“Io questa cosa della nazionale l’ho letta dai giornali. Sono concentratissimo sulla partita con Prato, fino al fischio finale della gara di ritorno con i Cavalieri non voglio pensare a nulla di diverso. Certo l’interessamento mi fa piacere, vuol dire che ho fatto un buon lavoro. Comunque è tutto in mano al mio procuratore, con lui ho parlato di situazioni che potrebbero venire a crearsi…”
Scusa Umberto, fammi capire, vuol dire che tu non sai nulla ma il tuo procuratore potrebbe avere dei riscontri in più, magari avere già avuto dei contatti con la FIR?
“Potrebbe essere così. Sì. Ci pensa lui, mi fido ciecamente della sua professionalità in queste cose. La sua presenza mi ha fatto crescere moltissimo a livello professionale. Quello è il suo lavoro, il mio è allenare e ora io penso solo al Mogliano e alla partita importantissima con Prato. Poi vedremo”.
La fotografia migliore della situazione che si è venuta a creare a Mogliano è forse racchiusa in questo scambio di battute che ho avuto con Umberto Casellato, allenatore della sorpresa dell’anno – almeno per quanto riguarda l’Eccellenza – e che i rumors vorrebbero in procinto di andare a far parte dello staff tecnico del ct azzurro Jacques Brunel assieme al suo attuale assistente Franco “Kino” Properzi.
“Franchino è un patrimonio del rugby italiano, sarei felicissimo. Lo è da un punto di vista morale, tecnico, professionale e umano. Raramente ho avuto un feeling così completo con qualcuno, a volte basta davvero uno sguardo. Me lo dice pure mia moglie…
Non ho mai lavorato in Federazione – prosegue Casellato – sono un uomo di campo. Finito di allenare i miei ragazzi mi fermo per dare una mano con le giovanili. Su un campo di rugby rimango anche 10-12 ore al giorno. Lavorare con Brunel sarebbe fantastico, chiunque lo vorrebbe e non solo in Italia”.
Insomma, in nazionale Casellato ci andrebbe di corsa e non avrebbe impedimenti contrattuali, visto che esistono clausole e liberatorie in caso di chiamata da parte della Nazionale, Treviso o Aironi (clausole comuni a tutti i contratti dei tecnici italiani, credo): “Devo ancora trovare uno che direbbe di no all’azzurro. Quando ho iniziato a fare il corso allenatori il mio sogno era quello di arrivare ad allenare la nazionale e lo è ancora oggi. Alla fine è il sogno di tutti quelli che fanno gli allenatori. Questa cosa, se si avverasse, sarebbe un primo passo importantissimo. Se invece non se ne fa nulla vuol dire che dovrò lavorare di più e meglio per guadagnarmi quella posizione”.
Nell’immediato futuro c’è però la semifinale di ritorno con i Cavalieri Prato, gara che Mogliano affronterà con meno pressione dei toscani: “Sì, è vero, ma io sono un eterno infelice. Giocare bene a volte non basta, dobbiamo essere più cinici e non dobbiamo mai accontentarci. Nella gara di qualche giorno fa abbiamo perso perché i Cavalieri sono stati più bravi di noi a gestire i momenti topici e poi abbiamo commesso alcuni errori di ingenuità. Ma le partite con Prato le abbiamo sempre giocate sul filo di lana, abbiamo qualche chance, ma sarà durissima”.
Due anni fantastici, gli ultimi due del Mogliano: “Ho un gruppo di giocatori fantatici, bravissimi e professionali. Poi c’è l’aiuto fondamentale di Franchino. Giochiamo bene ma ci alleniamo meglio, e la cosa non è scontata. Abbiamo scelto gli stranieri giusti, in allenamento ci stanno facendo crescere tantissimo”.
Prima di chiudere un ultimo accenno alla questione-nazionale, perché la chiamata del duo Casellato-Properzi sarebbe una inversione di rotta rispetto agli ultimi anni, un segnale importante: “Credo che chi oggi ricopre certi ruoli abbia dei valori tecnici e professionali, e che non si trovi lì perché spinto o chissà che… Certo, per i risultati il discorso è diverso: ci vuole tanto lavoro, circostanze favorevoli e fortuna. E non è detto che poi arrivino comunque”.

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