L’addio di Benetton allo sport (non il rugby): tutti i perché

La Tribuna di Treviso, articolo di Enrico Lorenzo Tidona

Meno ribalta sportiva, più impegno per il sociale. E’ questa l’equazione che comporterà il riordino degli impegni della famiglia Benetton, decisa a continuare con il mecenatismo sportivo dedicandosi però ai soli giovani.

Con «il messaggio per Treviso» lanciato dal patron delle attività sportive targate Benetton, Gilberto, si è concretizzato un divorzio più volte vociferato, testimoniato dalla sua ormai costante mancanza alle partite dell’amata squadra di basket. Un disinnamoramento cresciuto sulla mancanza dei risultati, che non hanno più giustificato gli investimenti e acuito il convincimento che a Treviso, dove si è ormai vinto tutto, la passione sportiva si è irrimediabilmente spenta.
«Non si tratta tanto di soldi, purtroppo è la funzione sociale del progetto che è venuta meno con l’andare degli anni» ha spiegato infatti Gilberto Benetton, ex giocatore di basket in gioventù, diventato il regista che ha portato la famiglia alla conquista della finanza italiana.
Non sono quindi i soldi che mancano, ma le motivazioni, le stesse che proprio 30 anni fa hanno dato vita al modello sportivo Benetton.

LO STOP. «Quando abbiamo cominciato negli anni Ottanta, Treviso era una città in cerca di rivalsa. I nostri concittadini non avevano mai vinto nulla e avevano bisogno di emergere e partecipare alla nostra impresa. Con il basket facevamo 5.900 paganti contro i duemila circa di adesso.
Quel risultato lo abbiamo quindi ottenuto, e il discorso sociale, per com’era stato pensato in origine, ha cominciato a non compensare più. Dispiace per i tifosi, ma la decisione è irrevocabile. Tolto il rugby, che mantiene radici e una cultura dello sport che piacciono al gruppo, gli altri sport non destano più lo stesso interesse, soprattutto tra i giovani. Anche quelli della nostra famiglia non seguono le squadre, segno di una passione che ormai non c’è più.

I COSTI. «Oggigiorno i costi che si sopportano non hanno più senso, anche dal punto di vista del ritorno commerciale».
Per i Benetton mantenere ai primi posti le società sportive aveva un costo totale di 19,5 milioni di euro nei campionati 2009-2010: 5,5 per il rugby (Celtic League esclusa), 9,4 milioni per il basket e 4,6 per il volley, con entrate praticamente di pari livello, sostenute da 7,5 milioni di euro di sponsorizzazioni.
«Al di là degli ingaggi record fatti ai tempi di Rusconi abbiamo sempre gestito le società con budget equilibrati, perdendo poi il vantaggio competitivo che avevamo in passato, quando eravamo tra i primi a scoprire grandi talenti. Oggi tutti hanno un manager già a 14 anni – racconta Benetton -. Negli ultimi anni abbiamo poi ridotto la spesa ottenendo sempre qualcosa. Ma a mancare sono stati un poco alla volta i risultati e quindi la soddisfazione, anche se non usciamo dal mondo dello sport». Tolto il rugby, quindi, rimarrebbero fermi in cassa circa 14 milioni, potenziali risorse da distribuire a pioggia alle oltre 20 iniziative ancora in piedi.

L’APPELLO. Tra le speranze riposte c’è quella di un cavaliere bianco, che si prenda in carico le squadre a costo zero, rilanciando Treviso sui campi italiani.
«Cercheremo di trovare qualcuno a cui passare il testimone – ha detto Benetton – ci sono tante imprese giovani alle quali si potrebbe passare il testimone. Penso a aziende del territorio, che hanno fatturati tra i 40 e 60 milioni di euro magari, in cerca di emergere come abbiamo fatto noi a nostro tempo. Certo ci vogliono soldi, ma non è detto che ci subentra debba per forza partire dalla A 1. Si può pensare anche a più imprenditori. Certo è che non usciamo e non siamo aperti a nessuna compartecipazione».

GLI ESUBERI. Sono circa una trentina le persone che da anni prestano la propria opera per permettere ai due team di giocare in Italia e in giro per il mondo, inseguendo quanti più trofei era possibile conquistare.
Per loro ci sarà con buona probabilità una ricollocazione all’interno del gruppo Benetton, anche se non si escludono eventuali esuberi e incentivi per chi volesse passare ad altra occupazione».

Affaire Dahlia: ancora qualche giorno di attesa

Da IlSole24Ore.com

Si chiama Filippo Chiusano il possibile cavaliere bianco di Dahlia Tv. Il canale di calcio ed eros ha alzato bandiera bianca, sopraffatta dagli alti costi del digitale terrestre. Se Dahlia spegnerà il segnale, partirà però un effetto domino devastante sul mercato televisivo. La Lega Calcio rischia il black out di alcune squadre di Serie A e tutta la Serie B, di veder sfumare 70 milioni di euro di diritti tv; circa 600mila abbonati rimarrebbero orfani; e il socio Ti Media (che affitta banda a Dahlia) perderebbe una preziosa fonte di reddito. Ora Chiusano, già socio della Filmaster che fa da service per Dahlia, si è candidato a rilevare il business della dissestata pay tv, con una newco. Tre, però, le condizioni: primo, i proprietari svedesi Wallemberg contribuiscano economicamente alla liquidazione di Dahlia. Secondo, la Lega rinegozi i diritti a prezzi più favorevoli. Terzo, Ti Media conferisca la banda. Gli svedesi hanno detto sì, la Lega si riunirà il 18 e Ti Media il 21 febbraio. Il loro verdetto sarà cruciale.

 

Quando il rugby si fa reality show: la seconda puntata di “Tussen Die Lyne”

Di “Tussen Die Lyne”, il reality show ambientato nel mondo del rugby e trasmesso in Sudafrica avevamo già parlato.
Iniziato poco più di una settimana fa è ora possibile vedere la seconda puntata a questo link.

 

Il Super Rugby apre le porte all’Argentina

Greg Peters è il direttore esecutivo della Sanzar, la federazione creata ad hoc per gestire il Super Rugby, il torneo che raccoglie il meglio di Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda, la cui edizione 2011 inizierà questo fine settimana.
Il Super Rugby – o Super 15 – è diventato tale solo quest’anno (l’anno scorso era Super 14), ma già dalla prossima stagione cambierà nuovamente faccia. Pare infatti ormai più che probabile che dal 2012 entrerà a far parte del gruppo una sedicesima franchigia, proveniente però dall’Argentina. A farlo sapere è stato proprio Peters, che ha sottolineato i progressi e l’egregio lavoro che la UAR (la federazione del paese sudamericano) sta facendo per ottenere il via libera già nella stagione post-Mondiale. Un ingresso “argentino” era stato preventivato entro il 2015 anche dall’International Board, ma in pochi si aspettavano di vederlo diventare concreto così presto. Le dichiarazioni del dirigente Sanzar sono riportate dalla stampa argentina e da ESPNscrum.com.
Sempre dal 2012 l’Argentina dovrebbe entrare stabilmente a far parte del Tri-Nations, che cambierà così denominazione in Four Nations.

Shane Williams, James Hook e Ryan Jones: un “Up and Under” per tifosi

Up and Under, il negozio di rugby della Capitale, comunica che Venerdi pomeriggio 25 febbraio presso il suo punto vendita di Roma in viale Leonardo da Vinci 132 (zona S.Paolo) saranno presenti i giocatori del Galles, Shane Williams, James Hook e Ryan Jones per incontrare i loro tifosi.
I tre saranno a Roma, dove il giorno seguente affronteranno con la loro nazionale gli azzurri al Flaminio per il terzo turno del Sei Nazioni 2011.