Il Sei Nazioni, le sconfitte azzurre e l’arte di diventare “stronzi”

Dopo il Galles potremmo sottolineare la quantità di errori fatti: touche (ancora troppe quelle perse), placcaggi mancati, interventi poco precisi, i calci finiti fuori dai pali fino ad arrivare ad alcune scelte tattiche discutibili. Come quella di scegliere di giocarsi la mischia e di non calciare da posizione favorevole quando mancava circa un quarto d’ora alla fine. O quella di segno completamente opposto fatta qualche minuto più tardi, con un calcio da posizione più difficile: questa volta Orquera spedisce malamente fuori dai pali, e forse era meglio andare in touche.
Ma con il senno di poi siamo tutti bravi (oltretutto senza essere in campo a prendersi una vagonata di botte). In quei momenti quelle scelte potevano starci. Ma è come discutere sul sesso degli angeli: si perde del tempo. Quello che le prime tre giornate del Sei Nazioni 2011 ci dicono è che l’Italia c’è. Questo a me pare indiscutibile. Ci dicono che esistono due squadre fuori categoria – Inghilterra e Francia – e altre quattro che invece se la giocano alla pari, partite in cui il pronostico può pendere da una parte o dall’altra, ma che poi in campo sono combattutissime e spesso si decidono per un dettaglio o una manciata di punti (meno del break, comunque).
E qui siamo al punto focale. I dettagli. Che sono quelli che ancora ci fanno perdere le partite. Piccole cose, date dall’esperienza e dal cinismo. Vero, verissimo. Io aggiungerei che dovremmo diventare un po’ più “stronzi”. Scusate il francesismo, ma credo che quell’espressione spieghi davvero bene il tutto. Spesso nel post partita i giocatori azzurri ci dicono che nei punti di contatto gli avversari si muovono sul bordo dell’irregolarità. Ed è vero. Gli irlandesi al Flaminio erano praticamente sempre in fuorigioco. Altro esempio: sabato un’azione gallese nei nostri 22 metri è stata fermata per un “velo”. Giusta decisione, ma nella partita con l’Irlanda gli uomini in maglia verde stavano per fare una meta – fermati da un magnifico placcaggio di Sgarbi – per un’azione assolutamente identica, senza che l’arbitro fischiasse nulla. Il fatto è che nel rugby moderno le linee di corsa hanno assunto una grande importanza e moltissime squadre giocano border-line (lo fanno persino gli all-blacks). Non dico che giocano in maniera irregolare, ci mancherebbe, ma che si adattano il più possibile al metro di giudizio scelto dall’arbitro di turno. Perdere un secondo in una mischia che stai gestendo può cambiare la storia di un’azione, forse di un’intera gara.
Cinismo e un briciolo di “stronzaggine” in più. Le due sconfitte con Irlanda e Galles bruciano tantissimo, perché erano partite che potevamo vincere. Abbiamo una buona squadra: Gori e Semenzato danno fiducia per il futuro, così come Benvenuti, Bernabò e Sgarbi. Abbiamo i soliti problemi al numero 10: Burton sabato non ha giocato male, ma quasi mai si vede la giocata che spariglia e 7 volte su 10 passa la palla al centro che ha più vicino. Il pacchetto degli avanti è di prim’ordine (con il Galles i primo 40′ minuti di Castro sono stati mostruosi). La differenza vera tra noi, la Scozia, il Galles e l’Irlanda oggi la fa il “movimento”, che consente a loro di avere più opzioni e più scelta, cosa su cui noi e la FIR dobbiamo ancora lavorare. Ma quelle due sconfitte non ci stanno. Sono due vittorie mancate, e proprio per questo fanno più male.
Coraggio azzurri: più stronzi e più cinismo. Che non ci serviranno probabilmente per battere la Francia, ma io con i galletti mi accontenterei che la partita durasse un po’ più della solita mezzora che finora la tradizione del Sei Nazioni ci racconta.

PS: nel post-Galles una valanga di critiche è cascata addosso a Mirco Bergamasco, soprattutto per i calci sbagliati. L’ala azzurra ha calciato malissimo e – a mio parere – ha pure giocato peggio. Detto questo qui bisogna fermarsi, ché una giornata storta può capitare e che Mirco tutto questo non se lo merita. Se gioca male bisogna dirlo, ma lì bisogna fermarsi. Le critiche sterili e la ricerca del “colpevole” lasciamola al calcio.

 

2 pensieri riguardo “Il Sei Nazioni, le sconfitte azzurre e l’arte di diventare “stronzi””

  1. Ciao GrilloTalpa, ero in tribuna al Flaminio sabato: tutt’altra partita rispetto all’Inghilterra (e ci mancherebbe!), però ancora tanti piccoli errori ed errorini, che alla fine son costati cari. Primo tempo più di marca gallese, due mete più una terza annullata per in-avanti (di cui quasi nessuno allo stadio si era accorto). Secondo tempo decisamente nostro, e qui entra in gioco il discorso delle scelte: calciare o andare in touche per cercare la meta? Difficile valutare, di volta in volta. Alla fine, è vero, hanno pesato i calci sbagliati, però sono d’accordo con te, è da ingrati prendersela con Mirco che anzi va ringraziato, perchè con l’applicazione e la forza di volontà, si è “inventato” kicker a 27-28 anni. Resta il fatto che siamo l’unica squadra del Six Nations a non avere un calciatore di alto rendimento e questo pesa, specie in match equilibrati. Ci andrei cauto a dire che ce la giochiamo con le altre 4: discorso valido in casa, ma fuori casa la faccenda (ahinoi) cambia. Bene non solo Semenzato (che è giovane ed inesperto, ma la stoffa c’è), ma anche Sgarbi, due che Mallett aveva quasi ignorato fino a pochi mesi fa…e non aggiungo altro! Ingenui? Può darsi, ma credo che con le vittorie arriverà anche un trattamento leggermente diverso da parte degli arbitri, esempio: in tribuna taluni si lamentavano perchè, in più occasioni, i gallesi dopo aver placcato, continuavano a giocare da terra e l’arbitro tollerava; con noi tendono ad essere un po’ più fiscali su questo genere di cose.
    Saluti, and good-old-rugby!

  2. vero tutto quello che dici.
    per quanto riguarda le scelte calciare/non calciare credo che in campo pesi molto Parisse (tra l’altro sabato bravissimo, erano mesi che non lo vedevo giocare così) , che è un “cuore caldo” e non ragiona a mente fredda.
    Il fatto di non avere un calciatore “sicuro” pesa sì, quasi come avere un Burton in campo bravissimo nei drop e non metterlo mai in condizione di calciarne uno.
    Vera anche la questione arbitri: “pesiamo” poco e quindi sono più fiscali con noi, per quello dico sfruttiamo meglio le interpretazioni della gara, cosa che fanno tutti.
    Infine resto convinto del fatto che ormai ce la giochiamo veramente con quasi tutti. La differenza tra casa e trasferta è solo una questione di mentalità, ma dopo la sberla inglese mi auguro che anche quella dia meno problemi… vediamo con la Francia, squadra che nel ei Nazioni soffriamo in maniera indicibile: ribadisco, sarei contentissimo se la gara rimanesse aperta almeno per più di un’ora

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