Mallett, colpe e limiti di un ko che fa male

Lo stralcio di un bell’articolo di Pasquale Giordano su Giornalettismo

COSA IMPUTARE A MALLETT? Forse la scelta di utilizzare un mediano di apertura meno muscolare in un match dove tutti potevano aspettarsi una sorta di assalto continuo alla fortezza? Cavilosso. Occorre tener presente che la faretra di Mallett è fornita di una quantità esigua di frecce e le sue scelte ricadono su un numero limitato di opzioni. Forse gli si può imputare di non aver calcolato per tempo e in maniera debita la straripante baldanza propria degli inglesi? E’ già più plausibile, dato che dalle dichiarazioni di fine partita traspaiono sorpresa e stupore. Nessuno tra gli azzurri si aspettava un’Inghilterra così forte. “Non pensavamo di poter perdere in questo modo” ha detto a caldo Mallett. “Abbiamo consentito all’Inghilterra di sfruttare i propri punti forti, concesso troppi offload, non siamo stati avanzanti nei placcaggi. Abbiamo sofferto molto negli uno contro uno, mancato molti placcaggi, era inevitabile che finisse così. In touche – ha proseguito il ct – abbiamo sbagliato alcuni blocchi, alcune chiamate, alcuni lanci: con questa Inghilterra non è possibile concedere tanto senza pagare. Volevamo fare bene, sapevamo di affrontare un grande avversario non ci aspettavamo una sconfitta di queste proporzioni”.

LIMITI E COLPE – E’ pur vero che se Orquera, giornata nerissima per lui, fosse riuscito ad interpretare meglio la partita, forse non ci sarebbero tutti questi processi alle intenzioni. Allo stesso tempo se la touche avesse funzionato a dovere i danni sarebbero stati limitati. Occorre accordarsi su cosa si è sbagliato e su cosa invece è un limite. In sostanza: dove finisce la colpa e dove comincia la manifesta superiorità tecnica degli inglesi? E’ un interrogativo pressante che va interpretato, soprattutto, in funzione della preoccupante involuzione difensiva che rischia di minare nelle fondamenta il progetto mallettiano, che su una difesa ordinata si regge.

Quanta Treviso guarda all’azzurro. E Van Zyl…

Antonio Liviero per Il Gazzettino di Treviso

Il giorno dopo l’impresa sul Munster il Treviso si guarda dentro. E trova nuove certezze. In sei mesi ha sconfitto tutta l’alta classifica della Celtic (Scarlets, Leinster, Munster). E ciò
non fa che alzare la temperatura in vista dell’arrivo degli Ospreys (sabato alle 17,30). «Vogliamo fare uno scherzetto anche ai gallesi – confida il capitano Antonio Pavanello -. Ci siamo parlati, ci crediamo. Se domenica abbiamo dato il 110%, ora non possiamo tornare
al 90. Ci proviamo». I primi cinque uomini del pack sono il maggior punto di forza della squadra e la base dei successi: mischie dominate, touche rubate, maul penetranti,
distribuzione offensiva efficace su tutta la larghezza del terreno. «Il nostro segreto è la coesione – spiega Pavanello -. Individualmente ci sono giocatori più forti in Celtic, ma noi
facciamo la differenza nel rendimento collettivo». Tanto che da più parti si invoca un ricorso al blocco Benetton da parte dell’Italia specie per risolvere i problemi della touche. Van Zyl
con i suoi 2,01 metri per 110 chili da quest’anno è eleggibile per la Nazionale non avendo presenze con il Sudafrica. Una candidatura considerata interessante in vista della Coppa del
Mondo visti anche il carisma e le doti di regista della rimessa laterale. «Per me sarebbe un grande onore potermi misurare ad alto livello internazionale con la maglia azzurra» dice Cornie, che a 32 anni continua a farsi apprezzare per mobilità e presenza difensiva oltre che nelle battaglie aere. Ma il discorso azzurro vale per Cittadini (gran match domenica), Rouyet, lo stesso Sbaraglini, finora quasi ignorati da Mallett. «Se ci chiamano siamo
prontissimi, già in questo Sei Nazioni – assicura Pavanello-. La maglia azzurra è il sogno di tutti noi e non temiano certo il confronto con avversari che ormai conosciamo benissimo grazie alla Celtic League». Van Zyl intanto si concentra sulla sfida gli Ospreys. «Sarà una partita più dura di quella col Munster – avverte – non solo per l’ampiezza e la qualità dell’organico gallese, ma perchè loro adesso ci temono di più e ci studieranno per bene». Ma assicura: «Noi come sempre cambieremo parte del nostro gioco, a cominciare dalle touche. Non ci piace essere prevedibili».

Wheelchair rugby, niente palla ovale e un cuore grande così

Carmen Morrone per Corriere.it

Il wheelchair rugby nasce alla fine degli anni ’70 in Canada. Nel 2000 a Sydney esordisce come disciplina paralimpica e gli Stati Uniti d’America vincono la medaglia d’oro. Il wheelchair rugby, oggi, è giocato in 25 Paesi e in una decina di nazioni si sta sviluppando. Fra queste l’Italia, promosso dalla neonata Federazione sport sperimentali che il Comitato italiano paralimpico ha creato per diffondere attività sportive ancora di nicchia.

GLI ATTACCANTI – Tre sportivi scesi in campo per fare meta, vale a dire per far conoscere questo sport: Alvise De Vidi, Beppe Vella, Allegra Roccato, che hanno cominciato a organizzare eventi sportivi. «Da tempo c’è interesse per questo sport e in collaborazione con la Federazione e alcune società sportive di Veneto e Friuli Venezia Giulia abbiamo organizzato il primo raduno di appassionati a Lignano Sabbiadoro. Nostra ospite la nazionale austriaca che per tre giorni ha giocato diverse partite, anche con i dilettanti che hanno voluto provare. Ci siamo divertiti e soprattutto abbiamo riscosso molto interesse da parte di persone che non facevano sport», racconta il maratoneta, pluricampione, Alvise De Vidi.

I PLAYER – «È l’unico sport di squadra adatto ai paraplegici e agli amputati a più arti. Spesso queste persone non riescono a giocare a basket dove è richiesta una certa capacità muscolare. Anche il rugby è uno sport fisico e di contatto, ma è sufficiente una buona forza nella parte alta del corpo – spiega Alvise De Vidi -. È uno sport che unisce, non solo la squadra ma tutti i giocatori. Anche noi giochiamo il quarto tempo».

LA PALLA NON È OVALE – Il giocatore è seduto in carrozzina che guida con la forza delle braccia. La sedia è simile a quella del basket, con piccoli adattamenti che permettono di affrontare gli impatti. Ogni squadra è formata da quattro giocatori. La palla non è ovale, è una palla da pallavolo. Il giocatore la fa rotolare e la porta a meta. Si conquista il punto attraversando una porta che è larga 8 metri che sta sulla linea di fondo. Si gioca al coperto su un campo 28m x 15m, come quello da basket. Le regole di gioco sono un mix fra quelle del basket e quelle del rugby.

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Sei Nazioni, turno due: il XV ideale

Queste le scelte di The Rugby Blog. Con la sorpresa Parisse…

1. Cian Healy
2. Dylan Hartley
3. Dan Cole
4. Donncha O’Callaghan
5. Julian Pierre
6. Sean O’Brien
7. Sam Warburton
8. Sergio Parisse
9. Morgan Parra
10. Toby Flood
11. Fergus McFadden
12. Jamie Roberts
13. Brian O’Driscoll
14. Chris Ashton
15. Sean Lamont

Supersub: Leo Cullen

Nazionale Under 20: i convocati per il Galles

Andrea Cavinato, responsabile tecnico dell’Italia U20, ha convocato ventiquattro giocatori per la terza giornata dell’RBS 6 Nazioni di categoria che vedrà gli Azzurrini scendere in campo contro il Galles venerdì 25 febbraio (ore 19.00, diretta Rai Sport 2) allo Stadio San Vito di Cosenza.

“Abbiamo apportato diversi cambi alla lista dei convocati per permettere all’U19 che affronterà England Schools il 27 febbraio di poter contare su alcuni atleti del 1992 reduci dalle prime due giornate del 6 Nazioni come Morsellino, Tartaglia e Maistri e per poter visionare il maggior numero di giocatori in vista dei Mondiali del prossimo giugno” ha detto Cavinato.

“La sconfitta contro l’Inghilterra è stata molto pesante e ribadisco che me ne assumo la responsabilità, ma è indubbio che abbiamo trovato di fronte un avversario di enorme qualità e con un’esperienza di alto livello diversa dalla nostra. Adesso andiamo a sfidare il Galles, un’altra squadra estremamente performante che ha perso di misura contro l’Inghilterra (20-26), noi sicuramente dovremo tornare ad esprimerci sugli ottimi livelli della partita contro l’Irlanda per poter essere competitivi”.

Questi i convocati che si raduneranno domenica 20 febbraio a Lamezia Terme:

Matteo APPIANI (Cammi Calvisano)*

Andrea BALSEMIN (HBS GranDucato Parma)*

Cesare BERTON (Petrarca Padova)*

Diego BISSO (Med Italia Pro Recco)

Jacopo BOCCHI (Benetton Treviso)*

Riccardo CAGNA (MPS Viadana)*

Vittorio CALLORI DI VIGNALE (Estra I Cavalieri Prato)*

Tommaso CASTELLO (Banco di San Giorgio Cus Genova)

Augusto COSULICH (Benetton Treviso)*

Marco FERRINI (Livorno Rugby)*

Alessandro FURIA (Petrarca Padova)*

Marco FUSER (Benetton Treviso)*

Marco Antonio GENNARI (BancaMonteParma Crociati)

Edoardo GHIRALDINI (Petrarca Padova)*

Amar KUDIN (Benetton Treviso)

Piermaria LESO (Petrarca Padova)* – capitano

Andrea LUPETTI (Estra I Cavalieri Prato)*

Alfio MAMMANA (Amatori Catania)*

Luca MORISI (Rugby Grande Milano)*

Guglielmo PALAZZANI (Cammi Calvisano)

Nicola QUAGLIO (Femi-CZ Rovigo)

Ruben RICCIOLI (Mantovani Lazio)*

Leonardo SARTO (Petrarca Padova)*

Michele VISENTIN (Benetton Treviso)*

*è/è stato membro dell’Accademia FIR “Ivan Francescato”