Dice, la nazionale di rugby non vince mai o quasi. In effetti i numeri e il ruolino di marcia non sono proprio esaltanti. La gestione Mallett, iniziata nel novembre del 2007, finora mette assieme 6 vittorie e 30 sconfitte in 36 gare. Possiamo discutere a lungo di come stavamo prima e di quale sia il panorama attuale per l’azzurro ovale, se ci sia stata crescita o meno e quali siano i problemi che invece ci affliggono. Io credo che alla fine il bicchiere sia mezzo pieno, nonostante quei numeri, ma non è di questo che volevo parlare in questa occasione.
Il fatto è che questa critica (l’iniziale “l’Italrugby non vince mai”) arriva generalmente da persone non appassionate di palla ovale, o che al massimo la seguono in maniera molto distratta e assolutamente saltuaria. Persone che invece non si perdono quasi nulla che abbia a che fare con la palla rotonda, comprese le mille trasmissioni e il chiacchiericcio stolido e perenne intorno al mondo del calcio.
Non voglio riproporre la dicotomia calcio/rugby, che dio me ne scampi, ma cercare di leggere i crudi numeri. Che faranno anche pendere la bilancia dalla parte della palla meno “sobbalzante”, ma non di molto. Anzi, perché vuoi vedere che….
Prendendo a riferimento i limiti temporali della gestione Mallett ho spulciato le statistiche della nazionale di calcio tra il 2008 (il buon Nick ha preso posto sulla panca azzurra nel novembre del 2007, ma le “sue” prime partite sono di qualche mese dopo) e oggi.
Queste le cifre: 41 partite giocate – amichevoli, qualificazioni, europei, mondiali, tornei… tutto insomma – con 17 vittorie, 15 pari e 9 ko. Un bilancio che è forse migliore di quello del rugby, ma non tale da giustificare sghignazzi e sarcasmi che si leggono (e sentono) anche tra i giornalisti che non riescono a piegarsi il “fenomeno rugby”. E ho usato la parola “forse” non a caso. Perché l’Italia del calcio ha vinto sì 17 volte, ma vogliamo vedere con chi? Nel 2008 tra le vittime ci sono anche Francia e Spagna, ma quest’ultima solo in amichevole, mentre ci ha sconfitto nella partita che contava agli Europei. Nel 2009 la formazione più forte (leggi, quella più avanti nel ranking mondiale) con cui i calciatori hanno vinto è stata la Svezia, anche qui in amichevole. Tra le tre vittorie del 2010 una è arrivata a tavolino – quella di Genova, con la Serbia – mentre la squadra più quotata incontrata è stata la Slovacchia (noi undicesimi, loro al posto numero 22) e ci ha pure battuto. Il 2011 conta finora solo due gare: un pareggio in amichevole per la Germania e una vittoria contro la Slovenia, non il Brasile insomma. Vittorie che danno un po’ di lustro solo nel numero quindi. Anche perché chiunque segua un po’ il calcio sa che le amichevoli non sono esattamente giocate con grande impegno, giusto per usare un eufemismo.
Diverso il discorso per il rugby: nelle 30 partite prese in esame solo in un caso l’Italia era in una posizione di ranking superiore, a Reggio Emilia contro i Pacific Islanders, e infatti quel ko è ritenuto uno dei peggiori di sempre per l’Italrugby. A ragione. A questa gara si può probabilmente aggiungere quella – vinta – con Samoa lo scorso anno, ma non ricordo chi in quel momento era sopra e chi sotto. Chiedo venia. Erano test-match e quindi le gare più assimilabili alle amichevoli calcistiche? Se si intende che in palio non c’era nulla, sì. Ma la differenza è che i test-match sono partite vere, fatte e finite che durano 80 minuti. Insomma, nel rugby non esistono amichevoli.
Il succo però non cambia: a giocare praticamente sempre contro i migliori si può perdere spesso e rimediare brutte figure. Ma col tempo si può solo migliorare.
Il ricchissimo e seguitissimo calcio invece vince qualche partita in più, ma con squadre di seconda, terza e quarta fascia. E con qualcuna di queste ultime perde pure.
Ancora sghignazzi, ancora sarcasmi?

Non è fattibile come parallelo, non solo perchè le amichevoli ed i test-match sono due cose molto distanti tra loro, ma per la natura stessa dei due sport. Il rugby è sport altamente meritocratico, vince chi ha giocato meglio; il calcio è sport antimeritocratico per eccellenza (sarà per quello che piace così tanto a noi italiani?), la squadra X può attaccare per 89′ su 90′, colpire pali, traverse, sbagliare rigori, vedersi respingere palloni sulla linea di porta, eppure proprio al 90′, su un banale retropassaggio, il portiere inciampa e la palla rotola nella propria porta: a vincere la partita è la squadra Y! Nel rugby (ed anche in altri sport) qualcosa del genere è semplicemente impensabile. Anche per questo, il ranking delle nazionali nel calcio ha un valore puramente indicativo, mentre nel rugby ha valore effettivo. Poi ci sono le considerazioni che feci in un altro post: a quanti “lavoratori del pallone” avrà fatto piacere vedere 80 mila persone a San Siro per Italia-Nuova Zelanda?
proprio perché due cose in realtà distanti ho portato il discorso a livello di freddi numeri.
per il resto Gio, hai ragioni da vendere
E poi se proprio siamo a dirsele: il calcio che sempre addita a noi della palla ovale una propensione (per altro vera) ad attingere a oriundi, equiparati e quant’altro ha vinto la sua ultima partita grazie ad un brasiliano (Thiago Motta) e ha un’altro brasiliano (Amauri) e un argentino (Ledesma) in batteria…
Direi che per uno sport che ha tutti i mezzi di comunicazione del mondo, un’attenzione mediatica senza pari, che recluta ogni anno il quadruplo di ragazzini di tutti gli altri sport e nel quale ogni anno girano più soldi che in una finanziaria, non riuscire a sfornare 22 giocatori o 23 che siano da portare a giocare ad alti livelli è quantomeno ridicolo…
Direi che se un paragone non può essere fatto sui numeri del gioco in se per se, beh almeno questa cosa secondo me potrebbe essere discussa e i termini di paragone sono abbastanza reali….
prospettiva interessante, fabio, visto anche l’alto numero di società professionistiche e non
Riguardo al chiacchiericcio intorno al mondo del calcio che parla di palla ovale senza nessuna passione, mi è tornata in mente una puntata di “a tempo di sport” nei giorni degli 80.000 di San Siro, incentrata non sulla promozione dell’evento e della sua eccezionalità, ma sulle difficoltà linguistiche degli oriundi. Dubito che Garanzini sia mai stato a un concentramento F.I.R. o a un torneo di Minirugby. Se così fosse avrebbe notato che nonostante le sconfitte della Nazionale e l’italiano asimmetrico di alcuni giocatori, i tesserati crescono, dalle scuole elementari alle medie arrivano ogni anno ragazzi e ragazze che un po’ alla volta contribuiscono ad allargare la base. E’ grazie a questo che oramai anche per le piccole società è abbastanza comune ritrovarsi con due squadre per ogni Under, cosa impensabile fino a pochi anni fa. Va da se poi che la crescita è nata con il 6 Nazioni e dall’attenzione mediatica, ma i risultati che verranno saranno il frutto delle scelte e dei mezzi impiegati per fare crescere i praticanti tra i i bambini delle “Giovanni Pascoli” di tutta Italia, piuttosto che delle chiacchiere degli “amici sportivi” di Radio24.
ciao. che dirti, sono contento di non aver sentito quella puntata di “A tempo di Sport”, anche per la stima che ho di Garanzini. E bella l’espressione “italiano asimmetrico”, io non sarei stato così gentile..