Video: O’Gara, il giustiziere

di Ugo Colista

Sei Nazioni: Francia-Scozia 34-21

Da Rugby 1823

Si doveva capire se la Francia fosse scomparsa o se, dopo un letargo lungo un anno, fosse ancora la favorita per il titolo. Il successo contro la Scozia nella prima giornata dell’RBS Sei Nazioni 2011 cancella i dubbi e candida i transalpini tra i contendenti per il trofeo anche quest’anno. Superiore in mischia, più forte nei trequarti, rischia solo per mancanza di cinismo nel primo tempo, mentre glihighlanders abdicano fin da subito il proprio ruolo di outsider, mostrando una gran voglia di giocare, qualità, ma limiti evidenti che non le permettono mai di mettere veramente a rischio il successo francese.

I campioni in carica della Francia mettono in soffitta l’autunno con una convincente vittoria per 34-21 sulla Scozia nell’RBS 6 Nations, con un mix tra potenza degli avanti e trequarti spumeggianti. Mentre Maxime Medard, Imanol Harinordoquy e Damien Traille mettevano in mostra giocate di qualità, i Bleus si affidavano sulla prima linea per demolire la mischia scozzese e costringerli alla meta tecnica nel primo tempo.
Ma nonostante la grandissima vena di gioco della Francia, la Scozia ha mostrato un forte carattere per tornare in partita grazie alle mete del capitano Alastair Kellock, Kelly Brown e Sean Lamont. Eppure è stata la Francia che ha veramente imposto un ritmo di gioco tale da far tornare sul campo quella squadra che sembrava scomparsa dopo la sconfitta per 59-16 con l’Australia. Si parte e subito Nick De Luca commette un errore, regala l’ovale ad Aurelien Rougerie all’ala che calcia per Medard che prende al volo e segna la prima meta, trasformata da Morgan Parra.
Ma la superiorità francese si vede soprattutto in mischia, dove la prima linea dei padroni di casa domina e macina metri che permettono a Trinh-Duc di piazzare un drop per il 10-0. Ma la Scozia non si arrende alle prime difficoltà e quando gli ospiti si presentano nei 22 avversari è capitan Kellock che buca il placcaggio di Servat per riportare, incredibilmente, gli scozzesi in partita. Ma i problemi per Murray e compagni non smettono e quando l’arbitro Wayne Barnes richiama più volte proprio il pilone scozzese per la mischia che continuava a crollare ecco che per la Francia arriva la meta tecnica che Parra non ha difficoltà a trasformare.
Andy Robinson cerca di dare una scossa nell’intervallo togliendo Rory Lawson in mediana e inserendo l’esperto Mike Blair, anche se l’inizio della ripresa non cambia la sostanza, con la Francia che spinge per chiudere il match. Dopo alcuni tentativi andati a vuoto, è Harinordoquy a chiudere un’azione nata da uno dei gesti tecnici più belli visti ultimamente sui campi da rugby. Trinh-Duc prende un ovale molto basso e, senza guardare, lo passa alle sue spalle facendolo passare sotto le sue gambe, in stile Football americano. L’ovale, appunto, arriva al n.8 francese che ringrazia e marca la meta del 24-7 che sembra chiudere il match. Sembra, appunto, perché la Scozia non si arrende e una punizione battuta velocemente da Blair per Brown permette alla terza linea dehli highlanders di segnare e riaprire almeno virtualmente la partita.
Ma lo scambio di mete non finisce qui, con Traille che realizza al 68′, seguito di pochi minuti dalla meta di Lamont che accorcia il divario, ma con il tempo quasi finito resta ininfluente. A tempo quasi scaduto c’è ancora tempo per altri tre punti di Yachvili, ma ormai la Francia ha vinto.

FRANCIA – SCOZIA 34-21
Sabato 5 febbraio, ore 18.00 – Stade de France, Parigi
Francia:
15 Damien Traille, 14 Yoann Huget, 13 Aurelien Rougerie, 12 Maxime Mermoz, 11 Maxime Medard, 10 Francois Thrinh-Duc, 9 Morgan Parra, 8 Imanol Harinordoquy, 7 Julien Bonnaire, 6 Thierry Dusautoir (c), 5 Lionel Nallet, 4 Julien Pierre, 3 Nicolas Mas, 2 William Servat, 1 Thomas Domingo.
In panchina: 16 Guilhem Guirado, 17 Luc Ducalcon, 18 Jerome Thion, 19 Sebastien Chabal, 20 Dimitri Yachvili, 21 Clement Poitrenaud, 22 Vincent Clerc.
Scozia: 15 Hugo Southwell , 14 Nikki Walker, 13 Joe Ansbro, 12 Nick De Luca, 11 Max Evans, 10 Dan Parks, 9 Rory Lawson, 8 Kelly Brown, 7 John Barclay, 6 Nathan Hines, 5 Alastair Kellock (c), 4 Richie Gray, 3 Euan Murray,2 Ross Ford, 1 Allan Jacobsen.
In panchina: 16 Dougie Hall, 17 Moray Low, 18 Richie Vernon, 19 Ross Rennie, 20 Mike Blair, 21 Ruaridh Jackson, 22 Sean Lamont.
Arbitro:
Wayne Barnes
Marcatori: 2′ m. Medard tr. Parra, 9′ dr. Trinh-Duc, 18′ m. Kellock tr. Parks, 29′ m.t. tr. Parra, 54′ m. Harinordoquy tr. Yachvili, 60′ m. Brown tr. Parks, 68′ m. Traille tr. Yachvili, 75′ m. Lamont tr. Jackson, 79′ cp. Yachvili

 

Il rugby, un vero Romanzo Criminale

Da Il Cittadino

Anche il cast di ‘Romanzo Criminale – La serie’ era oggi sugli spalti dello stadio Flaminio di Roma per tifare l’Italia del rugby e seguire da vicino il primo match del 6 Nazioni Italia-Irlanda. ‘L’Orchestraccia der Sonno Perso’, di cui fanno parte gli attori del telefilm-cult, ha animato il Terzo Tempo Peroni Village. A rappresentare il cuore del gruppo c’erano Alessandro Roja ‘il Dandi’, Edoardo Leo ‘Nembo Kid’, Lorenzi Renzi e Edoardo Pesce, nello sceneggiato i ‘fratelli Sergio e Ruggero Buffoni’, Mauro Meconi ‘Fierolocchio’ e Giorgio Caputo ‘Ricotta’. Con loro Daniele Liotti, Marco Conidi e Roberto Angelini. “Ieri abbiamo conosciuto alcuni degli azzurri, Ongaro, Canale e Castrogiovanni, sono fan della serie e avevano molte curiosità dal punto di vista tecnico sulla realizzazione di Romanzo”, rivela Roja il Dandi. “Per me è la prima volta allo stadio, ma seguo sempre il rugby in tv. E’ una disciplina che la gente guarda da sempre con rispetto, perché alla base c’é il comportamento da veri sportivi dei primi attori, i giocatori”. Fan del rugby è Edoardo Pesce-Ruggero Buffoni: “Guardo sempre le partite e questa è una bella occasione per poter finalmente vederne una dal vivo. In che ruolo potrei giocare? Nessuno. Questi qui hanno uno strato di pelle simile al cuoio. Hanno qualcosa di eroico quando giocano. Mi piacciono molto i fratelli Mirco e Mauro Bergamasco”. E Lorenzo Renzi, l’altro dei fratelli Buffoni prosegue: “La cosa che più mi attira del rugby è la fisicità dei giocatori. E intorno c’é sempre un bel clima, non si respira aggressività nell’aria. In campo mi rivedo pilone, sarebbe quello il mio ruolo”. Caputo-Ricotta, come tutti gli altri, è un calciofilo: “Ma il rugby lo guardo quando possibile, anche se purtroppo capita raramente di vedere l’Italia che vince. Lo spirito è bello, ma ogni tanto una vittoria non sarebbe male”. Ed è per questo che Meconi-Fiorelocchio tifa per l’Italia del rugby: “Questo è il vero sport di squadra, dove il singolo da solo non va da nessuna parte. E’ affascinante”. Il giocatore preferito di Leo-Nembio Kid? “Mirco Bergamasco: metà cafone e metà eroe. Con un meraviglioso senso dell’etica sportiva”. Spesso allo stadio a vadere la Nazionale va invece Andrea Sartoretti, il “Bufalo”: “E’ uno sport davvero cinematografico, come il pugilato, ha una costruzione molto adatta. E non è vero che l’Italia perde sempre, io l’ho vista battere Scozia e Galles”.

Trofeo Eccellenza: la preview della finale Mogliano-Roma

Saranno Marchiol Mogliano e Futura Park Rugby Roma a contendersi oggi pomeriggio alle ore 15.00, allo Stadio “Enrico Chersoni” di Prato, il primo titolo della stagione 2010/2011, sfidandosi nella finale del Trofeo Eccellenza.

L’impianto toscano, casa dei Cavalieri, ospita la prima finale della neonata competizione federale, riservata alle squadre italiane non impegnate nell’Amlin Challenge Cup.

I veneti di Umberto Casellato si presentano alla prima finale d’elite della propria storia dopo aver dominato il proprio girone, chiuso con quattro vittorie in altrettanti incontri. Più arduo il percorso della formazione capitolina, che ha registrato lungo il percorso tre vittorie ed una sconfitta a tavolino, ritrovandosi a dover fare i conti con quattro punti di penalizzazione che hanno costretto la squadra di De Villiers a lottare sino all’ultimo secondo per conquistare la finale ai danni de L’Aquila.

In campionato le due squadre si sono affrontate lo scorso 23 ottobre in casa della Roma, sconfitta per 6-10 dalla matricola terribile Mogliano: un precedente che fa pregustare una Finale combattuta domani a Prato, con direzione di gara affidata all’internazionale Carlo Damasco.

Queste le formazioni domani in campo nella Finale del Trofeo Eccellenza:

Prato, Stadio “Enrico Chersoni” – domenica 6 febbraio 2011, ore 15.00

Trofeo Eccellenza, Finale

Marchiol Mogliano v Futura Park Rugby Roma

Marchiol Mogliano (probabile formazione): Candiago V.; Sartoretto, Ceccato E., Patrizio, Fadalti; Naude, Lucas; Stanfill, Burman, Candiago E.; Minello (cap), Maso; Nieuwdot, Sammons, Meggetto

a disposizione: Ceneda, Pin, Ceccato A., Pavanello E., Saviozzi, Lucchese, Simion, Gerotto

all. Casellato

Futura Park Rugby Roma (formazione annunciata): Bernardi S.; Del Bubba, Pavan R., Myring, Helu; Rodriguez, Leonardi N. (cap); Saccardo, Persico L. Damiani; German, Boscolo; Rawson, D’Apice, De Gregori

a disposizione: Gentili, Pietrosanti, Duca G., Pegoretti, Vigne-Donati, Vannini, Scarnecchia, Rebecchini

all. De Villiers

arb. Damasco (Napoli)

g.d.l. Castagnoli (Livorno), Masetti (Arezzo)

quarto uomo: Zucchi (Livorno)

 

Italia, cosa ha funzionato e quello che c’è da rivedere

Da Right Rugby

La difesa Azzurra
Gran bel lavoro fatto daMouneimne, l’assistente sudafricano di Mallet per i punti di incontro. I nostri difendono la linea con molta compostezza e una disciplina mai vista – un solo piazzato concesso, raddoppiando sistematicamente i placcaggi ma senza mai inviare in ruck più di due difensori. Anche Burton fa la sua parte senza sbavature, ben protetto dalle chiusure dei compagni. E se gli irlandesi – che non sono certo dei pellegrini – risultano molto imprecisi, una parte del merito va anche alla pressione che i nostri gli portano. Peccato non aver tentato di essere propositivi con regolarità “rovesciando” la difesa alle estremità – un solo tentativo di intercetto con Parisse, fallito di poco – e non avere in campo gran skill da grillotalpa; alcune belle controruck sono riuscite, ma alla fine i cambi di possesso sono dovuti alla durezza dei placcaggi e ai conseguenti errori degli avversari, quindi rimangono episodici o transitano dalla mischia ordinata. In certe fasi difensive molto lunghe, i nosti rimangono con la lingua fuori e faticano a far salire la linea sugli up&under.
La meta subita, dice bene Ringo, è il prodotto della scarsa concentrazione con cui si rientra in campo. Essa infatti è figlia non di una ma di una sequenza di “cappelle”: una mischia sulla linea dei 22metri con ingresso anticipato ma poco male, riusciamo a buttarli fuori; una rimessa laterale nostra sulla linea dei 5 metri con palla persa ma poco male, potremmo recuperare con la mischia. Invece ce la girano e partono ma poco male ancora, li fermiamo sulla linea di meta come fatto almeno un altro paio di volte nel primo tempo; peccato che stavolta risulti fatale l’ultimo errore, il mancato rischieramento difensivo sul lato chiuso della ruck formata, dove arrancano i due piloni, ultimi arrivati dalla mischia precedente. Eppure Sexton aveva perso tempo …

b) L’attacco Azzurro
Le fasi statiche – rimessa e mischia ordinata – sono quelle che assicurano il possesso e pongono le basi per le fasi di attacco. In entrambe i settori facciamo vedere dei decisi progressi, con alti e bassi. Soddisfacente la rimessa, con DellapèZanniParisse eGeldenhuys ad alternarsi al salto. Loro non rubano, a noi riesce un furto ma diverse volte ci impappiniamo da soli.Quanto alla mischia, appare vincente rispetto a quella Verde ma mai decisamente, se non nell’ultimo quarto.
La meta la subiamo non per caso quando la flessione in tali due fondamentali si fa evidente: Perugini toccato duro anticipa l’ingaggio, Zanni e Ghiraldini si tirano pallate in rimessa e l’ovale cade, come avverrà anche poco dopo a Geldenhuys. Prima e dopo, all’ingresso di LoCiceroOngaro, la situazione torna soddisfacente, appoggiando egregiamente Castrogiovanni come all’inizio. Peccato non si sia riusciti a concretizzare il lavoro ai fianchi sul loosehead Cian Healy nel secondo tempo: richiamato dall’arbitro, alla terza mischia rifatta noi non riuscivamo ad avanzare e Parisse decideva di partire all’avventura, mentre a Parigi qualche ora dopo i francesi incassavano una meta di punizione.

I mediani – di mischia e d’apertura – impostano le fasi d’attacco, ne determinano timing e direzione. Kris Burton non solo non fa “buchi” difensivi ma si presenta mostrando personalità: un calcio al millimetro da quaranta metri per la corsa di Mirco Bergamasco, peccato fosse controsole; più tardi prova anche un drop e qualcheup&under che risulta troppo profondo e poco supportato da una linea che in certe fasi pensa più al recupero del fiato che non a portar pressione. Nel corso di una gara spesi perlopiù in difesa, ovviamente scompare. Rivedibile.
Ottimo l’impatto finale di Luciano Orquera, dalle mani e occhi precisi e veloci. Peccato non abbia il drop nelle corde: a parte il momento sbagliato scelto dal mediano, non si “protegge” nascondendosi dietro al pack e si fa mettere sotto pressione. Brutto colpo l’infortunio di Gori: aveva iniziato molto bene, muovendo palla con gran timing. Pablo Canavosio ci mette dinamismo ed esperienza, non commette cappelle ma man mano che il tempo passa deve tirare il fiato e le sue aperture dalle ruck divengono agonie sempre più lente.

– Il gioco tattico – Gli avversari altezzosamente non ci sfidano in quel campo, pensavano di regolarci al solito, mediante le accelerazioni e i cambi di ritmo. Mal glie ne stava per incogliere, anche se per lunghe fasi a metà del primo e del secondo tempo, si gioca solo nella nostra metà del campo. Burton prova inizialmente a giocar ogni tanto al guadagno territoriale, con esiti alterni. Luke McLean, aiutato stavolta efficacemente dalle due ali, fa buona guardia in fondo, quando nel secondo tempo viene sfidato da avversari alla caccia del guadagno di tempo più che di terreno.

– I piazzati – Piccolo passo indietro di Mirco Bergamasco che ben ci aveva iniziato ad abituare. Non mi riferisco all’ultima trasformazione, impossibile ma sfiorata, che avrebbe cambiato il finale obbligando gli irlandesi all’attacco a testa bassa invece che limitarsi al drop, quanto a almeno uno dei due piazzati falliti nel primo tempo. Tant’è.

I trequarti – Nel primo tempo si distingue ancora una volta Alberto Sgarbi, sistematico, uno dei pochi italiani capace di attaccare la linea avversaria diritto e accelerando al contatto. Ovviamente con gli italiani si parla sempre e solo di sfondamento centrale, a parte il tentativo di lancio al piede di Burton per Mirco sopraddetto. Pur restando lì, il problema è che i nostri paiono tanti running back della Nfl statunitense: la palla se la tengono stretta fin per terra, il riciclo è vietato. Non per caso la meta arriva la prima volta che la palla gira rapida fino al largo. Difesa a parte – tutti eccellenti – poco palpabile la prova di Gonzo Canale, positivo Masi all’ala eGarcia per quel poco che s’è visto, non valutabile Bergamirco, isolato e inchiodato, per equilibri difensivi, sul lato “sbagliato” senza mai incrociare. Mi domando se la cosa sia voluta, per “risparmiarne” i preziosi piedi …

Gli avanti – nel rugby non c’è attacco e difesa distinti, anzi, gli avanti posseggono molte più “armi” organizzate dei trequarti per concludere le azioni offensive. Finalmente s’è vista qualche driving maul fatta bene, anche se nessuna decisiva. Dentro agli ultimi cinque metri avversari ci siamo entrati non spesso e i pochi pick&go non sono stati risolutivi. La fretta di concludere una di tali fasi, che pure ci stava portando del bel territorio, ci è stata fatale: come dice Ringo, nel finale gli irlandesi erano in inferiorità numerica e non potevano far fallo, bastava insistere con calma anche oltre l’ottantesimo e qualcosa di meglio saltava fuori con buone probabilità.
Sergio Parisse si segnala per esser tornato in miniera, a spalar moli di oscuro lavoro e a prendersi le responsabilità d’attacco, anche se un passaggetto dietro la schiena – finito fuori – non riece a trattenerlo. Il resto della terza linea è composto, per necessità , di gente tutta simile: Zanni, Sole, il subentrato Bernabò: tutti alti e grossi, quindi un reparto prevedibile.

c) Dulcis in fundo, l’Irlanda: non si comprende se sia il dolce clima romano, l’averci presi sottogamba (della serie “come sempre, basteranno un paio di accelerazioni e con l’Italia si entra come un coltello caldo nel burro”) o se sia il cambio al modello di gioco imposto da Declan Kidney ai suoi, che già li aveva imballati per bene a novembre. Oppure l’anagrafe. O tutto insieme; fatto sta che la mole di errori commessa dai Verdi li avrebbe visti schiacciati da una delle Nazionali con cui vorrebbero gareggiare alla pari – le Tri Nations, Inghilterra e Francia.
Beninteso, abbiamo visto la loro area dei 22 metri solo nell’ultimo quarto di gara e la loro difesa è stata tosta almeno quanto la nostra, ma la differenza di ranking imporrebbe un controllo di gara più pressante ad parte loro.Al contrario, se un tempo cedevamo nel finale, ora sono stati loro a vedersela brutta e venir salvati in inferiorità numerica solo dalla nostra fretta inesperta.
S’era detto che era importante vincere adesso per piantare un bel paletto in vista dei mondiali, in cui c’incontreremo ancora; beh, non so se l’aver strappato la minima vittoria di sempre al Sei Nazioni sull’Italia li esalterà e tranquillizzerà e a noi ci intimidirà ulteriormente: probabile che sia esattamente il contrario.