Francesco Volpe per il Corriere dello Sport
Paolo Abbondanza – Ha retto il club per otto anni, ha speso un fiume di euro (si parla di 10,5 milioni) ma non ha costruito uno straccio di organizzazione, circondandosi di gente (Corrado Capradossi, Massimo Coletti) perlomeno inadatta al compito. Così, uscito lui, si è ripartiti dal nulla.
Gabriele Caccamo – L’editore di Porta Portese e presidente della Rugby Roma 2000 (serie C) è stato il primo a sbandierare di voler rilevare la Roma, ma non l’ha fatto. Dopodiché si è messo alla finestra. Se la Roma fallisce, potrebbe ottenere in gestione l’impianto delle Tre Fontane… Intanto ha chiesto alla FIR di rilevare il titolo: impossibile. Una curiosità: il suo legale, Stefano Schiavone, è anche il rappresentante “sindacale” dei giocatori creditori…
Cordata Missori – Nel deserto delle alternative, Alessandro Missori e un gruppo di ex bianconeri (Rugby Roma 1930) hanno avuto il coraggio di metterci la faccia e rilevare il titolo sportivo. Hanno proposto un piano credibile di rientro dai debiti contratti dalla precedente gestione (218.000 euro), senza però presentare la fideiussione richiesta dalla FIR. Ci hanno messo l’anima, ma il tempo a disposizione (un mese) e il disinteresse dei
vecchi compagni non hanno giocato per loro.
Roberto Barilari – Ex terza linea bianconera, figlio del grande Sergio degli scudetti anni
40, ha curato negli ultimi tempi il vivaio del club. Ha fondato la Nuova Rugby Roma per, a suo dire, tenere unito il settore giovanile nella fase di transizione. Poi, però, non ha trovato un accordo con la casa madre, contribuendo fortemente ad indebolirla, anche agli occhi del Comune.
Il Comune – «Chi si assume l’onere di gestire la Rugby Roma, gestirà anche le Tre Fontane» ha più volte ribadito il delegato allo sport Alessandro Cochi nelle settimane dell’incertezza post-Abbondanza. Purtroppo non ha dato seguito ai buoni propositi, togliendo certezze e credibilità alla nuova dirigenza e scatenando gli appetiti sull’impianto.
I giocatori – Alcuni di loro non attendono che il fallimento per essere liberi di accasarsi altrove. Chi? Aspettate i prossimi annunci di mercato. Vivi complimenti anche alla lungimiranza dei sindacalisti dell’AIR: in caso di fallimento, non vedranno un euro.
