Dondi? Non male nei panni del generale. “Mallett, tu sei il responsabile. Ma chiunque scenderà in campo deve sentirsi tale. Noi abbiamo bisogno di vittorie”. Insomma è febbre Sei Nazioni. C’è l’Irlanda per iniziare, poi il resto di un torneo che anche quest’anno non farà sconti. E’ il Championship 2011, il dodicesimo nella storia degli azzurri. Un torneo che, a differenza degli altri, inizia con qualcosa più di un semplice appello del presidente federale. Di questi tempi, visto anche il sempre più probabile addio alla panchina di Nick Mallett, suona come una resa dei conti, una prova d’appello per concludere in bellezza un quadriennio tra lacrime (poche di gioia) e sangue.
Per il resto la vernice italiana del Sei Nazioni tenuta al Salone d’Onore del Coni, a Roma, è una sagra di déjà vu. C’è anche il presidente del Coni Petrucci che ricorda la crescita del rugby e si complimenta con Dondi. Ripete che “nel DNA di una federazione vincente ci sono i risultati da raggiungere. E il presidente della Fir li ha raggiunti arrivando al Sei Nazioni e segnando un clamoroso successo mediatico. Gli 80.000 di San Siro non sono arrivati per caso”. E ancora: “Il sindaco di Roma Alemanno continua ad impegnarsi per il Flaminio. La dimostrazione di quanto noi teniamo al rugby”.
NUOVO FLAMINIO, I TEMPI Nulla di nuovo insomma. Compreso il presidente Dondi che accoglie entusiasticamente la notizia del prossimo “sold out” per il debutto del 5 febbraio. E, a proposito di Flaminio, ecco la solita domanda da rivolgere ad un rappresentante del Comune di Roma (in questo caso i “malcapitati” sono il presidente della Commissione Sport in Campidoglio Federico Mollicone ed il dirigente del Dipartimento per la Gestione degli impianti sportivi Bruno Campanile): quando sarà pronto lo stadio romano? Risposta: “Di fatto siamo già in fase ‘Lavori in corso’. Tra marzo e aprile prossimi inizieremo i lavori di completamento per gli uffici federali e l’area ospitalità sotto la tribuna coperta dal costo di 40.800 Euro. Poi saranno investiti i famosi 4 milioni per i lavori di ampliamento che partiranno tra la fine del Sei Nazioni 2012 e il dicembre dello stesso anno”.
Poi tocca a Dondi: “Ribadisco che non abbiamo alcuna volontà di lasciare Roma. Il presidente
Petrucci ha parlato anche della disponibilità dell’Olimpico. Vedremo. Certo è che se la
risposta della sovrintendenza dovesse essere negativa i lavori non partiranno”.
BRUNEL? POSSIBILE Nuovo argomento, quest’anno, il caso Brunel. Tocca ancora al presidente federale fare chiarezza: “Con Mallett abbiamo un contratto di quattro anni che si concluderà al termine della Coppa del Mondo. Noi abbiamo semplicemente effettuato sondaggi per vedere se certi allenatori fossero disponibili o meno ma non abbiamo ancora parlato con Mallett. A Brunel abbiamo dato la nostra disponibilità nel caso non procedesse il nostro rapporto con l’attuale ct. Decideremo alla fine del Sei Nazioni”.
PROGRESSI CELTICI Infine la Celtic. Dondi e Mallett non si nascondono e ammettono che qualcosa poteva essere fatto meglio soprattutto sul fronte del rapporto tra i tecnici federali e quelli delle due franchigie. “Siamo partiti in ritardo – il pensiero del numero uno del rugby italiano – perché abbiamo ricevuto l’ok soltanto nell’aprile scorso. In questo primo anno ci aspettavamo che non tutto funzionasse per il meglio, ma siamo intenzionati per l’anno prossimo a migliorare. Dovremo ridurre ulteriormente il numero di stranieri e cercare di migliorare il rapporto tra gli allenatori per ottenetere quello che ci siamo prefissati”.
QUANT’E’ BELLA SKY Chiudiamo con la tv italiana che detiene i diritti per il Sei Nazioni: Sky. Che in inglese significa cielo e il cielo non ha limiti. Ma nemmeno Sky tv ha limiti. Due presentatori della mattinata, altrettanti relatori seduti al tavolo, video, promo… Insomma, come monopolizzare una conferenza stampa parlando di tecniche di ripresa, telecamere speciali, trasmissioni dedicate. Bene, bravi, bis ma che palle!