Dalla Russia….. col calendario!

Ricevo dall’amico Brendan Wallace e pubblico

Anche se solitamente non amo questo genere di cose, preferisco parlare di donne che giocano a rugby piuttosto che di glamour, per dovere di cronaca e perchè le ragazze della nazionale russa che erano presenti sabato al Roma 7s, mi hanno mandato un messaggio (in un italiano molto divertente) segnalandomi la cosa e chiedendomi se volevo far loro un po’ di pubblicità sulla pagina, vi parlerò del calendario che le russe hanno realizzato qualche mese fa.In collaborazione con la rivista “PRO RUGBY”, la casa editrice “Media Info Group” ha realizzato un calendario con tredici scatti dal titolo “We play rugby!”.Secondo le ragazze: “Questo calendario ha lo scopo di attirare l’attenzione del grande pubblico russo sul rugby al femminile, che sta diventando uno degli sport più popolari al mondo e trasmettere i valori fondamentali di questo gioco. Proprio per questo, le giocatrici sono letteralmente pronte a tutto! In più vogliamo cambiare l’idea della rugbista che nell’immaginario maschile non è sensuale e attreaente. Vogliamo far vedere che le rugbiste possono far battere il cuore più velocemente agli uomini delle modelle nelle riviste maschili.”Il calendario è stato realizzato in collaborazione con Harley Davidson e Banca Zenit di Mosca ed ha ottenuto il placet della Russia Rugby Union.Personalmente preferisco molto di più un calendario (se vogliamo parlare di glamour) come quello delle ragazze dell’Aquila dove la sensualità si immagina e si sposa perfettamente con l’idea di donna e rugbista o i calendari con foto di gioco.

Per chi volesse vedere il calendario per intero, il backstage o acquistare il tutto il link da seguire è questo: http://moscow-info.org/prorugby/news/2011/11/29/292158.phtml

Rugby e musica: Ensi, l’hip-hop al sapor di palla ovale

Un giovane rapper torinese (credo…), un video con un po’ di rugby.
Ps: le basi che usa sono forse un po’ tanto old school, ma davvero belle e potenti

Rugby e storia: 1987, un Mondiale di rugby? No, un intreccio di Politica

Sul blog Dinamo Babel c’è un bellissimo articolo a firma di Damiano Benzoni sulla prima edizione del Mondiale di rugby. Ve lo straconsiglio. Qui di seguito uno stralcio

Il 22 maggio 1987, esattamente venticinque anni fa, Grant Fox calciava l’inizio di Nuova Zelanda – Italia, la prima partita nella storia della Coppa del Mondo di rugby. Gli All Blacks padroni di casa si imposero per 70-6 anche grazie a uno storico coast-to-coast di John Kirwan. Parteciparono sedici squadre: Italia, Romania, Figi, Tonga, Giappone, Stati Uniti, Canada, Argentina e Zimbabwe, oltre a sette degli otto membri che allora componevano l’IRFB (International Rugby Football Board). Erano infatti presenti Francia, Nuova Zelanda, Australia, Inghilterra, Galles, Irlanda e Scozia; fu escluso il Sudafrica, che subiva un embargo sportivo per via del regime suprematista afrikanerdell’apartheid. La Nuova Zelanda avrebbe poi messo le mani sul primo titolo iridato battendo la Francia in finale e dimostrando di essere, almeno in quel periodo, la squadra più forte del mondo. Eppure gli All Blacks si erano avvicinati alla Coppa del Mondo in uno dei periodi più bui della propria storia e la stessa competizione, destinata a diventare uno dei maggiori spettacoli sportivi mondiali e una macchina per soldi e sponsor invidiabile, dovette affrontare non poche difficoltà nei mesi precedenti al calcio d’inizio di Grant Fox, tanto che Nick Shehadie e Dick Littlejohn, gli organizzatori dell’evento, ebbero finalmente la possibilità di concedersi un sospiro di sollievo.

“Eravamo andati a giocare a Canterbury. A fine partita tornammo negli spogliatoi e, improvvisamente, tutti i giocatori più vecchi si erano lavati e vestiti e, prima che potessimo accorgercene, se ne erano andati. Erano andati a Christchurch, e da lì partirono per il Regno Unito in rotta per il Sudafrica”, ricorda il tallonatore Sean Fitzpatrick. Stava iniziando uno dei periodi più controversi nella storia degli All Blacks: i giocatori organizzarono una squadra slegata dalla New Zealand Rugby Football Union, i Cavaliers, per aggirare il divieto da parte della Corte Suprema neozelandese a giocare partite in Sudafrica – una delle misure di boicottaggio contro il regime dell’apartheid. La reazione del pubblico fu feroce e quelli che fino al giorno prima erano gli idoli della nazione vennero additati come traditori e vennero sospesi per due partite dalla nazionale. Anche da altri campi si levarono proteste, al punto che…

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Doping, il fenomeno cresce anche a Ovalia

Lancio ANSA delle ore 11.26

Il 3% degli sportivi amatoriali italiani fa uso di doping, una cifra che sale a uno su dieci fra i frequentatori delle palestre, mentre più di metà abusa di sostanze ‘regolari’ ma comunque pericolose. Lo si deduce dalle cifre dei controlli per il 2011 della Commissione Vigilanza e Controllo del Doping (Cvd) del Ministero della Salute, presentati oggi a Roma durante un convegno ospitato dall’Istituto Superiore di Sanità.
L’attività di controllo ha riguardato 1676 atleti durante 386 eventi dilettantistici, giovanili e nelle serie minori, la maggior parte dei quali (il 40%) legati al ciclismo. I positivi sono stati 52, circa il 3,1%, di cui il 71% maschi, l’età media è risultata di 29 anni, con diuretici e agenti mascheranti tra le sostanze più usate.
Le percentuali di positività più elevate si sono trovate nella pesistica e cultura fisica (9,7%), ma valori sopra la media sono stati visti anche nel rugby (5%) e nel ciclismo (4,4%).

Il “caso del cartello”: se Reato sostiene Montauriol, la Rugby Rovigo non sostiene Reato

Nicola Chiarini per Il Corriere del Veneto

Una lettera di Tommaso Reato a difesa di Jean Francois Montauriol rinfocola le polemiche sul comportamento della seconda linea francese del Rugby Rovigo, colto in flagrante mentre abbatteva un segnale stradale dall’assessore comunale Amelio Piscopo che, per questo, lo ha segnalato alla polizia municipale. Il capitano dei rossoblu punta il dito sul ruolo dei politici locali, a suo dire a continua caccia di visibilità sia quando seguono la squadra nei successi, sia in casi come questo. Ma il sindaco Piva, appassionato di palla ovale, ribadisce la sua condanna per il gesto e rimprovera Reato.
«Si possono vestire i panni dello sceriffo implacabile che pattuglia i locali notturni della città,  quando capita una ghiotta occasione – scrive Reato – Uno straniero che si permette di devastare i pubblici arredi, noncurante delle norme che qui da noi distinguono civiltà e educazione. Un vandalo. Ma è più vandalico l’atto di chi rovina un oggetto già compromesso o il non atto di chi perpetua il degrado? È stato detto che il cartello fosse già in procinto di lasciarci. In ogni caso, obiettivo raggiunto: un po’ di popolarità a scapito di quei rugbisti che hanno pure fallito il Tricolore, privando molti di molti flash». Parole in direzione opposta a quelle della società che, all’indomani dell’esplosione del caso, aveva mandato una nota di condanna per il comportamento di Montauriol «Non commentiamo – fanno sapere dall’ufficio stampa rossoblu – sono parole espresse a titolo personale da un giocatore, a cui non possiamo impedire di avere una propria opinione».
Ma non si fa attendere la dura condanna di Bruno Piva che ricorda di parlare, prima ancora che da sindaco, da medico sociale della squadra «Sono sorpreso per questa reazione del capitano – sottolinea amareggiato – Ribadisco la condanna per un gesto che niente ha a che fare con l’esuberanza propria del “terzo tempo”. Il vandalismo non può essere difeso in alcun modo e mi dispiace che qualche giocatore lo abbia fatto». (…)