Lottare sul campo e fuori: la storia dell’ASD Nuoro Rugby

di Stefania Mattana

Questa è una storia comune, il racconto di una battaglia giornaliera in cui molti lettori probabilmente rivedranno la propria quotidianità. É una storia comune e dispiace che lo sia, per l’amore per lo sport e lo zelo che dimostra chi il rugby lo fa tutti i giorni, dal basso, con umiltà e pazienza, superando difficoltà che sarebbero insormontabili, se non fosse che i rugbisti sono davvero cocciuti.
É la storia di un manipolo di amici che nel 2007 decide di fondare un’associazione sportiva di rugby a Nuoro. Di questi amici sono rimasti Antonello e Davide, che con Alessio, Pietro e Vanna mandano avanti la loro scommessa. Li incontro nella palestra di una scuola, agli allenamenti degli under 8,10,12 e under 14. Fuori, in un campo incolto, lo striscione della società.
Quello è il nostro campo di patate. – dice Davide – Ce l’ha prestato un privato e tra qualche mese sarà il campo per i bambini.” Mi accolgono con calore e ospitalità, e mi regalano due gadget. Li tolgono fuori da un bugigattolo a fianco alla palestra, piccolo ripostiglio di uno stanzone di 30 mq pieno di cianfrusaglie e calcinacci.
Vedi, come siamo combinati? – continua Davide – Ci hanno dato questo spazio per tenere le nostre cose, ma se non fosse per la burocrazia inconcludente, questo posto sarebbe una club house perfetta. I genitori dei ragazzi si sono offerti di rimetterla a nuovo, ma niente: questo posto non si tocca, non ce lo danno. E così siamo senza sede.”

La sede. Nomadi. Senza casa. É forse la prima difficoltà che l’ASD Nuoro Rugby si è trovata ad affrontare. Una mancanza non solo materiale, ma anche psicologica. “Non avere una sede fissa significa non poter dire a un neofita: “Ehi, noi siamo in tale posto, vienici a trovare!”. E questo è un punto a nostro sfavore. Che sicurezza può dare a livello psicologico un club che non ha una casa propria? ”, spiega Pietro.
Logistica. Ma gli under 16 e i senior dove si allenano?, mi chiedo. “Al campo CONI.”, mi rispondono subito. Già, il campo di atletica di piazza Veneto, praticamente l’unica struttura comunale disponibile per tutte le società sportive che non praticano calcio. Il campo dello stadio Quadrivio è off-limits, perché lì si allena solo la Nuorese, la più famosa tra le società di calcio della città. Il camposcuola di piazza Veneto – così lo chiamano i nuoresi – è l’ultimo, carissimo baluardo per gli altri sport. E anche al camposcuola i problemi non si fanno desiderare.
Oltre al costo per la fruizione dello spazio, molto alto per tutte le società, ci sono anche i problemi legati alla convivenza di varie discipline: se si allenano altri sport, il calcio, o l’atletica, i pali non si possono montare, a meno che non si tratti di una partita ufficiale. É una delle assurde regole del gestore del campo, come quella che quando piove non ci si può allenare. Dicono che con il terreno bagnato il campo si rovina.
Ma la cosa più grave è che i fari alti della struttura non vengono mai accesi. “In pratica d’inverno non si vede un accidente. I nostri ragazzi non sanno calciare perché se proviamo un up and under rischiamo di farci male, perché non vediamo l’ovale. E anche dalla piazzola i nostri non se la cavano bene. Calciare senza pali è difficile.” dice Davide. “Però almeno sono bravi alla mano!”, ride Pietro tra il serio e il faceto.

Diffidenza. Nonostante questo, però, il rugby piano piano sembra crescere, a Nuoro. Alcune scuole hanno risposto positivamente alla richiesta di Pietro e co. di poter spiegare il rugby all’ora di educazione fisica. E i risultati sono sorprendenti. “C’è molta curiosità verso il rugby. Le ragazze in particolare si sono proprio innamorate della palla ovale, e chissà che non possa nascere un progetto almeno per il seven rosa, più in là. Il rugby suscita interesse e fascino, soprattutto quando i ragazzi capiscono che non è uno sport violento. C’è contatto, ma non c’è violenza gratuita.”, racconta Davide.

Federazione e colori della maglia. Un ulteriore ostacolo per la crescita del rugby a Nuoro (e in Sardegna) risiede nelle direttive che la Federazione ha posto per la presenza dei club ai vari campionati di categoria. “Per carità, sono dettami anche giusti, ma troppo rigidi per una regione come la Sardegna. Questi paletti rischiano di tarparci le ali. A Treviso e Rovigo magari hanno anche senso, ma qui dove siamo in pochi è dura. ” dice Alessio. Ed effettivamente, non è semplice essere presenti a tutti gli eventi e a far giocare i ragazzi, considerando il numero dei tesserati in relazione alla densità di popolazione nel territorio. In sintesi: poche, pochissime squadre in un’isola grandissima con gli eventi per categorie che si accavallano in luoghi diversi negli stessi giorni, a cui si aggiunge un numero poco folto di tesserati. Ma questo sembra essere forse l’ultimo problema dei dirigenti del rugby Nuoro, che anche stavolta riescono a vedere il lato buono della faccenda. “Non avevamo i numeri richiesti dalla FIR per partecipare al campionato under 14, e allora i nostri si sono uniti alle giovanili del Cagliari. In questo modo, il Cagliari ha partecipato al campionato senior, e i nostri ragazzi a quello giovanile. É incredibile quanto siano maturati come giocatori e come persone in pochi mesi di partite. Una crescita esponenziale.” decanta allegro Pietro.  Sognano una squadra senior, i cinque di Nuoro, una squadra che per vari motivi non riesce a disputare un campionato, come ha fatto due anni fa: lavoro, problemi tecnici, adolescenti che salutano la città natale per andare a studiare dove l’università c’è davvero, come Sassari o Cagliari. Alcuni dei senior di Nuoro giocano a Olbia e Oristano, e sono orgogliosi alfieri della loro città. Perché il barbaricino è un tipo tosto, che sia un pilone o un’ala.
Il sogno di questi cinque rugbisti non tentenna nemmeno per un istante, nemmeno dopo l’elenco di tutti i problemi e problemucci di cui sopra. Ma non vi viene mai voglia di mollare tutto?, ho chiesto. Pietro e Davide hanno riso di cuore, prima di rispondermi. “A volte penso: ma perché non me ne sto a casa a dormire, la domenica? E invece mi ritrovo in un anno a fare 10 mila kilometri di trasferte. – dice Davide – Perché quello che ti danno questi ragazzi, quello che ti dà il rugby è una cosa che solo chi ha giocato può capire davvero.”
Noi davanti ai problemi non ci fermiamo. – aggiunge Pietro – Quando vedi questi ragazzi che giocano e diventano grandi, non puoi fermarti. Non puoi.
Lo sport a Nuoro sta morendo, ed è un peccato perché Nuoro era un esempio virtuoso per le altre città, dove tutti gli sport minori sono sempre riusciti a ritagliarsi un proprio angolo e  a fare bene. E se lo sport a Nuoro, agonizzante, ha ancora una speranza di riprendersi e vivere, è anche grazie a persone come Antonello, Alessio, Davide, Pietro e Vanna. ¯

3 pensieri riguardo “Lottare sul campo e fuori: la storia dell’ASD Nuoro Rugby”

  1. E’ passato un pò di tempo,lo so,ma voglio comunque esprimere il mio parere su questo articolo.
    Grazie a Stefania per aver parlato in maniera dettagliata della Nuoro Rugby,i ragazzi meritano questo e altro ,visto e considerato l’impegno che ci mettono in ogni allenamento e partita.
    Finalmente si parla di altro sport che non sia calcio,penso che i tempi sia maturi anche per una città come Nuoro poco aperta alle novità,che il rugby diventi una piacevole realtà.
    E’ con grande orgoglio che seguo e voglio provare a sostenere questa squadra che Pier Paolo,insieme ad altri contribuì a fondare.
    Il Memorial in suo onore,che ogni anno si svolgerà,per volontà della squadra e della famiglia,è il modo più allegro e più consono per ricordarlo.
    Si perchè Pier Paolo era così,allegro e gioioso,e chi ha avuto la fortuna di conoscerlo lo sa bene.
    colgo l’occasione per un caloroso saluto a tutti i rugbysti nuoresi,le loro famiglie e a tutti gli appassionati e sostenitori. Giannina Piras.(mamma di Pier Paolo).

    1. Carissima Giannina,
      grazie per il tuo commento, significa moltissimo.
      Pier Paolo è con la squadra ogni giorno, ogni volta che si allena e scende in campo. Spero di salutarti presto di persona!

Scrivi una risposta a giannina piras Cancella risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.