Aironi-FIR, voci e dialogo sull’orlo del crac (finanziario)

PREMESSA: da Parma/Viadana mi fanno sapere che il presidente Melegari ieri non ha rilasciato nessuna dichiarazione su questa vicenda. Quanto pubblicato da La Gazzetta di Parma sarebbe una trascrizione che lo stesso Melegari ha rilasciato a me qualche giorno fa e che trovate qui.
Se tutto ciò corrisponde al vero ringrazio il quotidiano parmigiano per avermi citato…

da La Gazzetta di Parma

Tante voci si rincorrono in questi ultimi tempi sul futuro degli Aironi. «Anche troppe» secondo il presidente della franchigia Silvano Melegari. Tra le tante, però, qualcuna è sicuramente vera: tra Federazione italiana rugby e Aironi si susseguono gli incontri per dare «ossigeno» a una realtà che sta attraversando un serio momento di crisi. «Non dico una novità -spiega Melegari – se ripeto quanto ho già dichiarato: le difficoltà economiche ci sono, ma ci stiamo continuando a parlare per capire cosa fare». (…)
Il suo «sos» lanciato qualche tempo fa avrebbe trovato nel presidente federale Giancarlo Dondi, che è comunque partner importantissimo della franchigia, un interlocutore attento. «Da qui, però, a ipotizzare una nuova realtà federale al posto degli Aironi al momento ce ne corre» puntualizza Melegari. Una «creatura» che, dicono in molti, sarebbe la soluzione migliore. Sempre a sentire le voci, ci sarebbero nomi eccellenti candidati a guidarla: Green, Troncon, Orlandi e Gajan. Tutti bollati da Melegari come «pura fantasia».
Servono invece «soluzioni per proseguire questa esperienza. Altrimenti si chiude».

12 pensieri riguardo “Aironi-FIR, voci e dialogo sull’orlo del crac (finanziario)”

  1. Lascia stare, il giornalaio che ha trascritto il pezzo non è il solito che scrive solitamente, è uno molto esperto di rugby, uno che se ci parli la pensa come te ma che è allineato al giornale, ha sempre invertito per linea editoriale la società di parma che effettivamente li aveva evitando sempre di citare la rugby parma, come si immaginerà non è un fan degli aironi ma un coltivatore del prroprio orticello

  2. Paolo, qui a Parma la “Gazzetta” viene chiamata la “rudarola” e cioè collettrice, portatrice e propalatrice di immondizia…Il modo rugbistico parmense – con la sola eccezione di Colorno – quando parla di Melegari dovrebbe sciacquarsi la bocca…Vergogna! Sono tra i primi responsabili di questa situazione!

  3. Io continuo a predicare fino alla noia in tutti i siti che frequento la necessità dell’assoluta indipendenza amministrativa delle franchigie.
    Certo collaborando con la FIR, ma collaborare non significa soggiacere.
    La federazione dovrebbe poter attingere al bagaglio di esperienze dato dall’imprenditorialità dei managers locali. Oppure si faccia la sua franchigia e se ne assuma onori ed oneri.
    Ma Dondi invece vorrebbe la botte piena e la moglie ubriaca…
    Da trevigiano e tifoso Benetton porgo la mia stima a Melegari. Non si arrenda! Mai.

    1. picco, ma guarda che qui il “bagaglio di esperienze dato dall’imprenditorialità dei managers locali” e’ rimasto senza soldi, e non e’ riuscito a produrre ne’ risultati tecnici, ne’ economici. che deve fare la FIR, regalare un’altro paio di milioni a stagione? cosi’ poi i manager locali possono continuare a far finta di saper fare da se, e riccorere alla FIR quando finiscono i soldi.

      se i manager locali sapessero fare da se non avremmo avuto bisogno della celtic, ed avremmo avuto un campionato di livello.

  4. @gsp. Forse non mi sono spiegato:
    l’indipendenza finanziaria significa appunto che o ce la fai o chiudi!
    I managers seri fanno prosperare le aziende serie.
    I managers meno dotati fanno chiudere le aziende.
    Che senso ha subentrare parzialmente in una realtà pseudofallimentare?

    Qui a Treviso mi pare che problemi finanziari non ci siano.
    E guardacaso grazie a managers di livello.
    E guardacaso in Celtic siamo avanti.
    E guardacaso la FIR non ci voleva.
    E guardacaso Dondi non perde occasione per metterci i bastoni tra le ruote…

    1. Mi sembra una visione un po’ troppa romanzata…
      Lì i problemi finanziari non ci sono perchè c’è una famiglia che ce li mette, non tanto ai managers!!!
      Non credo che nella sezione volley ci fossero managers molto più scarsi a Treviso, o sbaglio?!?!?

  5. gib da un lato concordo con tre dall’altro devo dissentire sulla visione romanzata in quanto Dondi avrebbe preferito una franchigia con base Roma al posto del Benetton, le regole sull’utilizzo degli stranieri son state fatte per penalizzare Treviso in quanto gode di un budget superiore agli Aironi, punto secondo gli Aironi sono un giocattolo in mano al presidente della Fir, la verità purtroppo è questa e Melegari si trova nella posizione di fare la Marionetta di Dondi…mi dispiace per gli amici di Viadana ma per il bene del movimento è ora di staccare la spina che mantiene in vita la franchigia…se le capocce della federazione han ancora un bricciolo di buon senso e dignità

  6. Vabbé, non so piú come dirlo e non mi va di innescare flames in questo bellissimo blog.
    La famiglia Benetton non é nata con i soldi!
    Anzi. 40 anni fa da umili origini e con duro lavoro ha costruito un impero. E solo grazie ad una attenta selezione dei collaboratori!
    O pensate che Luciano e Gilberto si siano sempre occupati di tutto personalmente?
    E cosí é stato anche nello sport. Il basket ed il volley vengono abbandonati proprio per mancanza di managers capaci di costruire utili.
    Il rugby va avanti anche perché c’é gente capace ed esperta come il Signor Munari.
    Trovo scandaloso che ci sia ancora in Italia chi pensa che affermarsi grazie alle proprie risorse umane ed economiche sia un fatto negativo.
    Io mi auguro che Melegari trovi risorse per continuare. Altrimenti é giusto che chiuda i battenti.
    Ma se Dondi e combriccola continuano con “flebo” inutili figlie della vecchia mentalitá pane e salame significa una volta per tutte che del rugby moderno non hanno capito una cippa.
    Scusami Paolo per lo sfogo…

    1. sotto scrivo in pieno…la mia era solo una risposta a gib ed era appunto un voler sottolineare il fatto che se i soldi son finiti e non si han fondi a disposizione per continuare nel progetto con le proprie forze è giusto farlo abortire

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