I parametri per gli atleti FIR, ovvero quando le dimensioni contano troppo

Da sinistra: Kaine Robertson, Quintin Geldenhuys, Tito Tebaldi e Paolo Busodi Mafalda “la contestatrice”

Shane Williams – IRB Best Player of the Year 2008 – cm. 168  nr. 11 del Galles.
In un’intervista rilasciata al quotidiano piemontese “La Stampa”, un’intera pagina nel 2008, si chiedeva perchè in Italia gli atleti venivano considerati per parametri e non per capacità tecniche.
A distanza di qualche anno siamo qui a parlarne ancora, perché è difficile capire, soprattutto essendo non nelle prime posizioni del ranking, perché questi parametri contino già dalle giovanili. Ci roviniamo da piccoli e da soli.
Ci chiediamo, almeno io lo faccio, come vengono fatte le selezioni. Se magari ogni tanto si riesca a intravedere un talento al di sotto del metro e novanta di statura e 120 chilogrammi di peso! Sembrano tutti dei cloni: grandi, grossi e pieni di sé già dopo la prima convocazione, quando in realtà li vedi giocare e non sanno nemmeno dov’è la palla…
L’importante è che siano grandi e grossi.

Lo vediamo già dalle nostre nazionali under (tutte) questi uomini nelle dimensioni, ma tecnicamente non pronti ad affrontare i loro pari età che sembra abbiano sempere esperienza ventennale e soprattutto un fisico scultoreo. A partire dai piloni: guardate i nostri, che spesso sembrano flosci e con una muscolatura che non si capisce se c’è oppure no.
Ricordo un ragazzino, allora U15 ora U20, tornando dal Sudafrica disse: “Lì gli under 8 placcano come noi.” L’Italia non è un paese di rugby, nel senso che ce lo siamo appiccicato addosso noi, non siamo dell’emisfero sud e nemmeno dei paesi anglosassoni. Probabilmente ci è piaciuta la storia di Webb Ellis!
Ogni tanto però qualcuno apre, incredibilmente, gli occhi e vede che anche i “piccoli” sanno piazzare col cuore, la tenacia e una normale statura.

27 pensieri riguardo “I parametri per gli atleti FIR, ovvero quando le dimensioni contano troppo”

  1. post illuminante! è quello che ho sempre pensato e so che molti concordano con noi…lo pubblicherò sulla pagina della rugby Rovigo Junior.
    Non sono le dimensioni a fare un giocatore ma la testa e la tecnica… soprattutto non trovo giusto selezionare con certi parametri ragazzini che si sviluppano in momenti diversi. Tra l’altro se caliamo questo concetto nella realtà dei campionati giovanili dei prossimi anni (con la nuova divisione per età) non credo che si potrà costatare altro che un fallimento…è logico che i più grandi saranno anche i più vecchi e questo non farà che allontanare giovani dal gioco del rugby.
    Speriamo che qualcuno ai piani alti se ne accorga presto, far vivere questo bel movimento che ci siamo “appiccicati” addosso sarebbe un bel traguardo .

    Veronica

  2. Eh si.. infatti in Italia è pieno di piccoli shane williams che vengono lasciati fuori e non convocati in nazionale.. ma fate davvero?? io credo che prima di parlare sarebbe bene informarsi, parlare con chi lavora tutti i giornio con sti ragazzi e li conosce davvero.. è facile insultarli e dire che sono pieni di se e che non sono capaci a giocare.. questo è un articolo davvero ignorante e questi ragazzi che vengono insultati non si meritano queste parole ma invece un sacco di rispetto.. anche perchè non è vero che sono fatti con lo stampo e se sono dove sono è solo perchè hanno lavorato duramente e hanno fatto un sacco di sacrifici… che tristezza…

    1. Ciao Simon. Intanto una piccola nota: trovo sia poco educato e corretto definire “ignorante” una posizione diversa dalla tua. Qui trovano spazio tutti, purché si mantenga un comportamento civile. Discussioni e scontri verbali anche duri sono consentiti, ma rispettando le regole di una convivenza corretta.
      Veniamo al dunque: credo che Mafalda punti il dito contro un metodo. Poi i soggetti, i giocatori, se crescono in un ambiente “governato” da quel metodo non possono non subirne i riflessi. Anche comportamentali. Chiaramente non tutti, va da sé.
      Credo che in Paesi come il nostro, che devono cioè superare un gap storico e di tradizione, la via del ricorso alla forza fisica sia più naturale e più breve: consente di avvicinare le avversarie. Poi però è la tecnica che ti fa fare il salto. e per quella ci vuole tempo e tradizione. In questo dobbiamo imparare dal calcio: i bimbi crescono “respirando” la palla tonda. C’è un tot di cose del pallone che tutti noi abbiamo nel nostro imprinting culturale, un imprinting che ci aiuta nel bagaglio tecnico. Le giocate – soprattutto quelle più fantasiose e difficili – le abbiamo già in testa in maniera naturale, perché ci cresciamo in mezzo. Dobbiamo arrivarci anche nella palla ovale. Ma serve tempo: secondo te è un caso che siamo più forti tra gli avanti che non tra i trequarti?

    2. Concordo pienamente…..ma hanno visto i giocatori di SUPER RUGBY ?
      Giocatori fisicamente IMPRESSIONANTI, in uno sport di combattimento il fisico è fondamentale, non a caso in tutti gli sport di lotta le categorie sono divise per pesi! Non per abilità…. Poi è chiaro che un FENOMENO come Williams è piccolo ma molto molto importante per il suo team, ma lui è un fenomeno, la differenza l’abbiamo vista con Orquera contro l’Inghilterra, quando su due placcaggi nei 5 metri è stato SPARATO VIA 2 volte.
      Io per come vedo il rugby trovo che l’unico ruolo in cui un giocatore piccolino può fare la differenza è il mediano di mischia, per il resto basta guardare tutte le nazionali in cima alla classifica e vedere chi schiera giocatori di 1,65 per 70 kg.

  3. Basti pensare allo strepitoso “progetto altezza” adottato qualche anno fa dove solo i più alti venivano convocati per allenamenti e test fisici!

  4. Credetemi che all’Accademia di Mogliano, dopo un corso di aggiornamento, hanno detto agli allenatori: se avete uno grosso mandatecelo. Queste sono le misure. Ed hanno consegnato un foglio con le centimetrature richieste.
    Ma quando diranno. “se avete uno bravo mandatecelo?” Tristezza perchè tutti questi “grossi” lavoreranno un sacco , ed hanno il mio rispetto per questo, ma poi saranno spazzati via dalle richieste di un rugby che “noi” non sappiamo ancora giocare.

    1. se sono sembrato offensivo mi scuso, non era mia intenzione… lo scemo o il pirla c’è dappertutto e proprio per questo le generalizzazioni sono sbagliate, poi ripeto, i parametri di selezione non sono solo fisici, il famoso progetto altezza era una cosa partita qualche anno fa che ora non esiste più, a mogliano conosco bene la realtà dell’accademia e non ho mai visto fogli con misure consegnati ai tecnici per avere ragazzi grossi.. anzi mi fa veramente molto ridere il fatto che si creda veramente che ci sia una cosa del genere, stefano ti invito a pubblicare questo foglio perchè sono davvero curioso..

    2. scusami ma bravo per te cosa vuol dire…. inendo anche se hai un passaggio di 30 metri, angoli impressionanti e una visione divina…. ma sembri un ragazzino di 10 anni contro gente come Pocock o Banaham, cioè ok che il cuore conta in serie A in Italia…. ma contro i giganti dell’emisfero sud non puoi presentarti con la speranza di fare Speedy Gonzales contro Gatto Silvestro!
      Ci sono ruoli dove le dimensioni non sono fondamentali…. il n°9 ….. altri non mi vegono in mente.

  5. Sicuramente l’Italia non è pinea di Shane William ma è piena di bravissimi giocatori che meriterebbero una possibilità, negatagli dai quei maledetti 10 centimetri. Vi parlo da esperienza vissuta non mia personalemente perchè purtroppo nelle marche il rugby è scoppiato solamente 5 anni fà e la squadra di rugby con una “pseudo giovanile” era a 30 km da casa mia ed ora sono troppo grande per avere delle possibilità, ma per forutna mio fratello, più giovane di me è riuscito a partecipare alle selezioni italiane per la nazionele Under 19 il 10 Aprile 2009 a Roma ed è stato liquidato con questa frase ” Se mamma ti aveva dato 10 cm in più eri dei nostri”.

  6. io sono 20 anni che alleno e in tanti anni ne ho visti di talenti ambiziosi discriminati per il loro fisico. E vi posso dire che è uno scandalo visto che non sono rare le volte che questi hanno tenuto testa o addirittura si sono mostrati superiori ai colossi in questione.
    E qui vi dico, dalla mia non scarsa esperienza, che un fisico lo costruisci un talento no, perciò è ora che la federazione allarghi un po’ la sua visione del rugby e riveda i suoi canoni di giudizio

  7. i risultati faticano ad arrivare, in Italia, ma perché siamo giovani rugbisticamente. In Inghilterra hanno messo da parte le dimensioni, nel senso che se uno non è alto oltre 180 cm, ma sa giocare, la federazione se lo prende e se lo coccola: Wilkinson (176 cm), Foden e Ashton (177 cm) ecc. La Francia, idem. Galles e Scozia, lo stesso. Nuova Zelanda, ma guarda, anche loro. E potremmo proseguire con tutte le nazioni del rugby. Ora è chiaro che in uno sport di contatto e lotta come il rugby, il fisico è importante, se non altro per sopportare gli impatti (si dice che al termine di una partita, per un atleta sia stato come essere investiti da un furgone a bassa velocità…). Il fatto è che il talento è innato e il fisico lo puoi coltivare: l’esatto contrario di quanto fa oggi la FIR.
    Certe abilità o ci sono o non ci sono, non le puoi insegnare (e questo non lo dico io: sono studi internazionali, di cui i primi risalgono agli albori dello sport).
    Anch’io ho avuto l’esperienza di seguire un allenamento condotto da un tecnico di Accademia FIR, il quale ha subito notato un pilone U16, alto più di 180 cm e sui 110 kg: i parametri non dicevano che i 110 kg erano distribuiti in massima parte a livello dell’addome, natiche e coscie e che non si muoveva granchè bene…
    Oggi poi la FIR ha deciso che abbiamo troppi giocatori da seguire e quindi ha mandato al macero le annate 91 e 92, l’anno prossimo, a meno di cambiamenti (linea di condotta da veleggiatori esperti, con bordi e controbordi), sarà la volta dei 93: vedi i nuovi campionati giovanili.
    Cosa fare? la risposta potrebbe essere: andiamo a giocare all’estero!
    Un’ultima cosa: che un ragazzo di 17 – 18 anni, convocato in Nazionale, sia un po’ pieno di sè… bhe, forse è l’ultimo dei problemi.

  8. Dunque, vorrei chiarire un paio di cose:
    1- Ignorante non è un’offesa e il dizionario italiano è chiaro a riguardo, quando definisco ignoranti certe dichiarazioni è solo per esprimere il mio disappunto di fronte a frasi espresse senza cognizione di causa, senza sapere come stanno veramente le cose e soprattutto senza conoscere le persone, si ignora una determinata situazione… mi sembra molto più offensivo il modo in cui vengono descritti i ragazzi..
    2- ciò che viene detto sui principi di selezione non è vero, i parametri non sono solo fisici ma è ben più complesso il percorso che porta alla scelta di un ragazzo verso il percorso di alto livello.
    3- non è assolutamente vero che siamo più forti in mischia invece che nei trequarti, la nazionale under 18 ne è la dimostrazione, anzi, direi che il problema più grande per il nostro futuro saranno le prime e le seconde linee, reparti dove in italia a livelo giovanile siamo molto carenti, sia fisicamente che tecnicamente.
    4- A proposito della tecnica e del lavoro in generale andate nelle accademie zonali a vedere come lavorano, e non giudicate solo da una battuta su un ragazzo che fisicamente sembra importante ma su un lavoro che si basa su tantissime ore passate a lavorare, i ragazzi non sono tutti alti 2 metri anzi, certo avere delle doti fisiche è importante e aiuta soprattutto nel gioco del rugby, ma per chi non conosce la realtà è facile giudicare e generalizzare.. quindi andate in campo, parlate e andate a conoscere le persone, i ragazzi gli allenatori, poi ne potremo riparlare..

    1. Mafalda ha scritto di suo pugno una risposta alle critiche di Simon. Ve la presento così come mi è arrivata

      Egr. Sig. Simon,
      sono in questo mondo da una decina d’anni e quindi non proprio così ignorante sull’argomento come Lei mi definisce, rispondo ora punto per punto alle sue “chiarificazioni”:

      1. Dipende da come si interpretano le cose leggendole, sicuramente dei ragazzini che dicono hai compagni di squadra: “avete perso perché io non c’ero, visto che mi vogliono già in nazionale…” mi perdoni, anche se giovane, mi sembra un po’ pirla;
      2. Cito i protagonisti dei vari commenti che la invito a leggere:

      rif. Federico

      rif. Giovanni

      rif. Stefano

      rif. Mauro

      rif. Sandro

      3. Non ho le competenze per risponderLe

      4. Per quanto riguarda le Accademie, mi perdoni, ma devo fare un esame di coscienza prima di risponderLe, ma Le assicuro che lo farò presto.

      La ringrazio per l’attenzione, cordialmente
      Mafalda “la contestatrice”

  9. Ciao Simon,
    so cosa significa la parola “ignorante”. da un punto di vista etimologico avrai anche ragione, ciò non toglie che l’espressione “un articolo davvero ignorante” non sia il massimo della diplomazia. La lingua italiana è sufficientemente ricca per utilizzare termini diversi per esprimere il pensiero che volevi condividere.
    La questione parametri mi pare abbastanza complessa e ognuno può portare vicende, conoscenze e fatti che possono sostenere la tua tesi piuttosto che il suo opposto. I parametri sono dei paletti che poi vengono “tradotti” in fatti concreti dalle persone. Ci sono persone più elastiche e altre meno. Mi pare però di poter dire che in molti casi siano un limite un po’ “stupido” (metto appositamente la parola tra virgolette), in altri diventano un alibi per poter dire “non mi hanno preso perché basso”. Ci vuole elasticità mentale e intuito.

  10. Mafalda ha scritto di suo pugno una risposta alle critiche di Simon. Ve la presento così come mi è arrivata

    Egr. Sig. Simon,
    sono in questo mondo da una decina d’anni e quindi non proprio così ignorante sull’argomento come Lei mi definisce, rispondo ora punto per punto alle sue “chiarificazioni”:

    1. Dipende da come si interpretano le cose leggendole, sicuramente dei ragazzini che dicono hai compagni di squadra: “avete perso perché io non c’ero, visto che mi vogliono già in nazionale…” mi perdoni, anche se giovane, mi sembra un po’ pirla;
    2. Cito i protagonisti dei vari commenti che la invito a leggere:

    rif. Federico

    rif. Giovanni

    rif. Stefano

    rif. Mauro

    rif. Sandro

    3. Non ho le competenze per risponderLe

    4. Per quanto riguarda le Accademie, mi perdoni, ma devo fare un esame di coscienza prima di risponderLe, ma Le assicuro che lo farò presto.

    La ringrazio per l’attenzione, cordialmente
    Mafalda “la contestatrice”

  11. come ho scritto sopra non era mia intenzione essere offensivo nel definire ignorante il post di mafalda e mi scuso nuovamente se lo ha interpretato così, mi sono sentito in dovere solo di difendere delle persone che conosco bene e che non corrispondono minimamente alla descrizione fatta, spero solo che questa discussione stimoli chi ha contribuito nei post precedenti a mettersi in discussione e ad informarsi meglio, nel rispetto di chi lavora tutti i giorni con grande passione affinchè il movimento rugbystico italiano cresca e sia sempre più competitivo, non mi piacciono le polemiche quindi vorrei un po’ smorzare i toni..

  12. caro simon, le polemiche – se fatte mantenendo sempre il rispetto della controparte, non sono mai tempo buttato e arricchiscono le persone. Spero di riaverti prestissimo qui

  13. Illuminato Grillotalpa…sono nuovo di qui . Vorrei chiederti se, oggigiorno , “TIRARE SU” una piccola società di avviamento allo sport del rugby sia : impossibile ; inutile ; “irrisolvibile” (senza capitale proprio) . LeggendoVi aumentano i dubbi . E’ ridicolo pensare di mantenere “una mens” quanto più possibile sana , attiva in “un corpore ” quanto più sano o funzionale? Far giocare a rugby , fare ginnastica , stretching e fare usare dei pesi a giovani fuori parametro o “de-obiettivizzati” o a persone di varia età ancora mooolto attive è…PREMIANTE (sportivamente , socialmente ed economicamente) ? Con la difficile situazione economica attuale … lo sport attrae comunque? E’ un generatore di “tempo sociale” ed un mantenitore di individualità solidale? Se sono andato fuori tema….:)) Grazie.

  14. Chiedere a Franco Ascione,
    il responsabile di questo progetto stupido, inutile ed inattuabile.
    Invece di valutare i giocatori dai numeri,
    obbligate le formazioni di C e B a giocare con un numero minimo di Under 19/21 di formazione italiana, e soprattutto girate i campi di provincia,
    e abbiate contatto con i tecnici…..
    Il problema è che il movimento non vuole crescere perchè nessuno vuole perdere la poltrona.

  15. bè conosco un ragazzo che è stato lasciato fuori dall’accademia federale perchè alto 1.78 (contro l’1.80 richiesti), che è stato lasciato fuori dalla nazionale giovanile perchè non seguiva i programmi di allenamento F.I.R. e che però l’anno prossimo andrà a giocare nelle giovanili degli OSPREYS…forse qualche decisione è stata presa in maniera sbagliata!

  16. ho un figlio che ha cominciato a fare minirugby quest’anno e, dato che per meglio comprendere la situazione penso sia fondamentale che si condivida lo stesso percorso per quanto possibile, ho cominciato anch’io a giocare, ovviamente a livello “OLD” data l’età…
    Non pretendo di essere nè l’oracolo di Delfi nè Tiresia, ma da quello che mi è stato dato di capire a riguardo del rugby in generale e di rugby vissuto in Italia sinceramente posso dire che è evidente una struttura tipicamente “all’italiana”, ossia ancorata a troppo vecchi schemi e viziata da innumerevoli favoritismi e clientelismi vari, unita a una enorme disparità di trattamento e distribuzione degli approvvigionamenti economici; Club straricchi e stracoccolati e una miriade di altri che non vengono neanche presi in considerazione e che quindi ogni anno rischiano il fallimento.
    l’unico club che funziona infatti è anche l’unico che è libero da ingerenze di ogni tipo in quanto è sovvenzionato da un privato, il resto và avanti senza un minimo di programma di qualsiasi tipo, laddove persino in Inghilterra si è sentita l’esigenza di standardizzare la crescita rugbystica dei ragazzi perchè da grandi possano giocare in modo omogeneo ponendo fine all’assoluto arbitrio delle singole società in tema di quantità/qualità e tipo di allenamento… Qui ai confini dell’impero evidentemente vige ancora la legge della sopravvivenza del proprio orticello… in queste condizioni dove vo gliamo andare quando l’occupazione principale è quella di non perdere la sedia su cui si è seduti?
    Io so solo che al livello cui sono e in cui credo mio figlio rimarrà per molto tempo ancora, si vive di espedienti, solidarietà ed entusiasmo, e questo mi basta.
    Se però si vuole costruire una solida piramide che non caschi al primo alito di vento, c’è bisogno di serietà, un valido progetto a cui attenersi, ma soprattutto si deve partire dalle fondamenta… non basta gettare soldi a pioggia sulla cima per vederla crescere…

    NB: secondo chi mai in Italia avrebbe scommesso anche un singolo Euro-cent su un Stringer, per esempio?

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