Allenamento mattutino per i Montepaschi Aironi, ma la formazione resta ancora in alto mare perché lo staff tecnico deve fare i conti con diverse situazioni da verificare. Domani mattina, nel corso del Captain’s Run al Lavadera Village, verranno sciolti gli ultimi dubbi e annunciata la formazione che sabato alle 14,30 chiuderà il girone di Heineken Cup ospitando l’Ulster allo Zaffanella.
Sarà la partita che chiuderà il mese di gennaio, visto che le prossime settimane saranno interamente dedicate al raduno della Nazionale maggiore (con 5 giocatori degli Aironi convocati) in vista dell’inizio del Sei Nazioni e al tour in Inghilterra e Scozia dell’Italia “A” (con 12 Aironi impegnati).
Proprio in ottica Sei Nazioni, Montepaschi Aironi-Ulster rappresenta un gustoso antipasto di quello che sarà l’esordio dell’Italia sabato 5 febbraio a Roma proprio contro l’Irlanda. Sono infatti in totale 10 i protagonisti di quella partita che potrebbero essere in campo sabato allo Zaffanella. Ai cinque convocati degli Aironi (il capitano Quintin Geldenhuys, Totò Perugini, Fabio Ongaro, Carlo Del Fava e Pablo Canavosio) rispondono i cinque dell’Ulster chiamati dall’Irlanda: il capitano Rory Best, Tom Court, Stephen Ferris, Andrew Trimble e Paddy Wallace.
Al termine della partita, sul campo dello Zaffanella, il pilone dei Montepaschi Aironi Totò Perugini verrà premiato da Vincenzo Betti del Club Italia Amatori Rugby come “Migliore giocatore italiano” dell’anno.
Il Club Italia Amatori Rugby è delegato dalla Federazione alla scelta dei nominativi da premiare.
Per Perugini è il secondo riconoscimento del genere in poche settimane. Il pilone degli Aironi è infatti stato scelto come Miglior Azzurro (e Miglior Avanti) anche dai lettori di www.rugbyuniontimes.com davanti a Mirco Bergamasco e Sergio Parisse. Nello stesso sondaggio i Montepaschi Aironi sono stati protagonisti anche con Pablo Canavosio, la cui meta che è valsa la vittoria contro la Scozia è stata votata come Momento azzurro del 2010.
Per la prima volta in oltre 100 anni di storia la birra diventa sponsor delpiù importante torneo di rugby al mondo. Un ritardo inammissibile per la palla ovale, ma che viene finalmente colmato grazie all’accordo tra l’RBS Six Nations e Diageo, distributore del marchio Guinness. Che, ora, accompagnerà i tifosi in giro per il Continente.
John Feehan, Chief Executive dell’RBS Six Nations Rugby,ha dichiarato:“Siamo entusiasti di dare il benvenuto alla Guinness come partner dell’RBS 6 Nation. Il marchio Guinness ha una storia di lungo corso con la palla ovale e questo lo rende un partner ideale per il Torneo”.
Le imprese lombarde in campo con gli Aironi Rugby. L’Assessorato Industria, artigianato, edilizia e cooperazione della Regione Lombardia presenta oggi a Milano la campagna adv istituzionale a sostegno delle imprese lombarde.
“Siamo orgogliosi di poter tracciare un primo importante bilancio sul lavoro dell’Assessorato al fianco degli imprenditori. È importante sottolineare come l’unificazione delle deleghe in un unico assessorato abbia dato vita ad una struttura più snella, capace di dialogare in modo rapido e aperto con le imprese lombarde” dichiara Andrea Gibelli – Vicepresidente Regione Lombardia e Assessore all’Industria, artigianato, edilizia e cooperazione. “La campagna va proprio in questa direzione: tentare di instaurare un rapporto più diretto fra imprenditore e Regione e dimostrare quanto la Regione ha fatto e può ancora fare per le imprese del nostro territorio” conclude Gibelli.
Industria e Artigianato insieme: la campagna trasmette l’energia e la forza per intervenire con sempre maggiore efficacia e fornire agli imprenditori e alle aziende una visione più ampia e organica. Attraverso la metafora del rugby l’Assessorato si mette “a fianco” delle imprese, guardandole negli occhi e condividendone speranze e fatiche come in un team: a trasmettere l’adrenalina del match ci pensano infatti i rugbisti di una vera squadra, gli Aironi Rugby, che hanno dato il proprio prezioso supporto per realizzare insieme all’Assessorato questo spot.
Lo spot, della durata di 30”, è stato girato nel piazzale antistante il nuovo Palazzo della Regione, che per l’occasione si è trasformato in un campo da rugby. Il meccanismo narrativo è semplice ed essenziale: i “buoni”, ovvero la squadra di Regione Lombardia, sostengono l’imprenditore alle prese con l’aggressività del mercato sconfiggendo “i cattivi”, che nello spot prestano il volto ai nemici classici delle imprese, come la mancanza di risorse, di competitività e know-how.
La campagna tv e stampa è partita il 17 gennaio e proseguirà fino all’inizio di Aprile, coinvolgendo le principali emittenti nazionali e locali e i maggiori quotidiani nazionali e locali. Gli spot saranno inoltre trasmessi in 70 sale del circuito UCI Cinema di Milano e provincia, a partire dal 14 gennaio fino all’11 febbraio, per colpire un pubblico il più esteso possibile.
La campagna è stata coordinata da PATRIZIA CARRARINI – Responsabile Comunicazione Vice Presidenza Regione Lombardia, la creatività è stata affidata ad AMMIRO PARTNERS, la produzione dello spot a SELECTION e il piano mezzi è a cura di STAFFB.
Il gioco di squadra vince le sfide più difficili: è questo il messaggio fermo e rassicurante che l’Assessorato Industria, artigianato, edilizia e cooperazione della Regione Lombardia lancia a tutti gli imprenditori lombardi, per consolidare un rapporto basato sulla fiducia e la trasparenza.
Ecco le prime impressioni a margine della conferenza stampa del presidente degli Aironi, Silvano Melegari:
«Siamo onorati che la Regione ci abbia scelti per una campagna rivolta al mondo economico lombardo»
Che Nick Mallett non sia un grande diplomatico è assodato. E l’etimologia del cognome che in inglese significa “maglio” gli si attaglia perfettamente. Mallett usa metaforicamente questo attrezzo senza guardare in faccia a nessuno. Stesso metro anche nei confronti del capo, Dondi, che non dovrebbe essere oggetto di critiche, specie da parte di chi mangia sullo stesso piatto. A maggior ragione che il Ct non è un vincente, visto che chi l’ha preceduto ha fatto meglio.
Ma il Mallet che abbiamo conosciuto ieri, è lo stesso di oggi? La domanda è rivolta all’arch. rodigino Pietro Reale, terza linea e suo compagno di squadra nel lontano 1982.
“Anche se le immagini sono sfuocate dal tempo, lo ricordo molto freddo, suppergiù come Naas Botha che non brillava certo di simpatia. Non aveva nulla di Sckalk Burger (l’aveva preceduto di un anno), che amava stare assieme e fare baldoria sempre e dovunque. Quello di Mallett, invece, era un comportamento particolare, strano per un rugbista, un asettico sudafricano con il quale era impossibile socializzare, nemmeno provarci. Era arrivato a Rovigo con la fidanzata e stava sempre in disparte. Mai una volta in discoteca assieme alla squadra, un tipo molto british e poco loquace, per nulla portato ad aprirsi. Tutto il contrario di un altro sudafricano, Gert Small, per me quasi un fratello. Mallett era diverso, si allenava, giocava e poi si isolava e non lo si vedeva per giorni interi. Io che di natura sono aperto ai contatti e che allora a 19 anni avevo tanti amici, lo ricordo con meno simpatia rispetto ai miei compagni di squadra: non c’era feeling. Ottimo professionista, disputava buone gare (19 presenze, sei mete, ndr), ma non ha mai legato con nessuno. E quando c’era bagarre in campo si defilava lasciando agli altri il compito di dirimere la querelle. Devo riconoscere che ha lasciato molto poco a Rovigo, nessuna traccia. Uno snob per certi versi ».
Pietro è un fiume di parole e quando gli si accenna alle “tante onorevoli sconfitte” della nazionale, sbotta ridere: «Per allenare una squadra bisogna dare di più. Non so come Mallett intrattenga i rapporti con la squadra, ma per via del carattere gli sarebbe stato difficile se non impossibile allenare ai miei tempi. Sarà cambiato, non lo so. Ma un buon giocatore non è detto sia anche un valido tecnico. Secondo me si vede che trasmette poco in campo. L’Italia ha una grande mischia, una delle migliori, ma di risultati non ne fa. Vedo Mallett molto freddo a livello personale, direi quasi distaccato, uno che delega molto. Chi lo ha preceduto gli ha lasciato una buona eredità e chi verrà dopo di lui dovrà solo riattaccare la spina ed entrare in sintonia con i giocatori».
Al momento però Mallett resta per i quattro anni di contratto e fino a scadenza nessuno lo caccerà, indipendentemente dal Wooden Spoon.
E adesso, se tanto mi dà tanto, il francese Jacques Brunel è pronto in attesa della chiamata di Dondi: Lo hanno preceduto Villepreux, Fourcade, Coste e Berbizier che hanno tentato di fare grande l’Italia. Adesso potrebbe riuscirvi lui, un coach di grande personalità assistant coach dei Coqs, un Bouclier de Brennus col Perpignan. Con lui la nazionale, è un grande specialista del pack, potrebbe cominciare a correre di più rispetto al passato. “ Alla mia età (57 anni) era difficile dire di no – ha spiegato Brunel – guidare una nazionale era un mio sogno”.
Non c’è ancora nero su bianco, ma i rumors sono oramai una realtà. Lo vedremo per quattro anni, dai mondiali 20111 a quelli 2015.