Furno, De Marchi e Cagna: rientri e novità tra gli Aironi

Il primo giorno di allenamenti della nuova settimana ha visto il rientro nel gruppo degli Aironi di Alberto De Marchi e Joshua Furno.

Svanito il sogno di partecipare alla Coppa del Mondo dopo le convocazioni annunciate venerdì scorso dal ct azzurro Nick Mallett, i due giovani protagonisti della prima stagione degli Aironi sono subito rientrati al lavoro al Lavadera Village agli ordini dello staff guidato da Rowland Phillips.

“Se me lo avessero detto un anno fa che mi sarei giocato un posto per il Mondiale, non ci avrei creduto”, ammette De Marchi. Per il venticinquenne pilone di Jesolo, comunque, il mese di ritiro svolto con la Nazionale a Villabassa rappresenta un bel traguardo e allo stesso tempo un punto da cui ripartire: “Un’esperienza assolutamente positiva. Pensavo di trovare un gruppo un po’ chiuso verso i nuovi arrivati, invece poi mi sono trovato molto bene, ho capito come funziona il gruppo della Nazionale. E’ stata davvero un’esperienza positiva. Non si è conclusa come volevo ma porto a casa un bel bagaglio sportivo. Speriamo che sia un primo passo di tanti altri”.

Per confermarsi nel gruppo azzurro cominciando dal Sei Nazioni 2012 bisognerà prima confermarsi con gli Aironi: “Assolutamente sì. Il fatto che mi abbiano escluso dalla Nazionale mi è dispiaciuto tanto, ma allo stesso tempo ero felice di ritornare qua per continuare quello che abbiamo fatto l’anno scorso. Penso che sia positivo quando un giocatore vuole ritornare al suo club: significa che c’è un grande gruppo”.

Confermarsi “vorrà dire lavorare a testa bassa, senza sentirsi appagati di quanto fatto l’anno scorso. Solo lavorare, come fanno tutti gli altri, senza montarsi la testa”.

Al gruppo degli Aironi si è poi aggiunto un altro uomo di prima linea, Riccardo Cagna, prodotto del vivaio viadanese e reduce dal Mondiale Under 20 giocato con gli azzurri in Veneto. Il giovane pilone resterà con gli Aironi per le prossime settimane e verrà impiegato nel corso delle amichevoli, quindi lo staff deciderà se tenerlo o se mandarlo in prestito in Eccellenza per farlo maturare.

Aironi sempre più grandi: con Bologna diventano 15 i soci fiancheggiatori

Il Rugby Bologna 1928 entra nella famiglia degli Aironi. La storica società felsinea diventa infatti il quindicesimo socio fiancheggiatore, portando la franchigia in una nuova piazza importante come il capoluogo emiliano.
Un accordo voluto fortemente dal club rossoblù, come spiega la stessa società in una nota: “Per la società rossoblù è un accordo importante, che apre ottime prospettive tecniche ed economiche. Entrare a far parte della Franchigia degli Aironi significa una maggiore visibilità a livello internazionale – con indubbi vantaggi per i partner del Bologna – e una intensa collaborazione tecnica con lo staff degli Aironi, nella prospettiva anche di una crescita degli atleti rossoblù, che così avranno l’opportunità di farsi notare ed eventualmente giocare nelle altre squadre di categoria superiore della Franchigia. L’accordo tra le due società offrirà anche l’opportunità ai tifosi bolognesi di avvicinarsi al grande rugby del RaboDirect Pro12 e dell’Heineken Cup con sconti e ingressi gratuiti per assistere agli incontri e acquisto del merchandising”.
Il Rugby Bologna 1928 si affianca a Rugby Monza, Caimani del Secchia, Salento 12 Rugby Trepuzzi, Cascavel Rugby Club, Rugby Alessandria, S.S.d. Rugby Fiorenzuola, Primavera Rugby Roma, Rugby Como, Rugby Guastalla, Union Rugby Cagliari, VII Rugby Torino, Seregno Rugby, Adriatica Rugby e  Rugby Sant’Andrea Vercelli.

Rugby Vercelli in volo con gli Aironi

Dopo VII Rugby Torino e Alessandria Rugby, un nuovo club piemontese entra a far parte della franchigia degli Aironi.

Il Rugby Sant’Andrea di Olcenego, provincia di Vercelli, club nato solo lo scorso ottobre, è infatti il quattordicesimo socio fiancheggiatore della franchigia. La figura dei soci fiancheggiatori è stata creata appositamente per permettere l’ingresso negli Aironi di club anche piccoli ma che dimostrano voglia di crescere e di entrare a far parte di un progetto che coinvolga tutta la penisola. I soci fiancheggiatori infatti non partecipano al capitale sociale, ma possono ottenere vantaggi commerciali e tecnici legandosi agli Aironi, la franchigia italiana che milita in RaboDirect Pro12 ed in Heineken Cup.

“Siamo nati nell’ottobre del 2010 con un obiettivo ben preciso: quello di insegnare questo bellissimo sport e la sua filosofia ai bambini – spiega Emanuele Trotti, uno dei soci fondatori del Rugby Sant’Andrea -. Questo secondo noi è lo sport migliore per i bambini in quanto soddisfa completamente le esigenze del gioco per bambini, ovvero la lotta, la corsa, la conquista, e tutto con il sorriso e con l’ingenuità di un animo candido. Il bambino non ha paure al contatto perché sa che di fronte non ha un nemico ma un compagno di giochi. A questo aggiungiamo l’aspetto didattico sia sportivo sia scolastico inserendo ore dedicate ai compiti piuttosto che all’educazione civica. Il nostro amore per lo sport, derivante da esperienze diverse, ci ha spinto a fondare una società in cui l’educazione sia a 360°: tutto questo si traduce in rugby. Prima di localizzarci abbiamo però fatto uno studio di mercato relativo la percentuale dei bambini da 0 a 14 anni, delle società sportive nella zona, dei costi dello sport ed infine analizzato i punti critici e di forza dei competitors ed abbiamo stabilito che la nostra proposta formativa poteva essere estremamente allettante, tanto che ne è già nata una tesi d’esame di marketing adottata da due gruppi di studenti del Politecnico di Torino. Insomma abbiamo usato cuore e raziocinio contemporaneamente”.

La collaborazione con gli Aironi sembrava già scritta dal destino: “Nel paese dove abbiamo la sede nella piazzetta centrale c’è una statua di un airone, simbolo del paese di Olcenengo. Inoltre il primo disegno della mascotte Harry la Nutria era stato realizzato dal disegnatore come una nutria decisamente massiccia che placca un airone. A parte queste singolari coincidenze, gli Aironi rappresentano un progetto molto interessante e concettualmente corretto. La collaborazione su ampia scala secondo me permette di avere quella capillarità da cui si può sperare di ottenere giocatori oltre che in quantità anche di qualità. La stagione passata siamo venuti a vedere un paio di partite e ci siamo innamorati della vostra ospitalità, gentilezza e disponibilità. Aver sentito lo speaker dello stadio dare il benvenuto al Rugby Sant’Andrea è una cosa che mi fa venire i brividi ancora oggi. In sede già da tempo campeggia la bandiera dei Miclas”.

Per ora l’attività del Rugby Sant’Andrea si concentra sul reclutamento negli oratori e nei centri estivi: “Per i centri estivi siamo stati richiesti dai vari comuni della zona proprio in virtù di quello studio di mercato che vedeva poche offerte sportive nella zona di insediamento. Fino al 22 luglio saremo nel centro estivo di Tronzano Vercellese, dove dai 14 ragazzi della prima lezione siamo ad oggi a 28, e fino all’8 agosto (ci hanno richiesto una lezione aggiuntiva) al centro estivo di San Germano Vercellese. L’età spazia dagli 8 fino ai 16 anni e in estate si può lavorare senza aver pressioni di tempo, di studio, di svogliatezza. Direi che siamo più che soddisfatti. Nel paese di base invece abbiamo finora 23 bambini, prevalentemente fra i 6 e gli 8 anni. Nel prossimo anno siamo stati inseriti nel programma di formazione della scuola elementare locale e ci occuperemo dalla prima alla quinta elementare. Insomma di carne al fuoco ne abbiamo”.

Il Rugby Sant’Andrea si affianca così a Rugby Monza, Rugby Como, VII Rugby Torino, Alessandria Rugby, Rugby Seregno, Rugby Fiorenzuola, Caimani del Secchia, Guastalla Rugby, Union Rugby Cagliari, Primavera Rugby Roma, Salento 12 Trepuzzi, Adriatica Rugby Brindisi e al club brasiliano del Cascavel come socio fiancheggiatore degli Aironi.

Aironi, ecco i 5 permit players

Sono 5 i giocatori provenienti dai club di Eccellenza che andranno a rimpinguare le fila degli Aironi durante il periodo della Coppa del Mondo, quando le formazioni di RaboDirect Pro12 dovranno fare a meno dei nazionali impegnati in Nuova Zelanda.
I permit players per la prima parte della stagione saranno Carlo Festuccia, Filippo Cazzola, Filippo Cristiano, Riccardo Pavan e Denis Majstorovic. Dunque la scelta è caduta su in innesto per reparto nel pacchetto di mischia oltre a due trequarti, anche tenendo presente quali potranno essere i ruoli lasciati scoperti dalle convocazioni di Nick Mallett, che saranno ufficializzate venerdì.
“Siamo soddisfatti dell’assegnazione dei 5 permit players via Fir – spiega il Director of Rugby degli Aironi Franco Tonni -. Festuccia con un bagaglio di esperienza notevole, Cazzola e Cristiano nel reparto avanti, Majstorovic e Riccardo Pavan fra i trequarti daranno un sicuro sostegno nel  lungo periodo di assenza degli internazionali impegnati in Nuova Zelanda. Ringrazio di cuore. Prato,Rovigo e Crociati per la disponibilità dimostrata”.

Le schede dei permit players:

-Carlo Festuccia: tallonatore, 51 caps con l’Italia, è nato a L’Aquila il 20 giugno 1980. Ha da poco firmato con i Crociati, con cui dunque tornerà a giocare nel campionato italiano dove era già stato capitano del Gran Parma prima di trasferirsi al Racing-Metrò Parigi alla corte dell’ex ct azzurro Pierre Berbizier.

-Filippo Cazzola: seconda linea di 201 cm per 105 kg, è nato a Montebelluna il 24 giugno 1990 e arriva in  permesso dal Prato, con cui ha giocato la scorsa stagione di Eccellenza.

-Filippo Cristiano: terza linea, giocherà l’anno prossimo a Rovigo dopo due stagioni in Eccellenza con I Cavalieri Prato. Nato a Torino il 13 marzo 1987, 188 cm per 98 kg, è una terza linea mobile ma anche molto fisica.

-Riccardo Pavan: ala (ma all’occorrenza anche centro), giocherà anche lui a Rovigo nella prossima stagione dopo un anno alla Rugby Roma. Dopo un anno di distanza, torna così – anche se per qualche mese – a giocare in coppia con il fratello gemello Gilberto. Nato a Conegliano il 13 ottobre 1986, 187 cm per 91 kg, è cresciuto nel Treviso ma ha debuttato nel massimo campionato italiano con la Rugby Parma. Vanta anche un cap con l’Italia contro il Sudafrica nel corso del tour estivo del 2008.

-Denis Majstorovic: centro, nato a Pakrac, in Croazia, il 23 giugno 1989, è considerato giocatore di formazione italiana grazie alla lunga militanza nelle giovanili e anche nella prima squadra del Noceto, con cui ha conquistato due anni fa la promozione in Eccellenza prima di trasferirsi ai Cavalieri Prato, con cui ha debuttato l’anno scorso nel massimo campionato italiano. Già nazionale giovanile, fa della velocità una delle sue armi migliori

Spazio Mafalda: un ragazzo abbandonato e una panchina “educatrice”

di Mafalda La Contestatrice

Oggi Mafalda è incazzata nera.
Sto vivendo due episodi, uno GRAVISSIMO, e l’altro meno eclatante, ma comunque GRAVE, soprattutto per una disciplina che DICE di aprire le porte a tutti… COL CAPPERO!

CASO 1: Già, porte aperte a tutti tranne a quelli che però non arrivano ad assolvere il loro compito, quelli che vengono buttati nella fossa dei leoni. Parlo di quelli che non sono nei parametri, ma che per farli giocare vanno a finire in un ruolo a loro “sconosciuto” e che devono fare punti, perché lo scopo del loro inserimento nel gruppo è la produzione di punti su punti, sempre che si riesca in un modo o nell’altro a procurarsi dei falli.
Inserire un ragazzo in un gruppo con un anno o due in più, che si ritrova in campo nella più grande manifestazione che possa esserci per quella età, dove il mondo ti sta guardando…
E il peso della responsabilità: se sbaglio sono fuori. E così è stato. I media, i blog, i blogger, i facebooker, i twitterer. AMMAZZATO SPORTIVAMENTE, a 18 anni. Ma la cosa più grave è come vengono rovinate le giovani promesse dalla nostra federazione, nostra per modo di dire. I fenomeni vengono presi, usati, maltrattati psicologicamente e buttati. ECCO PERCHE’ VINCIAMO SEMPRE TUTTO!!!
Ma la cosa peggiore non è quello che vi ho sopra descritto, no, il peggio è che senza nessun avviso il club (anche se a chiamarlo così si fa un’offesa ai Club con la “C” maiuscola) che lo ha visto nascere dall’U6 e che lo ha fatto crescere, la scorsa settimana – come se nulla
fosse – GLI LASCIA LIBERO IL CARTELLINO. E alcuni di noi sanno perché.
QUESTO E’ IL RUGBY ITALIANO, non vi dico cosa sta vivendo emotivamente ora questo ragazzo e anche i suoi genitori che lo vedono…”stralunato” e senza rugby.

CASO 2: scendo d’età, non minirugby ma un po’ più su, e mi ritrovo un allenatore e il suo superiore che per la prossima stagione hanno già “selezionato” i ragazzi, non per capacità e qui nulla di strano, ma per sottomissione. “Se riesco a farti il lavaggio del cervello sarai titolare, altrimenti panca o seconda squadra.”
Che figata! Questo ritengo che sia un caso non grave come il primo, ma comunque rilevante anche perché lo scopo di questi adulti è arrivare, con qualsiasi mezzo, anche allontanando di proposito chi ama veramente questo sport, che come dice un amico: “…continuano ostinatamente a far leva sui valori del rugby rispetto ad altre discipline, ma in realtà questi valori sono stati persi da tempo…”.

Vostra Mafalda