipano alla CC per ogni punto fatto: mi sembra una coglionata e soldi spesi invano ( nel caso delle squadre italiane risparmiati dati i risultati) io invece penso sarebbe meglio fare così :
    club A di to 100/200 KEuro/ anno per 3 anni ma tu mi sviluppi due MA
    Club B tu mi sviluppi due MM e così via.
    Assumerei specialisti, Italiani se ci sono, oppure e meglio stranieri per ogni ruolo alfine di supervisionare , insegnare organizzare il lavoro da fare.
    Costerà un pò ma se non si investe…
    Sulla scherma : se credete che sia facile perchè vinciamo beh mi sembra superficiale.
    La scherma è fattta di tre discipline : fioretto, sciabola e spada.
    salvo andare agli albori di inizio secolo scorso non c’è nessuna nazione che abbia primeggiato o primeggi contemporaneamente in tutte e tre le discipline che hanno regole e tecniche diverse.
    Se poi si ritiene facile mettere su 3/4 fiorettisti di livello mondiale per vincere le medaglie ai mondiali o olimpiadi beati voi.
    Infine GB :
    nel nuoto, nell’atletica,nell’equestre sono sempre stati all’avanguardia senza aver bisogno di Londra 2012.
    Nel Ciclismo hanno investito in atleti, medicina sportiva tecniche di allenamento ed infrastutture
    da qualche tempo e si vedono i risultati sia in pista sia su strada sia tra i maschi sia tra le femmine e questo sport sta diventando sempre più popolare tra i giovani.
    Wiggins è esempio non tanto di classe innata quanto di meravigliosa costruzione atletica che parte dagli oltre 80 kig di quando faceva il pistard ai meno 70 per vincere il tour.
    Se non si investe,non si seleziona,non si coltiva e si sviluppa con criterio oggi non si fanno più risultati.
    Il povero Schwartz ha dovuto drogarsi per cercare di portare una medaglia all’atletica italiana visto che su di lui si ponevano le uniche speranze italiane.
    Sarebbe Arese da mettere in prigione visto che sotto la sua direzione l’atletica è quasi scomparsa ma questo è un altro discorso

    1. Stefo

      Gino il problema non sono i soldi ma l’avere gli strumenti necessari per implementare un sistema.
      Nessuno dice che sia facile sviluppare atleti da oro olimpico nella scherma o nel ciclismo ma che sviluppare atleti in un contesto di sport individuale sia diverso da un contesto di squadra…esemplificando al massimo sullo sviluppare clubs a livello capillare di valore: se tu sei un ex campione di scherma o di ciclismo o di judo ed apri una scuola nel tuo paese e ti ci si iscrivono 10 ragazzi puoi lavorare a pieno, allenare i ragazzi, partecipare a competizioni e se fai un buon lavoro magari 1 o due dei tuoi ragazzi sale di livello ed entra nei progetti elite delle federazioni…se apri un rugby club ed hai 10 giocatori non vai da nessuna parte….puoi isneganre skills e fondamentali ma non vai molto lontano perche’ comunque non puoi fare un lavoro completo.
      Secondo come dici giustamente nella scherma non e’ oggi che l’Italia vince ma decenni, l’Italia ha una scuola di scherma validissima e questo si rispecchia nella qualita’ degli isnegnanti di scherma che puoi trovare in tutto il paese…l’Italia del rugby non ha questo, prima di iniziare a pensare a sviluppare un sistema come quello della scherma quindi bisognerebbe pensare a sviluppare gli allenatori/insegnanti di rugby in grado di far funzionare questo sistema…tu per primo parli delle varie scuole di scherma di altissimo livello sparse in Italia…queste scuole hanno allenatori/istruttori chiaramente di altissimo livello, e’ il know how che nella scherma l’Italia ha che rende il sistema vincente.
      Il sistema inglese andrebbe studiato e provato a replicare per moltissimi sports (io sono uno di quelli che ad oggi reputa queste Olimpiadi per l’Italia disastrose e che dimostrano pienamente come sia da rivedere tutto il sistema sportivo italiano…se togliamo le medaglie di scherma e tiro al segno che sono senza dubbio esempi di eccellenza per l’Italia resta ben poco…atletica, nuoto un disastro, calcio e basket rispettivamente primo e terzo sport in Italia per tesserati non erano neanche qualificati, pallavolo ragazze gia’ fuori e ci vuole ottimismo a pensare che i ragazzi arrivino a medaglia e discorso simile per la pallanuoto dove la Pro Recco ricordo arriva in finale di coppa campioni da 7 anni a questa parte) ma e’ un sistema enormemente dispendioso e che richiederebbe prima di tutto una ristrutturazione totale dello sport in Italia a partire dal CONI.

      1. gino(monza)

        @stefo,
        ti prego non confondiamo le cose.
        so benissimo che sono cose diverse ma è sul modello che dobbiamo discutere non sulla specificità della disciplina che lascerei a chi è specialista.
        due cose volevo e voglio evidenziare.
        Tradizione:
        prendiamo la scherma: 30/40 anni fa cosa faceva il Giappone nel fioretto a squadre? e la Cina e la Corea? avevano/hanno tradizione? grandi campioni?no ma hanno preso maestri da chi aveva le scuole migliori : Italia Francia Russia Ungheria.
        e hanno portato la scherma ad alto livello
        Ciclismo inglese : investimento selezione e sviluppo non tradizione hanno portato ad altissimo livello questo sport.
        voglio cioè dire che non c’è bisogno di avere tradizione centenaria per far bene oggi
        in questo sport professionistico ma lungimiranza, intelligenza e investimento.
        tornando al rugby e all’italia non voglio dire che tutto sarà facile ma quanto detto finora significa implementare un sistema che consenta di ampliare possibilità di selezione, incentivando i giovani ad avvicinarli a questo sport magnifico e dotarli di istruttori che insegnino loro ciò che è necessarioa apprendere per farli diventari buoni giocatori.
        E visto che non abbiamo un sistema scolastico che ci possa aiutare, solo i clubs possono fare questo e allora occorre incentivarli economicamente e metter a loro disposizione tecnici preparati qualunque sia la loro provenienza ovvero spendere non a pene di segugio ma a progetto. La Federazione è sufficientemente ricca per poter fare ciò sicuramente più ricca della scherma o di altre federazioni che ottengono risultati migliori.
        Non dobbiamo diventare campioni del mondo di rugby nel giro di 10 anni ma competere più dignitosamente: se poi produrremo campioni meglio ancora .

      2. Stefo

        Gino ho gia’ risposto soto, la cosa e’ molto piu’ complicata di quello che sembra.

      3. Stefo

        Gino non ho detto che serve tradizione centenaria ho detto qualcosa di diverso comunque e cioe’ che prima di poter sviluppare gli atleti nell’elite devi sviluppare i tecnici che facciano crescere questi atlei…continui a portare esempi di sport individuali in cui sviluppare un programma elite e’ piu’ immediato, lavori sul tuo talent id individuando i paramentri ateltici necessari per lo sport ed individui un nucleo di atleti in eta’ giovanile da far lavorare con i migliori tecnici in circolazione per uno sport.
        Che si debba cambiare il modo di fare sports in Italia (e non solo rugby) l’ho scritto Gino e quindi bisogna guardare ad altri modelli di sport e capire quale sia piu’ adattabile all’Italia, queste Olimpiadi ripeto a mio avviso stanno dimostrando che ad esclusione di un paio di discipline in cui il livello e’ eccellente (e non da ggi neanche nel tiro a segno) i risultati sono sconfortanti…nuoto, atletica, ciclismo male, calcio e basket malissimo neanche qualificati, pallavolo e pallanuto in cui no si riesce ad andare oltre

    2. gsp

      @gino pero’ aspetta un attimo. Team Gb e’ dalle olimpiadi del 2000 che vince medaglie nella pista, sia con Hoy, Wiggins quindi una certa tradizione ce l’hanno. Idem nell’atletica, piscina. le aree forse davvero nuovo sono ad esempio la ginnastica.

      hai ragione sugli investimenti.

      pero’ con la scherma la nostra situazione e’ diametralmente opposta. noi non abbiamo i maestri e quello e’ uno dei problemi principali. stessa ragione per cui ogni volta che si propone il modello argentino per il nostro rugby si dice una cosa impossibile da applicare. quello puo’ essere l’obbiettivo da raggiungere ma non ci indica con quali passi arrivarci.

      1. gino(monza)

        @gsp
        non parliamo di tradizione per favore si tratta di impegno e investimento per crescere : l’inghilterra non aveva tradizione ma si è buttata lo stesso ed ora è li che domina e fa storia che poi diventerà forse tradizione se continuerà nel tempo.
        Ma l’esempio è che dal caso sporadico-Simpson – sono passati a dominare in poco più di dieci anni.
        Magari non vincerà sempre magari scalerà in basso rispetto ad ora ma nessuno li cancellerà dagli albo d’oro.

      2. Stefo

        Gino il problema e’ che nopn e’ cosi’ semplice instaurare sistemi elite vincenti partendo da zero ed ancora piu’ difficile mantenerli vincenti, prendendo l’esempio del ciclismo su pista l’Australia negli anni era cresciuta e divenuta il modello (gli inglesi hanno copiato molte cose del sistema sportivo australiano non solo nel ciclismo su pista) ma poi piano piano e’ calata (e GB ne ha preso il posto).
        La letteratura accademica in tema di elite sport development e’ ricchissima, l’investimento monetario e’ senza dubbio uno dei cardini, chi piu’ spende piu’ vince e’ una cosa verissima ma e’ una condizione necessaria ma non sufficiente per cincere, ci sono molte altre cose che devono esserci perche’ arrivi la vittoria. Se vuoi qualche lettura al riguardo posso consigliarti:
        Comparative Elite Sport Development di Green-Houlihan (due dei piu’ importanti studiosi di sport policy and development)
        oppure
        The Global Sporting Arms Race: An International Comparative Study on Sports Policy Factors Leading to International Sporting Success di De Bosscher et al.
        Ce ne sarebbero anche altri ma questi sono tra gli studi piu’ quotati al riguardo

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