Grillotalpa vs Il Sole 24 ore. Beh, sì, contro un solo articolo…

Ho appena finito di leggere un articolo sul sito de Il Sole 24 ore. Un pezzo che mi lascia un po’ perplesso perché sembra scritto da qualcuno che non conosce e non frequenta il mondo del rugby. E che ne prova pure un po’ di malcelata invidia, camuffata da critiche un po’ raffazzonate. Lo dico apertamente visto che conosco il giornalista che lo ha scritto da qualche anno. Quindi, caro Carlo, provo a risponderti…

Foto di Sabrina Conforti

“Giù le mani dalla Nazionale ovale. E chi la tocca, peste lo colga”. (…) “Diritto di critica abolito, bravi e belli sempre, qualche volta poverini, in certi casi scalognati, in altri ancora – come quando vengono seppelliti dall’Inghilterra – vittime di un movimento troppo giovane “che la Francia ci ha messo quarant’anni per vincere il suo primo Cinque Nazioni”. Peccato che si andasse ancora in giro coi calessi: era la prima metà del secolo scorso (1910-1953), quindi, sportivamente parlando, qualche era geologica fa. Brocchi mai, i nostri, molto più spesso eroi tragici”.
Beh, Carletto, dovresti farti un giro una volta nella sala stampa prima di una qualsiasi partita della Nazionale. O leggere con una certa abitudine la stampa, anche quella locale, ché  come sai il movimento ovale italiano è a macchia di leopardo. Accenti critici di ogni tipo non ne mancano. Anzi, abbondano fin troppo, con alcuni colleghi che per simpatia/antipatia verso la federazione – ad esempio – difendono/attaccano a prescindere. O provare a seguire le vicende della creazione di alcune franchigie territoriali, con campanilismi (a volte assurdi) difficili a morire. Critiche feroci non ne sono mai mancate, soprattutto negli ultimi anni. “Diritto di cronaca abolito”? Scusa, ma dove? Quando?

Figuratevi ora che si è vinto con mezza Francia, spocchiosa, spompata e svogliata. A proposito, ieri Parigi tremava Vittoria eccitante, sebbene abbastanza occasionale, perché la nostra non pare mai una squadra in crescita, a differenza di quanto capitava sotto la guida dei francesi Coste e Berbizier, non a caso espressione di un movimento che insegna a giocare quel pallone bislungo. Questa Italia invece gioca un fior di catenaccio ovale. Che non c’è niente di male, intendiamoci, anche perché Mallett e prima di lui tutti gli altri stregoni dell’altro emisfero continuano a dirci che siamo capaci di far solo quello, manco i nostri avessero le mani di pietra. Però non si può dire che l’Italia gioca un anti-rugby in piena regola, altrimenti si finisce sul rogo.
Francia sicuramente spocchiosa, certo non spompata – non più di noi, comunque – nè tantomeno svogliata. Hanno preparato male la partita e sono rimasti sorpresi dall’approccio determinato degli azzurri. Capita. Oltretutto i transalpini sono molto “umorali”: se le partite non si mettono lungo i binari da loro pianificati si innervosiscono. Merito degli italiani quindi. La nostra è una squadra indiscutibilmente in crescita: fino a un paio di anni fa le avversarie riempivano i XV con le seconde scelte, oggi schierano SEMPRE il meglio che hanno a disposizione. Qualcosa vorrà pur dire. E a parte l’Inghilterra, Irlanda e Galles erano partite che avremmo potuto (dovuto?) vincere. Questo, dal punto di vista  del gioco, è probabilmente il nostro migliore Sei Nazioni.
E poi il “catenaccio ovale”. Ammesso e non concesso che sia così, non bisogna dimenticare che ad allenarci è un ct sudafricano, Paese che per tradizione gioca un rugby molto spartano. Che non vuol dire brutto, non necessariamente almeno. Ovvio che gli springboks hanno a disposizione un numero di talenti più elevato del nostro, cosa che influisce non poco sulla qualità del gioco: giocare in modo spartano è una cosa, farlo con un’ala come Brian Habana – ad esempio – è un’altra. L’Italia ha dei limiti negli ultimi 22 metri, ma non sono il primo e nemmeno l’ultimo a dirlo. Prova che nessuno finisce “al rogo” e che in tanti criticano. Abbiamo una mischia fortissima e una difesa di primissimo livello: qual è il problema? Sono qualità, mi pare. Puoi avere dei trequarti fenomenali e giocare male.

Ma guai a sollevare obiezioni, altrimenti lo sportivissimo pubblico del rugby – o almeno una piccola parte di esso – si imbestialisce e diventa più velenoso di un branco di juventini sfrucugliati su Calciopoli. Il rugby è uno sport meraviglioso e tutti i bambini e le bambine dovrebbero per legge provarlo almeno una volta nella vita. Ma la domanda resta: puoi avere un successo pazzesco vincendo 8 partite in 11 anni? A quanto pare sì, in questo caso. Tutti gli altri se ne facciano una ragione.
Quel sarcastico “sportivissimo” è un insulto a un pubblico che sportivo lo è davvero. Al Flaminio, a Twickenham e nei campetti di periferia. A memoria non ricordo incidenti di alcun tipo in nessuna categoria e/o livello. E le polemiche, che ci sono, finiscono subito o hanno pochissima eco. Sabato il Galles ha battuto l’Irlanda grazie a una meta molto borderline (uso un eufemismo). Per una cosa del genere nel calcio le polemiche sarebbero andate avanti settimane, magari con il contorno di qualche interrogazione parlamentare. Bene, nel rugby questa cosa non succede perché c’è la strana abitudine ad accettare quello che succede in campo, errori compresi.
E ovviamente sarebbe troppo facile parlare del clima e dell’atmosfera che circondano le partite. Spesso si usa l’espressione “festa di popoli” o “festa di tifosi”. Magari è un po’ propagandistica, ma rispecchia la realtà. Sabato al Flaminio ero con un gruppo di tifosi romani che ogni volta (anche all’estero) portano all’esterno dello stadio cibi e bevande da distribuire a chiunque passi di lì, quale che siano i colori indossati. Lo stesso non si può certo dire di altre discipline dove ormai ci si picchia anche per le amichevoli estive o nelle partite dei ragazzini. Sport dove devi aver paura se ti trovi nella parte sbagliata degli spalti con la sciarpa “avversaria”. O se nelle strade circostanti incroci i “nemici”. Non so se sei mai stato a una partita di rugby, ma questi problemi semplicemente non esistono.
Sui ragazzini non sto a rispondere. So solo che nel calcio insegnano a simulare fin da piccoli, nel rugby la simulazione proprio non c’è.
Intendiamoci, non credo e non penso che il rugbista sia antropologicamente migliore e superiore di altri sportivi, calciatori in primis. Ma una differenza innegabilmente c’è. Forse perché esiste una sorta di “riprovazione sociale”: se non ti comporti secondo le regole non puoi far parte di questo mondo. E’ molto più semplice di quanto non si creda. Sabato una parte del pubblico fischiava mentre il francese Parra stava per calciare una punizione. L’altra parte del pubblico era impegnata a “riprendere” chi fischiava. E stiamo parlando di semplici fischi, non di cori insultanti o striscioni d’ispirazione nazista. Sempre sabato parte del pubblico italiano canticchiava la Marsigliese. Lo stesso era già successo per Galles e Irlanda con i loro inni. Non credo succeda in molte altre discipline.
Prendi un giocatore, un tifoso o un appassionato di rugby a Milano, Roma, Londra, Auckland, Johannesburg, Sydney o Buenos Aires. Chiedigli di definire il suo sport con una sola parola. Ci puoi scommettere che da tutti avrai una sola risposta: rispetto. Per gli avversari, per i tifosi, per l’arbitro. Perché i calciatori fanno scene belluine per un fuorigioco non dato e i rugbisti non danno mai in escandescenze nemmeno per decisioni arbitrali palesemente sbagliate o ben più determinanti? Dovresti chiedertelo. E capiresti quanto il tuo articolo sia  sbagliato negli assunti e nelle conclusioni.

Questi pezzi finiscono sempre con l’espressione “con immutata e sincera stima”. Beh, io non lo faccio, ma tu sai che è così. Davvero. Ciao Carlo

29 pensieri riguardo “Grillotalpa vs Il Sole 24 ore. Beh, sì, contro un solo articolo…”

  1. beh, sei stato gentile con il sig. carlo, è un articolo pieno di sciocchezze infarcite con alcune cose sensate, che finisce con un livore velenoso..
    ” puoi avere un successo pazzesco vincendo 8 partite in 11 anni? A quanto pare sì, in questo caso. Tutti gli altri se ne facciano una ragione.”

    1. Credo di aver risposto in maniera gentile ma ferma. Forse è stato colpito dall’aspetto “mediatico” della vicenda, non so. Certo che criticare ragazzini, mamme, tifosi è un errore

  2. ottima risposta Paolo, pacata e chiarificatrice. Peccato che il collega bazzica molto poco nel nostro mondo. Spero solo non l’abbia fatto per mettersi in mostra e far parlare di sè…perchè un’analisi di questo tipo è affrettata e sommaria.

  3. Io rovescerei una delle questioni sollevate dal giornalista.
    puoi avere un successo pazzesco vincendo 8 partite in 11 anni? A quanto pare sì, in questo caso.
    Il “business” dello sport in senso mediatico ci ha fatto dimenticare cos’è lo sport, come è nato, qual è la sua funzione (che adesso è molto) latente. Per esempio, a cosa servivano le Olimpiadi in Grecia qualche a.C. fa.
    Quindi non c’è da stupirsi se una disciplina sportiva ha successo nonostante il carro dei vincitori sia spesso quello degli altri.
    Lo sport dovrebbe avvicinare e unire i popoli, e lo è sempre stato fino a quando non si è definito il concetto “postmoderno” di sport. Se c’è qualcosa di eccezionale nel rugby, non è certo merito o colpa del rugby, ma del resto dello sport che ruota in senso diverso.

    É vero, Paolo, non c’è l’antropologicamente migliore, ma credo che esista l’antropologicamente funzionale, o il socialmente funzionale. E chi si domanda “A cosa?” si pone un bel quesito.
    Tocca al singolo scegliere in quale corsia nuotare, giusto per usare un’altra metafora sportiva.
    Ovviamente, personali opinioni.

      1. Sono un’inguaribile grafomane, sorry.
        Sarà poi che la prima regola del giornalista è verificare le fonti. E informarsi. E mi sembra che in questo caso l’autore del pezzo sembra un diciassettenne con la Porche che guida in autostrada.

  4. …. articolo fatto da una persona ignorante… nn è un’offesa, ma bensì il dato di fatto che il giornalista che ha scritto quest’articolo ignora il mondo del rugby… critiche nella palla ovale ce ne sono e come…. siamo italiani!! ma l’aria che si respira allo stadio è stupenda…. Posso portare l’esempio emblematico dello stadio monigo (sono tifoso biancoverde): partita Heineken Cup (per il giornalista in questione è come la champions league nel calcio) Treviso – Leicester, 6000 persone di cui circa 1000 inglesi, seduti assieme, mischiati… totale forze d’ordie presenti 6: 3 carabinieri e 3 poliziotti…. Pensate questa scena in uno stadio di calcio…. Un disastro…. Perciò dico al giornalista di frequentare per un anno intero lo stadio di rugby e poi di scrivere su questo sport… Forza leoni…

  5. io, molto umilmente, vorrei portare la mia esperienza personale nel senso che io al Flaminio c’ero Sabato ed ero seduto di fianco allo spicchio di tifosi Francesi ed in mezzo a loro ma ero circondato da “amici” che molto delusi ed amareggiati ma mentre io, finita la partita, saltavo e urlavo per la vittoria passando mestamente di fianco mi stringevano la mano complimentandosi e senza nessun astio o retorica nel farlo ma semplicemente ammettendo che in questa occasione eravamo stati superiori
    Questo è il rugby e uscendo dei tifosi francesi ci hanno pure offerto da bere per festeggiare la vittoria ma lo avremo fatto anche noi in caso di risultato invertito
    Io allo stadio a vedere il rugby, di qualsiasi categoria sia, ci porto tranquillamente i miei figli di 7 e 9 anni che si divertono e urlano senza problema alcuno ma a vedere una partita di calcio non ce li porterei mai ho paura di cosa possa succedere
    Questo ritengo sia il migliore esempio di come è diverso l’ambiente del Rugby
    Ciao e Grazie per la possibilità che ci dai di dire la nostra

  6. Chi di rugby non capisce è meglio che stia zitto. Si attacca il pubblico che fa enormi sacrifici e si dimostra attaccato alla squadra con sincera passione! Ah già scusate, la prossima volta magari conviene fare proteste con tanto di lancio di pietre e fumogeni come gli ultras della Roma…calcio!

    Aironi rugby team supporters
    http://www.aironirugby.wordpress.com

  7. A me sembra il classico articolo impostato già la settimana scorsa in attesa dell’ennesima disfatta, solo che il nostro carissimo(issimoissimoissimo) Carlo è stato talmente pigro da fare solo qualche modifica, senza neanche provare a fare quello che tutti i rugbysti da 6 nazioni fanno: tuffarsi sul carro dei vincitori….
    E se anche fosse come dice lui? Capisco che il sole, da quotidiano economico che vede il mondo dal piatto della bilancia di domanda è offerta, fatichi a capire come una nazionale che sul piatto dei meri risultati mette poco, abbia un successo di pubblico (e di sponsor) sempre in crescita. Chi come me è nato nel centro di una di quelle macchie di leopardo, il perchè, lo sa dalla nascita, e altrettanto bene lo sa chi è stato folgorato sulla via del Flaminio. Ma mettetevi nei panni del nostro Carletto, mettete da parte tutto quello che sapete sul rugby e immaginatelo nel suo ufficio, che scorre schermate di risultati: negativi sul campo e incredibilmente positivi su tutti gli altri fronti. Che spiegazione vi dareste? Lui si è detto: questi sono talebani ovali…
    Forse è anche vero dal punto di vista della passione, ma di certo non da quello tecnico: alzi la mano chi non ha mai bestemmiato dietro a Mallett! E non mi sembra che ora sia divantato Santo Nick da Hertford…

  8. In effetti la dicotomia risultati- successo di pubblico è una cosa che mette in difficoltà chi non segue questo sport. Ha ragione Erania, come scriveva più sopra. Certo che le risposte date nell’articolo de Il Sole 24 ore sono tutte (o quasi) sbagliate

    1. ecco perchè ho appena scritto a Genta sulla sua mail di Radio24.
      L’ho invitato a vedere una partita a Treviso…magari quando ne vede una comincia a capirne un po’ ;-P

  9. tante, come hai già fatto, le cose da dire …
    ma non capisco perchè invidiano uno sport ed i tifosi di una nazionale che pur avendo vinto poco in questi anni è amata e seguita.
    Mi vorrei fermare però su un punto, è vero che abbiamo vinto poco in questi anni, ma è anche vero che siamo comunque tra le prime squadre (anche se ad oggi sembra siamo al 12° http://www.irb.com/rankings/full.html ) al mondo. Negli altri sport in Italia, in che posizioni siamo ???
    Nel tanto seguito ed “amato” calcio siamo 11° al pari della Norvegia (http://it.wikipedia.org/wiki/Classifica_mondiale_della_FIFA), dati i soldi investiti, il pubblico che segue … essere poi dietro a Grecia, Uraguay, Croazia, Portogallo …
    Il problema sembra essere nello sport Italiano, ugualmente perdente, ma che solo in alcuni casi sembra possa essere un messaggio positivo e di crescita.

  10. Ho già commentato l’articolo anche su Rugby1823, ma qui provo a estendere il concetto.

    Non dovremmo innamorarci del rugby perché abbiamo una nazionale che vince 8 partite in 11 anni? Accetto la teoria, ma l’Italia di rugby si confronta tutti gli anni con cinque nazionali ben più forti di lei – sì, anche la Scozia – e in test match con almeno due tra Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica, se l’Italia calcistica fosse “costretta” tutti gli anni a fare un torneo con Inghilterra, Spagna, Germania, Portogallo e Francia, e se le amichevoli le dovesse fare tutti gli anni con almeno una tra Brasile e Argentina, non uscirebbe puntualmente con le ossa rotte? La risposta non è certa e non lo sapremo mai fin quando non si istituiranno simili tornei nel mondo della palla sferica, forse Pirlo & co. vincerebbero comunque più partite dei Bergamasco, però la sostanza è che, se dobbiamo far valere il principio secondo cui dobbiamo appassionarci degli sport in cui siamo vincenti, allora non possiamo far finta di non vedere che nel rugby ce la giochiamo sempre con i migliori e nel calcio affrontiamo quasi sempre nazionali ridicole e senza storia, mentre un pareggio con la Germania qualche mese fa fu salutato come un importante passo per l’Italia di Prandelli…

      1. Grazie per il benvenuto, vi leggo sempre (sono il ragazzo di Stefania-Erania Pinnera!) anche se commento poco 🙂

  11. io credo che il successo di pubblico sia dovuto al fatto che, al di là delle poche vittorie ottenute sinora, in ogni partita si può vedere come i ragazzi diano tutto quello che hanno, prendendo botte per 80 minuti senza sottrarsi mai alla partita, senza simulare, senza lamentarsi, senza recriminare per secoli quando la partita è finita

    questi ragazzi, questi uomini, sono un esempio per tutti, sia come impegno e fatica profusi, sia come atteggiamento dentro e fuori dal campo, e questo è il motivo del successo del Rugby

    concordo con chi ha scritto prima che non porterei mai i miei figli ad una partita di calcio, ma ad una di Rugby sì, perché sarei sicuro della loro incolumità, ma soprattutto sarei sicuro che vivrebbero un’esperienza positiva, edificante, mentre nell’altro caso sentirebbero e vedrebbero cose che vanno assolutamente contro ciò che stiamo cercando, mia moglie ed io, di insegnare loro, anzi… di inculcare! 🙂

    complimenti Paolo per il savoir faire: io sarei andato giù più piatto, ma è carattere…

  12. Io non capisco perchè, ogni volta che il Rugby italiano, ottiene un risultato positivo. Vedi gli 80.000 di S.Siro con gli All Blacks o la vittoria di sabato, arrivi un Solone a denigrare tutto! Non ne capisco il motivo! Un giornalista che scrive su un giornale economico che si dispera per un trend positivo di un settore, mi è ancora più oscuro.
    Ma se la Nazionale di calcio, invece della figura meschina, rimediata in Sud Africa, avesse bissato lo splendido successo di Berlino, non ci sarebbe stato un appassionato di rugby, che non avrebbe gioito! Ma qui si parla di “sportività”, dote ancora sconosciuta a molti.
    Fabri

    1. Ciao Fabri. Carlo Genta è un giornalista sportivo, che lavora per Radio 24 dove si ocupa di sport (conduce A tempo di Sport, trasmissione che vi consiglio, e Palla a spicchi, dedicata al basket. Detto questo anche io colgo l’incapacità di capire un fenomeno che non risponde a logiche considerate “normali”. E fin qui ci sta, quello che non capisco è il tono e il sarcasmo di quell’articolo. Non capire un fenomeno è una cosa, denigrarlo un’altra

  13. mi è capitato tante volte nella mia vita nel rugby che giornalisti mi chiedessero come mai nonostante le tante onorevoli sconfitte il rugby godesse di tanto credito , la ragione sta nel fatto che” il ruby non è uno sport ma qualcosa di infinitamente più importante “il Rugby è scuola di vita , il rispetto per l’arbitro e gli avversari è sacro , non a caso è la prima disciplina sportiva che ha adottato il collegamento radiofonico tra arbitri e guardalinee , la prima ad aver introdotto la prova tv in campo.in poche parole è uno sport ONESTO nel Rugby chi è più forte vince! lItalia in campo contro la Francia era più forte !

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