Il numero degli stranieri? Inversamente proporzionale alle vittorie azzurre

Come ogni lunedì vi propongo “Mischia aperta” la rubrica di Antonio Liviero pubblicata su Il Gazzettino

L’Italia ha imboccato con coraggio e molti rischi la strada della Celtic League (ora Prol2). Ciò consente agli azzurri di giocare assieme tutto l’anno, facendo esperienza internazionale, abituandosi a ritmi e intensità più elevati e affinando gli automatismi. Impossibile che la Nazionale non ne goda, già a breve, qualche vantaggio. Ma a meno che il rugby italiano non intenda accontentarsi di vittorie sporadiche, è necessario un netto cambio di marcia. Uno sforzo maggiore, in termini finanziari e di competitività, a sostegno delle due franchigie che devono diventare, almeno in questa prima fase, la locomotiva del movimento in coerenza con il modello adottato. Perché un’Italia vincente passa per forza di cose attraverso i successi dei propri giocatori in Pro12 e Heineken Cup. Fare esperienza non basta. Ci vuole l’abitudine mentale a vincere. E anche fisica. È quello che è successo in Irlanda e Galles. Il Grande Slam 2009 del Trifoglio nel Sei Nazioni è figlio dei trionfi del Munster 2006-2008 in Heineken Cup, seguiti da quello del Leinster nel 2009. E i trionfi del Galles nel 2005 e nel 2008 sono legati alla conquista della Celtic da parte di Scarlets e, soprattutto, Ospreys.
Per noi obiettivi intermedi potrebbero essere la lotta per i play-off di Pro12 e i quarti di Heineken. Fondamentale è però l’incremento dei budget (…)
Un settore giovanile di qualità e un campionato di livello dovrebbero fornire il resto della rosa. Ma inutile nascondersi che siamo ancora lontani da queste soluzioni. L’importo del contributo federale resta incerto, gli azzurri non hanno intenzione di rientrare se non a fine carriera, il vivaio dà poco e con limiti di tecnica individuale come si è visto al mondiale Under 20.
Che fare? Poiché le vittorie non arrivano dal nulla, l’unica è aumentare il numero di stranieri, magari intervenendo sugli eleggibili (utilizzabili dalla Nazionale) e suoi nuovi che hanno le caratteristiche per diventarlo. Inoltre durante le finestre internazionali, quando le rose vengono falcidiate dalle convocazioni in azzurro, si dovrebbe consentire l’impiego degli stranieri senza limiti di sorta. Una norma di elementare buon senso che non si vede chi e cosa potrebbe danneggiare.
Mi piacerebbe che per determinare il numero di stranieri, si utilizzasse un meccanismo inversamente proporzionale ai risultati delle giovanili azzurre: più vincono, meno stranieri si tesserano. E viceversa. Pazienza se il nuovo citi Brunel, prima ancora di mettere piedi in Italia (non è un segno di rispetto né il modo migliore di incominciare) chiede già di ridurre a tre gli stranieri in Pro12. Si ricordi piuttosto di quanti ne impiegava lui col Perpignan per essere competitivo in campionato e in Europa. E si preoccupi prima di tutto dei risultati di Accademie e giovanili azzurre.

Italia ovale, la carica dei 71.595

Ivan Malfatto per Il Gazzettino

Il rugby italiano supera lo storico traguardo dei 70mila giocatori. La Fir mette in cantiere la norma per “italianizzare” Corneil Van Zyl anche nel Benetton. Inoltre deciderà in prima persona i permit player per le franchigie di Pro 12 (ex Celtic League). Il nuovo campionato interregionale under 23 si farà in 3-4 zone d’Italia. Questa e altra è la carne al fuoco in vista del consiglio federale e della riduzione da 36 a 30 dei giocatori nell’Italia mondiale, appuntamenti fissati per venerdì 22 luglio.

TESSERATI – Se la Francia ha annunciato di aver sfondato il tetto dei 400mila, l’Italia ha superato quello dei 70mila giocatori. Per l’esattezza sono 71.595 quelli censiti ufficialmente al 30 giugno. Quale sia poi il criterio per considerare uno giocatore (lo è anche chi ha disputato due partite l’anno con un ente scolastico) è un altro discorso. Di certo la crescita dei numeri è considerevole e testimonia della diffusione del rugby a livello di base e popolarità. Sommando arbitri, allenatori, dirigenti e personale delle società si arriva in tutto a 89.837 tesserati.

TREVISO&LOMBARDIA – Treviso resta la città d’Italia con il miglior rapporto tra tesserati e abitanti, al secondo posto sale Livorno. La Lombardia distanzia il Veneto in testa tra le regioni per numeri complessivi di tesserati: 13.156 contro 10.929. Seguono Lazio, Emilia e la Toscana del boom con 5.115 (4 anni fa erano 3.100). A livello di squadre scese in campo con 15 giocatori nell’under 14 si è passati dalle 240 dell’anno precedente alle 318 attuali.

UNDER 23 – Ulteriore impulso alla crescita e al consolidamento secondo la Fir dovrebbe darlo il nuovo campionato Under 23. Servirà a promuovere il “rugby per tutti” come la serie C (quest’anno ci hanno giocato circa 500 principianti) e le squadre cadette. Non assegnerà un titolo italiano, si disputerà solo a livello interregionale. Certi di farlo il Triveneto, dove al Civ sarebbero giunte una dozzina di iscrizioni fra cui Rovigo e Petrarca (la scadenza era ieri); la Lombardia-Emilia Romagna; il territorio del Cai (Campania, Lazio, Abruzzo); probabilmente la Toscana. In tutto quindi 3-4 campionati per circa 30-32 squadre in tutta Italia. Si giocherà con le liste aperta rispetto alla prima squadra del club. (…)

“DECRETO” VAN ZYL – Le franchigie invece beneficeranno dell’innovazione introdotta per risolvere il caso del seconda linea sudafricano Van Zyl. Italiano (equiparato) per la Nazionale, ma straniero (di formazione) per il Benetton fino a quando, secondo la regola vigente, non abbia disputato in maglia azzurra 10 partite. La Fir metterà ai voti nel prossimo consiglio un’indicazione tecnico-politica per cambiare la norma solo per le franchigie. Basta che Van Zyl e ogni altro equiparato di Benetton (Botes, ad esempio) e Aironi disputino una partita con l’Italia maggiore e saranno considerati italiani di formazione in Prol2, ma non se scenderanno in Eccellenza. Quindi giocando contro Giappone, Scozia, o durante la Coppa del Mondo il gigante di Nelspruit diventerà subito italiano anche per Treviso. Ma voci dell’ambiente azzurro lo danno fra i sei possibili “tagliati” dal ct Nick Mallett. In questo caso resterebbe straniero di formazione.

PERMIT PLAYER – Appena si sapranno i 30 convocati dell’Italia per la Coppa del Mondo la Fir deciderà da quali saranno permit player di Eccellenza, previa disponibilità dei club, da cui Benetton e Aironi potranno attingere per poter rinforzare gli organici privi degli azzurri. Dovrebbero essere un dozzina. Ai loro club andranno 1.500 euro a partita.

Video: quando la lazio Rugby va al Topolino (2011)

Fotogallery: il trionfo Reds nel Super Rugby

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ItalSeven d’argento a Barcellona: solo la Russia ci è davanti

Dopo il nono posto di Lione e l’ottavo di Mosca, la Nazionale Italiana Seven allenata da Marco De Rossi e Luca Martin compie un netto passo in avanti nella terza tappa del circuito Grand Prix FIRA, conquistando la seconda posizione all’Olimpico di Barcellona.

Il sogno azzurro di salire sul gradino più alto del podio spagnolo si infrange solo nella finalissima contro la Russia, persa per 7-5 dopo che ieri Varani e compagni si erano arresi nella fase eliminatoria alla sola Inghilterra, battendo questo prima la Francia per 14-7 e poi, in semifinale, il Portogallo con il punteggio di 12-7.

Decisiva, in finale, la trasformazione fallita dopo la meta alla bandiera dell’ala laziale Fabrizio Sepe.

Con il secondo posto colto a Barcellona, gli Azzurri risalgono la graduatoria del circuito allontanandosi dalle zone più calde della graduatoria e, soprattutto, possono guardare con rinnovate ambizioni di classifica alla tappa conclusiva del circuito, la prossima settimana a Bucarest.

Dopo i primi due tornei in cui abbiamo pagato un po’ troppo gli errori e l’inesperienza – ha detto Marco De Rossi, tecnico dell’ItalSeven – la squadra ha affrontato il torneo di Barcellona con tanta determinazione e voglia di far bene. Il gruppo voleva dimostrare qualcosa e c’è riuscito, nonostante la finale persa sono felice ed orgoglio di come questa tappa del circuito è stata affrontata. La squadra è cresciuta, i giovani che oggi sono scesi in campo nel loro primo torneo a sette hanno fatto quello che era stato loro chiesto e credo che ci siano le potenzialità per fare bene anche a Bucarest e chiudere il circuito tra le prime cinque

Siamo contenti, ma è chiaro che un po’ di rammarico per la finale persa ci sia. Domani torneremo a Roma per preparare la tappa conclusiva di Bucarest e fors effettuare alcuni cambi: questi due giorni di gara a Barcellona sono stati molto duri e dovremo apportare alcune modifiche alla squadra per l’appuntamento che chiuderà il circuito eruropeo”. ha aggiunto il manager Orazio Arancio.

Di seguito i risultati completi dell’Italseven a Barcellona:

Risultati completi Grand Prix FIRA – III tappa – Barcellona 9/10 luglio

Fase eliminatoria

Georgia v Italia 5-12

Italia v Olanda 29-0

Inghilterra v Italia 22-12

Italia v Romania 27-12

Italia v Francia 14-7

Semifinali Cup

Italia v Portogallo 12-7

Finale Cup

Russia v Italia 7-5


Italia 7s

Giovanni Alberghini (HBS GranDucato Parma)*

Andrea Bacchetti (Femi-CZ Rovigo)

Roberto Bertetti (Petrarca Padova)

Marcello De Gaspari (Femi-CZ Rovigo)

Jaco Erasmus (MPS Aironi Rugby)

Nicolo Luigi Fadalti (Marchiol Mogliano)

Luca Martinelli (Fiamme Oro Roma)*

Rudolf Mernone (Fiamme Oro Roma)

Giuseppe Sapuppo (San Gregorio Catania)

Leonardo Sarto (Petrarca Padova)*

Fabrizio Sepe (Mantovani Lazio)

Diego Varani (Futura Park Rugby Roma) – capitano

*è/è stato membro dell’Accademia FIR “Ivan Francescato” di Tirrenia