Quando la Madonnina piange: Milano a testa in giù e in Serie B

Scrivo da milanese (acquisito) e mi rendo conto che la salvezza del Grande Milano avrebbe significato la retrocessione di un’altra realtà – Paese Rugby – che invece ha evidentemente meritato di rimanere in Serie A sul campo.
Però la Grande Milano che torna finisce in B è una notizia perché si aggiunge alla identica  retrocessione dell’ASR. L’Amatori è scomparsa dai radar, affossata dalle sue vicende economiche e di società. Milano non c’è più, almeno nel rugby che conta. E per il movimento intero non è una bella notizia.
Poi si può dire che non è un fulmine a ciel sereno, ed è verissimo, ma questo non diminuisce rabbia e amarezza. A rendere un po’ più sopportabile il calice dell’annata meneghina è la promozione sempre in Serie B della Union, giovane società che si è data tempi e obiettivi giusti e alla sua portata. Complimenti vivissimi ai gialloneri, ma è poco per quella che rimane la capitale economica del Paese e per l’importanza che la città meneghina riveste per la storia del rugby italiano.
C’è da fare qualcosa, ma di idee ce ne sono poche e piuttosto confuse. E soprattutto non mi pare che ci sia una grande volontà nel realizzare quelle più sensate. Si sente spesso parlare di Milano come possibile sede celtica: un obiettivo da raggiungere ma non oggi e non attraverso la “droga” degli sponsor. Che sono necessari, ma che devono essere al servizio di un progetto che a oggi aveva accarezzato in maniera intelligente proprio la Grande Milano. La strada è quella. C’è poi da seguire quella che deve portare alla nascita di un vero luogo del rugby, una struttura dove far convergere le forze che oggi agiscono in maniera dispersiva. La domanda è: c’è qualcuno che ha veramente voglia di seguirla mettendo da parte l’interesse del suo (piccolo) giardino?

24 pensieri riguardo “Quando la Madonnina piange: Milano a testa in giù e in Serie B”

  1. Paolo, hai ragione. L’assenza dal “rugby che conta” di Milano è un problema per tutto il movimento. Mi chiedo come, in una città grande e ricca, non vi siano forze in grado di riportare ai vertici (italiani almeno) una squadra di rugby. L’assenza di una squadra importante toglie visibilità e possibilità di crescita.
    Per parte mia sono contento per Paese, un piccolo centro con una grande tradizione rugbistica che ha dato tanti giocatori a treviso e alla nazionale.

    1. @rabbi io un pò meno. sai com’è, quand’ero giovine ci ho giocato contro spesso, e non ho bei ricordi… squadra moooolto fallosa ed antisportiva. ma sarà cambiata…
      per quanto riguarda l’analisi di paolo, completamente d’accordo (e anch’io sono milanese “a metà”, la mia nonna era di milano…)

      1. Ci ho giocato contro anch’io e spesso perso. Non ne tesso le lodi, ma mi fa piacere che le piccole realtà del rugby veneto continuino a far bene.

  2. Ritengo che l’unico problema , come in altri sport di squadra, e il continuo campalinismo
    delle società di una stessa città…..3 società in B e 1 sparita…..non è meglio
    1 in eccellenza , 1 in A1 o A2 , e 1 in B ???? ma dubito che qualcuno abbia il coraggio
    di proporre un progetto serio…..ognuno si gongola sotto il suo campanile , e si tiene stretto
    il proprio valore tecnico e non lo vuole condividere con altri….anzi…..

    1. Quello che tu chiami “coraggio” di presentare un progetto, la scorsa estate fu predisposto dalla scrivente e sottosposto alle tre massime espressioni rugbystiche meneghine, riuscindo perfino ad ottenerne la sottoscrizione (leggasi firma) del nuovo asset Amatori e dei presidenti (uno + sei) del Rugby Grande Milano. Poi, i campanilismi di cui ti fai cenno ed il proprio egotecnico, non hanno permesso di proseguire nel percorso, che stava portando al coinvolgimento anche della A.S.R. Milano. Per i dettagli, ti invitiamo a far riferimento alla nostra pagina Facebook “Milanovale Assocsport” nel quale nei prossimi giorni pubblicheremo maggiori dettagli su questo progetto.

  3. penso che in una città dove i ragazzini si allenano sulla ghiaia del crespi (perche la città non da altro) il rugby che conta sia un altra priorità. ogni realtà milanese fa i conti con il disinteresse di una città verso questo sport. trovare sponsor non penso sia cosi facile e fare un campionato di serie A e costoso e impegnativo. tanto di cappello all’ASR per quello che ha fatto con tutte le difficolta del caso..la Union è un progetto Vincente da anni perche si è creata buone fondamenta e fa passi piccoli senza fare cose insensate. per quanto riguarda la Grande non conosco il loro percorso. penso che il problema di milano sarà sempre non avere degli spazi adeguati alle società.

    1. Concordo… Grazie Pasto!!
      Nessuno mette da parte il campanilismo?
      L’amatori non è credibile da anni, anche quando era più solida di adesso e in B.
      L’Union va per la sua strada e fa benissimo.
      La Grande vuole supporto ma non da nulla in cambio e soprattutto non è disposta a cedere onori, ossia vuole che si confluisca nel suo progetto Grande Milano senza essere disposta a crearne uno nuovo di milano.
      L’ASR va anch’essa per la sua strada, fa altro, lavora nel sociale ed è arrivata in A perché produce qualità ma non è mai stata interessata a fare un rugby di alto livello con i Seniores…

  4. In ogni caso la formula della serie A
    1) qualcuno dovrebbe spiegarmela;
    2) anche se me la si spiega la troverò sempre cervellotica.

    1. La serie A non è assolutamente cervellotica, semplicemente camuffa al suo interno due distinte categorie, in cui la “1” rappresenta quella superiore e la “2” quella inferiore. Fa più “figo” a qualche dirigente dire “Sono in serie A”, anzichè dire in terza serie, e pensa a quelli della serie B, che dovrebbero dire “siamo in quarta serie”!!!

      1. Questo mi è chiaro, non mi è chiaro perché una squadra di A1 rischi di fare un doppio passo indietro se perde gli spareggi con una squadra di A2 e perché, allo stesso modo, una squadra di A2 possa fare un doppio balzo in avanti in Eccellenza. Non mi convince.

  5. siamo alle solite, milano non esiste perchè non è una sola realtà……

    proviamo a fare un’ipotesi (vado un poco a spanne)

    mettiamo tutti i soldi in un salvadanaio e facciamo la/le squadre di eccellenza, a1, a2, b…..

    quanti soldi si possono mettere assieme? 600 mila euro? forse….e con questi stai in eccellenza e anche in a? oppure alla fine rimane solo il vertice e si perde tutto il resto? una serie A costa dai 200 mila in su, l’eccellenza 500/600 come minimo.

    abbiamo a milano tre squadre di vertice più le seconde che fanno la C elite o territoriale, ci sono tutte le giovanili di tutti (GM ne ha tre) e con quali soldi pensiamo di gestire il tutto?

    esperienze di questo tipo milano le ha già vissute, auguro tutto il bene possibile a tutti ma credo che senza tanti soldi non si muoverà niente, e i soldi non arrivano se dici metto assieme le nostre miserie.

    Calvisano e le altre di eccellenza insegnano che i giocatori di “alto” livello vanno a prenderseli in giro. Siamo sicuri che con il dopolavorismo milanese si va e si rimane in eccellenza.

    imho

  6. Da provinciale , esterno a Milano mi e’ facile dire che TRE ORTICELLI NON FANNO UN CAMPO !! Vedo tanta voglia di rugby ma anche tanto campanilismo e tanta supponenza e nessuno , con umilta’ , fa un passo indietro o si fa su le maniche ! perdonatemi amici rugbysti milanesi ,da fuori si vede questo : tanti chiacchieroni e intenditori e poga voia ad lavura ! pensate che squadra sarebbe una …” Superugby Milano ” , con un’unica squadra , un’unico vivaio di migliaia di bambini e un portamonete unico : tremerebbero tutti in italia e qualche sponsor potrebbe fare un pensierino stupendo …..

  7. @spisier
    esatto! ….. come succede a treviso, oppure a padova o anche a rovigo, dove alla fine chi mette li i milioni detta le le regole.

  8. eehh brutta giornata ieri al Giuriati…sopra 15 a 0 hanno regalato il secondo tempo finendo 18 pari. Brutte scelte quelle di far a cornate con i superiori avanti veneti e di non far giocare i trequarti dopo una prima meta in prima fase alla mano.
    Comunque io spezzo una lancia per la Grande Milano che è composta quasi esclusivamente da qualche giovane da fuori(classe 90 o 91) e da gente cresciuta nel vivaio. Ieri non c’erano i due “grossi” acquisti di esperienza fatti questa stagione e in campo c’era il capitano dell’under-20(classe ’92). Insomma un progetto che fa del bene al rugby nazionale e crea forte spirito di appartenenza.
    Tra l’altro la Grande è già il risultato della partnership tra Chicken Cus, Iride Cologno e Amatori Junior.

    1. Come dimostrano i risultati anche dei settori giovanili meneghini, è una partnership di “quantità” e non di qualità, Sul discorso poi del “forte spirito di appartenenza” ho qualche dubbio, sentendo anche gli “spifferi”.

    1. Per “tirar su” i grandi centri urbani occorre applicare le norme IRB sulle franchigie ed introdurle anche nel massimo campionato italiano di Eccellenza e under23.

      1. bene facciamo la franchigia, senza spese per nessuno, senza cessioni di identità mi sembra perfetto. e non scherzo.
        l’unico dubbio è: 30 giocatori più lo staff, facciamo 40, a 30.000 euro di costo anno vogliono dire 1.200.000 più le spese accessorie (campi, viaggi, ecc) dove si trovano?

  9. Pepe, è più facile trovare investitori e sponsor per un progetto di franchigia, che coinvolga una vasta area e che si basi su un ampio numero di tesserati, che non per tante piccole società. Noi stiamo lavorando anche in queste settimane su di un progetto da 2,0 milioni di euro, la difficoltà maggiore sta nel trovare società sportive disposte ad un progetto di franchigia e nel reperire strutture ed impiantistica sportiva. Gli investitori, siccome non si parla più di sponsorizzazioni spicciole, richiedono ampi bacini e ritorni mediatici.

  10. vivo il minirugby milanese da 5 anni
    secondo me l’idea RGM (Rugby Grande Milano) và nella direzione corretta, quella della franchigia che significa puntare alla “qualità” e non alla “quantità”.
    non dimentichiamo però, che l’accesso ad una franchigia proprio in virtù del fatto di ricercare la qualità, è limitato a pochi ragazzi provenienti dal minirugby;quindi bisogna pensare ad uno sbocco per le decine di ragazzi che non arrivano alla RGM. quindi occorre creare tante squadre di livello inferiore per non veder perso il massiccio ed importante lavoro svolto; di conseguenza l’esigenza di avere squadre seniores impegnate nelle serie minori, vien da sola.
    se tutto questo fosse vissuto con serenità, con investimenti e programmi comuni, con una formazione di pochi allenatori/educatori, penso che il sistema potrebbe avere successo e cogliere un doppio risultato: una presenza importante nelle serie maggiori, un minirugby strutturato e solido, e un futuro anche per chi, non all’altezza, vuole però continuare a vivere nel contesto del rugby.

  11. buttò lì un altra osservazione visto che si parla anche di franchigie, la virtus
    bologna basket si appoggerà ad una propria fondazione….cercate su internet,
    anche questa potrebbe essere un’idea per rilanciare il rugby milanese.
    Mi par di capire che ci sono settori giovanili che lavorano bene , quindi la base
    su cui sviluppare c’è .
    A questo punto che si cerchino gli sponsor disposti ad investire su una grande
    squadra di Milano, le altre realtà serviranno appunto da cuscinetto dove ottenere
    una doppia funzione : far maturare giovani interessanti e far giocare atleti che
    tecnicamente inferiori non avrebbero spazio nella realtà maggiore.

  12. A me di andare in quel parco di mercenari che é l’eccellenza non me ne frega niente, e nemmeno di andare in A. C’é più rugby in un branco di ragazzini che si infangano la domenica mattina a cologno o a rozzano che in venti vitelli da allevamento che scendono con le cuffiette da un pullman pensando di essere dei campioni.

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