Panchina azzurra: una fotografia della situazione

Stefano Semeraro per La Stampa

Il francese sostituirà Mallett dopo il Mondiale. Ma con i tempi dell’ingaggio si rischia l’ennesimo flop dell’Italia

Un Mondiale di rugby con in panchina un ct azzurro già sicuro di fare le valigie l’abbiamo vissuto, nel 2007 con Pierre Berbizier, e il ricordo è pessimo. Allenatore nervoso e distante, squadra spaccata, eliminazione bruciante con la Scozia. Del resto anche il calcio insegna: che Lippi se ne sarebbe andato dopo la Coppa del Mondo 2010 era cosa risaputa – appunto – ben prima del dramma sudafricano. Errare è umano, preservare è diabolico, eppure pare proprio che andrà così.

Nell’ambiente lo si mormorava da tempo, ma ora è praticamente fatta: Jacques Brunel, 57enne allenatore francese del Perpignan (campione di Francia nel 2009 e finalista 2010) con la fama di sergente di ferro, ex vice di Laporte con la Francia, già corteggiato anni fa dall’Italia, dopo i Mondiali di settembre in Nuova Zelanda sostituirà Nick Mallett sulla panca azzurra, con un contratto quadriennale. «Alla mia età allenare una Nazionale per una Coppa del Mondo o un Sei Nazioni è un’occasione da non farsi sfuggire – ha confessato Brunel a L’Équipe -. La Fir mi ha contattato da tempo, io ci ho riflettuto a lungo, poi ho dato la mia disponibilità, anche se la decisione finale spetta a loro». Il presidente federale Dondi, che non ha mai amato il “catenacciaro” Mallett, giura che Brunel è la prima scelta ma ha anche altri nomi sul carnet, che deciderà dopo il Sei Nazioni (che per noi inizia il 5 febbraio) e dopo essersi consultato con Mallett. In ogni caso, la decisione sembra ormai presa.

Ora si può essere più o meno d’accordo sulla necessità del cambio – con Mallett l’idillio è durato poco e probabilmente è più lui a volersene andare che l’Italia a volerlo silurare, come il ct ha fatto capire a novembre – ma tempi e modalità della vicenda sono sbagliati. Nell’anno dei Mondiali, Mallett e la squadra si troveranno a dover affrontare due impegni fondamentali (e difficilissimi) sapendo di esser già destinati al divorzio. Il rischio di devastanti bradisismi tecnici e psicologici è alto. Ancora peggio se Brunel, impegnato con il Perpignan fino a fine stagione, fosse chiamato in fretta e furia a preparare un Mondiale in tre mesi, magari dopo un Sei Nazioni disastroso. Se Mallett aveva così voglia di evadere, o l’Italia di cambiare timoniere, bisognava troncare prima. Così si rischia l’ennesimo flop tecnico di un’Italia che per crescere ha bisogno molto di più che di una mano di vernice in panchina.

 

2 pensieri riguardo “Panchina azzurra: una fotografia della situazione”

  1. ci sono stati,in questi anni,grossi miglioramenti nel gioco della nazionale,è possibile che non vi sia un tecnico italiano all’altezza?

    1. In Italia ci sono ottimi tecnici (a mio parere, Cavinato e Casellato su tutti). Ma sono allenatori non abituati a respirare certe atmosfere. Sono convinto però che arriveremo ad avere ub ct italiano all’altezza della situazione

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