Il sorriso amaro dei Crociati

da l’Informazione

Insuccesso annunciato” dei Banca Monte Crociati sabato in Challenge Cup ha il sapore di un’occasione persa. Intendiamoci, la squadra ha fatto pienamente il suo dovere, e dal punto di vista sportivo ha ottenuto quello che voleva, vale a dire non soltanto i quattro punti, ma un ritorno sulla retta via dopo la pericolosa sbandata di Rovigo. L’occasione persa riguarda il percorso ancora lungo che deve compiere questa nuova società (perchè evidentemente viene percepita come “nuova”) per ritrovare i suoi tifosi. Il triste spettacolo delle tribune vuote in occasione del match con il Bucarest sembra sancire una verità che in molti temevano quando è andata in porto l’operazione-Crociati: agli occhi dei tifosi, Rugby Parma e Noceto non si sono unite in questa nuova realtà, ma sono semplicemente scomparse. I nostalgici si consolano con le partite delle rispettive squadre di serie C o addirittura con quelle delle giovanili, perdendo così Il Banca Monte in un match di repertorio  [fóto Olivetti] ogni contatto con il rugby di alto livello, ma buona parte degli spettator i probabilmente ha deciso di avere di meglio da fare. Niente di irreparabile, intendiamoci, ma si tratta di un processo di riawicinamento che con il passare del tempo diventa sempre più difficile anche perchè la società sembra non curarsene molto, se nel mese scorso non ha saputo approfittare nemmeno del primato nella classifica dell’Eccellenza per richiamare qualche spettatore in più. In una settimana non si possono rivoluzionare le cose, ma domenica prossima si presenterà un’ottima occasione per ritrovare il pubblico che questa squadra si merita. E’ infatti di scena al XXV Aprile nientemeno che lo Stade Francais, il club europeo che forse più di tutti ha saputo far crescere di pari passo il potenziale tecnico della squadra e l’affetto degli appassionati. Parma non è Parigi, ma forse i Crociati da questo contatto potrebbero imparare qualcosa. Anche fuori dal terreno di gioco.

I Leoni di Treviso in Europa? “Scoppiati”

Andrea Passerini, il suo articolo su La Tribuna di Treviso di oggi

«Sciopài». La battuta del tifoso all’uscita da Monigo inchioda i Leoni peggio di una sentenza: il Benetton non riesce più a tenere i ritmi dell’Europa per un match intero. Celtic o Heineken, cambia poco. Quattro mesi di rugby stellare — la Grande Centrifuga mai sperimentata sin qui da alcun rugbista italiano – hanno finito per logorare il Benetton. Era scontato che l’incrocio poco magico di Celtic e nazionale avrebbe creato problemi: forse meno prevedibile l’entità del vistoso calo nel rendimento della squadra. Sembrano esauriti anche gli assi nella manica di coach Smith: gli innesti dalla panchina nell’ultima mezzora (la seconda prima linea) o il turn over nella sconfinata rosa di 42 giocatori non riescono più a invertire la tendenza, a dare segni di freschezza. Anzi. Sia chiaro: al giro di boa, o giù di lì, il bilancio è straordinario, in Celtic: 6 vittorie, chi avrebbe scommesso un euro su Treviso vincitore nel 50% dei match giocati? Meno roseo il quadro in Heineken, dove l’unico punto pesante di bonus ha anche il sapore della beffa atroce, perché un minuto prima erano 4, un successo che avrebbe sconvolto il Vecchio continente. A rivederlo oggi, quel sorpasso incompiuto all’ultimo metro sui Tigers, sembra preistoria. Era il momento magico di una squadra partita strategicamente sulle ali dell’entusiamo e dell’effetto sorpresa in Celtic (mossa fondamentale), e che esplorava frontiere inebrianti nel gioco, magari più a Monigo che fuori. Una mischia spregiudicata, ancorata ai fondamentali della conquista, trequarti in grado di piazzare zampate letali. E un carattere in grado di tenere a galla i Leoni nei momenti difficili, strappando la vittoria dopo strepitose rimonte (Leinster e i due derby con gli Aironi). Oggi il gioco si è appesantito, la meta è sempre più una chimera (due da più di due mesi), lo smalto preoccupa. E vacillano pesantemente le certezze, a cominciare dalla testa di mischia. Ci sono fotogrammi, nei match, che valgono più di mille sedute tecniche al video: Nitoglia che a Viadana si sciroppa due volte il campo, e poi si ritrova senza compagno nel raggio di 8 metri, dice che le gambe non girano più. Lo spaventoso carrettino del pack di Perpignan incrina l’autocoscienza della mischia. Sul piano tattico, la manovra biancoverde si è fatta sterile, troppe linee orizzontali, per produrre calci troppo spesso prevedibili. E anche quando si supera la linea del vantaggio, o si creano sovrannumeri, non si segnano mete, per scelte suicide o per carenza di intese. A proposito di calci, la fatica nel trovare la touche (vero, De Waal?) fa diventare sempre più problematico risalire il campo e aumenta la sofferenze della squadra. La ricetta? E’ nelle mani di Smith e dello staff dei preparatori. Certo, c’è bisogno di rifiatare. Ma incombe il Sei Nazioni, per un buon terzo della rosa resta solo il tempo di risintonizzarsi sulle nuove frequenze per due mesi. Per l’altra metà, ricomincia la Grande Centrifuga. Andrea Pas

Bath, un pesante passo indietro per gli Aironi

Da L’Informazione di Parma

Il piano di Rowland Phillips per gli ultimi due turni di Heineken Cup probabilmente prevedeva un certo turnover per limitare i danni nella trasferta proibitiva di Bath per poi sparare la massima potenza di fuoco allo Zaffanella, contro un Ulster magari demotivato per la mancata qualificazione. I risultati di questo quinto weekend di coppa, però,hanno scombinato qualsiasi previsione ed hanno riproposto alla franchigia lombardo-emiliana dubbi che sembravano superati. L’inatteso successo dell’Ulster con il Biarritz ha infatti rilanciato le quotazioni della franchigia irlandese che contrariamente alle previsioni arriverà a Viadana con il coltello fra i denti. Non solo per vincere, ma per ottenere il bonus e conquistare così la qualificazione. In casa degliAironi, invece, lo staff tecnico si trova a dover risollevare ancora una volta il morale della truppa dopo una sconfitta, quella di sabato a Bath, troppo pesante per essere considerata accettabile . La distribuzione delle mete nell’arco del match, tecnico Rowland Phillips (Aironi) cinque nel primo tempo e tre nel secondo, non consente di ricercarne i motivi nel calo nella tenuta atletica o nelle disavventure della seconda frazione di gioco (giallo a Bortolami,infortuni a Krause e Favaro, un pilone costretto in terza linea per mancanza di sostituti). Si deve invece tornare a mettere in discussione l’approccio alla partita, come sempre succede quando si vedono pesanti carenze nei placcaggi e nello stesso tempo una buona determinazione nei momenti di possesso palla. L’inizio della seconda frazione di gioco ne è la prova. Dieci minuti di grande pressione, dei quali almeno cinque trascorsi sulla linea di meta degli inglesi, sembravano essere il preludio di una seconda marcatura dopo quella di Sole nel primo tempo. Poco importa che abbiano fruttato solo i tre punti di un calcio di punizione, quello che interessa è sottolineare che Del Fava e compagni avrebbero dovuto mettere la stessa determinazione anche nelle fasi di difesa mentre così non è stato. Sabato aViadana gliAironi avranno quindi in mano le sorti del Girone 4 affrontando per la terza volta in questa stagione l’Ulster, dopo essere stati sconfitti nettamente all’andata (30 – 6) e dopo aver sfiorato il clamoroso pareggio nell’esordio allo Zaffanella in Magners League. In settembre per sconfiggere gliAironi servì un malaugurato intercetto del numero otto degli irlandesi Robbie Diack,ma c’erano in palio solo i quattro punti per la classifica. Questa volta agli uomini di Phillips il campo chiederà di più.

Tocca a Brunel: “Vado ad allenare l’Italia”

Antonio Liviero su Il Gazzettino di oggi

Brunel ha rotto il silenzio. L’allenatore del Perpignan ha annunciato ieri ai suoi giocatori che lascerà il club a giugno per assumere la guida dell’Italia. Le rivelazioni del Gazzettino sul suo “sì” alle proposte della Fir per il dopo Mallett, erano rimbalzate tra sabato e domenica sui siti e sui notiziari televisivi francesi. Prima e dopo la partita di Treviso in Heineken Cup, vinta dal Perpignan 44-9, Brunel si era trincerato dietro una barriera di indispettiti “no comment”. Solo qualche frase al quotidiano sportivo “L’Equipe”: «Ci sono stati dei contatti, non posso impedire ai giornalisti italiani di scrivere ciò che vogliono. La federazione prenderà una decisione dopo il Sei Nazioni». Ma tornato in Francia non ha retto più di 24 ore alle pressioni dei media, alla ridda di voci che rischiavano di turbare il Perpignan alla ricerca della qualificazione in Heineken Cup e impegnata in una difficile rimonta in campionato. Così ieri nella calma del primo mattino (erano le 7!) ha approfittato di un set fotografico congiunto con la squadra di calcio del Barcellona, per mettere al corrente i suoi della scelta che lo legherà all’Italia quattro anni fino alla Coppa del mondo 2015. «Ho riflettuto a lungo – ha detto Brunel col solito tono di voce basso -. Ma era difficile lasciarsi sfuggire una simile opportunità. Assumere la guida di una squadra nazionale è sempre stato il mio sogno. Nella Francia non ero che l’aggiunto di Laporte». L’allenatore, legato ancora una stagione al club catalano, ha negoziato col presidente Paul Goze la partenza anticipata: nessun indennizzo andrà all’allenatore per l’anno di contratto non rispettato. Goze ha rassicurato ieri i tifosi: «Ho già una lista di sostituti». Il più accreditato è Jacques Delmas, in passato a sua volta in corsa per la panchina azzurra. Brunel, 57 anni compiuti venerdì scorso a Treviso, dopo un passato da giocatore a Grenoble, Carcassonne e Auch, ha iniziato nell’88 la carriera di allenatore proprio ad Auch, prima di guidare il Colomiers (dal ’95 al ’99) e il Pau. Dal 2001 al 2007 è stato l’aggiunto di Bernard Laporte alla guida della Francia con l’incarico di allenatore degli avanti. In tale veste ha ideato il sistema d’attacco “a blocchi” dei Bleus, sulla scia della rivoluzione tattica di Australia e Inghilterra che pianifica la distribuzione offensiva degli avanti lungo l’intera linea del vantaggio suddivisa in zone. Durante i sei anni nella Francia ha vinto quattro volte il Sei Nazioni realizzando due Grandi Slam nel 2002 e nel 2004. Dopo la Coppa del mondo, l’approdo alla panchina del Perpignan che ha portato alla conquista del campionato nel 2009 e in finale la scorsa stagione. Il suo annuncio se da un lato mette fine ai “rumors” in Francia, potrebbe creare invece qualche imbarazzo all’Italia che inizia tra 19 giorni un insidioso Sei Nazioni a sette mesi dalla Coppa del Mondo. Dovrebbe essere Mallett a gestire l’avventura in Nuova Zelanda. Ma nel caso di un Torneo disastroso, Brunel potrebbe essere chiamato a prendere le redini della squadra azzurra prima del mondiale con Serge Milhas, attuale tecnico a La Rochelle, come aggiunto e responsabile della mischia.

Favaro e Krause: le condizioni dei due Aironi

Dall’ufficio stampa Aironi

La risonanza a cui Favaro si è sottoposto ieri alla Casa di Cura Valparma da parte del dottor Giulio Pasta avrebbe infatti evidenziato la rottura del legamento crociato e del collaterale mediale del ginocchio destro.

Oggi Favaro verrà visitato alla Casa di Cura Città di Parma dal professor Paolo Adravanti e si saprà se e quando dovrà sottoporsi ad operazione chirurgica.

Stesso ginocchio ma infortunio più leggero per Gareth Krause, che dovrebbe essere nuovamente disponibile nel giro di un mese.

In questi giorni potrebbe aggregarsi al gruppo anche Demas, reduce dall’infortunio alla vertebra patito durante l’incidente stradale del 30 Ottobre.