Celtic League: Treviso punta Munster

Dall’ufficio stampa Benetton Rugby

Se lo sognerà a lungo quel 17 ottobre 2009 il trequarti biancoverde Andy Vilk. Il Benetton crolla alla distanza, perdendo 41-10, ma per trenta minuti detta legge davanti ad un attonito Thomond Park, il tempio del rugby irlandese di Limerick, casa del Munster.

Brendan Williams è in una delle sue giornate migliori e prima sguscia tra le maglie della difesa avversaria, poi al 24’ inventa un calcetto delizioso ad un passo dall’area di meta.

All’ala, l’ex capitano della Nazionale Inglese Seven, capisce tutto e si getta come un fulmine sull’ovale, raccogliendolo e tuffandosi oltre la linea.

“Una sensazione incredibile, che ricorderò per tutta la vita – commenta il trequarti, in passato ai Saints e agli Sharks – Un match davvero bellissimo e divertente davanti ad un pubblico straordinario.

Stupendo, qualcosa di unico. Pensa che mio suocero ha registrato la partita in televisione e ancora oggi continua a mostrare quell’azione ad amici e conoscenti”.

Il ritorno non fu comunque da meno, tanto che i Leoni furono addirittura sorpresi e subirono in qualche modo il contraccolpo psicologico di un Monigo da tutto esaurito.

“Un’atmosfera particolare anche quel giorno in effetti, con molti tifosi giunti dall’Irlanda. E’ stata in fin dei conti la nostra prima esperienza con uno stadio italiano così, una buona preparazione in vista di quello che poi ci attendeva con la Celtic League. Decisamente un bel cambiamento”.

Non mancano nemmeno gli elementi personali di interesse, con una sfida nella sfida con una leggenda del rugby internazionale, l’ex All Black Doug Howlett, al quale ha addirittura chiesto l’autografo su una maglia numero 14 della Nuova Zelanda.

“E’ un grande campione ed è una di quelle cose che ti stimola naturalmente a dare il massimo. Non è possibile non arrivare alla partita carico al punto giusto, quando sai che ti troverai di fronte uno dei migliori marcatori di mete degli All Blacks”.

In effetti, proprio del migliore si tratta, con 49 mete in 62 test ufficiali con la maglia nera con la felce argentata, tre in più di Christian Cullen, altro ex di Munster.

“Ricordo che quando ero a Sale giocavo con Ben Cohen, campione del mondo nel 2003 con l’Inghilterra, che parlava di Howlett come del miglior trequarti ala al mondo. Non male”.

Non mancheranno, insomma, le motivazioni per un match comunque che si preannuncia in salita.

“Sarà difficile è ovvio. Ci aspettiamo uno scontro fisico e sappiamo che sono molto bravi palla in mano, ma noi non ci tiriamo mai indietro. Vogliamo vincere e giocare bene, attenendoci al nostro piano di gioco”.

Peseranno da entrambe le parti le tante assenze dei Nazionali impegnati nel torneo Sei Nazioni.

“A loro mancheranno giocatori importanti, ma hanno comunque una vasta profondità di scelta, con addirittura degli ex All Blacks da mandare in campo.

O’Gara, ad esempio, è impegnato con l’Irlanda, ma al suo posto ci sarà Warwick, un giocatore dal talento eccezionale.

Anche a noi mancheranno parecchi elementi, ma voglio vederla più come un’opportunità per chi ha giocato meno di ritagliarsi un suo spazio e far vedere le sue qualità. Sono fiducioso”.

Una parola, fiducia, che forse rappresenta al meglio la stagione dei Leoni fino a questo momento, sia in Magners League che nella sfortunata esperienza di Coppa Europa.

“La sfortuna c’è stata ma abbiamo anche le nostre responsabilità. A questi livelli, se sbagli gli avversari ti puniscono subito ed è una cosa che anche noi dobbiamo iniziare a fare.

Dobbiamo saper approfittare degli errori altrui, ma soprattutto dimostrare di poter tenere su tutti gli ottanta minuti di gioco.

Nelle ultime partite, per un tempo siamo stati all’altezza delle grandi d’Europa, ma non siamo riusciti a reggere per tutto l’incontro.

Sono convinto che abbiamo le possibilità per tornare al livello di inizio anno, senza doverci fermare a pensare che già abbiamo fatto grandi cose, ma continuando su questa strada e cercando sempre di giocare al meglio delle nostre potenzialità”.

Celtic League: gli Aironi per il Leinster

Graditi ritorni e facce nuove nella formazione dei Montepaschi Aironi che domani sera al Royal Dublin Society di Dublino affronta il Leinster nel quattordicesimo turno di Magners League (arbitra il gallese Nigel Owens, calcio d’inizio alle 20,05 italiane, diretta Dahlia 2 Sport).

L’assenza dei nazionali impegnati con l’Italia, qualche giocatore acciaccato dopo le due partite della Nazionale A e qualche infortunato ancora in via di guarigione portano Rowland Phillips a scegliere una formazione completamente inedita.

A cominciare dall’estremo, dove fa il suo debutto da titolare Paolo Buso dopo un buon secondo tempo contro Cardiff e la meta contro i Saxons con l’Italia A. Per la prima volta in stagione, poi, gli Aironi possono contare sui due velocisti all’ala visto che con Kaine Robertson rientra anche Danwel Demas, alla prima partita dopo l’incidente automobilistico dello scorso 29 ottobre. Coppia inedita anche ai centri, con Horacio San Martin al debutto con la maglia del Montepaschi; al suo fianco ci sarà Gabriel Pizarro.

In mediana si riforma invece la coppia formata da Tito Tebaldi e James Marshall.

In terza linea rientra a numero 8 Nick Williams, dopo aver saltato le ultime due partite; al suo fianco Jaco Erasmus e Nicola Cattina. La seconda linea è la stessa che ha affrontato la Scozia A, con Marco Bortolami (capitano) e Joshua Furno. In prima linea torna titolare Alberto De Marchi a sinistra; a destra ci sarà Staibano mentre il tallonatore sarà Santamaria.

In panchina Ferraro, Redolfini e Andrea De Marchi saranno i ricambi per la prima linea. Prima convocazione stagionale per la seconda linea George Biagi, così come per Pietro Travagli, agli Aironi per il prossimo mese per coprire il buco lasciato dall’impegno di Canavosio con l’Italia e dall’infortunio di Wilson. Partono dalla panchina anche Andrea Benatti e Matteo Pratichetti, e ritorna anche Alberto Benettin dopo il problema alla spalla.

LA FORMAZIONE

15 Paolo Buso; 14 Kaine Robertson, 13 Gabriel Pizarro, 12 Horacio San Martin, 11 Danwel Demas; 10 James Marshall, 9 Tito Tebaldi; 8 Nick Williams, 7 Jaco Erasmus, 6 Nicola Cattina; 5 Joshua Furno, 4 Marco Bortolami (cap); 3 Fabio Staibano, 2 Roberto Santamaria, 1 Alberto De Marchi. (A disposizione: 16 Luigi Ferraro, 17 Andrea De Marchi, 18 Luca Redolfini, 19 George Biagi, 20 Andrea Benatti, 21 Pietro Travagli, 22 Alberto Benettin, 23 Matteo Pratichetti).

 

Rugby, tv (in chiaro e non) e franchigie zonali: Right Rugby ne ha per tutti

Un estratto di un lungo articolo su Right Rugby su due temi tra i più dibattuti nel mondo ovale italiano: la possibilità di dare in chiaro il rugby celtico “sfruttando” la crisi Dahlia e sull’idea delle franchigie zonali, rilanciata qualche settimana fa da Rugby Union Times.

Chiare fresche dolci tv – C’è chi, con le migliori intenzioni per il rilancio del rugby, tenta di trasformare in “opportunità” il problema della crisi di Dahlia Tv, concessionaria dei diritti di trasmissione (criptati) della Celtic League. E chiede alla Fir di ridestinare la trasmissione tv delle partite delle Italo-Celtiche a qualcuno che lo faccia in chiaro: della serie “più vacche mostri in fiera, più ne vendi“. Poichè il freno sta non nel fatto che il rugby sia sport minore ma nei costi di produzione, si propone addirittura di allestire un centro di produzione tv federale.
Beh, l’idea ci lascia un po’ perplessi; anche il Presidentissimo Dondi a domanda ha risposto con occhio vacuo alla Catalano, che prima di spendere proverà a vendere i diritti di produzione a chi lo fa di mestiere, chiaro o criptato che sia, e il concetto ci pare non faccia una grinza. A dirla tutta, il problema non ci pare la diffusione del prodotto “rugby italiano” ma la sua qualità.
Il pubblico “casuale” guarda la partita, allo stadio o in tv, e i giornali scrivono non perchè “sei in tv” ma solo quando c’è “spettacolo”. Che non significa “qualità” o “valori” fini a se stessi nè tantomeno vincere sempre, ma almeno dar l’impressione che ce la si può fare, ingaggiando e giocando alla pari coi migliori. Tipo calcio: mica si vince sempre – i mondiali una volta ogni vent’anni, la Champions una volta ogni tre/quattro – ma le italiane bene o male sono in lizza. Lo dimostra la Nazionale di rugby stessa: che l’interesse sempre elevato per essa sia per via del bell’Inno, o piuttosto perché gli Azzurri se la giocano, spesso perdendo ma lottando per ampi sprazzi alla pari, in contesti di livello assoluto come il Sei Nazioni o sfidando Australia e All Blacks?
Dice, si ma coi club è diverso: la Celtic non decolla, fa poca audience. Risposta: tanto per cominciare l’aver portato una media di 3.500-4.500 spettatori live negli stadi del rugby in Italia non è cosa da poco, siamo a livello di serie B di calcio, non male come inizio. E poi fa solo che le due comincino a vincere con regolarità o, sia mai, a competere per il titolo … Siamo al punto: se hai “qualità”, saranno i supermarket a cercarti per esporti sul banco, altrimenti puoi anche essere al posto del tg delle otto, ma nessuno ti guarderà: il rugby “Eccellente” è su RaiSport da sempre, in chiaro, eppure …
La conseguenza di tutto ciò è che non esistono scorciatoie al duro lavoro sulla qualità, con obiettivo vincere; la tv in chiaro arriva di conseguenza, come i Gran Premi d’automobilismo.

Tutti assieme appassionatamente – A proposito di scorciatoie, c’è una seconda idea volonterosa per lo sviluppo. Le nostre in in Euro Challenge vanno quasi sempre a far da punching ball, il Trofeo Eccellenza interessa a meno di nessuno; allora qualcuno chiede di rispolverare l’idea delle franchigie nazional- territoriali come aggregazione di club, con la FIR che si fa carico (cioè paga) l’allestimento di quattro squadre fatte prelevando giocatori dei club per i mesi necessari a mandarle in Europa.
A parte che dieci (i club Eccellenti) diviso quattro non viene bene, a parte che si va finalmente consolidando un minimo flusso di scambio bidirezionale di giocatori tra alcune realtà Eccellenti e le due Celtiche, l’aspetto positivo e serio è che questa proposta è accompagnata da mini studio di fattibilità con stima dei costi. Ma non sappiamo se i 3-5 milioni stimati totali ci siano, men che meno se sarebbero sufficienti a allestire compagini in grado di ben figurare da subito in Challenge, sennò tanto vale.
Quel che ci pare poco valutato sono i problemi nell’allestire quattro “mini nazionali”, come se una squadra fosse la mera somma dei giocatori a disposizione. Evidentemente i limiti e i tempi necessari evidenziati dall’esperienza Aironi non sono ancora ben compresi da tutta la critica.
Potrebbe risultare più agile e meno invasivo imitare le pratiche di scambio tra Celtiche e Eccellenti: i club qualificati al torneo Amlin opportunamente incentivati dalla Fir, potrebbero richiedere alcuni giocatori in prestito solo per la Coppa a quelle rimaste a casa, che avrebbero il vantaggio di essere pagate. Ponendo al contempo precisi limiti all’incasso dei contributi federali – chessò, almeno tre punti conquistati fuori casa AND/OR almeno sette in casa, perdita del diritto a partecipare alla prossima Coppa per chi porti a casa meno di quattro punti totali in stagione: questi sarebbero incentivi a basso impatto ed alta resa per far bene e rassicurare la ERC, altro che franchigie.

Video: San Valentino con l’Orco

E’ di un anno fa, ma vale la pena rivederlo…..