Spazio Mafalda: un ragazzo abbandonato e una panchina “educatrice”

di Mafalda La Contestatrice

Oggi Mafalda è incazzata nera.
Sto vivendo due episodi, uno GRAVISSIMO, e l’altro meno eclatante, ma comunque GRAVE, soprattutto per una disciplina che DICE di aprire le porte a tutti… COL CAPPERO!

CASO 1: Già, porte aperte a tutti tranne a quelli che però non arrivano ad assolvere il loro compito, quelli che vengono buttati nella fossa dei leoni. Parlo di quelli che non sono nei parametri, ma che per farli giocare vanno a finire in un ruolo a loro “sconosciuto” e che devono fare punti, perché lo scopo del loro inserimento nel gruppo è la produzione di punti su punti, sempre che si riesca in un modo o nell’altro a procurarsi dei falli.
Inserire un ragazzo in un gruppo con un anno o due in più, che si ritrova in campo nella più grande manifestazione che possa esserci per quella età, dove il mondo ti sta guardando…
E il peso della responsabilità: se sbaglio sono fuori. E così è stato. I media, i blog, i blogger, i facebooker, i twitterer. AMMAZZATO SPORTIVAMENTE, a 18 anni. Ma la cosa più grave è come vengono rovinate le giovani promesse dalla nostra federazione, nostra per modo di dire. I fenomeni vengono presi, usati, maltrattati psicologicamente e buttati. ECCO PERCHE’ VINCIAMO SEMPRE TUTTO!!!
Ma la cosa peggiore non è quello che vi ho sopra descritto, no, il peggio è che senza nessun avviso il club (anche se a chiamarlo così si fa un’offesa ai Club con la “C” maiuscola) che lo ha visto nascere dall’U6 e che lo ha fatto crescere, la scorsa settimana – come se nulla
fosse – GLI LASCIA LIBERO IL CARTELLINO. E alcuni di noi sanno perché.
QUESTO E’ IL RUGBY ITALIANO, non vi dico cosa sta vivendo emotivamente ora questo ragazzo e anche i suoi genitori che lo vedono…”stralunato” e senza rugby.

CASO 2: scendo d’età, non minirugby ma un po’ più su, e mi ritrovo un allenatore e il suo superiore che per la prossima stagione hanno già “selezionato” i ragazzi, non per capacità e qui nulla di strano, ma per sottomissione. “Se riesco a farti il lavaggio del cervello sarai titolare, altrimenti panca o seconda squadra.”
Che figata! Questo ritengo che sia un caso non grave come il primo, ma comunque rilevante anche perché lo scopo di questi adulti è arrivare, con qualsiasi mezzo, anche allontanando di proposito chi ama veramente questo sport, che come dice un amico: “…continuano ostinatamente a far leva sui valori del rugby rispetto ad altre discipline, ma in realtà questi valori sono stati persi da tempo…”.

Vostra Mafalda

5 risposte a "Spazio Mafalda: un ragazzo abbandonato e una panchina “educatrice”"

  1. Checco Zalone

    vogliamo parlare dei club che vanno a fare reclutamento alle selezioni under 14 di bambini di 13 anni??? peggio del calcio, stiamo dieventando peggio del calcio

  2. poppy

    vogliamo parlare di quelli che ne hanno 7/8 in selezione di 14/15 anni della stessa squadra che in campionato è finita penultima, ma non campionato d’elite! vuol dire che gli altri componenti della squadra fanno talmente schifo che hanno fatto perdere gli otto selezionati costantemente! ma in realtà chi seleziona?

  3. Erania Pinnera

    Purtroppo questo è il male sportivo dei nostri giorni: prima la prestazione, poi i valori dello sport, se viene ovviamente in testa a qualcuno di tirarli fuori dal cilindro.
    E così non solo nella palla ovale, purtroppo.
    C’è gente a 15 anni che permette al suo allenatore di farsi fare le iniezioni alle cosce e alla pancia, per aumentare la resistenza agli scatti e bloccare il ciclo. Così si formano gli atleti promettenti, quelli che poi psicologicamente hanno la tempra di una foglia. Quelli che finiscono male, quelli che oltre a buscarsi gli infortuni che tagliano la carriera per sempre, sono anche quelli che non si risollevano più, e non vivono.

      1. Erania Pinnera

        Se ci sono e sono sani, se li riportano a casa.
        Se non ci sono, i ragazzi fanno per conto loro.
        O peggio, sono i genitori stessi che spingono i ragazzi.
        Io ho visto più il secondo caso, che è peggio del primo caso, ma non peggio dell’ultimo.

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