Challenge Cup, numeri di un disastro chiamato Italia.

199 punti fatti e 1036 subiti, 24 sconfitte, nemmeno una vittoria.
L’articolo potrebbe chiudersi qui. Che si può dire di altro o di diverso? Non si può parlare di sfortuna, di destino baro o appellarsi ad alcun alibi. Le parole che vengono in mente così a caldo sono impreparazione, sicuramente un gap tecnico enorme ma anche uno scarso interesse verso una manifestazione che evidentemente viene vissuta dai club italiani più come un impiccio piuttosto che con una possibilità di crescita.
Un anno fa i punti subiti erano stati addirittura superiori – 1088 – ma le quattro italiane (le stesse di questa edizione) ne avevano segnati quasi cento in più, 290. E c’erano state anche tre vittorie, una delle quali di prestigio, quella dei Cavalieri su Connacht.
Quest’anno zero assoluto. Anche la FIR, annusato l’andazzo, in questa edizione non ha messo a disposizione il bonus economico di 10mila euro per ogni punto portato a casa, anche se le sarebbe convenuto fare il contrario (un anno fa furono 15, quest’anno appena uno).
Bisogna assolutamente ripensare la nostra partecipazione. Diminuendo le squadre, creando delle franchigie ad hoc. Piuttosto mandando una selezione di giovani già nel giro delle nazionali, quantomeno per farsi un po’ di ossa. Non lo so, non sta a me pensare a soluzioni. Ma chi lo deve e lo può fare lo faccia il più presto possibile. Altrimenti non vedo perché l’ERC debba tenere fuori dalla porta della partecipanti squadre spagnole o romene, tanto per fare esempi.
Che non si può più leggere di “prove d’orgoglio” e di uscite dal campo “a testa alta” – come purtroppo è avvenuto – davanti a ko contro squadre che non sono certo lo Stade Francais o gli Wasps.

6 pensieri riguardo “Challenge Cup, numeri di un disastro chiamato Italia.”

  1. Credo che la strada delle franchigie e della rinuncia alle assurde gelosie di campanile sia l’unica per salvarci dal naufragio…
    Ma secondo me va ripensato tutto il sistema ed i campionati in funzione delle franchigie e dell’aggregazione.

  2. Occorre introdurre le norme I.R.B. che regolano le VERE franchigie nell’ordinamento F.I.R. e consentire la loro partecipazione alla Challenge Cup e al Campionato Italiano cosiddetto di Eccellenza.

  3. Se non si investe nella formazione di alto livello per settori giovanile nei piccoli e medi club non servono a nulla franchigie, selezioni e quant’altro si possa organizzare. Semplice domanda! Chi vorreste insegnasse a leggere,scrivere a vostro figlio? Professore o uno che fino al giorno prima faceva il magazziniere o qualsiasi altro lavoro? Per me vale nel rugby lo stesso principio!

  4. secondo me, e mi lego anche al post sull’heineken cup, è sbagliato che entrambe le squadre celtiche partecipino alla massima competizione europea. si potrebbe fare in modo che la meglio piazzata in Celtic e la squadra campione d’Italia vadano in Heineken cup, mentre la seconda piazzata in celtic e le altre tre vadano in Challenge Cup. però sarei ancora più drastico tipo che la seconda piazzata in celtic rimane fuori dalle altre competizioni europee e in challenge ci potrebbero andare dalla seconda alla terza di eccellenza e la vincitrice del campionato A1. ancor più sensato sarebbe di fare un’eccellenza (o super10 come vogliamo chiamarlo) chiuso, con un sistema di franchigie che coinvolga le piazze storiche da un lato e quelle con maggior attrazione di pubblico dall’altro. in Heineken cup la prima piazzata di Celtic e la squadra campione d’Italia, in Challenge, la seconda di Celtic, e la seconda di Eccellenza. agli altri l’obiettivo di lottare per fare meglio la stagione successiva.

  5. Davvero non capisco come si possa riproporre ogni anno una formula simile in Challenge Cup. Forse la partecipazione delle due finaliste del campionato di Eccellenza sarebbe sufficiente a rappresentare l’Italia, ma secondo me occorrerebbe inserire una fase preliminare (a settembre e ottobre) in grado di scremare il plotone iniziale. Quanto all’edizione in corso, sfido chiunque a non parlare di sconfitta “a testa alta” per un Rovigo che perde 15-10 a Bordeaux; ma vi assicuro che anche altri risultati europei portati a casa dai Bersaglieri sono troppo ingenerosi (vedi il 32-11 contro gli Wasps, maturato solo nei minuti finali). Certo, se poi si prendono 92 punti a Bayonne…

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