Wayne Smith, dagli All Blacks ai Chiefs

Wayne Smith, il principale colaboratore di Graham Henry sulla panchina della Nuova Zelanda, lascerà gli All Blacks dopo i Mondiali. L’annuncio è stato dato ieri, dopo che Smith ha firmato un contratto di due anni con i Chiefs. Non è la prima volta di Smith con il Super Rugby, visto che in passato ha allenato i Crusaders tra il 1997 e il 1999, vincendo due titoli.

Christchurch: AMI Stadium chiuso anche nel 2012, o forse del tutto

Niente Christchurch per i Crusaders nemmeno nel 2012? L’AMI Stadium rimarrà chiuso anche per tutta l’edizione del prossimo Super Rugby (dopo aver “perso” anche i Mondiali)? Purtroppo pare di sì, perché i danni riportati dalle strutture ma soprattutto dal terreno di gioco dello stadio della città neozelandese per il terremoto dello scorso febbraio sembrano essere molto più gravi del preventivato.
A dirlo è stato Steve Tew, chief executive della federazione neozelandese, che oltre a paventare la più che probabile ipotesi di chiusura anche per il 2012 si è pure lasciato sfuggire un più preoccupante “never at all”. Lo stadio potrebbe cioè rimanere definitivamente chiuso.

Stadi mezzi vuoti: crisi o troppo rugby in Nuova Zelanda?

La cosa non sarà sfuggita a chi ha avuto la possibilità di vedere le partite del Super Rugby in diretta su Sky, ma ancha ai non pochi che si devono accontentare degli highlights e delle sintesi disponibili in rete: in Nuova Zelanda gli stadi sono spesso mezzo vuoti anche in occasione di gare molto importanti.
Ross Hastie, dalle pagine di Planet Rugby si chiede il perché di questa situazione e prova a dare qualche risposta. Partiamo da Crusaders-Sharks, giocata al Trafalgar Park di Nelson, impianto non gigantesco che può contenere 18mila persone, ma che per la gara che ieri assegnava un posto in una semifinale di Super Rugby non contava sugli spalti più di 10-12mila tifosi. Certo Nelson non è la città dei Crusaders, costretti ad emigrare dalla loro Christchurch per via del terremoto di febbraio, certo Nelson stessa è “solo” una cittadina da 60mila abitanti e certo il clima neozelandese di questo periodo non aiuta (laggiù ora è inverno, un inverno molto diverso da quello australiano o sudafricano, più freddo e umido). Ma come scrive Hastie, è anche vero che i Crusaders sono “the most successfully, most exciting team in Super Rugby history”.
E alcune dei “perché” appena elencati non valgono per Blues-Waratahs di venerdì, quando all’Eden Park di Auckland sono accorsi in 16mila in un catino che ne può contenere tre volte tanto.
Numeri che non reggono il conferonto con quanto avviene negli altri due OPaesi che partecipano e ospitano il Super Rugby: in Australia quest’anno spesso i record di pubblico sono stati battuti proprio quando a giocare nella terra dei canguri erano le franchigie neozelandesi, mentre in Sudafrica gli Stormers – per fare un esempio – hanno registrato una presenza-media di oltre 37mila spettatori.
Il costo del biglietto non sembra essere un fattore: i prezzi variano generalmente tra i 20 e i 40 dollari neozelandesi, tra i 10 e i 20 euro. Quindi non eccessivi.
Hastie trova un “perché” nell’eccessiva offerta di rugby, ancorché di altissimo livello: un Super Rugby lungo come non mai, subito seguito dal Tri-Nations e quindi dal Mondiale. Troppe partite per un bacino appassionato ma comunque limitato come quello della Nuova Zelanda (4 milioni di abitanti, o giù di lì). E poi la “coperta” della crisi economica, che sicuramente c’è ma forse pesa meno di quanto non si pensi.
Il 4 luglio parte l’ultima fase della vendita dei biglietti per le gare del Mondiale, che finora hanno registrato dati buoni ma non entusiasmanti. Vedremo come andrà.

Fotogallery: Squali e Crociati in lotta per una semifinale di Super Rugby

Qui tutta la gallery

Video: sintesi di una semifinale di Super Rugby, Crusaders-Sharks (36-8)