Giovanni Malagò, su “Anna”
Che cosa spinge una donna a buttarsi nella mischia? Giovanna Giannelli, nata a Torre del Greco, cresciuta a Roma, sa solo che il rugby, per lei, è sempre stato una passione travolgente. Dopo aver allenato squadre come la Capitolina e la Lazio Rugby 1927, e stata chiamata a seguire (con Paolo Garbeglio) la squadra della Luiss: tutti ragazzi grandi e grossi, studenti o ex studenti dell’ateneo romano. Una donna alla testa di un “mucchio selvaggio” di rugbisti. E allora?
All’inizio della carriera, confessa, veniva guardata con scetticismo: certo, finché allena i ragazzini del minirugby (in provincia di Viterbo), o cura progetti per portare la palla ovale nelle scuole, nessuno si stupisce. Ma quando la vedono a bordo campo, coperta di fango, mentre “striglia” giocatori taglia XXL, c’è chi resta sbalordito. A torto. Non tutte le ragazze vanno matte per la danza classica. E non tutte le bambine giocano solo con le bambole. Lo sa bene sua figlia Anna, 4 anni: ha assistito alla sua prima partita, in panchina con la madre, quando aveva solo 40 giorni.
