Il 2011 è alle porte: ecco un bel calendario

Sabrina Conforti è una fotografa, una brava fotografa, e chi frequenta queste pagine già la conosce. Lo scorso novembre, in occasione di uno dei tre test-match della nazionale, annunciò alla ciurma dei giornalisti che seguono il rugby che si sarebbe dovuto recare a Parma per fotografare degli under 18. Lascio perdere commenti e battute, che si sono sprecati, ma Sabrina quelle foto le ha fatte davvero e ne è uscito un bel calendario con le immagini degli Under 18 dell’Amatori Parma Rugby. Questa è solo una delle immagini, altre le potete vedere a questo link.

L'immagine per il mese di Aprile 2011

Qui invece tutte le info su come averlo

La Letterina a Babbo Natale di Marco Ermocida

E’ uno dei tre conduttori di “Quelli che… il rugby”. E’ l’anima del sito Rugby Union Times. E’ pure bravo a giocare: nella recente partita tra giornalisti e Old fiorentini prima di Italia-Australia (finita 0 a 0, la partita perfetta ) è stato eletto miglior giocatore, e una sua “francesina” è entrata nella leggenda. In più ha scritto questa letterina a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,
ti scrivo questa lettera per chiederti doni, regali e pensierini da portare a tutti noi innamorati del rugby, grandi e piccini.
Quest’anno non sono stato un bravo giornalista,
ma ti giuro ero sempre vero, sincero e mai opportunista; perciò, o Babbo, ecco la mia lista:
Mi piacerebbe che in Eccellenza ci fossero più giocatori dei vivai, perché delle mezze calzette oriunde ci siamo stufati ormai;
Vorrei che il prossimo acquisto degli Aironi non fosse uno straniero, e che Treviso collaborasse con la FIR, ma per davvero;
Mi piacerebbe ci fosse più sinergia tra le Franchigie e la Federazione, nessun orticello, solo sana cooperazione;
Vorrei evitare in Challenge Cup figure emmè ulteriori,e schierare subito le franchigie zonali, altrimenti sono dolori;
Mi piacerebbe non assistere più a cantarugby o qualsialtro spettacolo indecente, e che l’Italia segnasse  più mete con i tre quarti, finalmente;
Vorrei vincere qualche partita in più al 6 Nazioni, e che i gufi e i gatti neri si levassero dai maroni;
Mi piacerebbe un Test Match anche al meridione,Napoli, Palermo, Bari, va bene pure a Crotone;
Vorrei ci fossero più campi da rugby e meno procuratori, pochi dirigenti e tanti più spettatori;
Mi piacerebbe facessero un’accademia di tecnici per formare allenatori più preparati, per avere così i ragazzi delle giovanili meglio allenati;
Vorrei che nell’ambiente ci fosse più passione, più meritocrazia, meno poltrone, meno oligarchia;
Mi piacerebbe che i lavori allo Stadio Flaminio terminassero nei tempi stabiliti, sperando che i ruderi romani nei paraggi siano finiti;
Vorrei vedere  nei club programmazione tecnica e una gestione economica oculata, bilanci sani, niente sperperi e nessuna spesa scelerata;
Mi piacerebbe che nel movimento ci fosse più coesione, poche polemiche, e nessun dubbio striscione;
Vorrei più rugby in chiaro nelle tv,che i giornali di spazio ce ne concedessero un po’ di più
E per concludere, ti chiedo: l’anno prossimo ci sono i Mondiali in Nuova Zelanda: Ti prego, facci battere l’Irlanda,così raggiungiamo i Quarti di finale, e allora si che faremo festa nazionale!

 

Un drop tra i carabinieri

Dal sito de La Nazione

Uno stadio per il rugby all’interno della Scuola sottufficiali dei carabinieri che sorgerà a Castello. A lanciare la proposta è il presidente del consiglio comunale Eugenio Giani. “Le dimensioni – ha detto Giani- e le caratteristiche dello stadio in quest’area lo renderebbero adatto anche alle partite rugby. Sono infatti previsti 7000 posti e ritengo quindi che possano avviarsi i rapporti con l’Arma dei carabinieri per verificare la possibilità che quest’impianto possa essere utilizzato anche per il rugby”.

Giani ha poi sottolineato che “il rugby a Firenze sta crescendo e sta ottenendo brillanti risultati che possono far pensare alla promozione nella top ten, la divisione massima delle 10 maggiori squadre. Sarebbe bello – ha aggiunto Giani- se l’impianto costruito all’interno della scuola sottufficiali dei carabinieri potesse essere utilizzato anche per questo”.

 

Per 315 cappelletti…

Pubblicato oggi sulla Gazzetta di Parma, da leccarsi i baffi

Si è mangiato 315 cappelletti, quasi tutti con piacere. Solo gli ultimi tre, quelli che gli hanno permesso di stabilire il nuovo record nella «Gara di cappelletti» di Colorno, lo hanno messo un po’ in difficoltà. Per il resto è filato tutto liscio per Walter Bazzali, 38enne che da Felino è sceso nella Bassa per divorare i celebri «galleggianti da brodo» preparati dalla cucina della clubhouse «Al Travacon» del Rugby Colorno.

Alla vittoria nell’edizione 2010 della goliardica sfida organizzata negli ambienti rugbistici colornesi Bazzali ha affiancato la soddisfazione di aver stabilito il nuovo record assoluto della manifestazione, visto che con i suoi 315 cappelletti mangiati in circa due ore ha superato il precedente record stabilito da Claudio Spadaro, vincitore della scorsa edizione che si era «fermato» a quota 311.

 

In ricordo di “Maci” Battaglini, a 40 anni dalla sua scomparsa

Il ricordo di un personaggio indimenticabile su Rugbypeople

Quaranta anni fa, alle 6,45 del 1° gennaio 1971, moriva all’ospedale di Padova Mario Battaglini, il più grande protagonista della prima stagione del rugby italiano nel dopoguerra. Il rodigino “Maci” era stato vittima qualche settimana prima di una banale caduta dalla bicicletta (mezzo da cui non si separava mai, poichè non aveva la patente), derivando un trauma che l’avrebbe portato al coma e quindi alla tragica fine.
Alla funzione funebre Don Mario Bisaglia cita la parabola di Sansone: «Tu sei stato questo, Maci, un forte e un dolce, tutti ti ricorderanno così». Ad assistere alla cerimonia ci sono migliaia di cittadini, perchè di Rovigo Battaglini è stato uno dei figli più amati. «In fondo al suo cuore durava l’immagine della piccola città di nebbie spinose e di soli cocenti, dove anche lontano dallo stadio teatro delle sue gesta, continuava ad essere protagonista», ha scritto Gian Antonio Cibotto.
Gli ultimi anni di vita di Maci sono intrisi di dolore e nostalgia: resta vedovo della moglie Gabriella nel ’66, dopo una lunga malattia, e nel ‘70 viene allontanato dalla panchina del Rovigo, rimanendo orfano del rugby, sinonimo di una passione assoluta. Dedicati a Battaglini restano oggi uno stadio ed un monumento, ma soprattutto gli affettuosi ricordi che ancora si rincorrono in città. Come quando Maci fece uno stringato ma efficacissimo discorso alla squadra, prima della sfida fra una selezione veneta e i temibili sudafricani della Stellenbosch University. «Loro sono fortissimi, ma se giochiamo come sappiamo li ciavemo». E infatti i sudafricani, reduci da una trionfale tournèe in Francia, persero quella partita 15-8.
Era il 1955 e per la prima volta gli italiani si imponevano ad una squadra di una nazione rugbisticamente avanzata. Pioniere, per il rugby azzurro, Battaglini lo era stato da sempre. Prima della guerra – dopo avere fatto nascere il Rovigo, col fratello Checco, e averlo condotto al titolo nazionale della Gil – Maci era stato il primo “professionista” di uno sport allora ancora ai primissimi passi, ottenendo un ingaggio dall’Amatori Milano (subito uno scudetto nel ‘39-’40). Classe 1919, di umilissime origini, viene arruolato nel Genio e spedito prima in Yugoslavia e quindi sul fronte russo.
Dopo la guerra è il primo rugbista italiano a giocare ed affermarsi in Francia, dove diventa un popolare eroe sportivo grazie soprattutto ai suoi calci da lunghissima distanza e  alle sue straordinarie doti fisiche, da cui deriva il soprannome “Maciste” e per apocope “Maci”. Tre stagioni fra Vienne e Toulon fino a che “le mal du pays”, irresistibile, lo riporta a Rovigo. Giusto in tempo per la drammatica alluvione del novembre 1951 ma anche per l’esaltante ciclo di quattro scudetti dei bersaglieri rossoblù, nei quali una terra povera come il Polesine trova identificazione e riscatto. Di quella squadra Maci è giocatore, allenatore, simbolo.
Di carattere effervescente, non va molto d’accordo con arbitri, giornalisti, dirigenti di club e di Federazione: saranno molti i “casi Battaglini” negli anni della sua carriera, spesa anche a Treviso, Padova e Bologna. Battaglini è l’interprete più rappresentativo della prima stagione del rugby in Italia, di uno sport che nasce aristocratico ed universitario per scoprirsi poi contadino e popolano, radicandosi in provincia e dove antichi sono i legami con la terra, la fatica, il sacrificio; un rugby che non conosceva mode e retoriche del terzo tempo ma parlava la lingua vivacissima e autentica del campanile. Gli ultimi successi per Battaglini (tre scudetti dal ’57 al ’60) giunsero da allenatore delle Fiamme Oro, la polisportiva della Polizia di Stato che è quasi una Nazionale grazie al reclutamento dei migliori atleti nel reparto padovano della Celere.
Escluso da un rugby che cambiava velocemente quanto la società italiana, alla fine degli anni Sessanta Maci accetterà un lavoro di bidello ed un posto nella memoria di tutti i bambini di quella generazione. Nella stagione seguente al divorzio con Battaglini, il Rovigo avrà il primo sponsor di maglia – Tosimobili – ed uno straordinario straniero, Alex Penciu. Era già tutto un altro rugby.