Siamo macchine o rugbisti?

Ci mancava anche il GPS… A quando anche l’air-bag? Da Right Rugby

Proseguiamo il nostro viaggio nella scienza o meglio nella tecnologiaapplicata allo sport. Abbiamo dettodei nuovi strumenti per l’analisi “pubblica” delle prestazioni individuali, una opportunità per rivelare quel che da tempo si fa nei club e nelle nazionali più avanzate, con tutti quei pc accesi in tribuna e nelle segrete stanze di manager e preparatori.
Un altro pezzo di tecnologia adottata è il Global Positionin g System – Gps. Non viene usato come navigatore per aiutare i giocatori a trovar la strada della meta, ma serve per rilevare gli spostamenti dei giocatori in campo, i chilometri fatti a che velocità; utile allo staff in fase di preparazione dei campionati, per valutare i carichi di lavoro individuali e le capacità di recupero.
Pur non essendo l’uso del Gps una novità assoluta, la notiza è che i giocatori Crusaders indosseranno appositi trasmettitori i cui segnali verranno acquisiti dalla rete di satelliti in orbita geostazionaria, per essere poi rilevati ed elaborati a terra, nella partita del prossimo weekend contro i Reds, in preparazione del Super15 ai nastri di partenza in febbraio.
Il coach della franchigia di Christchurch, Todd Blackadder (nella foto), usa questi strumenti per avere indicazioni al fine di gestire al meglio una stagione che si preannuncia molto impegnativa dal punto di vista fisico: il numero di partite crescerà del 30% e data la divisione in gruppi nazionali, molte saranno dei sentiti e tosti derby. Va quindi posta più attenzione che mai al “conditioning” dei giocatori, da cui la necessità di raccoglier dati per prepararli al meglio.
In fase preparazione si lavorava di buon senso ma spesso si ignorava l’efficacia del lavoro fatto – troppo o troppo poco; ora credo che il Gps possa aiutarci con un po’ di dati“, ha dichiarato l’allenatore: “non tutti si rendono conto che alcuni giocatori fanno fino a otto chilometri a partita“.
I Crusaders, uno dei club più titolati al mondo, ci credono davvero: hanno ufficialmente richiesto a SANZAR e IRB il permesso di usare i ricevitori Gps “a bordo” dei loro giocatori anche nel corso delle partite regolari del torneo.
Il contraltare dell’adozione estensiva della tecnologia per la rilevazione delle prestazioni e la conseguente “taratura” individuale dei programmi di preparazione è chiaro al coach neozelandese: non è detto piaccia ai giocatori. “Non ti puoi più nascondere. I ragazzi che simulavano un colpo per ricavarsi un attimo di sosta, si trovano con l’allenamento modificato, magari prolungato. Non c’è più tregua, ma grazie al cielo io non sono un giocatore“.

Metti un sabato al Museo del Rugby…

Dal sito del Museo del Rugby

Il sapiente e certosino lavoro iniziato circa due anni fa’ si è concretizzato con la nascita del primo Museo del Rugby Italiano. Ufficialmente riconosciuto dalla Federazione Italiana Rugby, dalla Regione Lazio, dalla Provincia di Roma e dalla città di Colleferro, che lo ospita, “Fango e Sudore, il Museo del Rugby” è stato insignito nel 2010 dal Presidente della RepubblicaGiorgio Napolitano, della Medaglia di Bronzo.
Il 29 gennaio, alle ore 19.30,  Fango e Sudore inaugurerà una nuova ala del museo con una cerimonia cui parteciperà anche la Nazionale Italiana di Rugby che una settimana dopo, al Flaminio di Roma, affronterà l’Irlanda nel match inaugurale del Torneo delle 6 Nazioni 2011.

Ci sarà anche Mauro Bergamasco sabato a Colleferro per l’inaugurazione di “Fango e Sudore, Il Museo del Rugby”. Il flanker azzurro, costretto a rinunciare al 6 Nazioni per via dell’infortunio alla spalla procuratosi in occasione dei Test Match di novembre ,  non rinuncerà certo al “battesimo” ufficiale del museo, lui che insieme al fratello Mirco ed al papà Arturo, hanno donato alla collezione alcuni tra i suoi pezzi più pregiati.
Un’intera parete è dedicata alle mag(l)ie della famiglia Bergamasco, a cominciare dalla storica casacca rossa dei Dogi di Arturo, passando per le maglie azzurre di Mirco (Italia – Irlanda 2009), di Mauro (Italia – Galles 2009), arrivando a quelle della Benetton Treviso o dello Stade Francais. Con loro, a dar sfoggio di se, il bouclier de Brennus, ricompensa che spetta ai campioni di Francia (Mauro e Mirco se lo aggiudicarono con lo Stade nel 2007).

 

La rivolta dei manifesti di Mogliano

Alberto Dupré su Il Gazzettino di Treviso di oggi

D a ieri Mogliano è tappezzata da una cinquantina di strani manifesti. Su sfondo grigio scuro la foto di un signore in mezzo ai ragazzini dell’under 10 del Marchiol Mogliano Rugby e sotto il testo di una lettera aperta. Il signore e autore del testo del manifesto è Cesare Misserotti, 68 anni, residente a Mogliano, titolare di una galleria d’arte a Treviso in via Roggia, ex allenatore di minirugby della società trevigiana che milita nel campionato di Eccellenza. Lo scopo del manifesto, consegnato anche ai quotidiani locali e alla Federazione Italiana Rugby è quello di spiegare ai genitori e ai cittadini moglianesi il motivo del suo allontanamento dal Marchiol. Una clamorosa iniziativa di protesta che Misserotti si è pagato regolarmente versando al Comune la tassa di affissione che gli dà diritto all’esposizione dei manifesti per dieci giorni. Tutto in regola. Come ha confermato il sindaco Giovanni Azzolini che ha fatto controllare anche il testo dalla polizia municipale per verificare che non ci fossero gli estremi di una diffamazione. Misserotti l’ha fatta comunque grossa. E non se ne pente. «Ho dato la mia vita al rugby – ha spiegato ieri da Bologna dove si trova per lavoro – . Per 30 anni ho allenato il minirugby a Mogliano e anche in questa stagione avevo iniziato dando un mano come aiuto allenatore dell’under 10. Sennonché a fine ottobre mi ha chiamato il General manager Alessandro Moscardi comunicandomi l’esonero motivato dal fatto che offuscavo gli allenatori più giovani. Questo non è assolutamente vero pechè gli allenatori erano liberi di decidere. Io davo solo una mano perché dopo una vita passata nel rugby penso di sapere come si trattano i ragazzini. Sono stato un punto di riferimento per la società e lo sono tutt’ora per i genitori dei ragazzini. Non mi va giù il fatto che il signor Moscardi, solo perché è stato capitano della Nazionale, decida di fare piazza pulita mandando tutti a quel paese. Sono stato uno dei vecchi a fondare il rugby a Mogliano. Non ho mai percepito nessun rimborso spese perché la salvezza delle società dilettantistiche si fonda proprio sul volontariato”. Ma non era più semplice per Misserotti chiarirsi con i dirigenti evitando questo clamore? “Sono disposto ad un dibattito pubblico con i genitori presenti – ha ribattuto l’ormai ex allenatore – ma non mi interessa parlare a quattr’occhi solo con i dirigenti. Era giusto spiegare a tutti i motivi per cui sono stato allontanato e chi lo ha deciso ora deve prendersi le proprie responsabilità. Posso anche accettare la decisione di essere messo da parte ma non condivido né i tempi né i modi. Ho sofferto enormemente per questa decisione». E tale è stata l’amarezza che niente lo ha fermato. Men che meno la valutazione delle possibili conseguenze del suo gesto. «Mi aspetto azioni legali da parte del Marchiol ammette -ma il mio avvocato mi ha detto che non c’è nessun rischio visto che non ho offeso nessuno ma solo chiarito come stanno le cose»

Di seguito la risposta di Alessandro Moscardi, consigliere del Mogliano Rugby ed ex capitano azzurro, pubblicata sempre oggi sulle pagine dello stesso Gazzettino

L’accusato principale del manifesto affisso da Cesare Misserotti è il consigliere Alessandro Moscardi. L’ex capitano della nazionale italiana di rugby, responsabile dell’area tecnica, non vorrebbe parlare. Ma poi si sfoga: «Posso capire la delusione e lo sfogo della persona ma penso che questa volta Misserotti sia andato oltre i limiti». Poi il racconto di come sarebbero andate effettivamente le cose: «Gli avevamo proposto – ricorda Moscardi – di fare l’accompagnatore dell’under 12 ma lui seguiva tutti gli allenamenti mettendo in disparte l’allenatore. E’ stato richiamato ma lui continuava a fare di testa sua e a quel punto abbiamo deciso di allontanarlo. A Mogliano abbiamo un progetto tecnico sul settore giovanile che portiamo avanti da due anni. Tutti gli allenatori hanno condiviso questo progetto tranne lui. Posso anche capire che a quasi 70 anni sia difficile cambiare mentalità. Ma chi è inserito in una struttura deve anche rispettare le regole. Con lui non c’è stata mai nessuna lite. Ho ancora grande rispetto per lui e per quello che ha fatto. Penso però che il suo comportamento sia stato irrispettoso nei confronti della società»”. Amareggiato è il presidente Roberto Facchini: “E’ stata una scelta tecnica e non c’era nulla di personale nei suoi confronti. Penso sia anche giusto ringiovanire le file degli allenatori e in ogni caso gli era stato offerto un incarico nell’under 12. Tempo fa durante le nostre riunioni aveva fatto un paio di sceneggiate che non mi erano piaciute. Ho già incaricato il mio avvocato di verificare se ci sono gli estremi per una querela. Devo pensare a tutelare l’immagine della mia società. Questa sua uscita penso sia un danno anche per i ragazzini. Sono anche disponibile a dimettermi da presidente e lasciargli la squadra se lui ci mette

 

Il “Luigi Ferraris” e l’urlo di Andrea Lo Cicero

Lo stadio di Genova compie 100 anni.  Tra i suoi tanti protagonisti un posto se lo è ritagliato anche Andrea Lo cicero, che su quel prato nel 2004 mise a segno una meta contro la Nuova Zelanda.
A questo link potete sentire l’intervento del “Conte” a Repubblica Tv sul compleanno dello stadio ligure.

Affrontare il Generale Inverno con l’ovale

Sportweek in edicola oggi dedica il suo servizio di copertina allo sport praticato in condizioni climatiche difficili o estreme: freddo, neve, pioggia, ghiaccio e fango. Per il rugby la testimonianza è “firmata” da Marco Bortolami. Eccola

(Con il maltempo, ndr) Le difficoltà nascono soprattutto col freddo e il vento. Il primo diminuisce la sensibilità delle mani e la precisione dei passaggi. Il secondo incide sulle
traiettorie dell ovale. Quando giocavo in Inghilterra, ventosa molto più che l’Italia, non esistevano specifici allenamenti anti-vento; lo si combatteva raffinando la tattica; quando il vento era a favore si usavano più il piede e i lanci. Avendolo contro si preferivano i calcetti
rasoterra. Comunque, anche con la neve non mi faccio certo problemi a giocare. La trovammo 5 anni fa Monza, contro le Figi. Uno di loro, mio compagno del Gloueester, mi svelò che loro, invece, all’intervallo, si fecero un bagno bollente…».