Vittorio Munari, parlare da generale e da stratega

Ivan Malfatto ha intervistato per Il Gazzettino il dg del Benetton Treviso Vittorio Munari. Forse l’uomo più competente di rugby in Italia. Che un po’ non le manda a dire, un po’ mette le mani avanti e un po’ lancia messaggi sulla direttiva FIR-Franchigie…

«Col passare degli anni i ricambi dei giocatori italiani non potranno reggere il livello della Celtic League e della Nazionale. Attingere a giocatori di formazione straniera sarà gioco forza». Non è un grido d’allarme. Le parole di Vittorio Munari sono una serena constatazione sul futuro dell’alto livello italiano. Serena come lo stato d’animo del Benetton Treviso dopo la prima stagione di Magners League. Conclusa con nove vittorie, tanti progressi dei giocatori e un generale giudizio positivo. Il dg della franchigia veneta ne tira le somme, non nascondendo le difficoltà della seconda:
«Ripetersi sarà più difficile che esordire bene. Ho visto il lavoro di analisi di una nazionale di Celtic. Il livello di “intelligence” raggiunto per squadra, reparti e singoli è molto più sviluppato del nostro. La prossima stagione per loro non saremo più una sorpresa, i nostri comportamenti saranno più intelligibili e sarà più difficile fare risultato. Ma ci proveremo lo stesso».
Ci sarà anche la concomitanza di 8 partite con l’Italia, dove avete 16 convocati più 3 infortunati.
«La grande abilità sarà fare del proprio meglio secondo lo stato dell’arte».
In più la nuova limitazione dei cinque stranieri per fasce di ruolo: prima, seconda, terza linea, mediana/estremo e centri/ali.
«Preferisco non commentarla».
Commenti il bilancio del primo anno di Celtic.
«Siamo molto contenti. Non era facile dare un’accelerazione al volano come è stato fatto. Due i principali traguardi raggiunti. I risultati sul campo. Il coinvolgimento e la partecipazione di pubblico. Per la prima volta l’ho visto sostenere con cuore la squadra nei momenti difficili. Sentire il suo grido quando si è schiacciati in difesa equivale a un uomo in più. Non è retorica dirlo».
Nove vittorie, se le aspettava?
«Avevamo due target di premi per i giocatori: il primo 5, l’altro 8 vittorie. Ne abbiamo una in più».
Dopo aver conquistato il pubblico di Treviso tocca a quello del Nordest con una franchigia
più veneta?
«C’è già una partecipazione triveneta di tifosi. Come ci sono 8 abbonati a l’Aquila, un Benetton club in Inghilterra e Croazia. Per la franchigia veneta noi siamo da sempre a disposizione per allargare».
La crescita dei giocatori?
«È difficile trovare rugbisti italiani già pronti per la Celtic. Serve almeno un anno per la loro costruzione fisica, tecnica e mentale. La nostra rosa era divisa in due gruppi: atleti all’apice della parabola e atleti migliorabili. Tutti quelli del secondo gruppo hanno progredito nelle competenze tecniche, fisiche e nel livello di prestazione».
Una crescita utile alla Nazionale, come vuole il progetto Fir e come si è visto nel Sei Nazioni.
«Tutti al Benetton lavorano per rendere più competitiva la squadra e la Nazionale, basta chiederlo ai giocatori, l’unica categoria di testimoni credibile in tal senso».
E ora hanno convocato pure l’equiparato Corneil Van Zyl per aggiustare la disastrata touche azzurra.
«Una nazionale con una mischia competitiva come l’Italia deve ancorarsi a una touche competente per strutturare nel modo migliore il suo gioco. Van Zyl a Treviso ha il grande merito di aver alzato il livello di conoscenza e competenza di tutta la squadra nella strategia della rimessa laterale».
Bocciato invece il suo compagno di reparto Antonio Pavanello, addirittura anche dall’Italia A.
«Continuano a penalizzarlo i centimetri, ma per noi ha delle grandi qualità e nella nostra touche devo dire che carenza di centimetri finora non si è mai notata…»

10 pensieri riguardo “Vittorio Munari, parlare da generale e da stratega”

  1. Munari dimostra ancora una volta di essere una di quelle persone che bisognerebbe clonare affinché tutto il movimento rugbystico italiano (non solo l’alto livello) cresca e si rafforzi a livello internazionale…chissà se un giorno o l’altro avrò l’onore di scambiare due chiacchiere con lui (magari in veste di dirigente sportivo di una piccola squadretta del Sud che sto provando a formare…)

    un saluto e W IL RUGBY! 🙂

  2. Tutto condivisibile, a parte una cosa: giusto ricordare i club di tifosi inglesi e croati, ma quelli di casa?
    So che è da più di un’anno che si cerca di fondare un club a Treviso, fatto di volontari e a proprie spese con l’unica richiesta di avere il riconoscimento da parte della società. Società che però temporeggia, rimanda, fa cambiare interlocutore… insomma, dà l’impressione di non volerne sapere. Ed è un peccato.
    Capisco che questa voglia essere una società internazionale, ma deve anche riconoscere i tifosi locali e non solo quelli che vengono da lontano… se un giorno a Monigo si presentassero (ovvio che è un’utopia e non succederà mai) solo gli 8 aquilani (onore a loro, veramente grandi) e i tifosi inglesi e croati, cosa direbbe la società?
    Paolo

      1. vero purtroppo, ma quando il tutto è portato avanti da persone che sono legate alla società in prima persona… è triste e fa disaffezionare che è disposto a spendere il proprio tempo libero a favore della società!

  3. Scusate, mi sfugge l’importanza di essere un fan club riconosciuto dalla società ( avere uno stendardo/contributo ufficiale del club ?) Io faccio parte di un gruppo di sostenitori della squadra che si auto- organizza, ogni tanto lo striscione (vedi l’ultimo bellissimo), ci troviamo per sostenere la squadra, fare il terzo tempo assieme, foto con i giocatori e dirigenti, stiamo anche programmando una serata e valutando se invitare qualche giocatore della società. Insomma non vedo chiusura ed autoreferenzialità, ma può darsi che mi sbagli.

    1. Ciao Nadia,
      non so da quanto tempo tu segua la squadra, ma per evitare che tutto diventi un ruggito del coniglio 😉 vorrei fare un paio di precisazioni:
      è ovvio che non c’è la “necessità” di fare un club riconosciuto dalla società, ma sarebbe un bel segnale da parte loro! Noi non chiediamo contributi, anche se sopra non l’avevo scritto chiaramente si capiva, ma solo la possibilità di avere, eventualmente, un riconoscimento.
      Ti sto parlando di persone che seguono la squadra da anni, qualcuno da 20/25, di gente che si è resa disponibile in vari modi a supportare e collaborare (non solo tifare) con la società (qualcuno lo fa ancora) e qualcuno ci ha addirittura giocato, anche se in anni passati. Tutto quello che chiediamo è un segnale di riconoscimento, che riconoscano che anche a Treviso c’è della gente che si dà da fare per supportarli, e non lo fanno solo gli inglesi o i croati. Non credo di chiedere troppo, mi pare: solo un segnale.
      Per il terzo tempo e le foto che tu mi dici… non serve far parte di un club per farlo: chiunque può farlo a fine partita, ma grazie alla disponibilità dei ragazzi, non certo della società!
      Forse sono stato un pochino contorto ma ricapitolando: mi piacerebbe semplicemente che la società faccia qualcosa per i tifosi di Treviso! Putroppo nei confronti dei tifosi è sempre stata latitante. L’unica cosa che ha fatto è stata quella di permettere a chi volesse di fare qualche trasferta viaggiando con la squadra, ma a che prezzi? 500 € a testa? Io e la mia famiglia siamo in quattro e ho provato a simulare una trasferta: arrangiandomi avrei speso poco più di 700 € tutti e 4 partita compresa. Vedi te se conviene…
      A risentirci

      1. Ciao Paolo, seguo la squadra da quando si chiamava Metalcrom, penso che il riconoscimento al club Croato ed a quello Inglese siano dovuti , sostanzialmente per l’anomalia della provenienza e per la distanza.
        Mi pare logico che la gente di Treviso segua la squadra più da vicino e non stò li a guardare il riconoscimento o no, anche perchè sta storia dei club poi diventa una cosa da “sbaeoneri e/o baskettari” .
        D’altronde la disponibilità dei giocatori o dei dirigenti nel terzo tempo stà a significare pur qualcosa.
        Concordo con te invece pienamente sugli aspetti concreti dove la società potrebbe e dovrebbe fare di più per i propri fans, TRASFERTE ORGANIZZATE, UN TABELLONE E MAXISCHERMO ALLO STADIO DECENTI, UNA COMUNICAZIONE UN PO’ PIU’ MODERNA E CONTINUA (NON QUELLE QUATTRO COSE SCRITTE DA E.GROSSO) SUL SITO E SUL CANALE TV DOVE PER VEDERE DEGLI HIGHLIGHTS BISOGNA PENARE !!
        Come vedi tiriamo il carro tutti dalla stessa parte . Ciao

Scrivi una risposta a alessandro Cancella risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.